La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 31 ottobre 2011

A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane...

"E' già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso: Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo , Lei sa come odio le lettere. Tutta l' infelicità della mia vita - e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una costatazione universalmente istruttiva - proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale.

La facilità di scrivere lettere - considerata puramente in teoria- deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario,ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l' una conferma l' altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l' idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane..."

Franz Kafka – Lettere a Milena






la marea dell’amore, la notte, mi soffoca

Non volevo amore perché è caos,
perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento.
Volevo essere fortissima davanti a te,
essere contro di te
- tu ami tanto contrapporti alle cose.
Io amo essere per le cose. -
Tu fai caricature.
Occorre un grande odio per fare caricature.
Io eleggo, io amo
– la marea dell’amore, la notte, mi soffoca –
come in quel sogno che ieri ti sei sforzato di rendere reale,
di inchiodare, proprio così, con il tuo bacio travolgente….

Anais Nin a Henry Miller


I lunghi lamenti Dei violini D'autunno Mordono il cuore

I lunghi lamenti
Dei violini
D'autunno

Mordono il cuore
Con monotono
Languore.

Ecco ansimando
E smorto, quando
Suona l'ora,
Io mi ricordo
Gli antichi giorni
E piango;

E me ne vado
Nel vento ingrato
Che mi porta
Di qua e di la'
Come fa la
Foglia morta.


Paul Verlaine


sabato 29 ottobre 2011

il nuovo viso che io rivolgo a te nessuno al mondo l’ha visto ancora

Ho imparato a non preoccuparmi dell’amore
ma di onorare le sue visite
con tutto il mio cuore.
Esaminare i cupi misteri
del sangue
con mente allegra e
leggera,
conoscere il flusso delle emozioni
sciolte e veloci
come l’acqua.
La fonte sembra
qualche inesauribile
sorgente
all’interno della nostra doppia
o triplice essenza;
il nuovo viso che io
rivolgo a te
nessuno al mondo
l’ha visto
ancora.

*****

I have learned not to worry about love;
but to honor its coming
with all my heart.
to examine the dark mysteries
of the blood
with headless heed and
swirl,
to know the rush of feelings
swift and flowing
as water.
The source appears to be
some inexhaustible
spring
within our twin and triple
selves;
the new face I turn up
to you
no one else on earth
has ever
seen.

Alice Walker


venerdì 28 ottobre 2011

Le coprirei il tempo con rose

Le coprirei il tempo
con rose, perché non ricordasse.
Una rosa diversa,
d’imprevista magia,
sopra ogni ora solitaria d’oro
o d’ombra,
vuoto propizio alle memorie tragiche.
E come tra divine
e allegre
rampicanti scarlatte, rosa, bianche,
che non lasciassero spazio al passato,
le s’intrecciasse
con il corpo
l’anima.

Juan Ramón Jiménez


Il tuo tuttofinito Il mio ancoraqui

Ti allontani così in fretta
Lasciate da tempo le colonne d'Ercole
Sulla schiuma dei mari
Mai scandagliati
Sotto il corso delle stelle
Mai contate
Ti spingi
Con gli occhi aperti.
Il tuo silenzio
La mia voce
Il tuo stare
Il mio andare
Il tuo tuttofinito
Il mio ancoraqui.

Marie Luise Von Kaschnitz


Dovete vedere in me Uno di due

Nella mia mente vivi tu
Il mio corpo è la tua dimora
Coi miei occhi vedi la primavera
E il rosso castagno ancora.
Sul fiume di ogni giorno
Affiori
Dalla collina mi sovrasti
Con ogni sole.
Ho mani
Dieci dita e piedi agili
Ti avvicini
Non ti afferro.
Dovete vedere in me
Uno di due
E dietro le mie parole
Ascoltare senza respiro
L'altra voce.
Dovete vedere come la mia ferita
Comincia ad avvampare
Quando arriva l'onda
L'odor di conchiglia dei porti
Quando nel bosco di faggi risuona
Il canto di maggio di uccelli invisibili.

