La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 15 giugno 2011

Noi chiamiamo un certo genere di esseri sostanza


Poiché consideriamo il sapere tra le cose belle e degne d’onore, e una forma di sapere piú di un’altra o in rapporto al rigore o perché riguarda oggetti migliori e piú mirabili, per entrambi questi motivi possiamo ragionevolmente porre ai primi posti la ricerca sull’anima. Sembra inoltre che la conoscenza dell’anima contribuisca grandemente alla verità in tutti i campi, e specialmente alla ricerca sulla natura, giacché l’anima è come il principio degli animali.

Noi ci prefiggiamo di considerare e conoscere la sua natura ed essenza, e successivamente tutte le caratteristiche che le competono. Di queste, alcune sembrano affezioni proprie dell’anima, mentre altre pare che in virtú sua appartengano agli animali.

Ma in ogni senso ed in ogni maniera è tra le cose piú difficili ottenere una convinzione riguardo l’anima. E infatti, essendo l’indagine (s’intende quella intorno alla sostanza e a che cos’è una cosa) comune anche a molti altri oggetti, potrebbe forse sembrare che esista un unico metodo per tutte le cose di cui ci proponiamo di conoscere l’essenza, com’è unico il metodo della dimostrazione delle proprietà che appartengono ad un oggetto, e di conseguenza si dovrebbe cercare tale metodo. Ma se non esiste un metodo unico e comune per la conoscenza di che cos’è una cosa, la ricerca diventa ancora piú difficile, giacché si dovrà determinare quale sia il procedimento da seguire per ciascun genere di cose. E qualora fosse chiaro che questo metodo è la dimostrazione o la divisione o qualche altro procedimento, comporta ancora molte difficoltà e incertezze chiedersi da quali cose debba cominciare la ricerca, poiché diversi sono i princípi dei diversi oggetti, ad esempio dei numeri e delle superfici.

Riprendiamo ora di nuovo la strada come dall’inizio, cercando di determinare che cos’è l’anima e qual è il suo concetto piú generale. Noi chiamiamo un certo genere di esseri sostanza, e diciamo sostanza in un primo senso la materia, la quale di per sé non è qualcosa di determinato; in un secondo la forma e la specie, in virtú della quale precisamente si parla di qualcosa di determinato; e in un terzo senso il composto di queste due. La materia poi è potenza e la forma atto, e l’atto si dice in due sensi: o come la conoscenza, o come l’uso di essa.

Ora sostanze sembrano essere soprattutto i corpi e tra essi specialmente quelli naturali, giacché questi sono i princípi di tutti gli altri. Tra i corpi naturali, poi, alcuni possiedono la vita ed altri no; chiamiamo vita la capacità di nutrirsi da sé, di crescere e di deperire. Di conseguenza ogni corpo naturale dotato di vita sarà sostanza, e lo sarà precisamente nel senso di sostanza composta. Ma poiché si tratta proprio di un corpo di una determinata specie, e cioè che ha la vita, l’anima non è il corpo, giacché il corpo non è una delle determinazioni di un soggetto, ma piuttosto è esso stesso soggetto e materia. Necessariamente dunque l’anima è sostanza, nel senso che è forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza. Ora tale sostanza è atto, e pertanto l’anima è atto del corpo che s’è detto. Atto, poi, si dice in due sensi, o come la conoscenza o come l’esercizio di essa, ed è chiaro che l’anima è atto nel senso in cui lo è la conoscenza. Difatti l’esistenza sia del sonno che della veglia implica quella dell’anima. Ora la veglia è analoga all’uso della conoscenza, mentre il sonno al suo possesso e non all’uso, e primo nell’ordine del divenire rispetto al medesimo individuo è il possesso della conoscenza. Perciò l’anima è l’atto primo di un corpo naturale che ha la vita in potenza. Ma tale corpo è quello che è dotato di organi. [412b] (Organi sono anche le parti delle piante, ma estremamente semplici. Ad esempio la foglia è la protezione del pericarpo e il pericarpo del frutto, mentre le radici corrispondono alla bocca, in quanto l’una e le altre prendono il nutrimento). Se dunque si deve indicare una caratteristica comune ad ogni specie di anima, si dirà che essa è l’atto primo di un corpo naturale dotato di organi. Pertanto non c’è bisogno di cercare se l’anima e il corpo formano un’unità, allo stesso modo che non v’è da chiedersi se formano un’unità la cera e la figura né, in generale, la materia di una data cosa e ciò che ha per sostrato tale materia. Se infatti l’uno e l’essere hanno molti significati, quello principale è l’atto.

S’è dunque detto, in generale, che cos’è l’anima: essa è sostanza nel senso di forma, ovvero è l’essenza di un determinato corpo.
[...]

D’altronde non è il corpo che ha perduto l’anima quello che è capace di vivere, ma quello che la possiede, mentre il seme ed il frutto costituiscono ciò che è in potenza un corpo di tale specie. Allora, come il fendere e il vedere sono atto, cosí lo è la veglia, mentre l’anima è atto al modo della [413a] facoltà di vedere e della capacità dello strumento. Il corpo, poi, è ciò che è in potenza, e come la pupilla e la vista formano l’occhio, cosí, nel nostro caso, l’anima e il corpo formano l’animale. È quindi manifesto che l’anima (od alcune sue parti, se per sua natura è divisibile in parti) non è separabile dal corpo, giacché l’attività di alcune sue parti è l’atto delle corrispondenti parti del corpo. Ciò nonostante nulla impedisce che almeno alcune parti siano separabili, in quanto non sono atto di nessun corpo. S’aggiunga però che non è chiaro se l’anima sia atto del corpo come il pilota lo è della nave. A mo’ di abbozzo può dunque bastare questa definizione sommaria dell’anima.

Aristotele




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