La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 30 settembre 2011

Sonetto XLIV

Se l’ottusa sostanza della mia carne fosse pensiero,
la malevola distanza non fermerebbe il mio cammino;
perché, a dispetto dello spazio, verrei portato
dai confini più remoti là dove ti trovi.

Non importerebbe allora se il mio piede posasse
sul più lontano suolo distante da te;
perché l’agile pensiero balza oltre terra e mare
nel tempo di pensare al luogo dove vorrebbe stare.

Ma, ah, il pensiero m’uccide di non essere pensiero
da saltar lunghe distese di miglia quando tu sei via,
mentre, così composto di terra e di acqua,
mi tocca aspettare nel mio lamento il comodo del tempo.

William Shakespeare


Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco dell'inferno

Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda, come lampadario,
il Cero dell'Eternità, entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
e, quando, dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!


Gialal-ad-din-Rumi


giovedì 29 settembre 2011

Giardino chiuso l'impero scintillante del cuore

Giardino chiuso l'impero scintillante del cuore
Dentro l'arcano il tesoro non solo si conserva
ma pure fruttifica nel silenzio dell'amore
Si cattura l'uccello miracoloso rinunciando a catturarlo

Alejandro Jodorowsky



Quando mi parli al telefono e mi s’aprono d’incanto i paradisi

Quando mi parli al telefono
e mi s’aprono
d’incanto i paradisi
della vocalità -
gli accordi
e i tocchi d’arpa
soffici
appena subsquillanti
di quella voce dai precordi sono
tuoi, sì, ma intanto
è il calmo pelago
della muliebrità
che entra
festosamente ruscellando
nel mattino della stanza
e mi dilava da me,
si porta via la mia nascita,
mi cancella dalla mia morte
lasciandomi sospeso…
è o non è
chi? me stesso
ed il mio ascolto – le dicono da tempo
i suoi interlocutori
uomini o angeli.

Mario Luzi


Cerimonia solitaria in compagnia del tuo corpo

Ceremonia solitaria en compania de tu cuerpo

Penetro tu cuerpo tu cuerpo
de carne penetro me hundo
entre tu lengua y tu mirada pura
primero con mis ojos
con mi corazòn con mis labios
luego con mi soledad
con mis huesos con mi glande
entro y salgo de tu cuerpo
como si fuera un espejo
attravieso pelos y quejidos
no sé cuàl es tu piel y cuàl la mia
cuàl mi esqueletro y cuàl el tuyo
tu sangre brilla en mis arterias
semejante a un lucero
mis brazos y tus brazos son los brazos
de una estrella que se multiplica
y que nos llena de ternura
somos un animal que se enamora
mitad ceniza mitad latido
un punado de tierra que respira
de incandescentes materias
que jadean y que gozan
y que jamàs reposan
*****

Cerimonia solitaria in compagnia del tuo corpo

Penetro il tuo corpo il tuo corpo
di carne penetro sprofondo
fra la tua lingua e il tuo sguardo puro
prima con i miei occhi
il mio cuore le mie labbra
dopo con la mia solitudine
con le mie ossa il mio glande
entro ed esco dal tuo corpo
come se fosse uno specchio
passo tra peli e gemiti
non so quale è la tua pelle o la mia
quale il mio scheletro o il tuo
il tuo sangue brilla nelle mie arterie
simile a una stella
le mie braccia e le tue braccia sono quelle
di un astro che si moltiplica
e ci riempie di dolcezza
siamo un animale che si innamora
metà cenere e metà battito
una manciata di terra che respira
di materie incandescenti
che ansimano e godono
senza riposarsi mai

Jorge Eduardo Eielson


mercoledì 28 settembre 2011

Arrivo, accendo il camino, mi accomodo sul divano

Arrivo, accendo il camino, mi accomodo sul divano
e passo ore interminabili guardando in silenzio
le fiamme, immerso in una bruma di sentimenti ai quali
non riesco a dar voce.
É qui dove sento con più crudezza che mai potrò dare
espressione alla profondità della mia anima.

Miguel Torga


martedì 27 settembre 2011

... Ecco forse è per questo che ci siamo incontrati...

... Ecco forse è per questo che ci siamo incontrati...


