La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

sabato 30 luglio 2011

Conosco una città

Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi
nell'aria torbida
sospesi.
Giuseppe Ungaretti



Si me llevas contigo Prometo ser ligera como la brisa

Ese beso entregado al aire es para ti
Fruta que has de comer mañana.
Guarda la semilla porque estoy en él
Y hazme crecer
En una tierra lejana

Si me llevas contigo
Prometo ser ligera como la brisa
Y decirte al oído
Secretos que harán brotar tu risa

Esos ojos detrás del cristal
Son dos negros cautivos cruzando el mar

Por la noche estaré sola en la selva,
¿qué voy a hacer
Esperando a que vuelvas?

Si me llevas contigo
Prometo ser ligera como la brisa
Y decirte al oído
Secretos que harán brotar tu risa

Yo tengo un pensamiento vagabundo,
Voy a seguir tus pasos por el mundo.

Y aunque tú ya no estás aquí
Te sentiré
Por la materia que me une a ti,
Por la materia que me une a ti,
Por la materia que me une a ti

Semilla negra, semilla negra,
Semilla negra, semilla negra...


Così io vorrei la poesia

Così io vorrei la poesia:
fremente di luce, aspra di terra,
rumoreggiante di acque e di vento.



Eugénio de Andrade



Se si stringono mani, se si abbraccia, non è mai per dividersi, ma perchè l'anima alla cieca sente che la forma possibile di stare insieme è un lungo, e chiaro congedo.

Sarai, amore,
un lungo addio che non finisce?
Vivere, dal principio, è separarsi.
Già fin dal primo incontro
con la luce, e le labbra,
il cuore percepisce quell'angoscia
di dover esser cieco e solo un giorno.
Miracoloso ritardo, l'amore,
del suo termine stesso:
è prolungare il fatto magico,
che uno e uno siano due, di contro
alla prima condanna della vita.
Con i baci,
col dolore e col petto si conquistano,
in affannose zuffe, godimenti
che sembrano giochi,
o giorni, terre, spazi favolosi,
la grande disgiunzione che è in attesa,
sorella della morte o proprio morte.
Ogni bacio perfetto scosta il tempo,
lo getta indietro, amplia il mondo breve
dove ancora è possibile baciare.
Non ha il suo culmine l'amore
quando arriva o si trova:
ma nella resistenza a separarsi
dove si può sentire,
altissimo, nudo, tremante.
Nè la separazione è quel momento
in cui le braccia, o voci,
con segni materiali si congedano.
E' di prima, di dopo.
Se si stringono mani, se si abbraccia,
non è mai per dividersi,
ma perchè l'anima alla cieca sente
che la forma possibile di stare
insieme è un lungo, e chiaro congedo.
E che è l'addio ciò che è più sicuro.
Pedro Salinas


Sempre di più, con l’età, odio le metafore, amo la leggerezza, temo i temporali

Penso a te
nei vari modi in cui la pioggia scende.
(sempre di più, con l’età,
odio le metafore – la loro rigidità
la loro inadeguatezza.)
A volte questi pensieri sono
pioggerellina, appena percettibile, niente
di più leggero:
a volte uno scroscio battente, una
solerte pulizia primaverile della mente:
a volte, un terribile temporale.
Sempre di più, con l’età,
odio le metafore,
amo la leggerezza,
temo i temporali.
Norman MacCaig


Ti amo affine, di calmo amore pronto

Ti amo tanto, amore mio... non canta
Il cuore umano con più verità...
Amo te come amico e come amante
In una sempre diversa realtà.
Ti amo affine, di calmo amore pronto,
E da oltre ti amo, presente in nostalgia.
Ti amo, insomma, con grande libertà
Dentro l’eterno ed in ogni momento.
Come ama l’animale ti amo semplicemente,
D’amore privo di mistero e privo di virtù
Con un desiderio massiccio e permanente.
E di amarti talmente e di frequente,
Un giorno nel corpo tuo di repente
Avrò da morire di amarti più che uno possa.