Marie Luise Von Kaschnitz


I think of you

In the hush of evening
As shadows steal
across my lonely room
I think of you
I think of you
From afar the music
Of violins comes softly
through the gloom
All I can do
Is think of you
O I can see you standing
there before me
And I can hear you whisper
You adore me
So when dusk is falling
I live again the
loveliness we knew
I think of you
I think of you



giovedì 27 ottobre 2011

lo stormo bianco dei miei versi

Non so se sei vivo o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.
Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l'azzurro incendio degli occhi.
Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.

Anna Achmatova


Ho smesso di sorridere

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.
Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio.

Anna Achmatova


occorre imparare di nuovo a vivere

E sul mio petto ancora vivo
piombò la parola di pietra.
Non fa nulla, vi ero pronta,
in qualche modo ne verrò a capo.
Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre imparare di nuovo a vivere.
Se no... Oltre la finestra
l’ardente fremito dell’estate, come una festa.
Da tempo lo presentivo:
un giorno radioso e la casa deserta

Anna Achmatova


mercoledì 26 ottobre 2011

Le candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
Accanto, dissero qualcosa: attento
mi rivolsi alla soglia del caffè.
E vidi, allora, lo stupendo corpo,
dove di sé faceva maggior prova Amore:
vi plasmava gioioso acconce membra,
innalzava, scolpita, la persona,
con emozione vi plasmava il viso,
del suo tratto lasciando come un arcano senso
sulla fronte, sugli occhi, sulla bocca.

Costantino Kavafis



apparirà di certo qualcun altro che mi somigli e come me sia libero

Dalle cose che feci o dissi
non cerchino d’indovinare chi fui.
C’era un impedimento a trasformare
il mio modo di vivere e di agire.
C’era un impedimento che m’interrompeva
molte volte che stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno appariscenti
e dai miei scritti più velati –
da questo solo mi conosceranno.
Anche se forse non varrà la pena
che faccian tanti sforzi per capirmi.
Più avanti – in una società perfetta –
apparirà di certo qualcun altro
che mi somigli e come me sia libero.

Costantino Kavafis


Ode all’immortalità

C’era un tempo in cui prato, bosco, e ruscello,
la terra, e ogni essere comune
a me sembravano
ornati da una luce celestiale,
la gloria e la freschezza di un sogno.
non è più com’era prima;—
mi giro ovunque posso,
di giorno o di notte,
le cose che ho visto ora non posso più vederle.

L’arcobaleno viene e va,
e amabile è la rosa;
la luna con diletto
si guarda intorno quando i cieli erano spogli;
le acque nelle notti stellate
sono belle e serene;
l’alba è una nascita gloriosa;
ma eppure so, dove vado,
dove è passata una gloria dalla terra.

Ora, mentre gli uccelli cantano una tale canzone gioiosa,
e mentre i giovani agnelli saltellano
come al suono del tamburello,
solo per me venne un pensiero di dolore:
un’espressione tempestiva diede sollievo a quel pensiero,
e sono di nuovo forte:
le cataratte soffiano nelle loro trombe dalle ripide;
non più la mia pena offenderà la stagione;
sento gli eco accalcarsi attraverso le montagne,
i venti vengono verso di me dai campi di sonno,
e tutta la terra è felice;
terra e mare
si danno alla gioia,
e con il cuore di maggio
ogni bestia fa vacanza;—
tu, bambino di gioia,
urla intorno a me, fammi sentire le tue urla, tu felice
pastorello!

Creature benedette, ho sentito la chiamata
fatta per ognuno di voi; vedo
i cieli ridere con voi del vostro giubilo;
il mio cuore partecipa alla tua festa,
la mia testa ha la sua corona,
la pienezza della vostra beatitudine, io sento–la sento tutta.
o giorno maledetto! se fossi arcigno
mentre la terra sta adornando,
questa dolce mattina di maggio,
e i bambini stanno scartando
su ogni lato,
in migliaia di valli lontane e vaste,
fiori freschi; mentre il sole sorge caldo,
e il bambino salta tra le braccia di sua madre
sento, sento, con gioia sento!
–ma c’è un albero, di molti, uno,
un singolo campo che osserva dall’alto,
entrambi parlano di qualcosa che è passato:
la viola del pensiero ai miei piedi
ripete lo stesso racconto:
dov’è scappato il barlume visionario?
dove sono ora, la gloria e il sogno?