Where did you come from? Where, oh where?
From earth, from water, from fire, or air?
When we’re dancing, then I’m sure

I know I know you, from before
Travelling man, man in my heart
Man on stage, man of this art


Swiftly speaking, with his feet
I see you, I hear you, there we meet

Where eyes and ears, receive the world
Where what is spoken, can be meet

You are me and I am you
One is one and one are two

One is one and one are two
You are me, I am you




Io sono come la sfera di cristallo

Io sono come la sfera di cristallo in cui la gente trova la sua unità mistica. A causa della mia ossessione per l’essenziale, della mia noncuranza per i dettagli, le banalità, le interferenze, le contingenze, le apparenze, le facciate, i travestimenti, guardare dentro di me è come guardare nella sfera di cristallo. Gli altri vedono il loro fato, il loro io potenziale, il loro io segreto.

Io non mi presto a chiacchiere da poco. Sto zitta. Mi sottraggo, mi allontano. Sono sempre catturata dalla natura profonda della gente, impegnata nella ricerca della loro verità e il mio interesse si sveglia solo quando è questa natura che parla. Il miracolo che mi aspetto, un miracolo di chiarezza, si verifica sempre.

Anais Nin - Diari


Si tenevano per il cuore

Gli innamorati sotto il porticato
(prima pioggia primaverile)
Si tenevano per il cuore
Come foglie verdi bagnate
l'una all'altra appiccicate
che nemmeno in tropicale calore
Si sarebbero staccate

Lawrence Ferlinghetti


lunedì 26 settembre 2011

Che cos'è l'insonnia

Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?

Marguerite Yourcenar


Domani sarà un nuovo giorno?

Distesa ai confini
I tuoi capelli si perdono nel bosco,
i tuoi piedi toccano i miei.
Addormentata sei piú grande della notte
Ma il tuo sogno sta in questa stanza.
Quanto siamo che poco siamo tanto!
Fuori passa un taxi
Col suo carico di spettri.
Il fiume che se ne va
Sempre
È di ritorno.

Domani sarà un nuovo giorno?

Octavio Paz


Vedere il mondo

Vedere il mondo in un granello di sabbia
E il cielo in un fiore di campo,
Tenere l'infinito nel palmo della mano,
E l'eternità in un'ora.

William Blake


ma scrivo questa dedica perché altri la leggano: sono parole private indirizzate a te in pubblico.

A cui devo la gioia palpitante
che tiene desti i miei sensi nelle ore di veglia,
e il ritmo che scandisce il riposo
delle nostre ore di sonno,
l'accordo del respiro

di due amanti i cui corpi

profumano l'uno dell'altro,
che pensano uguali pensieri
e non hanno bisogno di parole
e sussurrano uguali parole
senza la necessità di un senso.

Il vento stizzoso dell'inverno non farà gelare

il sole astioso del tropico non farà seccare
le rose nel giardino di rose che è soltanto nostro

ma scrivo questa dedica perché altri la leggano:

sono parole private indirizzate a te in pubblico.

Thomas Stearns Eliot


 

venerdì 23 settembre 2011

Un fremere d'antenne, un disegno di danza, un infinitesimo battere di ciglia

Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te - è lo stesso con Dio -
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell'universo.
Un fremere d'antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach.

Maria Luisa Spaziani


giovedì 22 settembre 2011

per cercare la pace per guardarla negli occhi se è vero che esiste

Chiedo silenzio per vivere il fiore e il frutto
un viaggio di colombe
e pesci che danzino nell’acqua.
Chiedo silenzio e si affoga la pace ad ogni crocevia
il dolore colpisce il punto esatto del ricordo
e il figlio spegne la lampada sotto la morte allitterata.
Silenzio per vivere
e ridivenire passeggeri insonni
colombi messaggeri senza alcun ramo d’ulivo scrutano l’orizzonte
dove la voce è clamore
una triste elegia che viene dal diluvio.
Per vivere
per ascoltare il sussurro scritto in tante pagine
e ritrovare gli occhi perduti da sempre
per cercare la pace
per guardarla negli occhi
se è vero che esiste.
Luz Mary Giraldo


Questo per me era l’unico modo di amare

Ma io vivevo solamente negli spazi delle mie emozioni d’amore e dove più stavo male e più le intimità erano stravolte dalla passione e i miei pensieri dal sentimento, e dove i miei equilibri più infranti e le mie sicurezze turbate, più mi sentivo di esserci. Cercavo solamente grandi burrasche emotive. Questo per me era l’unico modo di amare.

Pier Vittorio Tondelli - Biglietti agli amici


Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere.