Amo-te tanto, meu amor... não cante,
O humano coração com mais verdade...
Amo-te como amigo e como amante,
Numa sempre diversa realidade.

Amo-te afim, de um calmo amor prestante,
E te amo além, presente na saudade.
Amo-te, enfim, com grande liberdade,
Dentro da eternidade e a cada instante.

Amo-te como um bicho, simplesmente,
De um amor sem mistério e sem virtude,
Com um desejo maciço e permanente.

E de te amar assim, muito e amiúde,
É que um dia em teu corpo de repente,
Hei de morrer de amar mais do que pude.

Vinícius de Moraes


e lì ho imparato la vita la tua, la mia la nostra

Sei entrato nella mia vita
come
la luce dell’alba
penetra le fessure di una persiana


Hai colpito
il mio sguardo interiore
spingendomi oltre
ogni apparenza


sei entrato nella mia vita
divenendo
la mia dolce ossessione
la mia bruciante tentazione.


Percorrendo con te
strade mai percorse
imparando una lingua
nuova.


Sei entrato nella mia vita
aprendomi gli occhi
Mi hai insegnato a passeggiare
nei viali del tuo cuore


e lì ho imparato
la vita
la tua, la mia
la nostra


Elaine Sangro



Pioverà

Pioverà
senza parole
il nostro amore

e dirà al mondo
di tacere

Eliane Sangro


Come favo stillante

Come favo stillante
ambrato miele
la tua lingua
al mio palato
dolcemente mi sfiori e
già mi sento
corda vibrante
sconosciute melodie
al tocco delle tue
dita.
Di desiderio
e scosso il mio corpo
che sotto il tuo
che vien
dissetato
dal nettare degli amanti
assaporato goccia a goccia
negli atri più segreti del
mio essere

Elaine Sangro


mentre la baciavo fui perfettamente consapevole, per la prima volta in vita mia, che la Terra girava su se stessa e attorno al Sole, proprio sotto i miei piedi

...non l'avevo mai sentita parlare così, pendevo dalle sue labbra, talmente affascinato dalla donna normale, divertente, ironica, intelligente, insinuante che avevo appena scoperto...era ansia quella che provavo, ma era piacevole, era un modo delizioso di affogare in ogni sua espressione, nei movimenti di un corpo che adesso agiva per me, si tendeva, si rilassava e cambiava posizione costantemente solo per patteggiare le condizioni della resa...poi la baciai e mentre la baciavo fui perfettamente consapevole, per la prima volta in vita mia, che la Terra girava su se stessa e attorno al Sole, proprio sotto i miei piedi...


Almudena Grandes



venerdì 29 luglio 2011

il radioso innamorato stupore di Nausicaa

La vita non sempre fa male.
Può stracciarti le vele rubarti il timone,
ammazzarti i compagni ad uno ad uno,
giocare ai quattro venti con la tua zattera,
salarti, seccarti il cuore
come la magra galletta che ti rimane,
per regalarti nell'ora dell'ultimo naufragio
sulle tue vergogne di vecchio
i grandi occhi, il radioso
innamorato stupore di Nausicaa.
Gesualdo Bufalino


Finché mi baci non abbiamo parole

Siamo in piedi, rigidi e dimenticati,
sull'orlo di un precipizio selvaggio,
l'uno all'altra attaccati;
nè un lamento, lacrima o parola:
per precipitare basta una mossa.
Come legami di carne e sangue
ci proteggono le nostre labbra,
blu e tremanti, ci tengono attaccati.
Finché mi baci non abbiamo parole,
ma dì una parola e cadiamo entrambi.
Ady Endre


ti espandi come un riccio di luce

Mi aspiri mi crei mi trasformi in ombra
e nel buio fatale della mia dissoluzione
avida ti espandi come un riccio di luce
per guidare la mia barca fino al porto della tua carne
Alejandro Jodorowsky