La nostra nascita è un sonno ed è stato dimenticato:
l’anima che si alza con noi, la stella della nostra vita,
ha avuto ovunque la sua collocazione,
e viene da lontano:
né nell’intera dimenticanza,
e né nella completa nudità,
ma nelle nuvole trascinanti di gloria noi veniamo
da Dio, che è la nostra casa:
il cielo è sopra di noi nella nostra infanzia!
le ombre della casa-prigione iniziano a chiudersi
sopra il bambino che cresce,
ma guarda la luce, e da dove fluisce,
in esso vede la gioia;
la giovinezza, che giornalmente oltre l’est
deve viaggiare, è ancora il prete della natura,
e dalla visione splendida
è intervenuta sulla sua strada;
lentamente l’uomo lo percepisce morto,
e sparisce nella luce del giorno comune.

La terra riempie le sue labbra con i suoi piaceri;
lei ha la smania nella sua naturale indole,
e, anche con le cose della mente materna,
e nessuno scopo indegno,
la domestica infermiera fa tutto ciò che può
per rendere il suo figlio adottivo, un uomo detenuto,
dimentica le glorie che ha conosciuto,
e quel palazzo imperiale da dove lui viene.

il bambino guarda tra le sue nuove beatitudini,
un caro ragazzo di sei anni di un’altezza pigmea!
vedi, dove il mezzo lavoro nella sua stessa mano giace,
logorato dai baci di sua madre,
con la luce sopra di lui dagli occhi del padre!
vedi, ai suoi piedi, alcuni piccoli progetti o piani,
alcuni frammenti dal suo sogno di vita umana,
formata da lui stesso con arte appena conosciuta;
un matrimonio o una festa,
un lutto o un funerale;
e questo ha ora il suo cuore,
e tra questo lui monta la sua canzone:
allora lui adatterà la sua lingua
ai dialoghi di affari, amore, lite;
ma non sarà a lungo
questo sarà gettato via,
e con nuova gioia e con orgoglio
il piccolo attore ha un’altra parte;
riempendo con il tempo la sua “parte umoristica”
con tutte le persone, in un’età paralizzata,
che la vita porta con sé nel suo equipaggiamento;
come se la sua intera vocazione
fosse una limitazione senza fine.

Tu, la quale sembianza esterna crede
nell’immensità della sua anima;
tu miglior filosofo, che conservi
la tua eredità, tu occhio tra i ciechi,
che, sordo e silenzioso, leggi l’eterna profondità,
cacciata per sempre dalla mente eterna,—
potente profeta! veggente benedetto!
sul quale queste verità riposano,
verità che affaticano le nostre vite per trovare,
nell’oscurità perduta, l’oscurità della tomba;
tu, su tutti la tua immortalità
covi come il giorno, un padrone su uno schiavo,
una presenza che non è stata posta;
la quale tomba
non è altro che un letto solitario senza il senso o la vista
del giorno o la luce calda,
un posto di pensieri dove noi aspettiamo giacenti;
tu, piccolo bambino, ancora glorioso nella potenza
della libertà nata dal cielo sui tuoi esseri viventi,
perché con tali oneste pene provochi
gli anni da portare in un evitabile giogo,
questa cecità litiga con la tua beatitudine?
presto la tua anima avrà il suo carico terrestre,
e il cliente su di te con un peso,
pesante come il gelo, profondo quasi come la vita!

