La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

sabato 11 giugno 2011

Voglio che tu sia per me il coltello

Voglio che tu sia per me il coltello, e anch’io lo sarò per te, prometto.



Per proteggerla da me, d’ora in avanti avrei dovuto semplicemente rimanere con lei, per sempre.

Ma con te non mi comporto in modo logico: solo in modo follemente logico. E non voglio nemmeno aspettare perchè il tempo con te è diverso. È circolare, e ogni momento si trova esattamente alla stessa distanza dal centro.

Non riesco a dormire.

Sto cercando un compagno per un viaggio immaginario(…) ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario.

Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l’esponente al di fuori della parentese e che ci moltiplichi al suo interno.

Sei un tale enigma. Non è obbligatorio risolvero, dici tu, stai solo con me. OK, sono con te.

…La somiglianza che esiste tra noi…la somiglianza che esiste tra due tazze rotte esattamente nello stesso punto…

Concediti a me, lasciati andare, apri un po’ i pugni dalle nocche bianche (…) e più ancora peccato che io non mi trovi vicino a te ogni mattina quando ti svegli, per scioglierti le dita e accarezzarti le nocche.

Vorremmo staccarci ma non ne siamo capaci, e negli occhi di entrambi si aprono altri schermi in profondità. Penso a come un attimo simile ricordi il momento della tragedia, dopo la quale niente sarà più come prima.

Esisteremo solo per noi.

Perchè è sveglia? Le donne perbene dormono a quest’ora, non si aggirano in piena notte tra la cucina e la veranda.

Provo qualcosa che non credevo esistesse: piacere e dolore a un tempo, proprio nello stesso punto.

Ho dimenticato la cosa più importante, giuro di proteggerti come un amico.

…Colori che, prima di conoscerti, non ero sicuro che esistessero.

Che sollievo. Il sollievo dell'armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora vivo.

A volte provochi in me dolori simili a quelli che si provano durante la crescita -nelle articolazione dell’anima, però. È una sensazione strana. In ogni tua lettera imparo su di te qualcosa di nuovo e d’inatteso, ma mi separo anche da qualcos’altro che pensavo e immaginavo di te. Certi giorni sento che sono ancora molto lontano dal conoscerti come vorrei.

Com’è che sai dare, e cosi’ bene, ciò che non hai mai ricevuto?

Che è un peccato che tu e io non possiamo essere amici. Semplicemente amici. Un’amicizia sincera, come tra due uomini. Sul serio, perchè non sei un uomo? Risolverebbe un sacco di problemi.

Il coraggio è assecondare i desideri della propria anima.

L’angoscia che tutto quello che c’è di buono in me non sarà mai dato a nessuno, e nessuno lo vorrà mai. Ma cosa c’è di buono in me?

Tra me e lei c’è un legame che non posso descrivere a parole. Perchè non è nelle parole, è nel corpo, nel contatto, nelle sensazioni sottopelle…

Senti, forse ti cerco già da anni, ti cerco disordinatamente, a casaccio, e continuo a brancolare. Capisco che ti sto cercando da molto tempo come uno che cerca una finestra in una stanza piena di fumo.

Per un attimo tocchi il mio dolore a mani nude e io sento che ti è caro. Vuoi sinceramente che non lo viva da sola. E un attimo dopo fuggi il più lontano possibile…Ti prego solo di non andartene, perchè se te ne vai ora non farai più ritorno. Fuggirai oltre i confini del mondo e non vorrai ricordarti di quello che è iniziato qui, tra me e te, quando l’anima si apre così, lentamente e con dolore, verso un’altra persona.

C’è un punto in cui io e te cominciamo a parlare lingue diverse. E poi, cosa ne capisci, tu, di questa meraviglia, quando un perfetto sconosciuto all’improvviso si trasforma nel fulcro vivo di tutti i tuoi sentimenti, di tutti i tuoi pensieri e tutte le fantasie?

Non lo capisco. non mi capisco con te. Era come avevi detto tu: nel punto in cui ti sono più vicino, sono anche più sfuggente che mai.

Cosa augurarti? A dire il vero, dovrei augurarti te stessa, perchè tu sei il regalo più prezioso, più raro a cui possa pensare.