il silenzio è infranto nel frastuono dei pensieri liberi e veloci

Il silenzio piano piano si affievolisce,
il pensiero prende il sopravvento
con passo felpato ma inesorabile,
il silenzio ora è quasi impercettibile,
sta esalando il suo ultimo respiro,
il pensiero diventa parola,
si trasforma in messaggio,
il silenzio è infranto nel frastuono
dei pensieri liberi e veloci
come i cocci impazziti di un vetro.
Edgar Kenneth


giovedì 28 luglio 2011

Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo?

Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo?
Di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella,
riuscire a farla diventare la ragione della tua vita,
una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché è la tua fedeltà che la fa diventare infinita,
saresti capace?


L’uomo che mi ami

I
L’uomo che mi ami
dovrà saper aprire il velo della pelle,
scoprire la profondità dei miei occhi
e conoscere quello che si annida in me,
la rondine trasparente della tenerezza.
II
L’uomo che mi ami
non vorrà possedermi come una mercanzia,
né esibirmi come un trofeo di caccia,
saprà stare al mio fianco
con lo stesso amore
con il quale io starò al suo.
III
L’amore dell’uomo che mi ami
sarà forte come gli alberi di ceibo,
protettivo e sicuro come quelli,
limpido come una mattina di dicembre.
IV
L’uomo che mi ami
non dubiterà del mio sorriso
né temerà l’abbondanza dei miei capelli,
rispetterà la tristezza, il silenzio
e con carezze toccherà il mio ventre come chitarra
perché sgorghi musica ed allegria
dal profondo del mio corpo.
V
L’uomo che mi ami
potrà trovare in me
l’amaca dove riposare
il pesante fardello delle sue preoccupazioni,
l’amica con cui dividere i suoi segreti più intimi,
il lago dove nuotare
senza paura a che l’ancora del compromesso
gli impedisca di volare quando gli succeda d’essere uccello.
VI
L’uomo che mi ami
farà poesia con la sua vita,
costruendo ogni giorno
con lo sguardo posto al futuro.
VII
Però, sopra ogni cosa,
L’uomo che mi ami
dovrà amare il popolo
non come una parola astratta
estratta dalla manica,
ma come qualcosa di reale, concreto,
al quale rendere omaggio con azioni
e dare la vita se è necessario.
VIII
L’uomo che mi ami
riconoscerà il mio viso nella trincea
ginocchio in terra mi amerà
mentre spariamo insieme
contro il nemico.
IX
L’amore del mio uomo
non conoscerà la paura del darsi,
né temerà scoprirsi alla magia dell’innamoramento
in una piazza piena di gente.
Potrà gridare - ti amo -
o mettere striscioni dall’alto delle case
proclamando il suo diritto a sentire
il più bello e umano dei sentimenti.
X
L’amore del mio uomo
non fuggirà dalle cucine,
né dai panni del figlio,
sarà come un vento fresco
portando via tra le nubi del sogno e del passato,
le debolezze che, per secoli, ci hanno tenuti separati
come esseri di distinta statura.
XI
L’amore del mio uomo
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una Rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l’inizio di una nuova vittoria.



Gioconda Belli


in modo tale che per ogni parte di una delle strutture ci sia una parte corrispondente nell’altra struttur

Si parla di “isomorfismo” quando due strutture complesse si possono applicare l’una all’altra, in modo tale che per ogni parte di una delle strutture ci sia una parte corrispondente nell’altra struttura; in questo contesto diciamo che due parti sono “corrispondenti” se hanno un ruolo simile nelle rispettive strutture. Questo uso del termine “isomorfismo” si basa su un concetto matematico più preciso.
Quando un matematico scopre un isomorfismo tra due strutture note è felice. Spesso si tratta di un “fulmine a ciel sereno”, che provoca stupore. Riconoscere un isomorfismo tra due strutture note fa compiere un notevole passo avanti nella conoscenza; io sostengo che la percezione di isomorfismi è ciò che crea i significati nella mente umana.