o gioia! che nelle tue braci
c’è qualcosa che vive,
che la natura ancora ricorda
com’era così fuggitiva!
il pensiero del nostro passato in me incrocia
la perpetua benedizione: né infatti
per quello che è peggiore per essere benedetto—
delizia e libertà, il semplice credo
dell’infanzia, se occupata o a riposo,
con nuova speranza ancora svolazza nel suo petto:—
né per questo io innalzo
il canto di ringraziamenti e preghiera;
ma per queste domande ostinate
di seno e cose esteriori,
che cadono da noi, svanendo;
bianchi dubbi di una creatura
muovendosi in mondi non realizzati,
alti istinti prima che la nostra natura mortale
tremano come una cosa colpevole e sorprendente:
ma per queste prime affezioni,
questi ricordi ombrosi,
che, siano ciò che devono,
sono ancora fontane di luce di tutti i nostri giorni,
sono ancora luce maestra di tutte le nostre visioni;
ci sollevano, ci curano, e hanno il potere di rendere
i nostri giorni rumorosi momenti nell’essere
dell’eterno silenzio:verità che si svegliano,
per morire sempre:
che né la disattenzione, né pazzia indigena,
né uomo o ragazzo,
né tutto ciò che è nemico della gioia,
può improvvisamente abolire o distruggere!
da adesso in una stagione di tempo calmo
attraverso l’interno del paese noi siamo lontani,
le nostre animo hanno visto quell’immortale mare
che ci porta di qua,
può in un momento viaggiare di là,
e vedi i bambini giocano sulla riva,
e senti le potenti acque rotolare sempre.

allora cantate, uccelli, cantate, cantate una gioiosa canzone!
e fate saltellare i giovani agnelli
come al suono del tamburello!
noi nei pensieri ci uniamo alla folla,
quel piffero e quel suono,
quelli attraverso i vostri cuori oggi
senti la felicità di maggio!
ciò che attraverso il radiante era una volta così luminosa
sei preso per sempre ora dal mio sguardo,
niente può riportare l’ora
di splendore nell’erba, di gloria nel fiore;
non non siamo più addolorati, piuttosto troviamo
forza in ciò che rimane indietro;
nella primaria simpatia
che è dovuta essere;
nei pensieri calmanti che fioriscono
dalle sofferenze umane;
nella fede che guarda oltre la morte,
negli anni che portano la mente filosofica.

e le fontane, i prati, le colline, e i boschi,
presagiscono nessuna dei tanti nostri amori!
ancora nel mio cuore sento dei cuori la tua potenza;
ho solo rinunciato a un diletto
per vivere sotto il tuo costante oscillare.
amo i ponti sotto i quali scorrono i loro canali,
sempre più di quando viaggiavo leggero come loro;
l’innocente luminosità di un nuovo giorno
è ancora amabile;
le nuvole che si muovono intorno al sole che tramonta
prendono un colore sobrio da un occhio
che ha messo lo sguardo sulla mortalità dell’uomo;
un’altra razza è stata, e altri palmi hanno vinto.
grazie al cuore umano con il quale viviamo,
grazie alla sua tenerezza, alla sua gioia, e paure,
per me il più significativo dei fiori che sboccia può dare
pensieri che spesso giacciono anche pieni di lacrime.

William Wordsworth



godrem di quel che resta


Ma se la radiosa luce che una volta 
tanto negli sguardi è tolta, 
se niente può far si rinnovi all' erba il suo splendore 
e che riviva il fiore 
della sorte non ci dorrem 
ma ognor più saldo in petto 
godrem di quel che resta.

*****

What though the radiance which was once so bright
Be now for ever taken from my sight,

Though nothing can bring back the hour

Of splendour in the grass, of glory in the flower;

We will grieve not, rather find

Strength in what remains behind

W. Wordsworth



martedì 25 ottobre 2011

e oggi è già un altro giorno

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

Fernando Pessoa


Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.
Sognare è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas


io oggi mi sono sposata al dolore

E perciò non ti chiamerò al telefono
né avrò bisogno delle tue vene che pulsano
il dolore prosciuga tutto
il dolore è un anello sponsale
ti sposa nella dolcezza
e nella verecondia feroce,
io oggi mi sono sposata al dolore,
mi sono divisa da te.

Alda Merini


lunedì 24 ottobre 2011

Se sopravvivi ci penserai persino con sentimento

Il dolore di un distacco
non è altro che il taglio di un rasoio su una vena.
Se sopravvivi ci penserai persino con sentimento:
e così diventerà un taglio nell’anima.
La prima ferita si rimarginerà,
la seconda sanguinerà per sempre.

