La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 31 agosto 2011

la persona che ami

Un po’ più in là della tua solitudine, c’è la persona che ami.

Dino Buzzati


L'après-midi d'un faune

Quelle ninfe, le voglio perpetuare.

Chiare così le loro carni lievi
Che nell'aria volteggiano assopita
Di folli sonni.

Forse amai un sogno?

Dirama il dubbio, cumulo d'antica
Notte, in fronde sottili che, rimaste
Il bosco vero, provano ch'io solo,
Io solo, ahimé! m'offrivo per trionfo
La caduta ideale delle rose.

Pensiamo...

O se le donne di cui parli
Fossero solo augurio dei tuoi sensi
Favolosi! Sfuggiva l'illusione,
Fauno, dagli occhi azzurri e freddi, come
Sorgente in pianto, d'una, la più casta:
Ma l'altra, dici tu ch'essa è diversa,
Tutta sospiri, come calda brezza
Del giorno nel tuo vello? Eppure no!
Nello stanco ed immobile deliquio
Fresco il mattino soffoca ai calori
Se lotta, nessun murmure d'un'acqua
Che il mio flauto non versi alla boscaglia
Irrorata d'accordi; e il solo vento
Fuor delle canne pronto ad esalarsi
Prima che sperda il suono in una pioggia
Arida è, all'orizzonte, senza ruga,
Senza moto, il visibile, sereno,
Artificiale soffio: ispirazione
Che torna al cielo.

O rive siciliane
D'uno stagno tranquillo saccheggiate
A gara con il sole dal mio orgoglio
Tacito sotto fiori di scintille,
NARRATE "Ch'io tagliavo qui le canne
Cave domate dal talento; quando
Sull'oro glauco di lontane fronde
Che i tralci dedicavano a fontane,
Un biancore animale ondeggia e posa:
E che al preludio lento dove nascono
Le zampogne, quel volo via di cigni
No! di naiadi fugge oppur s'immerge".

Inerte, tutto brucia l'ora fulva
Senza svelare per qual arte insieme
Sfuggiron gli imenei troppo augurati
Da chi cercava il la: mi desterò
Allora nel fervore primigenio,
Diritto e solo sotto un'onda antica
Di luce, gigli! ed uno di voi tutti
Per il candore.

Altro che quel nulla
Dolce dal loro labbro divulgato,
Il bacio, che assicura a bassa voce
Delle perfidie, il petto mio, intatto
Da prove, testimonia un misterioso
Morso, dovuto a qualche dente augusto;
Ma basta! un tale arcano a confidente
Elesse il giunco gemino ed immenso
Che s'usa sotto il cielo. Esso, stornando
Sopra sé il turbamento della gota
Sogna in un luogo assolo d'incantare
La bellezza dei luoghi con fallaci
Mescolanze tra essa e il nostro canto
Credulo e far così per quanto alto
Si moduli l'amore, far svanire
Dall'ordinario sogno, dorso, fianco
Puro, seguito coi miei sguardi chiusi,
Una sonora, vana, uguale linea.

Torna dunque, strumento delle fughe,
O maligna siringa, a rifiorire
Ai laghi ove m'attendi! Io, di mia voce
Fiero, voglio parlare lungamente
Di dee, e con pitture d'idolatra
All'ombra loro sciogliere cinture
Ancora: così quando lo splendore
Ho succhiato dell'uve, per bandire
Un rimorso già eluso da finzione,
Alzo beffardo al cielo dell'estate
Il grappo vuoto e nelle chiare bucce
Soffiando, avido ed ebbro, fino a sera
In esse guardo.

O ninfe, rigonfiamo
Di RICORDI diversi. "Aprendo i giunchi
Il mio occhio dardeggiava su ogni forma
Immortale, che il suo brucior nell'onda
Sommergeva ed un grido d'ira al cielo
Della foresta: lo splendente bagno
Di capelli dispare tra le luci
E i brividi, o preziose pietre! Accorro,
Quando ai miei piedi languide s' allacciano
(Stanche del male d'esser due) dormenti
Solo tra le lor braccia fortunate.
Le rapisco allacciate e volo a questa
Macchia, schivata dalla frivola ombra,
Folta di rose che nel sole estenuano
Ogni profumo, dove sia il sollazzo
Nostro simile al giorno consumato".
Io t'adoro, corruccio delle vergini,
O delizia feroce del fardello
Sacro, nudo, che scivola, che fugge
Alle mie labbra avide di fuoco
Protese a bere, lampo ecco trasale!,
Il terrore segreto della carne:
Dai piedi della dura fino al cuore
Della timida, lascia volta a volta
Un'innocenza, umida di lacrime
Folli o sparsa d'umori meno tristi.
"La mia colpa fu questa: avere, gaio
Di vincere ingannevoli paure,
Separato quel nodo scapigliato
Di baci che gli dei gelosamente
Avevano intrecciato: poiché appena
Io stavo per nascondere un ardente
Riso nelle sinuosità felici
D'una sola (tenendo con un dito
La più piccola, ingenua, non ancora
Rossa, affinché il candore suo di piuma
Si tingesse all'affanno dell'amica
Che s' accende), ecco via dalle mie braccia
Disfatte da trapassi vaghi sfugge
Quella preda, per sempre ingrata, senza
Pietà del mio singulto ancora ebbro".