Douglas R. Hofstadter


e restai senza cielo

Il mio amore era così unico
come il cielo iridato di una goccia
di rugiada, in un fiore dell'alba.
Il tuo sole mi colpì nel sangue,
evaporò la rugiada,
e restai senza cielo.
Juan Ramon Jimenez


Voyages

Stazione di Roma Termini, seduta su una panchina, ferma, immobile... invisibile... 


Guardo la gente... i passi... l’incedere... le scarpe... soffermo lo sguardo dal ginocchio in giù come se fossi con gli occhi a 50cm dal suolo - scarpe d’ogni foggia e colore... passi svelti... lenti... incerti... passi che cercano... si incontrano, scarpe nuove e consunte. 

Hai mai notato come si veste la gente? 

Guardandole dal basso verso l’alto già ti aspetti come sarà lo sguardo. 

Scarpe da ginnastica con lacci coloratissimi e lo sguardo è curioso ed allegro... stivali in pelle nera con tacco alto e lo sguardo è deciso e sensuale, scarpe sbiadite e consunte... non ci crederai ma anche lo sguardo è stanco e consunto. 

E hai mai notato come porta la valigia la gente? 

Alcuni sembra che stiano portando un pezzo della santa Croce... altri la trasportano con allegria e vedi il bagaglio che sballonzola ad ogni passo... un trolley rosa fuxia... la proprietaria porta scarpe da ginnastica con calzettoni bianchi con pon-pon e in braccio tiene un barboncino che un po le somiglia. 

C’è chi per darsi un tono gioca con il cellulare, fa qualche chiamata, con lo sguardo lontano che va al di là, come per dire... sì sono qui... ma io non appartengo a voi... sono superiore... 

Le coppie che si salutano... solo per loro sarebbe da scrivere un romanzo... i saluti degli innamorati qui davanti a me... lui le fa fare una piruette... come per dirle lascia che ti guardi bene prima di andare... sono quei saluti che non vorresti mai finissero... restare in quel limbo in cui si accorgono che stanno per allontanarsi e si rendono conto di cosa rappresentano l’uno per l’altra. 

E gli incontri? Sono bellissimi, hai mai guardato gli occhi di chi si rincontra alla stazione? 

Lei è appena scesa dal treno, ha lo sguardo che cerca tra la gente, non sente neanche il peso del bagaglio... d’improvviso il passo si affretta e il viso le si illumina... il sorriso.... oh! dovresti vederle il sorriso.... ed ecco lui... e pensi che è proprio vero che a volte le parole sono superflue... si guardano, sorridono si baciano si stringono... ed escono dalla stazione... camminano abbracciati mentre lui le porta il bagaglio... la stazione potrebbe scomparire a quel punto e a loro adesso non importerebbe più nulla. 

Poi ci sono i bambini... eccitati, felici... penso sia il fascino per i treni che poi si porteranno dentro per tutta la vita... 

Passano suore, preti.... gente d’ogni colore e nazionalità... le lingue... sembra che stando qui seduti il mondo ti sfili davanti. 

E poi le persone che qui ci vivono... le persone invisibili.... questa è una visione meno romantica... ti chiedono qualche moneta.... sembrano rassegnati a ciò che li circonda... hanno visto molto.... hanno sguardi stanchi di ciò che vedono e sono spinti da non so quale forza a sopravvivere. 

E ti domanderai perchè ti scrivo queste cose? ... è che in questo istante ho solo voglia di condividere questi pensieri con te... porta pazienza e sii indulgente con me... 