Dorothy Parker


Senza riguardo, senza pudore né pietà

Senza riguardo, senza pudore né pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.
E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura
sorte. Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano come fui così assente!
Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

Konstantinos Kavafis


giovedì 20 ottobre 2011

Se l'aria mi raccontasse di te

Se l'aria mi raccontasse di te
vorrei perdermi per sempre nel vento,
lì ascolterei le tue parole e i tuoi sospiri,
lì sarei vicino alla tua anima
e al calore del tuo cuore.

E. Montale


Ti amerò fino alla morte

I piaceri sensuali passano e svaniscono
in un batter d'occhio, ma l'amicizia tra noi,
la reciproca confidenza, le delizie del cuore,
l'incantesimo dell'anima, queste cose
non periscono e non possono essere distrutte.
Ti amerò fino alla morte.

Voltaire


Saremo un solo affanno un solo oblio


La vita silenziosa
a M.

I
Sediamo insieme ancora
tra colli, nella domestica selva.
Tenere fronde dalle tempie scostiamo,
soli e cardi e vivaci prati scosto
da te, amica. O erbe che salite
verso il buio duraturo, verso
qui omnia vincit.
E venti estinguono e rinnovano
a ogni volgere d’ore e d’acque
le anime nostre.
Ma noi sediamo intenti
sempre a una muta fedele difesa.
Tenera sarà la mia voce e dimessa
ma non vile,
raggiante nella gola
- che mai l’ombra dovrebbe toccare -
raggiante sarà la tua voce
di sposalizio, di domenica.
Non saremo potenti, non lodati,
accosteremo i capelli e le fronti
a vivere
foglie, nuvole, nevi.
Altri vedrà e conoscerà: la forza
d’altri cieli, di pingui
reintegratrici
atmosfere, d’ebbri paradossi,
altri moverà storia
e sorte. A noi
le madri nella cucina fuochi
poveri vegliano, dolce
legna in cortili cui già cinge il nulla
colgono. Poco latte
ci nutrirà finché
stolti amorosi inutili
la vecchiezza ci toglierà, che nel prossimo
campo le mal fiorite aiole
prepara e del cuore
i battiti incerti, la pena
e l’irreversibile stasi.
II
Ma tu conoscerai del mio sorriso
l’implorazione ferma
nei millenni come una ferita,
io del tuo l’alba ad ogni alba.
Germoglio lieve ti conoscerò:
quanto aprirai, quanto ci appagherai
di lievi avvenimenti.
Droghe innocue, bufere di marzo;
orti d’iridi e cera, sinecure
per menti e mani molli d’allergie;
letture su pulviscolo d’estati,
letture su piogge, tra spine infinite di piogge.
Talvolta Urania il vero
Come armato frutto ci spezzerà davanti:
massimi cieli,
voli che la notte
solstiziale riattizza,
gemme di remotissimi
odî e amori, d’idrogeno
sfolgorante fatica:
deposti qui nell’acqua di un pianeta
per profili di colchici e libellule.
Forse alzerò fino a te le mie ciglia
Fino a te la mia bocca cui l’attesa
alterò dire, esistere.
E anche nella terra,
domani, l’ultimo mio indizio
inazzurrirà di stellari entusiasmi,
di veloci convulse speranze.
Avremo lontananze capovolte
specchi che resero immagini rubate
fiori usciti da mura ad adorarti.
Saremo un solo affanno un solo oblio.

Andrea Zanzotto



mercoledì 19 ottobre 2011

Così io verso di te tendo inesorabilmente: anche appena separati, anche appena abbiamo finito di vederci.