La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto. Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere.

Sándor Márai


ovunque le carezze abbiano libero accesso

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

Victor Hugo


Scrivimi.

Perché non ho baciato le tue ginocchia?

Avrei voluto fermare quell'automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c'è il tuo petto per questa bambina stanca.

Tornare. Come una bambina, questa del ritratto a dieci anni. Non quella che t'ha portato tanto peso di storie di memorie affannose, che t'ha parlato come se stesse ancora continuando il suo povero viaggio disperato, come se non ti vedesse, quasi, e non vedesse lo spazio intorno, le querele, l'acqua, il regno mitico del vento e dell'anima Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d'oro. E non ho baciato le tue ginocchia.

I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il ciclo.

Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m'avevi portata cosi lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l'acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me!

È vero che vuoi ch'io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d'oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d'autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c'è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che m'hai detto amore! Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è cosi forte. Non posso scriverti. Verrò il 19. dovunque. Il 14 resterò qui; a Firenze andrò poi per un giorno. Son tua. Sono felice. Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi.

IX lettera da Sibilla Aleramo a Dino Campana



Se tu sapessi quanto ti bramo

Se tu sapessi quanto ti bramo, quanto il ricordo dell'ultima notte mi lascia delirante di gioia e straripante di desiderio. Quanto bramo darmi interamente a te nell'estasi del tuo dolce respiro e di quei baci che dalle tue labbra mi colmano di piacere! Ho bisogno del tuo amore come pietra angolare della mia esistenza. E' il sole che soffia la vita in me.

Juliette Drouet a Victor Hugo


La poesia

[...] Perchè la poesia [...] ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell'anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell'arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l'immensità della morte è una catarsi della vita. Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l'anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore. Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto e sente, attraverso il suo cielo, salire l'estremo pallore, per chi ancora beve, con occhi allucinati, l'incanto delle cose, ma non sa, non può (perché è troppo tardi – perché non c'è più forza – perché tutto è stato bruciato, fino all'ultima stilla) tradurlo più in parole, ah, Tullio, è come rivivere trovare un'anima giovane che sprigiona il nostro stesso canto inespresso. [...]

dalle lettere di Antonia Pozzi a Tullio Gadenz


mercoledì 21 settembre 2011

Ottobre

Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.

Sole d'autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell'anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t'inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch'è tutta una dolcissima agonia.
Vincenzo Cardarelli


Autunno veneziano

L'alito freddo e umido m'assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l'estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d'incanto se n'è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d'acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d'Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d'altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v'ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l'autunno veneziano.
Così a Venezia le stagioni delirano.
Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.

Vincenzo Cardarelli

©Tiziana Antonello

La mia vita appesa ai sogni

Quando un uomo e una donna generano un figlio, non sanno chi metteranno al mondo: potrà essere Shakespeare o Macbeth, Adamo o Caino: questo è il meno. Le cose succederanno poi. E il nostro dovere, il nostro preciso dovere, è di organizzare l’avvenire, sapendo che sarà molto diverso perché le epoche non si somigliano. Ma non posso parlare con maggiore autorevolezza, perché sono del tutto privo di senso storico. So d’un tratto che accadrà qualcosa. Questo qualcosa può essere una favola. Di questa favola vedo il principio e la fine, ma non quello che succede tra il punto di partenza e la meta: questo devo scoprirlo io, così come l’epoca che viene, la sintassi che conviene usare.

Credo che bisogna diffidare delle teorie estetiche. Quando ero giovane credevo, per esempio, che la metafora fosse l’elemento essenziale della poesia, o credevo, molto erroneamente, che il verso libero fosse più facile del verso classico. Ora cerco di intervenire il meno possibile nella mia opera scritta. Lascio che tutto rimanga a carico di quello che gli antichi chiamavano la musa, gli ebrei ruah, lo spirito, e William Butler Yeats, il grande poeta irlandese, la "grande memoria", la memoria dei nostri antenati, vale a dire la memoria del genere umano. O ciò che la nostra fede – o mitologia – chiama subconscio. Infine, è lo stesso – una parola vale l’altra – anche se io preferisco l’idea dello spirito: mi piace di più, seppure un po’ ambiziosa. Credo che tutti siamo visitati dallo spirito.