Elaine Sangro


Silezi luminosi

Silenzi luminosi che dicono più di quel che tacciono...
Il mondo intero è in quel che diciamo e tutto illuminato da quel che omettiamo...
Daniel Pennac


mercoledì 27 luglio 2011

mentre le cose si mettono ad ascoltare ciò di cui non parliamo

Il tuo corpo sta al mio fianco
facile, dolce, silente.
La tua testa nel mio petto si pente
con gli occhi chiusi
e io ti guardo e fumo
e accarezzo i tuoi capelli innamorati.
Questa mortale tenerezza con cui taccio
ti sta abbracciando mentre io tengo
immobili le braccia.
Guardo il mio corpo, la coscia
dove si riposa la tua stanchezza,
il tuo morbido seno occulto e stretto
e il basso e soffice respiro del tuo ventre
senza le mie labbra.
Ti dico a mezza voce
cose che invento in ogni istante
e divento davvero triste e solo
e ti bacio come se fossi il tuo stesso ritratto.
Tu, senza parlare, mi guardi
e ti stringi a me e ti metti a piangere
senza lacrime, senza occhi, senza spavento.
E io torno a fumare, mentre le cose
si mettono ad ascoltare ciò di cui non parliamo.
Jaime Sabines


Istante

"Immortale è chi accetta l’istante. Chi non conosce più un domani".
Cesare Pavese


martedì 26 luglio 2011

Fantasma d’amore

C'è una fedeltà che dura nel tempo, profonda, spirituale.



L'orchestra e i cori della mia bocca ti diranno il mio amore

La mia bocca avrà ardori di geenna
La mia bocca sarà per te un inferno di dolcezza e seduzione
Gli angeli della mia bocca troneggeranno sul tuo cuore
I soldati della mia bocca ti prenderanno d'assalto
I preti della mia bocca incenseranno la tua bellezza
La tua anima si agiterà come una regione durante il terremoto
I tuoi occhi saranno carichi allora di tutto l'amore che si
è accumulato negli sguardi dell'umanità da quando esiste
La mia bocca sarà un esercito contro di te un esercito pieno di contrasti
Vario come un incantatore che sa variare le sue metamorfosi
L'orchestra e i cori della mia bocca ti diranno il mio amore
Te lo sussurra di lontano
Mentre gli occhi fissi sull'orologio attendo il minuto stabilito per l'assalto.

Apollinaire


Quelli che amano

Quelli che amano tacciono.
L'amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.
Il cuore dice loro che mai troveranno,
non trovano, cercano.

Quelli che amano vanno come pazzi perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, offrendosi ogni momento,
piangendo perché non salvano l’amore.
L'amore li preoccupa. Quelli che amano
vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno.
Sempre stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
Sanno che non troveranno mai.
L'amore è una continua proroga,
sempre il passo seguente, l'altro, l'altro.
Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre - che bello!- resteranno soli.
Quelli che amano sono l'idra del racconto.
Al posto delle braccia hanno serpenti.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.
Quelli che amano non possono dormire
perchè se si addormentano se li mangiano i vermi.
Nell'oscurità aprono gli occhi
e dentro precipita lo spavento.
Trovano scorpioni sotto le lenzuola
e il letto galleggia come su di un lago.
Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.
Quelli che amano escono dalle tane
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Se ne ridono di quelli che sanno tutto,
di quelli che amano all'infinito, veracemente,
di quelli che credono nell'amore
come una lampada d'olio senza fine.
Quelli che amano giocano ad afferrare l'acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
Giocano al lungo, al triste gioco dell'amore.
Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.
Vuoti, ma vuoti da una costola all'altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all'alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.
A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso,
compiaciute,
a ruscelli d'acqua tenera e a cucine.

Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai appresa,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bellissima vita.

Jaime Sabines



Vorresti essere amata?

Vorresti essere amata? E tu fa che il tuo cuore
non si discosti dal sentiero di ora!
Essendo ogni cosa che ora tu sei,
non esser mai altro che non sei.
Così i tuoi cortesi modi di vita,
la tua grazia, la tua più che bellezza
saranno un tema d'elogio senza fine,
e l'amore - non altro che un puro dovere.


