La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

sabato 28 maggio 2011

Umida fiamma

La tua nudità esposta,
intera
come pane sul tavolo.
Bacio dopo bacio,
carezza dopo carezza, si dora
al sole del desiderio.
Fiamma che bagna e brucia,
fiamma che chiama:
la tua lingua.
Arcieri incandescenti
scoccano frecce
i cinque sensi
Tra le tue gambe il centro:
brace di sangue,
cuore del falò.
Battito doppio e un ritmo solo
Come la vita e la morte
al principio.
Conchiglia l'orecchio: il fluttuare
dei sospiri
e la marea degli 
ah!
e i sospiri.
Lo sguardo si perde.
Le sillabe salivano.
Le pupille si alzano
in un'alta caduta.
Memoria di vertigine:
in dentro il gemito
e i tuoi occhi aperti
ottenebrati.
Ronzio d'ape:
il silenzio
ritorna
senza essersene andato.
Ti scopro al mio fianco
ancora tremante
come appena scampata
a un naufragio
o a un incendio.
E hanno di nuovo sete
di nominare le labbra:
il cuscino, i tuoi capelli,
un muro di mattoni,
un pezzo di cielo: tribù
dalla rotta sconosciuta.
Attraversano l'aria ora quieta
il tuo nome e il mio.
Di nuovo si ricordano di noi,
ci ricreano tali e quali.
Sul tempo intatto
i nostri corpi distesi,
esposti al vuoto,
malinconicamente pieni.
Edoardo Mitre


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