Ma tanto peggio! alla felicità
Altre mi condurranno con la treccia
Annodata ai miei corni sulla fronte:
Tu sai, o mia passione, che già porpora
Matura il melograno scoppia e d'api
Mormora; e il nostro sangue, innamorato
Di chi lo afferra, cola per l'eterno
Sciame del desiderio. Quando il bosco
A sera d'oro e cenere si tinge
Una festa s'esalta nel fogliame
Estinto: Etna!, è tra le tue pendici
Visitate da Venere che posa
Il bianco piede sulla dura lava,
È quando un triste sonno tuona e il fuoco
Ormai s'affioca... Afferro la regina!

O sicuro castigo...

No, ma l'anima
Senza parole e questo greve corpo
Tardi ancora soccombono al silenzio
Fiero del mezzogiorno: senza più,
Dormiamo nell'oblio della bestemmia,
Sulla sabbia turbata e com'io amo
La bocca aperta all'astro che matura
I chiari vini.

Coppia, addio; tra poco
L'ombra io scorgerò che diveniste.


Stéphane Malarmé


ti stendesti fino a trattenermi i piedi

Rammento come una volta in un simile limpido mattino d’estate noi due giacevamo, e tu posavi il capo di traverso sui miei fianchi e volgevi a me con tenerezza, e aperta la camicia sullo sterno, affondasti la lingua dentro al mio cuore nudo, e ti stendesti fino a sentire la mia barba e ti stendesti fino a trattenermi i piedi.

Walt Whitman - Foglie d'erba


martedì 30 agosto 2011

My one and only love

The touch of your hand is like heaven
A heaven that I've never known
The blush on your cheek whenever I speak
Tells me that you are my own

You fill my eager heart with such desire
Every kiss you give sets my soul on fire
I give myself in sweet surrender
My one and only love

The very thought of you makes my heart sing
Like an April breeze on the wings of spring
And you appear in all your splendor
My one and only love

The shadows fall and spread their mystic charms
In the hush of night while you're in my arms
I feel your lips so warm and tender
My one and only love

***

Il tocco della tua mano è come il paradiso
Un paradiso che non ho mai conosciuto
Il rossore sulla tua guancia ogni volta che parlo
Mi dice che tu sei mia

Tu riempi il mio bramoso cuore con tale desiderio
Ogni bacio che mi dai manda a fuoco la mia anima
Cedo nella dolce resa
Mio unico e solo amore

L’assoluto pensiero di te fa cantare il mio cuore
Come una brezza d’aprile sulle ali della primavera
E tu appari in tutto il tuo splendore
Il mio unico e solo amore

Le ombre calano e spandono i loro mistici fascini
Nel silenzio della notte mentre sei nelle mie braccia
Sento le tue labbra così calde e dolci
Il mio unico e solo amore


L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Zygmunt Bauman - L’arte della vita


Si vive come si sogna - soli

…No, è impossibile; è impossibile comunicare la sensazione di vita di qualsiasi fase della propria esistenza - ciò che ne costituisce la verità, il significato - l’essenza sottile e penetrante. E’ impossibile. Si vive come si sogna - soli...

Joseph Conrad - Cuore di tenebra


Se fosse vero che due anime, senza che i corpi si conoscano, vibrano, vanno congiunte verso lo stesso nido caldo

Se fosse vero che due anime
camminano congiunte, senza
che i corpi si conoscano; se fosse vero
che si son toccate da sempre,
che bevvero la stessa luce,
che lo stesso destino le culla;
se fosse vero che son foglie
dello stesso arbusto, eterno e verde;
se fosse vero che il loro trionfo
si compie il dì che avranno
gli occhi dell'anima gemella
fissi nella loro carne presente;
se tutto ciò fosse vero,
come mai quel giorno di settembre
non ti cercai, chiamai, portai;
come mai ignoravo che esistessi,
come mai non trattenni la stella
che t'arrossava la fronte;
come mai potevo io cantare
sotto la fiamma del ponente;
come mai poteva non esistere
il tuo passato di ora, che mi doleva.
Come ha potuto essere. E come
non lo impedii, con unghie, denti,
cuore...
Se fosse vero
che due anime, senza che i corpi
si conoscano, vibrano, vanno congiunte
verso lo stesso nido caldo,
come quel giorno di luce profonda,
come quel giorno nella strada
dritta contro il ponente;
dorata e grave di settembre;
come quel giorno non sentii
che mi trafiggeva la morte.