Edgar Allan Poe



e scriverci, e parlarci e morire

Non è che muoia d'amor, muoio di te.
Muoio di te, amore, d'amor di te,
d'urgenza mia della mia pelle di te,
della mia anima, di te e della mia bocca
e dell'insopportabile che sono senza te.
Muoio di te e di me, muoio d'ambedue,
di noialtri, di questo,
straziato, diviso,
mi muoio, ti muoio, lo moriamo.
Moriamo nella mia stanza dove sono solo,
nel mio letto dove manchi,
nella strada dove il mio braccio va vuoto,
nel cinema e nei parchi, i tram
i posti dove la mia spalla
abitua la tua testa
e la mia mano la tua
e tutto so di te come me stesso.
Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria
perchè tu stessi fuori di me,
e nel posto dove finisce l'aria
quando ti butto la mia pelle addosso
e ci conosciamo in noialtri,
separati dal mondo, felice, penetrata,
e certamente, interminabile

Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo
tra noi due, ora, separati,
l'un dall'altro, giornalmente,
cadendo in molteplici statue,
in gesti che non vediamo
nelle nostre mani che ci cercano
Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo ne bacio,
nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.

Muoio del mio corpo e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, muoriamo.
Nel pozzo d'amore a tutte le ore,
inconsolabile, a grida ,
dentro di me, voglio dire, ti chiamo,
ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono
dietro, di te, quelli che arrivano a te.
Moriamo, amore, e non facciamo nulla
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci, e parlarci e morire.


No es que muera de amor...

No es que muera de amor, muero de ti.
Muero de ti, amor, de amor de ti,
de urgencia mía de mi piel de ti,
de mi alma, de ti y de mi boca
y del insoportable que yo soy sin ti.

Muero de ti y de mi, muero de ambos,
de nosotros, de ese,
desgarrado, partido,
me muero, te muero, lo morimos.

Morimos en mi cuarto en que estoy solo,
en mi cama en que faltas,
en la calle donde mi brazo va vacío,
en el cine y los parques, los tranvías,
los lugares donde mi hombro
acostumbra tu cabeza
y mi mano tu mano
y todo yo te sé como yo mismo.

Morimos en el sitio que le he prestado al aire
para que estés fuera de mí,
y en el lugar en que el aire se acaba
cuando te echo mi piel encima
y nos conocemos en nosotros,
separados del mundo, dichosa, penetrada,
y cierto , interminable.

Morimos, lo sabemos, lo ignoran, nos morimos
entre los dos, ahora, separados,
del uno al otro, diariamente,
cayéndonos en múltiples estatuas,
en gestos que no vemos,
en nuestras manos que nos necesitan.

Nos morimos, amor, muero en tu vientre
que no muerdo ni beso,
en tus muslos dulcísimos y vivos,
en tu carne sin fin, muero de máscaras,
de triángulos oscuros e incesantes.
Muero de mi cuerpo y de tu cuerpo,
de nuestra muerte ,amor, muero, morimos.
En el pozo de amor a todas horas,
inconsolable, a gritos,
dentro de mi, quiero decir, te llamo,
te llaman los que nacen, los que vienen
de atrás, de ti, los que a ti llegan.
Nos morimos, amor, y nada hacemos
sino morirnos más, hora tras hora,
y escribirnos y hablarnos y morirnos.

Jaime Sabines


Gli amanti

E chi li vede che se
ne vanno per la
città
Se tutti sono ciechi?
Loro si prendono per
mano: qualcosa parla
Fra le dita, dolci lingue
lambiscono
l’umido palmo,
corrono per le
falangi,
e sopra sta la notte
piena d’occhi.
Sono gli amanti, la loro
isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio
verso porti
che fra le lenzuola si
aprono.
Si disordina tutto
attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra
giocata;
loro, però, neppure
sanno che
mentre rotolano
nell’amara arena
che è loro c’è una pausa
nell’opera del nulla,
e che il tigre e un giardino che
gioca.
Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si
guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il
giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno
per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono
vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri
quotidiani.