Di romanzi non posso parlare perché ne ho letti pochi, fuorché le saghe, fuorché Conrad, fuorché i russi, fuorché il Don Chisciotte. Quasi non ho letto romanzi. In compenso ho letto molti racconti. Quanto alle teorie estetiche, torno a ripetere quello che ho già detto: quali teorie ebbero gli indù, i persiani, gli arabi, che scrissero le Mille e una notte? Una sola, principale, in letteratura. Evidentemente, è come dire nessuna. Si abbandonarono al piacere di raccontare. Credo che ogni scrittore debba abbandonarsi al piacere di sognare e di scrivere. Per quanto azzardato, forse la massima felicità è la lettura. Ho scritto, una volta, che altri rimpiangono i libri che non hanno scritto. Io rimpiango i libri che non ho letto.

Non riesco a pensare al Medioevo né all’età barocca. Però mi consolo pensando che per me il massimo filosofo sia stato Schopenhauer. Parlando della storia, Schopenhauer, affermava che cercare in essa significati è come cercare forme di leoni, o di montagne, nelle nuvole. Per uno scrittore è opportuno non intervenire nella propria opera, soprattutto deve evitare che vi intervengano le sue opinioni. Le sue opinioni hanno attinenza con l’effimero e non sono importanti. Ritengo che forse la più sensata affermazione sull’arte sia contenuta in queste parole del pittore americano Whistler: Art happens, l’arte accade, l’arte avviene. Dimentichiamo le radici, le scuole, le generazioni, tutto questo è evidentemente vano: l’arte è un miracolo, forse un miracolo minimo, e tuttavia frequente. Nel mio caso si manifesta così: all’improvviso sento che qualcosa sta per accadere. E allora la mia anima, la mia coscienza, sono in un atteggiamento passivo. E aspetto.

La bomba è la spada, il fucile, la pietra con cui fu ucciso Abele. È un’arma, è orribile. È la maschera attuale delle armi, che sono odiose. Ma purtroppo i poeti si sono messi a cantare la guerra. L’epica è ammirevole, ma il suo argomento no. Tutte le guerre sono ingiustificate. Non ci sono vittorie, solo disfatte. Una vittoria è solo una disfatta, dal momento che un uomo uccide un altro uomo: tutto ciò è terribile. Sono contro la bomba, contro la spada, contro tutte le armi. Perfino contro le armi illustri, antiche, non so, degli assiri, dei persiani o dei greci.

Ci sono parecchi futuri, migliaia di futuri differenti tra loro. Un futuro è poco, no? Ciascuno di noi pensa a un futuro differente. La sola cosa che sappiamo è che il futuro sarà differente da noi. Per esempio, ci interessiamo alla storia, alla scienza, alla geografia, alla vita dopo la morte, agli esseri dei vari pianeti.. ma tutto questo cambierà, ci si interesserà di altro. Non si possono prevedere le cose né gli individui: ciascun individuo è differente, non credo sia prevedibile. E la poesia è fatta di individui. Non di cose vaghe come la società, le città, i paesi: tutto ciò è troppo astratto.

Nessuno avrebbe potuto prevedere Ariosto, per esempio, soprattutto dopo Dante. Sembrava imprevedibile. Eppure è arrivato, e c’è per sempre, per fortuna. Prevedere gli individui è impossibile. Possono trovarsi somiglianze, ma non di più. Per esempio Blake e Swedenborg si assomigliavano, ma erano anche molto differenti, le loro metafore sono differenti e tutto il resto è differente. L’avvenire sarà fatto di individui, non di epoche e di scuole, che sono solo comodità della storia della letteratura e della storia della pittura. Le scuole non contano.

Blake detestava il Romanticismo. Hugo visse del suo diritto e non delle sue teorie che in genere contano ben poco. Le teorie in genere non sono importanti. Le teorie possono essere stimoli per creare: allora sono utili. Faccio l’esempio di Whitman, un grande poeta: le sue idee sulla democrazia a noi sembrano talmente desuete, così lontane da noi che ci interessano assai poco. Ma per lui erano importanti, aveva bisogno di quelle idee per fare la sua opera. Ed è la sua opera che conta oggi, non le sue teorie e le sue dottrine.

Io non ho delle opere. Qualche frammento: chiamano questo un’opera, forse per ragioni tipografiche. Si sogna come si dice "piove". Non c’è soggetto, c’è solo il verbo. E il verbo sta qui, poiché viviamo, poiché sogniamo. Non c’è nessuna differenza, tra le due attività. Sognare è essenziale, forse è la sola cosa reale che ci sia. Il sogno che cambia, che si sogna che si meraviglia di sognare. Tutto ciò si chiama filosofia, metafisica, anche poesia.