Attrazione inesorabile: non c'è stupore, nè paura, ma la sola consapevolezza di vivere una sensazione inevitabile...benefica. Necessaria.
Frugare e godere di quanto ci appartiene. Ritrovare chi si vuole e sentirsi
nel posto più intimo e protetto, la propria casa.
E sapersi avvinti, stretti, allacciati, senza esserne mai paghi,
senza chiedersene il motivo, senza pensare se sia giusto o meno,
abbandonandosi, vivendo quel richiamo come la più naturale
delle condizioni umane...Non è forse questo l'Amore?
Le flotte: anche loro convergono verso il porto.
Il treno: anche lui corre verso la stazione.
E io verso di te a maggior ragione, perchè io amo, mi sento proteso e attratto.
L'ultimo cavaliere puskiniano scende a godersi nel sotterraneo
i suoi beni e a frugare.
Così io a te ritorno, amata. Mio è questo cuore, e io godo di quanto è mio.
Voi ritornate a casa tutti lieti, a raschiarvi di dosso
la sporcizia, radendovi e lavandovi.
Così io, tornando a te.
Forse non vado a casa mia io, quando vengo da te?
Il grembo terrestre attende i terrestri. Noi volgiamo alla mèta finale.
Così io verso di te tendo inesorabilmente:
anche appena separati, anche appena abbiamo finito di vederci.

Vladimir Majakovskij


Sento risuonare l'acqua che cade nel mio sogno

Sento risuonare l'acqua che cade nel mio sogno.
Le parole cadono come l'acqua io cado. Disegno
nei miei occhi la forma dei miei occhi, nuoto
nelle mie acque, mi dico i miei silenzi. Tutta
la notte attendo che il mio linguaggio riesca a
darmi forma. E penso al vento che viene a me,
perdura in me. Tutta la notte ho camminato sotto
la pioggia sconosciuta. Mi hanno dato un silenzio
pieno di forme di visioni (dici). E corri desolata
come l'unico uccello nel vento.

Alejandra Pizarnik


Ogni giorno creo una nuova patria

Ogni giorno creo una nuova patria
in cui muoio e rinasco quando voglio
una patria senza mappe né bandiere
celebrata dai tuoi occhi profondi
che mi accompagnano per tutto il tempo
del viaggio verso cieli fragili
in tutte le terre io dormo innamorato
in tutte le dimore mi sveglio bambino
la mia chiave può aprire ogni confine
e le porte di ogni prigione nera
ritorni e partenze eterne il mio essere
da fuoco a fuoco e da acqua a acqua
l'inno delle mie patrie è il canto del merlo
ed io lo canto in ogni stagione di luna calante
che sorge dalla tua fronte di buio e di stelle
con la volontà eterna del sole

Gezim Hajdari




Questa canzone

Canto per te questa canzone
per tormentarti ancora un po',
tornare lì per un momento
con te che non puoi dire ''no''



Canto per te questa canzone
e so già quello che farai,
adesso fingerai di niente
ma dentro invece tremerai.

No, non ti tradire con la gente,
continua a fare quel che fai,
non ti fermare mio solo amore,
tutto resta tra di noi

Volevo solo dirti ancora
che non è passata mai,
che tu mi senti come allora,
anche se non lo dici mai.

Canto per te questa canzone,
per farti male forse un po',
perchè tu sappia almeno ancora che dentro non mi hai perso, no.




http://youtu.be/N7Q6BBx-ghg

Noi non cediamo all’amore: è l’amore che sale in noi

Noi non cediamo all’amore:
è l’amore che sale in noi
come certa musica,
una sinfonia o una ballata
ed è color seppia
...come il tè versato che risale lento
attraverso i mille tunnel perfetti
di una zolletta di zucchero
posata accanto alla tazza.
Sì, l’amore è così:
proprio quando meno ne abbiamo bisogno
quando meno ce l’aspettiamo
una parte di noi vi affonda dentro
per caso o per sbaglio
e l’amore risale attraverso
le nostre vene
e si aggrappa all'interno delle camere del cuore.

Julia Copus


martedì 18 ottobre 2011

Ricorda il tuo sogno

I sogni sono fatti di tanta fatica.
E quando cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo ci farà incontrare il
nostro destino.
Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita è stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno".
Ci sono cose che non puoi vedere
con gli occhi:
devi vederle con il cuore
e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza
dentro di te,
con i ricordi di adesso e i sogni di allora,
potrai farlo rivivere
e cercare una strada nell'avventura
che chiamiamo vita,
verso un destino migliore.
E il cuore non sarà mai stanco
Alcune cose saranno sempre più forti
del tempo e della distanza,
più profonde del linguaggio e delle abitudini
seguire i propri sogni
e imparare a essere se stessi,
condividendo con gli altri
la magia di quella scoperta.