Julio Cortazar


Una donna nuda e al buio

Una donna nuda e al buio
ha un chiarore che ci illumina
in modo che se succede uno sconforto
un black-out o una notte senza luna
e' conveniente e persino imprescindibile
tener vicino una donna nuda.
Una donna nuda e al buio
genera uno splendore che da’ fiducia
e allora segna festa il calendario
vibrano nei loro angoli le ragnatele
e gli occhi felici e felini
guardano e non si stancano di guardare
Una donna nuda e al buio
è una vocazione per le mani
per le labbra è quasi un destino
e per il cuore uno sperpero
Una donna nuda è un enigma
E sempre è una festa decifrarlo.
Una donna nuda e al buio
genera una propria luce e ci accende,
il soffitto si trasforma in cielo
ed e’ una gloria non essere innocente.
Una donna voluta o intravista
sconfigge per una volta la morte.
Mario Benedetti


Quello che mi piace della tua lingua è la parola

Quello che mi piace del tuo corpo è il sesso.
Quello che mi piace del tuo sesso è la bocca.
Quello che mi piace della tua bocca è la lingua.
Quello che mi piace della tua lingua è la parola.
Julio Cortazar


e poi, ci sollevammo, come grano acri e acri d'oro, e noi mietemmo noi

Ero avvolta in una pelliccia
bianca e nera e tu
me l'hai tolta e poi
in una luce dorata
mi hai incoronato
mentre fuori i fiocchi urtavano
la porta come frecce storte.
mentre una spanna di neve
cadeva come stelle
in frammenti di calcio
ce ne stavamo nel nostro corpo
(quella stanza che ci seppellirà)
e tu stavi nel mio corpo
(quella stanza che ci sopravvivrà)
e per cominciare ti asciugai
i piedi con una salvietta
perchè io ero la tua schiava
e tu mi chiamavi "principessa"
principessa!
oh, allora
mi alzai, con la mia pelle dorata
e scaraventai via i salmi
e scaraventai via i vestiti
e tu sciogliesti le briglie
e tu sciogliesti le redini
e io i bottoni
le ossa le confusioni
le cartoline del new england
le notti di gennaio alle dieci
e poi, ci sollevammo, come grano
acri e acri d'oro, e noi
mietemmo noi.
Anne Sexton





Laggiù, al di là dei baci, degli sguardi, del piacere, senza una forma, sicuri, i piaceri, baci e sguardi, aspettati, che si aspettano.

Non serbare nulla, spendi,
sperpera allegrie, gioie,
scambiale con aria azzurra
perché vadano volando,
per il cielo, fanne acqua,
riempi i torrenti del mondo
delle sue schiume sprizzanti,
entra in anime assopite,
e scuotile per le ali,
agita, come di grano,
grandi campi di speranze,
straripa, straripati
d'amare e d'essere amata:
perché
né oggi, né questa notte
il tuo amore finirà,
né a me finirà l'amata.
Molto ci resta. Non senti
immense truppe di baci,
e di resistenze, stormi
d'avvenire sulle mani,
di rapimenti e di calme?
Quel che mi resta, invisibile,
taciuto, serbato in fondo
a ciò che toccano gli occhi,
a ciò che le mani toccano?
E non sta sotto la terra,
sordo minerale, attesa
di un'anima pura d'oro.
Neanche è un dono senza peso,
segreto frutto celeste,
che, attaccato
su qualche ramo dell'aria,
si prepara alle tue labbra.
No, non c'è quel che ci resta
né in miniere, né sugli alti
orti di stelle mature,
non sono diamanti né astri.
Non esiste, non ha forma,
neanche soffre dei penosi
perimetri del creato.
Palpita ciò che ci resta
solo in quello che ci diamo.
Laggiù, al di là dei baci,
degli sguardi, del piacere,
senza una forma, sicuri,
i piaceri, baci e sguardi,
aspettati, che si aspettano.
In ogni abbraccio rinasce
un nuovo essere altro abbraccio.
Il bacio che si esaurisce
ne chiede un altro a se stesso,
nel suo gioioso spirare
già sente che matura.
Darmi, darti, darci, darsi!
Non chiudere mai le mani.
Le gioie non finiranno,
e neanche i baci, né gli anni,
se non le chiudi. Non senti
quale ricchezza nel dare?
La vita
noi la vinceremo sempre,
affidandomi, affidandoti.