Svelare a una persona qualcosa che non sa di se stessa è un grande dono d’amore. Il più grande.

Vorrei poterti toccare, annusare il tuo sudore, osservarti mentre fai una cosa qualsiasi.

In nessun caso vorrei voltare le spalle a quello che c’è tra di noi. Sono disposta ad aspettare quanto occorre, quanto ti occorre. Perchè "quello che c’è tra di noi" merita l’attesa. (…) non credo che tu sia la persona in grado di guarirmi dalle ferite interiori; ma forse, in questa fase della mia vita, non ho tanto bisogno di un medico quanto di una persona che abbia una ferita simile alla mia.

Ma io credo, con tutto il cuore, che ci sia un luogo, forse non il giardino dell’Eden, in cui potremo stare insieme. Un luogo che nella "realtà" non è più grande di una capocchia di spillo, per via delle inevitabili restrizioni; ma per noi sarà grande abbastanza, e lì potrai essere te stesso, chiunque tu sia. Solo di una cosa non sono ancora sicura, ed è questo che mi frena: forse non sei in grado di credere che esista al mondo un luogo in cui tu possa essere te stesso, e sentirti amato. (Perchè, se è così, non crederai mai che qualcuno possa amarti)

All’inizio ci siamo toccati come se fossimo degli estranei. Poi ci siamo toccati come ci hanno insegnato a farlo. Solo alla fine abbiamo osato toccarci come facciamo noi due.

Com’è possibile essere liberi senza essere crudeli?

Tu sei l’unico a cui voglio dare quello che risvegli in me.

Cerco anche di non pensare a te. Ma tu, naturalmente, sei sempre più veloce di me.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso

Come sei entrato nella mia vita? Com’è possibile che fossi così indifesa? E non sei nemmeno entrato da una finestra o da un lucernaio. Sei riuscito a trovare una fessura attraverso la quale mi hai trafitto il cuore.

Dimmi, quante volte al giorno provi una fitta di dolore pensando: non le scrivero’ mai questa cosa. Non conoscerà mai questo momento?

Lui mi aspetterà, senza timori e senza angosce, finchè saro’ in grado di parlargli. Capisci? Non esiste l’obbligo di raccontarci sempre tutto e non sentiamo il bisogno di aggiornarci sull’intensità dei nostri sentimenti. (…) Stai pensando che se lui non mi si scaglia addosso per esaminarmi e scoprire perchè tutto d’un tratto mi sono rinchiusa in me stessa, e per chi lo faccio, molto probabilmente è perchè non mi ama abbastanza. Ma per me questo è amore.

E con quello sguardo mi chiedi ancora: chi sei? Non so vorrei essere chiunque il tuo sguardo vede in me. Sì, se solo non avrai paura di vedere – forse sarò.

Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l’anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà.

Vedo un uomo che non è un uomo e un bambino che non è un bambino. Vedo un uomo la cui maturità e la cui virilità sono come una cicatrice che si è chiusa e indurita sulla ferita del bambino. (…) Lettera dopo lettera sentivo che avrei potuto fare qualcosa per te; e non era un caso che tu ti fossi rivolto a me, perchè grazie al tuo intuito avevi capito che io avrei potuto guarire quella cicatrice, fino a rivelare il bambino, il tuo gemello luminoso e, ricominciando da lui, avresti potuto tornare ad essere l’uomo che sei, che eri destinato ad essere. Chi è quest’uomo?... Posso solo indovinare che è tutto quanto insieme: adulto e bambino, uomo e donna, morto e vivo, e molte altre cose e molte altre persone – ma riuniti insieme, senza le divisioni artificiali e violente che esistono dentro di te. Perchè ai miei occhi, nel punto in cui tutte quelle "anime" si toccano, si mescolano e si uniscono senza che nulla le separi, sento che laggiù si trova il tuo vero io. Quando ti ho incontrato laggiù mi sono subito sentita riempire da te. Il mio corpo e la mia anima ti hanno parlato direttamente, oltre le tue parole, che non sempre amavo. E, quando, talvolta, mi hai permesso di stare laggiu’ con te mi sono sentita viva come non mi era mai successo con nessuno. Con nessun uomo.


[...] Tuttavia, senti: ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona. [...]

David Grossman - Che tu sia per me il coltello


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