Sergio Bambarén


Io capivo tutte le cose come si capiscono un frutto con la bocca, una luce con gli occhi

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.
Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.
Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

Antonio Gamoneda


quando sciogli lentamente il mio nome

La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: albero –
E vedo foreste di alberi.
Dici: pietra –
Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: prato –
E la notte avanza con babbucce scure sulle punte dei fili d’erba.
Dici: lago –
E con lente bollicine
Emergono perle e anelli dal profondo.
Dici: bello –
E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
Dici: io –
E bruci nel fuoco pallido,
come la candela accesa in un giorno d’estate.
Dici: estate –
E lucertole ansimano su pietre infuocate,
arde la radice del fiore nella terra.
Colmo di profumo cammina sulla Via Lattea
un carro di fieno di luglio.
Dici: autunno –
E trenta bigonce si riempiono di mirtilli.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca,
quando sciogli lentamente il mio nome.

Amy Károlyi


L’abbraccio

Questo gesto dove si era nascosto,
questo abbraccio rotondo?
Scuro e morbido, come la notte d'estate,
in cui le stelle pulsano tutte...
Chi mi ha lasciato in eredità questo ponte sensibile,
che dalla solitudine mi conduce a te?
Un suo pilastro è il mio palmo,
l'altro pilastro è la tua mano.

Amy Károlyi



lunedì 17 ottobre 2011

Rayuela

Alla campana si gioca con un sassolino, che bisogna spingere con la punta del piede. Ingredienti: un marciapiedi, un sassolino, una scarpa e un bel disegno fatto col gesso, preferibilmente colorato. In alto c’è il Cielo, in basso c’è la Terra, è molto difficile far arrivare il sassolino al Cielo, quasi sempre si calcola male e il sassolino esce dal disegno. Poco a poco, però, si acquisisce l’abilità necessaria per saltare sui vari tipi di caselle (c’è la campana lumaca, la campana rettangolare, la campana fantasiosa, poco usata) e un giorno si impara a lasciare la Terra per rilanciare il sassolino verso il Cielo, riuscendo ad arrivare al Cielo, la cosa brutta è, che giusto in quel momento, quando ancora quasi nessuno ha imparato a rilanciare il sassolino verso Cielo, finisce di colpo l’infanzia e si cade nei romanzi, nel angoscia del razzo divino, nella speculazione dell’altro Cielo a cui si vuole arrivare. E solo a causa della fine dell’infanzia, si dimentica che per arrivare al Cielo, gli ingredienti sono, un sassolino e la punta di una scarpa”.

Julio Cortazàr - Rayuela


Verde Luna

Verde es mi color
Color de verde luna es mi pasión
Profundidad del mar llevo en mi ser
La luz de los luceros es mi amor
La luna es mi rival

Verde, verde luna a mí me llaman
De reflejo cruel imaginario
En mis besos doy la verde flama
(Tu, tu besos fuen la verde flama)
Verde luna tu tienes mal fario

Mi alma es blanca como la azucena
Verdes son mis ojos y su luz
Pero con mis labios doy la muerte
Verde luna, tu mal fario es mi cruz

. . . . . .

Pero con mis labios doy la muerte
Verde luna, tu mal fario es mi cruz


domenica 16 ottobre 2011

Romanza sonnambula

Verde che ti voglio verde

Verde vento. Verdi rami.
La barca sul mare
e il cavallo sulla montagna.
Con l’ombra nella cintura 
lei sogna sul suo balcone
verde carne, capelli verdi,
con occhi di freddo argento.
Verde che ti voglio verde.
Sotto la luna gitana,
le cose la stanno guardando
e lei non le può guardare.