José Hierro


Steli di pensiero, germogli dei sensi, i tuoi capelli

I tuoi capelli,
foresta selvaggia che non temo.
Ai suoi bordi
si aprono terre calde alle mie labbra.
Sono io. Guardami.
Lasciati scompigliare
nell’intrico del mio abbraccio.
I tuoi capelli,
la promessa – troppo rude è la mia mano –
non sarà mantenuta.
Vorrei affondare le dita in quella selva
e tenerti in una sola mano.
Steli di pensiero, germogli dei sensi, i tuoi capelli.
Come quando si torcono in riccioli

Brigitte Schwaiger


Siamo definitivamente l'istante che non muore

Corro portando tra le mani come un carbone acceso
l'istante che agonizza. Insieme a me se ne vanno le stelle
e questo mulinello di materia intorno al niente.
Con i palmi ardenti ho trasportato il gioiello dal remoto
per offrirtelo come uno specchio: quello che vedi non è il tuo viso
ma un fiume in piena che si porta tutte le anime
tranne la tua e la mia. Il nostro incontro ci ha lasciato fuori
dallo spazio, dal tempo e da noi stessi.
Siamo definitivamente l'istante che non muore.

Alejandro Jodorowsky


lunedì 29 agosto 2011

la mia anima si complica di labirinti di sensazioni

La mia anima, luogo attivo delle sensazioni, a volte passeggia coscientemente con me per le strade notturne della città, nelle ore tediose, in cui mi sento un sogno fra sogni di altra specie, alla luce [...] del gas, fra il rumore transitorio dei veicoli. Mentre con il corpo mi addentro per viuzze e per sotto-strade, la mia anima si complica di labirinti di sensazioni.

Fernando Pessoa


Io ti amo

- Io ti amo - disse.
Le tre parole più difficili del mondo.

Jeanette Winterson


Scritto sul corpo

Voglio che tu venga da me senza passato... le frasi che hai imparato dimenticale! Dimentica di aver frequentato altri luoghi, altre stanze da letto, vieni da me come se fosse la prima volta... non dire ti amo fino al giorno in cui non me lo dimostri.

**

Quando dico “ti sarò fedele” sto delimitando un territorio tranquillo,fuori dalla portata dei desideri altrui. Nessun può dettar legge all’amore; non gli si possono dare ordini e non lo si può rimettere in riga con le lusinghe. L’amore appartiene a se stesso,sordo alle suppliche e irremovibile di fornte alla violenza. L’amore non è qualcosa di negoziabile. L’amore è la sola cosa più forte del desiderio e l’unica vera ragione per resistere alle tentazioni.
**

Perchè è la perdita la misura dell'amore?... Dicesti: “Ti amo”.
Com'è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? “Ti amo” è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure, quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano. Io le ho venerate ma adesso mi ritrovo nella solitudine di una roccia scavata dal mio stesso corpo.
**

L'amore pretende l'espressione. Non starà fermo, zitto, non sarà buono, schivo, visibile, non rimarrà muto, no. Irromperà in canti di lode, la nota acuta che spezza il bicchiere e ne fa versare il liquido. Non è un conservatore l'amore. E un cacciatore e del suo gioco noi siamo la preda. Maledetto sia il suo gioco. Come si può essere preda quando le regole cambiano continuamente? Mi chiamerò Alice e giocherò a croquet con i fenicotteri. Nel Paese delle meraviglie tutti barano e l'amore è il Paese delle meraviglie, no? L'amore fa girare il mondo. L'amore è cieco. All You Need Is Love. Nessuno è mai morto d'amore. Ti passerà. Sarà diverso quando saremo sposati. Pensa ai bambini. Il tempo rimargina le ferite. Ancora in attesa del Signor Right? della Signora Right? E magari di tutti i piccoli Right? Sono i clichè il problema. Perchè un'emozione precisa richiede un'espressione precisa. Se ciò che provo non è preciso, dovrò comunque chiamarlo amore? E così terrificante, l'amore, che tutto quello che posso fare è ficcarlo dentro un cesto pieno zeppo di soffici giocattolini rosa e spedirlo al mio indirizzo con un biglietto di “felicitazioni per il fidanzamento”. Ma non è il fidanzamento, è la confusione, il punto. Faccio di tutto per distogliere lo sguardo, perchè l'amore non si accorga di me. Voglio la versione annacquata, il linguaggio sdolcinato, i gesti insignificanti. La poltrona sfondata dei clichè. Va bene, milioni di culi si sono seduti qui prima del mio. Le molle hanno ceduto, il tessuto ha un odore familiare. Non devo aver paura, ascolta, l'hanno fatto anche i nonni, lui con il colletto inamidato e il cravattino, lei col vestito di mussola bianca che tirava un po' sui fianchi. L'hanno fatto loro, l'hanno fatto i miei genitori, adesso lo farò anch'io, no? Le braccia aperte, non per abbracciarti, ma per tenermi in equilibrio, mentre camminando nel sonno mi dirigo verso la poltrona. Come saremo felici. Come saranno tutti felici. E vissero tutti felici e contenti.
**