Credo che la poesia sia atemporale e che non abbia niente a che fare con le epoche o con le circostanze. Un buon verso continua, no? È sempre un buon verso. Flaubert la pensava allo stesso modo. Quando un verso è bello, perde la scuola, ha detto Flaubert. Sì: quando un verso è bello, c’è. Poco importa che sia stato scritto questa mattina o da migliaia di anni. Be’, in un’altra lingua è diverso. La poesia è qualcosa di eterno. Come diceva Keats: A thing of Beauty si a Joy for ever, una cosa bella è una gioia per sempre. Invece le circostanze sono solo contemporanee, storiche, nel senso più malinconico della parola.

Da giovani si vuole essere interessanti, o infelici, eroi da romanzo russo, eccetera, o il principe Amleto. Alla mia età no: ho perso la voglia di essere Amleto o Raskolnikov. Sono solo Borges, e a volte è dura.


Joy delights in joy, è un bel verso scritto trecento anni fa. Se cito il verso di un poeta persiano che dice: La luna è lo specchio del tempo, allora si pensa a quella cosa apparentemente fragile, bianca, perduta nel cielo: la luna, il tempo, il tempo che scorre senza inizio, mi sembra, senza fine. È una bella metafora, è stata scritta nel Medioevo da un poeta, in Persia. Ma ciò non ha nessuna importanza. Se una cosa è bella c’è, resta.

Tutto è fantastico. Il senso della vita è il sogno. L’ha detto Schopenhauer e l’ha detto Hume. Si è sentito che c’era un’intimità, un intimo legame tra i loro sogni e la vita. O piuttosto che la vita è una maniera del sogno. O che il sogno è una maniera della vita.

Sono tanti i mali attuali. Sono dovunque. Perfino nel mio Paese, che ha una storia breve, c’è il nazionalismo. È un male. Perché accentuare le nostre differenze e non accentuare le nostre affinità?

C’è un altro male, che è la disparità di distribuzione dei beni materiali e spirituali. Vale a dire che serve l’educazione. L’educazione e poi il fatto di giungere il più presto possibile a una cittadinanza planetaria: finché ci saranno Paesi, finché ci saranno frontiere, ci saranno discordia, guerra, rivalità. Credo, pertanto, che la massima speranza sarebbe di dimenticare la geografia politica, una delle scienze più pericolose. E di correggere quel male che ho segnalato, la disparità nella distribuzione della ricchezza e della povertà…

E poi conviene credere nella possibilità di creare il proprio avvenire, modificare il proprio avvenire. Questa è forse un’illusione, come un’illusione necessaria è il libero arbitrio. Ma per continuare a vivere dobbiamo credere nel libero arbitrio, dobbiamo fare piani per un futuro certamente incerto, e del quale l’unica cosa che sappiamo è che non potrà somigliare ai nostri sogni. Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali.

Jorge Luis Borges


El viento y el alma

Con tal vehemencia el viento
viene del mar, que sus sones
elementales contagian
el silencio de la noche.

Solo en tu cama le escuchas
insistente en los cristales
tocar, llorando y llamando
como perdido sin nadie.

Mas no es él quien en desvelo
te tiene, sino otra fuerza
de que tu cuerpo es hoy cárcel,
fue viento libre, y recuerda.

*****

Con tale veemenza il vento
arriva dal mare, che i suoi suoni
elementari contagiano
il silenzio della notte.

Solo nel tuo letto lo ascolti
battere insistente sui vetri,
piangendo e chiamando
come perduto senza nessuno.

Non è più lui a tenerti insonne,
ma un'altra forza
di cui il tuo corpo oggi è prigione,
fu vento libero, e ricorda.

Luis Cernuda


Soli, abbracciati, immemori, Tra firmamento e mar

Su la marina immobile
Come un gran vel d'argento,
Stellato, ampio, diafano
S'incurva il firmamento;
E noi ridente vigila
Il grande occhio lunar
Soli, abbracciati, immemori,
Tra firmamento e mar.
O come è dolce il vivere,
Com'è divino il mondo
Visto a traverso i riccioli
Del tuo bel capo biondo;
Visto a traverso il fascino
Onde la tua beltà
Tutto di luce inondami
E di felicità!