No te guardes nada, gasta,
derrocha alegrías, dichas,
truécalas en aire azul
por que vayan en volandas
por el cielo, hazlas de agua,
llena los cauces del mundo
con su espuma desatada,
entra por almas dormidas,
sacúdelas por las alas,
agita, como trigalesgrandes
campos de esperanzas,
rebosa, rebósate
de amar y de ser amada:
porque
ni este día, ni esta noche
se te acabará el amor,
ni la amada se me acaba.
Nos queda mucho. ¿No sientes
inmensas huestes de besos,
de resistencias, bandadas
de porvenir en las manos,
de arrebatos y de calmas?
¿Lo que me queda, invisible,
callado, guardado al fondo
de lo que tocan los ojos,
de lo que las manos palpan?
Y no está bajo la tierra,
mineral sordo, esperando
con alma pura de oro.
Ni es tampoco don ingrávido,
secreto fruto celeste,
suspendido
de alguna rama del aire,
preparándose a tus labios.
No, no está lo que nos queda
ni en las minas, ni en los altos
huertos de estrellas maduras,
no son diamantes ni astros.
No existe, no tiene forma,
aún no sufre los penosos
contornos de lo creado.

Lo que nos queda palpita
en lo mismo que nos damos.
Allí detrás de los besos,
de las miradas, del gozo,
sin forma están y seguros,
gozos, besos y miradas,
esperados, esperando.
Con cada abrazo le nace
un nuevo ser a otro abrazo.
El beso que se termina
otro se pide a sí mismo,
y en su dichoso expirar
le siente ya madurando.

!Darme, darte, darnos, darse!
No cerrar nunca las manos.
No se agotarán las dichas,
ni los besos, ni los años,
si no las cierras. ¿No sientes
la gran riqueza de dar?
La vida
nos la ganaremos siempre
entregándome, entregándote.

Pedro Salinas


benché abbia chiuso me stesso come dita sempre mi apri petalo per petalo come la primavera fa

Il tuo più tenue sguardo
facilmente
mi aprirà
benché abbia chiuso me stesso
come dita sempre mi apri
petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente
la sua prima rosa
e io non so
quello che c'è in te
che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende
che è più profonda
la voce dei tuoi occhi
di tutte le rose
nessuno
neanche la pioggia
ha così piccole mani
Edward Estlin Cummings


lunedì 25 luglio 2011

e sotto un cielo fitto di stelle ho scrutato il mare

Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?
Mark Strand


se dico al tramonto una cosa indicibile nel mio cuore

Spogliata vorrei la mia anima
come camminare scalzo sulla spiaggia
se penso all'altra sponda della vita
se penso a te, sopra ogni altra cosa.
Spogliato vorrei il mio desiderio.
Alla voce che mi chiama mi fermo
se vedo brillare le fronde dell'olmo,
se incontro te, sopra ogni altra cosa.
Spogliate vorrei le mie parole
se dico al tramonto una cosa indicibile nel mio cuore,
se solo a te l'affido.
Spogliato vorrei il mio pensiero
nell'incessante movimento dell'anima,
se con la mano sento una cosa grande,
se tocco la tua, sopra ogni altra cosa.

Kikuo Takano


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