Fu allora che incontrai Louise. Se dovessi ritrarre Louise, dipingerei i suoi capelli come uno sciame di farfalle. Un milione di farfalle rosse in un alone di movimento e di luce. Ci sono molte leggende su donne che si trasformano in alberi, ma ce n'è qualcuna su alberi che si trasformano in donne? E strano dire che la persona che ami ti ricorda un albero? Ebbene, lei mi ricorda un albero, per il modo in cui i suoi capelli si riempiono di vento e le ondeggiano intorno alla testa. Spessissimo mi aspetto che stormisca. Non stormisce ma la sua carne ha il riflesso lunare di una betulla bianca. Vorrei trovare riparo tra quegli arboscelli nudi e spogli. ...
**

Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce; quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì. In certe parti il palinsesto è inciso con forza tale che le lettere si possono sentire al tatto, come fosse stato scritto in braille. Preferisco tenere il mio corpo ripiegato, al riparo da occhi indiscreti. Mai aprirsi troppo, svelare tutta la storia. Non sapevo che Louise avesse mani capaci di leggere. Mi aveva tradotto nel suo libro personale.
**

cos'è che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene. Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.

Jeanette Winterson - Scritto sul corpo



Le parole

Le parole sono la parte di silenzio che può essere espressa.


Jeanette Winterson - Il custode del faro



È fuoco, e non vento

È fuoco, e non vento, il suono del flauto. Nelle cadenze musicali si trova il cielo. Se lo rivelassi al mondo, esso farebbe vacillare il mondo.

Jalal el din Rumi



Pensa: un giorno, lungo una vita, intera

Io e te nudi
in un giallo quadro di Van Gogh
tra le spighe di grano.
Rovesciare l’impotenza dell’amore
in fiumi di parole.
Nudi a parlare per ore,
fino al tramonto
e poi
la notte: in un orgia di stelle.
Sulla pelle
pensieri selvaggi
come cavalli corrono
cavalcano i nostri sentimenti
in un orgasmo di vita.
Pensa:
un
giorno, lungo
una
vita, intera.

Ana Rossetti



Ci fu un tempo

I

Ci fu un tempo,
tempo dell’invenzione e dell’errore,
in cui la solitudine era uno splendido e spaventoso
esilio, in cui cospirare contro la lezione che non
si voleva apprendere e spiare il mistero che si voleva
estorcere.
Era una grotta umida che imbrigliava la luce tra le felci,
era l’angolo dei castighi dove le lacrime nascoste
levavano, finalmente, la loro sovranità,
era l’incubo che soffiava imprigionato in un’alcova
sconosciuta,
o un cuore ripiegato nel suo nascondiglio che tramava
appuntamenti e vendette, ribellioni e segreti proibiti.
Era il tempo dell’infanzia e la solitudine accendeva il suo
bengala dietro lo scudo impenetrabile del silenzio.
E il punto ombroso dove riparava era solo
l’incantato rifugio al suo splendore irriducibile e glorioso.

II

Ci fu un tempo in cui l’amore era
un intruso temuto e atteso.
Uno sfiorare clandestino, premeditato, rielaborato
in insopportabili veglie.
Una confessione audace e confusa, corretta mille
volte, che mai sarebbe giunta al dovuto compimento.
Un’incessante e tirannica inquietudine.
Un galoppare repentino del cuore, ingovernabile.
Un continuo lottare contro la spietata precisione
degli specchi.
Un’intima difficoltà nel distinguere l’angoscia dal
piacere.
Era un tempo adolescente e indefinito, il tempo
dell’amore senza nome, quasi senza volto, che errava,
come un bacio promesso, lungo il punto più ombroso della
scala.

III

Ci fu un tempo
in cui il tempo non era fluire:
era una treccia di sabbia che si pettinava ininterrottamente.
I suoi tre capi si intrecciavano, si fondevano tra loro ben distinti
e inseparabili.
Niente si posponeva. Niente si anteponeva:
era un tempo predestinato da un singolare decreto, un’elica
che, girando, si annullava in una ruota invisibile
dentro il suo stesso bagliore.
Non era un’età né una condizione, era il tempo senza tempo
della felicità perfetta. Dell’accordo. Dell’immobile e sconfinata
durata dell’estasi.
Era il punto unico e misterioso in cui convergeva il tempo
della memoria, della profezia e degli angeli.