Giovanni Marradi


Ti ho voluta per la tua bellezza mi hai dato più di te stessa

Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un'ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite
Tutto ciò è accaduto
nella verità del tempo
nella verità della carne
Ti ho vista con un bambino
mi hai portato al suo profumo
e alle sue visioni
senza chiedermi sangue
Su tantissimi tavoli di legno
adornati con cibo e candele
mille sacramenti
che hai portato nel tuo cesto
Ho visitato la mia creta
Ho visitato la mia nascita
fino a quando sono tornato piccolo
ed impaurito abbastanza
da nascere di nuovo
Ti ho voluta per la tua bellezza
mi hai dato più di te stessa
Hai condiviso la tua bellezza
questo è tutto ciò che ho appreso stanotte
mentre ricordo gli specchi
dai quali sei scomparsa
dopo che hai donato loro
ciò che essi ti chiedevano
per la mia iniziazione
Adesso sono un'ombra
desidero ardentemente
giungere alla fine del mio peregrinare
e vado avanti
con l'energia della tua preghiera
e procedo
in direzione della tua preghiera
poiché tu sei inginocchiata
come un mazzolino di fiori
in una grotta di ossa
dietro la mia fronte
e mi muovo in direzione di un amore
che hai sognato per me.

Leonard Choen


martedì 20 settembre 2011

Dimmi che mi manca così il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi...

Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò... Sei tu che mi squassi così? Che cosa m'hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m'hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell'abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento così strappata a me stessa? Mi chiami, o m'hai dimenticata? Oh ti voglio ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d'altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte, Dino, dopo questo non si può esser più nulla, oh, sapere che anche tu lo senti, che rantoli anche tu così...

Mi aspetti, dimmi, mi aspetti, vero? Saremo soli sulla terra. Bruceremo. Hai visto che siamo vergini, che qualcosa non ci fu mai strappato? Per noi. Più a fondo, più a fondo, ci mescoleremo allo spazio, prendimi, tiemmi, io non ti lascio, bruceremo.

Dimmi che mi manca così il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi...

Lettera da Sibilla Aleramo a Dino Campana


I suoi sogni in piena luce fanno evaporare i soli

Lei è in piedi sulle mie palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Lei ha la forma delle mie mani,
Lei ha il colore dei miei occhi,
Lei è sprofondata dentro la mia ombra
Come una pietra sopra il cielo.
Lei ha sempre gli occhi aperti
E non mi lascia dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
Mi fanno ridere, piangere e ridere
Parlare senza avere niente da dire.

Paul Eluard


Amor - come parola essenziale

Amor - come parola essenziale
dia inizio alla canzone e la sostanzi.
Amor guidi il mio verso e, nel guidarlo,
unisca anima e sesso, membro e vulva.
Chi osa dir di lui che é solo anima?
Chi non sente nel corpo l'anima espandersi
fino a sbocciare in un vivido grido
d'orgasmo, in un istante d'infinito?
Il corpo avvinghiato a un altro corpo,
fuso, dissolto, torna all'origine
degli esseri, che Platone vide completi:
é uno, in due perfetto: due in uno.
Integrazione a letto o già nel cosmo?
Dove ha fine la stanza e giunge agli astri?
Che forza qui nei fianchi ci trasporta
a quell'estrema regione, eterea, eterna?
Al delizioso tocco della clitoride,
tutto, ecco, si trasforma, in un baleno.
In un minuscol punto di quel corpo,
la fonte, il fuoco, il miele si concentrano.
La penetrazione via via squarcia le nubi
e svela soli tanto sfolgoranti
che mai l'umana vista ha sopportato,
ma, trafitto di luce, continua il coito.
E continua e si estende in tale guisa
che, oltre noi, oltre la stessa vita,
come attiva astrazione che si fa carne,
l'idea di godere sta godendo.
E in un patir di gaudio, tra parole,
anzi di meno, suoni, ansimi, ahi,
solo un piacere in noi raggiunge l'apice:
é quando l'amore muore d'amor, divino.
Quante volte moriamo l'uno nell'altro,
nell'umida caverna vaginale,
di quella morte che é dolce più del sonno:
la quiete dei sensi, soddisfatta.
Allora si instaura la pace. Pace di dei,
adagiati sul letto, come statue
vestite di sudore, grate per quanto
ad un dio aggiunge l'amor terreno.

