La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 6 giugno 2011

In tutti i luoghi della mia vita, in ogni situazione e in ogni convivenza sono sempre stato un estraneo

All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta.Ho capito, con una illuminazione segreta,di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Nel balenio del lampo quella che avevo creduto essere una città era una radura deserta; e la luce sinistra che mi ha mostrato me stesso non ha rivelato nessun cielo sopra di essa. Sono stato derubato dal poter esistere prima che esistesse il mondo.Se sono stato costretto a reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me,senza essermi reincarnato. Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno.


Non so sentire, non so pensare,non so volere.Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi. Il premio naturale del mio allontanamento dalla vita è stata l’incapacità che ho creato negli altri di sentire insieme con me. Intorno a me c’è una aureola di freddezza, un alone di ghiaccio che respinge gli altri. Non sono ancora riusvito a non soffrire per la mia solitudine. Così difficile è raggiungere quella distinzione di spirito che permette all’isolamento di essere un riposo senza angoscia….
Così mi trovo in quel centro di gravità del disprezzo altrui che non prevede la simpatia di nessuno. Capirmi dal di fuori è stata la mia disgrazia: la disgrazia della mia felicità. Mi sono visto come mi vedono gli altri e ho cominciato a disprezzarmi. Mi sono visto come mi vedono gli altri e ho comiciato a disprezzarmi: non tanto perchè riconoscessi in me dei motivi da meritare disprezzo,ma perchè da quel momento ho cominciato a vedermi come mi vedono gli altri e a sentire quel certo disprezzo che gli altri sentono per me.Ho sentito l’umiliazione di conoscere me stesso.
In tutti i luoghi della mia vita, in ogni situazione e in ogni convivenza sono sempre stato un estraneo. Sono certo che questo atteggiamento degli altri è dovuto principalmente a una oscura causa intriseca al mio temperamento.Ho una frigidità di comunicazione che involontariamente obbliga gli altri a imitare la mia scarsezza di effusioni.
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti,sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perchè sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo………
Un’alito di musica o di sogno,qualcosa che faccia quasi sentire,qualcosa che non faccia pensare…..
Fiorisce alta, nella solitudine notturna, una lampada sconosciuta dietro a una finestra….
Un filo invisibile mi lega al proprietario anonimo della lampada. Non è la circostanza comune di essere entrambi svegli: non c’è una reale reciprocità dato che io ho la luce spenta e, stando io al buio della finestra, egli non potrebbe mai vedermi. È un’altra cosa, soltanto mia, che riguarda la sensazione di isolamento, che partecipa della notte e del silenzio, che sceglie quella lampada come punto d’appoggio…. perché è l’unico punto d’appoggio esistente….
Spazio tra me e me…., dimenticanza di un dio ignoto.




Fernando Pessoa -  Il libro dell'Inquietudine







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