Ana Rossetti


Ad un giovane con il ventaglio

Che affascinante è la tua inesperienza.
La tua mano rozza, fedele persecutrice
di una grazia ardente che indovini
nel viavai penoso dell’allegro avambraccio.
Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini
affinché attraversi
le rotonde soglie del piacere
e provi contemporaneamente sdegno e seduzione.
In quel larvato gesto che rischi
si scorga tua madre, inclinata
nella grigia balaustra del ricordo.
Ed i tuoi occhi, attenti al paziente
ed indimenticabile esempio, si socchiuderanno.
Mentre, adorabile
e pericolosamente, ti allontanerai.

Ana Rossetti


sabato 27 agosto 2011

Nuit plus douce que le jour, Ô belle nuit d'amour!

Belle nuit, ô nuit d'amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d'amour!

Le temps fuit et sans retour
Emporte nos tendresses,
Loin de cet heureux séjour
Le temps fuit sans retour.

Zéphyrs embrasés,
Versez-nous vos caresses,
Zéphyrs embrasés,
Donnez-nous vos baisers!
vos baisers! vos baisers! Ah!

Belle nuit, ô nuit d'amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d'amour!
Ah! Souris à nos ivresses!
Nuit d'amour, ô nuit d'amour!
Ah! ah! ah! ah! ah! ah! ah! ah! ah! ah!

©Tiziana Antonello

Vivere è percorrere il mondo attraversando ponti di fumo

Vivere è percorrere il mondo
attraversando ponti di fumo;
quando si è giunti dall’altra parte
che importa se i ponti precipitano.
Per arrivare in qualche luogo
bisogna trovare un passaggio,
e non fa niente se scesi dalla vettura
si scopre che questa era un miraggio.

Rodolfo Wilcock


fino al cuore del mondo, dove l'alto è il profondo

Io, regina in catene
da me stessa forgiate nella notte
ed in trecce di fiori mutate al mio risveglio,
siedo sul trono d'acqua terra fuoco
ed aria fluttuante tra mondi noti e ignoti,
colgo il frutto dell'albero di vita e lo chiamo
male, e poi bene; se febbre mi chiude
gli occhi, piango la morte della luce;
se risano, le palpebre trasparenti son specchio
che a logica pienezza la mia cerca conduce
fino al cuore del mondo,
dove l'alto è il profondo.
Simone Weil


Hai scelto me passa di qui se ti capita

Hai scelto me
Oh no
Quando capita.
Ho scelto te
non lo so
quando capita
so che mi sento diverso
quasi disperso
hai scelto me
e adesso che... e ...
ho scelto te
amore mio
se ti capita fa
che sia tutto diverso...
Fa che sia tutto diverso
c'e un uomo perso
sul treno che
precipita...
che un cielo terso
accendi il blu
se tu...
Hai scelto me
passa di qui
se ti capita


Io cerco il principio del male su questa terra volta per volta grigia e assolata

Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi a terra a contemplare
da una parte pioggia, da una parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.
Ana Blandiana


e trovare infine, fermo, il fiore senza autunno di un amarsi quieto, quieto

Adesso ti amo,
come ama il mare la sua acqua:
dal di fuori, dal di sopra,
senza smettere di farsi
con essa tempeste, fughe,
dimore, riposi, calme.
Che frenesia nell'amarti!
Che entusiasmo di alte onde,
e che deliqui di schiume
vanno e vengono! Una frotta
di forme, fatte, disfatte,
al galoppo scarmigliate.
Però dietro i loro dorsi
un sogno si sta sognando
in un modo più profondo
di amare, che è laggiù sotto:
non esser più movimento,
smettere questo va e vieni,
avanti e indietro, da cieli
e abissi, e trovare infine,
fermo, il fiore senza autunno
di un amarsi quieto, quieto.
Pedro Salinas


Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te.

A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutto mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient'altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un'altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.
Pedro Salinas


venerdì 26 agosto 2011

Perché non divento il segreto dell’acqua?

L’acqua non è scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.

Perché l’acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?

Perché non poggio il mio viso
sull’orlo dell’acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l’odore?

Perché non divento il segreto dell’acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?
Amal Musa


giovedì 25 agosto 2011

Sotto il ponte di Mirabeau scorre la Senna

Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu'il m'en souvienne
La joie venait toujours après la peine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous

Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l'onde si lasse
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
L'amour s'en va comme cette eau courante
L'amour s'en va
Comme la vie est lente
Et comme l'Espérance est violente

Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passé
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure.