Carlos Drummond De Andrade



Ascolto in silenzio

Ascolto in silenzio
il muto canto
dell'erba
che dondola l'anima al vento
disprezzando le vanità
e le ricchezze vane;
adoro i sospiri degli abeti
che s'infrangono nei gelidi turbini;
amo gli umili pianti del salice
che non si sciolgono alle carezze della neve.
Adoro le solitarie danze del castagno
che trema le palmipedi foglie
come mani al cielo;
adoro il sole che non si maschera per apparire;
la luna che non si trucca per ingannare.
Amo la nudità e il soave profumo
dell'eterna libertà.

Alexian Santino Spinelli


quando sento il tuo entusiasmo per la vita accendersi, accanto al mio, mi sento girare la testa

Prima, quasi quasi pensavo che ci fosse qualcosa di sbagliato. Tutti gli altri sembrava che avessero i freni tirati. La scena di un film, una voce, una frase, per loro non era vulcanica. Io invece non ho mai avuto freni. Io trabocco. E quando sento il tuo entusiasmo per la vita accendersi, accanto al mio, mi sento girare la testa.

Henry Miller e Anaïs Nin - Storia di una passione


Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi

Caro collezionista

Noi la odiamo. Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere annaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. …….. Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi.

Anais Nin - Il delta di Venere

©Man Ray

non mortal cosa è questa

Donna, ne gli occhi vostri
Tanta, e sì chiara ardea
Maravigliosa, altera luce onesta,
Che agevolmente Uom ravvisar potea,
Quanta parte di Cielo in voi si chiude,
E seco dir: non mortal cosa è questa.

Eustachio Manfredi


lunedì 19 settembre 2011

La nudità dei fiori

La nudità dei fiori è il loro odore carnale
Che palpita e si eccita come un sesso femminile
E i fiori senza profumo sono vestiti di pudore
Essi prevedono che si vuol violare il loro odore
La nudità del cielo è velata di ali
Di uccelli che planano d'attesa inquieta d'amore e di fortuna
La nudità dei laghi freme per le libellule
Che baciano con azzurre elitre il loro ardore di spume
La nudità dei mari io la adorno di vele
Che esse strazieranno con gesti di raffica
Per svelare il loro corpo allo stupro innamorato di esse
Allo stupro degli annegati ancora irrigiditi d'amore
Per violare il mare vergine dolce e sorpresa
Del rumore dei flutti e delle labbra appassionate

Guillaume Apollinaire


L’amore è abbastanza grande

L’amore è abbastanza grande da includere una frase letta in un libro, la linea di un collo visto e desiderato tra la folla, un viso amato e desiderato visto al finestrino di un metrò che sfreccia via. E’ grande abbastanza da includere un amore passato, un amore futuro, un film, un viaggio, la scena di un sogno, un’allucinazone, una visione.

Anais Nin


varcando dei gemiti il confine del piacere

Beati coloro che hanno
due fedi al dito
una quella degli sponsali
e l'altra quella dell'arte.
Beati coloro che si baceranno
sempre al di là delle labbra
varcando dei gemiti
il confine del piacere
per cibarsi dei sogni.

Alda Merini


Uniti ed esulanti diffonderem pel mondo i nostri amori, armonie di colori...

Tosca
(svincolando le mani)

Senti... l'ora è vicina; io già raccolsi
(mostrando la borsa)
oro e gioielli... una vettura è pronta.
Ma prima... ridi amor... prima sarai
fucilato - per finta - ad armi scariche...
Simulato supplizio. Al colpo... cadi.
I soldati sen vanno... - e noi siam salvi!
Poscia a Civitavecchia... una tartana...
e via pel mar!

Cavaradossi
Liberi!

Tosca
Chi si duole
in terra più? Senti effluvi di rose?!...
Non ti par che le cose
aspettan tutte innamorate il sole?...

Cavaradossi
(colla più tenera commozione)
Amaro sol per te m'era morire,
da te la vita prende ogni splendore,
all'esser mio la gioia ed il desire
nascon di te, come di fiamma ardore.
Io folgorare i cieli e scolorire
vedrò nell'occhio tuo rivelatore,
e la beltà delle cose più mire
avrà sol da te voce e colore.

