La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 8 giugno 2011

Sotto le palpebre chiuse della notte l'amore era il colmo dell'arrivo nel vuoto dell'attesa!

Arrivò l'uomo.
Arrivò nella notte.
Tra la polvere del silenzio sulla bocca
fino alle vette della solitudine.
Quando l'abbraccio si avviluppava in sé
come i molli steli della vite
nel vuoto frettoloso del vento
e il giorno era il gelo della paura
nello scontro della pelle
col destino!
Arrivò qualcuno.
colui che era.
Il luccichio della meta
nel vagare le vie
e tutta la voglia di pulsare
sotto la pelle rosa della vita.
Arrivò l'uomo e il rifugio si espandeva
fino ai vasti confini di un abbraccio
un'immagine desolata
s'incorniciava nel caldo volume di uno sguardo
e le verdi braccia dell'innesto
germogliarono
nei tiepidi
lenti flussi dell'abitudine.
Sotto le palpebre chiuse della notte
l'amore era
il colmo dell'arrivo
nel vuoto dell'attesa!
L'alba soffiava
nelle umide trame della notte.
L'uomo se n'andava
se n'andava con l'alba
col passare cinico del tempo
che fischiettava in un pianto
le note dolorose dell'evoluzione.
La fermezza di una figura
vacillava nel tremore delle lacrime
e il ruotare dell'usuale
sui binari del quotidiano
si fermava:
dall'evento di dualità
dal rapprendersi di un corpo
ai margini dell'estraneità!
L'uomo se andava.
L'uomo se andava e la sua ombra
si estendeva piano piano dalla calda intimità delle lenzuola
fino ad una casa sconosciuta.
L'uomo se n'andò.
Se n'andò nel mattino.
Quando gli oscuri orli dei monti
sorgevano dalla nebbia
e l'orizzonte era rosso d'emozione
per la scoperta di un altro inizio.
Il vuoto dell'attesa si colmava
dei clamori di una lunga giornata di sole
ed io pensavo a qualcuno che un giorno…
era Lui!

Vida Bardiyaz


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