***


Sotto il ponte di Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango

Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L'onda stanca degli eterni sguardi

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
L'amore se ne va come quest'acqua corrente
Com'è lenta la vita
E come la speranza è violenta

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Nè il tempo passato
Nè gli amori ritornano
Sotto il ponte di Mirabeau scorre la Senna


Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango


Guilaume Apollinaire


Sotto la cupola spessa, dove il bianco gelsomino S’avvinghia alla rosa, sulla riva in fiore ridente al mattino, vieni, discendiamo assieme

LAKME
Vieni, Mallika, le liane sono fiorite
Gettano già la loro ombra
Sul sacro ruscello che scorre
Calmo e sereno
Risvegliate dagli uccelli canterini.

MALLIKA
Oh mia padrona!
È l’ora nella quale vedo il tuo volto sorridente
L’ora benedetta nella quale posso leggere
Nel cuore sempre chiuso di Lakmé!


LAKME
Duomo di gelsomino, avviluppato alla rosa
Entrambi fioriti, un fresco mattino,
ci chiamano insieme.
Ah! Scivoliamo seguendo la corrente fuggitiva:
sull’onde frementi,
con mano noncurante,
guadagniamo la riva,
dove l’uccello canta,
duomo di gelsomino, bianco gelsomino,
ci chiamano assieme.


MALLIKA
Sotto la cupola fitta di bianco gelsomino
Che alla rosa si stringe
Sulla riva fiorita che ride al mattino
Vieni, discendiamo assieme.
Scivoliamo dolcemente
Lungo i deliziosi flutti
Seguiamo la corrente fuggitiva:
Sull’onda fremente
Con mano noncurante
Vieni, guadagniamo la riva
Dove la sorgente dorme
E l’uccello, l’uccello canta.
Sotto la cupola fitta
Sotto il bianco gelsomino,
Ah! Discendiamo insieme!


LAKME
Ma, non so qual timore subito,
proviene da me,
quando mio padre da solo
volge verso la città maledetta;
Io tremo, io tremo di spavento!


MALLIKA
Perché è il dio Ganessa che lo protegge,
fino allo stagno dove sguazzano lieti
i cigni ali di neve.
Rechiamoci a cogliere il loto color del blu.


LAKME
Sì, dietro ai cigni con le ali di neve
rechiamoci a cogliere il loto color del blu.


LAKME
Cupola spessa di gelsomino,
s’avvinghia alla rosa,
riva in fiore, fresco mattino,
ci chiamano assieme.
Ah! Scivoliamo seguendo
La corrente fuggitiva:
sull’onde frementi,
con mano noncurante,
guadagniamo la riva,
dove l’uccello canta,
l’uccello, l’uccello canta.
Cupola spessa, bianco gelsomino,
ci chiamano assieme.


MALLIKA
Sotto la cupola spessa, dove il bianco gelsomino
S’avvinghia alla rosa,
sulla riva in fiore ridente al mattino,
vieni, discendiamo assieme.
Scivoliamo dolcemente
Sui suoi deliziosi flutti
Seguiamo la corrente fuggitiva:
sull’onde frementi,
con mano noncurante,
vieni, guadagniamo la riva,
donde la sorgente riposa
e l’uccello, l’uccello canta.
Sotto la cupola spessa,
sotto il bianco gelsomino,
Ah! Discendiamo insieme!


LAKME & MALLIKA
[vanno assieme lentamente verso la barca ormeggiata accanto al roseto,
salgono sulla barca e si allontanano]

Ah! Ah! Ah!
Ah! Ah! Ah!


***

Lakmé et Mallika (Dôme épais le jasmin)
Francese


LAKME [gaiement]
Viens, Mallika, les lianes en fleurs
Jettent déjà leur ombre
Sur le ruisseau sacré qui coule, calme et sombre,
Eveillé par le chant des oiseaux tapageurs!

MALLIKA
Oh! maîtresse,
C'est l'heure ou je te vois sourire,
L'heure bénie où je puis lire dans le coeur toujours fermé de Lakmé!

LAKME
Dôme épais le jasmin,
A la rose s'assemble,
Rive en fleurs, frais matin,
Nous appellent ensemble.
Ah! glissons en suivant
Le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Gagnons le bord,
Où l'oiseau chante, l'oiseau, l'oiseau chante.
Dôme épais, blanc jasmin,
Nous appellent ensemble!

MALLIKA
Sous le dôme épais, où le blanc jasmin
A la rose s'assemble,
Sur la rive en fleurs, riant au matin,
Viens, descendons ensemble.
Doucement glissons;
De son flot charmant
Suivons le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Viens, gagnons le bord,
Où la source dort
Et l'oiseau, l'oiseau chante.
Sous le dôme épais,
Sous le blanc jasmin,
Ah! descendons ensemble!