Tosca
Amor che seppe a te vita serbare,
ci sarà guida in terra, e in mar
nocchier...
e vago farà il mondo riguardare.
Finché congiunti alle celesti sfere
dileguerem, siccome alte sul mare
a sol cadente,
(fissando come in una visione)
nuvole leggere!...
(rimangono commossi, silenziosi: poi Tosca, chiamata dalla realtà delle cose, si guarda attorno inquieta)
E non giungono...
(si volge a Cavaradossi con premurosa tenerezza)
Bada!... al colpo egli è mestiere
che tu subito cada...

Cavaradossi (triste)
Non temere
che cadrò sul momento - e al naturale.

Tosca (insistendo)
Ma stammi attento - di non farti male!
Con scenica scienza
io saprei la movenza...

Cavaradossi
(la interrompe, attirandola a sé)
Parlami ancora come dianzi parlavi,
è così dolce il suon della tua voce!

Tosca
(si abbandona quasi estasiata, quindi poco a poco accalorandosi)
Uniti ed esulanti
diffonderem pel mondo i nostri amori,
armonie di colori...

Cavaradossi
(esaltandosi)
Armonie di canti diffonderem!

Tosca e Cavaradossi
(con grande entusiasmo)
Trionfal, di nova speme
l'anima freme in celestial
crescente ardor.
Ed in armonico vol
già l'anima va
all'estasi d'amor.

Tosca
Gli occhi ti chiuderò con mille baci
e mille ti dirò nomi d'amor.

SCENA ULTIMA
(Frattanto dalla scaletta è salito un drappello di soldati: lo comanda un Ufficiale, il quale schiera i soldati nel fondo: seguono Spoletta, il Sergente, il Carceriere. - Spoletta dà le necessarie istruzioni. Il cielo si fa più luminoso; è l'alba: suonano le 4 del mattino.
Il Carceriere si avvicina a Cavaradossi e togliendosi il berretto gli indica l'Ufficiale)

Carceriere
L'ora!

Cavaradossi
Son pronto.
(il carceriere prende il registro dei condannati e scende per la scaletta)

Tosca
(a Cavaradossi, con voce bassissima e ridendo di soppiatto)
Tieni a mente... al primo colpo... giù...

Cavaradossi
(sottovoce, ridendo esso pure)
Giù.

Tosca
Non rialzarti innanzi
ch'io ti chiami.

Cavaradossi
No, amore!

Tosca
E cadi bene.

Cavaradossi (sorridendo)
Come la Tosca in teatro.

Tosca
(vedendo sorridere Cavaradossi)
Non ridere...

Cavaradossi (serio)
Così?

Tosca
Così.


domenica 18 settembre 2011

Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

"Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati."


Diego De Silva - Non avevo capito niente


Sonetto XIII

Se m'addormentassi al suono della mia stessa voce
Nel dirti come l'amor mio per te sia il mio sogno
Mi ritroverei ad udire me stesso, il rumore
Delle mie parole come fossero d'altra persona.
Ma non mi stupisco; questo è l'animo del poeta.
Davvero non potrei ben dirti quanto io ti amo,
Potessi non amarti meno sapendolo, e fossi
Tutto amore e nessun pensiero a provare amore.
Tanto più la coscienza diviene cosciente di sé
Tanto meno s'adopera per sminuire se stessa.
L'amore mio non potrebbe vestir d'oro l'amore
Senza sperperare dell'amore le sue ricchezze.
L'amore del poeta è questo (come ora ti provo):
Amo il mio amore per te più di quanto io ti ami.

Fernando Pessoa


Io vorrei stare sopra le tue labbra per spegnermi alla neve dei tuoi denti

Io vorrei stare sopra le tue labbra
per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
Io vorrei stare dentro il tuo petto
per sciogliermi al tuo sangue.
Fra i tuoi capelli d’oro
vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore
la tomba al mio che duole.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Tutta l’anima mia vorrei che entrasse
nel tuo piccolo corpo.
Essere io il tuo pensiero, io
il tuo vestito bianco,
perche’ tu t’innamori
di me d’una passione cosi’ forte
che ti consumi cercandomi
senza trovarmi mai.
E perche’ tu il mio nome
vada gridando ai tramonti,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo, triste, tutte le amarezze
che sulla strada ho lasciato,
desiderandoti, il cuore.
E intanto io penetrero’ nel tuo
tenero corpo dolce
essendo io te stessa
e dimorando in te, donna, per sempre,
mentre tu ancora mi cerchi invano
da Oriente ad Occidente,
fin che alla fine saremo bruciati
dalla livida fiamma della morte.

Federico Garcia Lorca



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...