LAKME
Mais, je ne sais quelle crainte subite
S'empare de moi,
Quand mon père va seul à leur ville maudite,
Je tremble, je tremble d'effroi!

MALLIKA
Pour que le Dieu Ganeça le protège,
Jusqu'à l'étang où s'ébattent joyeux
Les cygnes aux ailes de neige,
Allons cueillir les lotus bleus.

LAKME
Oui, près des cygnes aux ailes de neige,
Allons cueillir les lotus bleus.

LAKME
Dôme épais le jasmin,
A la rose s'assemble,
Rive en fleurs, frais matin,
Nous appellent ensemble.
Ah! glissons en suivant
Le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Gagnons le bord,
Où l'oiseau chante, l'oiseau, l'oiseau chante.
Dôme épais, blanc jasmin,
Nous appellent ensemble!

MALLIKA
Sous le dôme épais, où le blanc jasmin
A la rose s'assemble,
Sur la rive en fleurs, riant au matin,
Viens, descendons ensemble.
Doucement glissons;
De son flot charmant
Suivons le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Viens, gagnons le bord,
Où la source dort
Et l'oiseau, l'oiseau chante.
Sous le dôme épais,
Sous le blanc jasmin,
Ah! descendons ensemble!

[Elles remontent lentement vers la barque amarrée dans les roseaux]
[Lakmé et Mallika montent dans la barque qui s'éloigne]

LAKME & MALLIKA
ah! ah! ah!
ah! ah! ah!


Ah silenziosa

Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.

Io sono il disperato, la parola senz'eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.

Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l'ultima rosa.

Ah silenziosa.

Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.

Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.

I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.
E sul tuo ventre dorme una farfalla d'ombra.
Ah silenziosa.


Pablo Neruda


Se devo entrare nella solitudine sono già solo

Prima di entrare nel deserto
i soldati bevvero a lungo l'acqua della cisterna.
Ierocle gettò per terra
l'acqua della sua brocca e disse:
Se dobbiamo entrare nel deserto,
io sono già nel deserto.
Se la sete deve bruciarmi,
che già mi bruci.
Questa è una parabola,
Prima di sprofondarmi nell'inferno
i littori del dio mi permisero di guardare una rosa.
Quella rosa è ora il mio tormento
nell'oscuro regno.
Un uomo fu abbandonato da una donna.
Stabilirono di fingere un ultimo incontro.
L'uomo disse:
Se devo entrare nella solitudine
sono già solo.
Se la sete deve bruciarmi,
che già mi bruci.
Questa è un'altra parabola.
Nessuno sulla terra
Ha il coraggio di essere quell'uomo.

Jorge Luis Borges


vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.


Kahlil Gibran



eppure tutto sembra senza limite

"Poiché non sappiamo quando moriremo, siamo portati a
credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade
solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte.
Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra
infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi
che, senza, neanche riuscireste a concepire la vostra vita?
Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.
Quante altre volte guarderete levarsi la luna?
Forse venti, eppure tutto sembra senza limite."


mercoledì 24 agosto 2011

vivere una vita innocente tra errori, e che non vuole altro che essere, amare, amarsi

Sperdutamente
amanti, per il mondo,
Amare! Che confusione
senza pari! Quanti errori!
baciare volti invece
di maschere amate.
Universo in equivoci:
minerali in fiore,
che vogano nel cielo,
sirene e coralli
sulle nevi perenni,
e nel fondo del mare,
costellazioni ormai
stanche, transfughe
dalla gran notte orfana
dove muoiono i palombari.
Noi due. Che smarrimento!
Questa strada, l’altra,
quella? Le carte, false,
scombussolando le rotte,
giocano a farci smarrire,
fra rischi senza faro.
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
Dell’allegria purissima
di sbagliare e trovarci
sulle soglie, sui margini
tremuli di vittoria,
senza voglia di vincere.
Con il giubilo unico
di vivere una vita
innocente tra errori,
e che non vuole altro
che essere, amare, amarsi
nell’immensa altezza
di un amore
che si ama ormai
con tanto distacco da tutto
ciò che non è lui,
che si muove ormai al di sopra
di trionfi o di sconfitte,
ebbro nella pura gloria
della sua certezza.

Pedro Salinas


I sogni, sappiamo, sono davvero strani

I sogni, sappiamo, sono davvero strani: qualcosa magari ci appare straordinariamente chiara, minuziosa come la cesellatura di un orafo, su altre cose invece si passa sopra senza notarle neppure come ad esempio lo spazio ed il tempo. Credo che i sogni nascano non dalla ragione, ma dal desiderio, non dalla testa, ma dal cuore, anche se la mia ragione in sogno si è esibita qualche volta in ingegnosi voli non da poco. Certo è che in sogno accadono cose del tutto incomprensibili. Mio fratello, ad esempio, è morto cinque anni fa, qualche volta lo sogno: egli prende parte alle cose della mia vita, siamo molto interessati l'uno all'altro, ma intanto, durante tutto lo svolgimento del sogno, io sono pienamente cosciente che mio fratello è morto e sepolto. […] E va bene, ammettiamolo pure, è un sogno, ma questa vita che viene tanto esaltata, io volevo finirla suicidandomi, invece il mio sogno, oh! Esso mi ha indicato una vita nuova...

Fëdor Michajlovič Dostoevskij - dal racconto "Il sogno di un uomo ridicolo"


Ma io, io esultavo. Niente più giogo! Impazzito dalla gioia, galoppavo, saltavo come un indiano a nozze

Poi sei venuta tu,
e t'è bastata un'occhiata
per vedere
dietro quel ruggito,
dietro quella corporatura,
semplicemente un fanciullo.
L'hai preso,
hai tolto via il cuore
e, così,
ti ci sei messa a giocare,
come una bambina con la palla.
E tutte,
signore e fanciulle,
sono rimaste impalate
come davanti a un miracolo.
"Amare uno così?
Ma quello ti si avventa addosso!
Sarà una domatrice,
una che viene da un serraglio!"
Ma io, io esultavo.
Niente più giogo!
Impazzito dalla gioia,
galoppavo,
saltavo come un indiano a nozze,
tanto allegro mi sentivo,
tanto leggero.
Vladimir Majakovskij


martedì 23 agosto 2011

cerco di corromperti con l'incertezza, il pericolo, la sconfitta

Ti offro strade difficili, tramonti
disperati, la luna di squallide
periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso
onore col marmo: il padre di mio
padre ucciso sulla frontiera di
Buenos Aires, due pallottole attraverso
i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di
una mucca; il nonno di mia madre -
appena ventiquattrenne - a capo di
un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità
o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo - il centro del cuore che
non tratta con le parole, nè coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del
mio cuore; cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.
Jorge Luis Borges


Se è tardi a trovarmi

Se è tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.

Walt Whitman


Dove

Dove gli occhi si chiudono; dove il tempo
fa echeggiare il nicchio del silenzio;
dove il chiaro deliquio si dissolve
nell’aroma dei nardi e del sesso;
dove gli arti son lacci, e le bocche
non respirano, ansano frementi;
dove le dita tracciano altre orbite
per lo spazio dei corpi e delle stelle;
dove la breve agonia; dove la pelle
si fonde nel sudore; dove l’amore.



José Saramago








lunedì 22 agosto 2011

Ho un debole per gli elogi.

La poesia è nascosta nelle parole,
è tutto quello che so.
Il mio destino è non capire quasi nulla.
Sul niente possiedo profondità.
Non coltivo connessioni con il reale.
Per me forte non è chi scopre l'oro.
Forte per me è chi scopre cose insignificanti:
del mondo e nostre.
Per questa piccola frase mi hanno eletto imbecille.
Mi sono emozionato e ho pianto.
Ho un debole per gli elogi.
Manoel de Barros


sabato 20 agosto 2011

Non sei mai stata così rilassata Così serena ed abbandonata Così viva e così perduta Come se ti fossi appena ritrovata

Lei non lo sapeva ma aspettava un Uomo
Che la scuotesse proprio come un tuono
Che la calmasse come un perdono
Che la possedesse e fosse anche un dono

Era tanto tempo che aspettava l'Uomo
Che la ipnotizzasse solo con il suono
Di quella sua voce dolce e impertinente
Che proprio non ci poteva fare niente

Che la fa sentire intelligente
Bella, porca ed elegante
Come se fosse nuda tra la gente
Ma pura e santa come un diamante

Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore

Per seppellirsi tutta nell'odore
Che le rimane addosso delle ore
Che non si vuole mai più lavare
Per non rischiare di dimenticare

Che le ricordi che sa amare
Un Uomo che sappia rassicurare
Che la faccia osare di sognarsi
Come non é mai riuscita ad immaginarsi

Un Uomo pieno di tramonti
D'istanti, di racconti e d'orizzonti
Che ti guarda e dice: "Cosa senti?"
Come se leggesse nei tuoi sentimenti

Un Uomo senza senso
Anche un po' fragile ma così intenso
Con quel suo odore di fumo denso
Di tabacco e vino e anche d'incenso

Impresentabile ai tuoi genitori
Così coerente anche negli errori
Proprio a te che fino all'altroieri
Ti controllavi anche nei desideri

Tu che vivevi nell'illusione
Di dominare ogni tua passione
Tu che disprezzavi la troppa emozione
Come nemica della Ragione

Non sei mai stata così rilassata
Così serena ed abbandonata
Così viva e così perduta
Come se ti fossi appena ritrovata

Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore


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