Verde che ti voglio verde.
Grandi stelle di brina,
vengono con il pesce d’ombra
che apre il cammino all’alba.
Il fico strofina il vento
con la corteccia dei sui rami,
e il monte, gatto ladro,
rizza le sue acerbe agavi.
Ma chi verrà? E da dove…?
Lei insegue sul suo balcone, 
verde carne, capelli verdi
sognando il mare amaro.

Compare, voglio cambiare
il mio cavallo con la sua casa,
la mi sella col suo specchio,
il mio coltello con la sua coperta.
Compare, arrivo sanguinando
dai porti di Cabra.

Se potessi, ragazzo,
questo accordo si chiuderebbe.


Ma io non sono più io.
Né la mia casa è più la mia casa.
Compare, voglio morire
decentemente nel mio letto.
Di acciaio, se è possibile,
con le lenzuola d’Olanda.
Non vedi la ferita che ho
dal petto alla gola?
Trecento rose brune
sopporta il tuo sparato bianco.
Il tuo sangue zampilla e odora 
attorno alla tua benda.
Ma io non sono più io
Né la mia casa è più la mia casa.

Almeno lasciami salire
fino agli alti balconi,
lasciami salire!, lasciami
fino ai verdi balconi.
Ballatoi della luna
da dove l’acqua rimbomba.

Già salgono i due compari
fino gli alti balconi.
Lasciando una scia di sangue.
Lasciando una scia di lacrime.
Tremavano sulle tegole
lanternine di latta.
Mille tamburelli di cristallo
ferivano l’alba.

Verde che ti voglio verde,
verde vento, verdi rami.
I due compari salirono.
Il lungo vento, lasciava
in bocca uno strano sapore
di fiele, di menta e di basilico.
Compare! Dimmi, dov’è?
Quante volte ti aspettò!
Quante volte ti ha aspettato,
volto fresco, capelli neri,
su questo verde balcone!

Sul rostro della cisterna,
si cullava la gitana.
Verde carne, capelli verdi,
con occhi di freddo argento.
Un ghiacciolo di luna
la sostiene sopra l’acqua.
La notte si fece intima
come una piccola piazza.
Guardie civile ubriache
sulla porta bussavano.
Verde che ti voglio verde.
Verde vento. Verdi rami. 
La barca sul mare.
E il cavallo sulla montagna.


Federico García Lorca


Mi hanno portato una conchiglia

Mi hanno portato una conchiglia.


Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d'acqua
con pesciolini
d'ombra e d'argento.

Mi hanno portato una conchiglia.


Federico García Lorca


Verde que te quiero verde

Verde que te quiero verde,
verde viento, verdes ramas.
El barco sobre la mar
y el caballo en la montaña.

*****

Verde ti voglio proprio verde.
Verde vento. Verdi rami.
La barca sul mare
e il cavallo sulla montagna.


Federico García Lorca



sabato 15 ottobre 2011

Mia

Mia invece, mia ti ho amata, mia lodata, perché eri mia ero fiero, tanto mia che io stesso d'esser mio avevo cessato, tanto l'amavo


William Shakespare - Molto rumore per nulla - atto 4 scena 1


È abbastanza sentire il suo amore

È abbastanza per me di giorno
Camminare sulla stessa terra luminosa con lui;
Abbastanza che su di noi di notte
Lo stesso grande tetto di stelle sia buio.
Non ho alcuna cura di legare il vento
O posare un ostacolo sul mare -
È abbastanza sentire il suo amore
Che soffia come musica su di me.

Sara Teasdale


venerdì 14 ottobre 2011

Loado sea el amor en el que no hay poseedor ni poseída, pero los dos se entregan

El que abraza a una mujer es Adán. La mujer es Eva.
Todo sucede por primera vez.
He visto una cosa blanca en el cielo. Me dicen que es la luna, pero
qué puedo hacer con una palabra y con una mitología.
Los árboles me dan un poco de miedo. Son tan hermosos.
Los tranquilos animales se acercan para que yo les diga su nombre.
Los libros de la biblioteca no tienen letras. Cuando los abro surgen.
Al hojear el atlas proyecto la forma de Sumatra.
El que prende un fósforo en el oscuro está inventando el fuego.
En el espejo hay otro que acecha.
El que mira el mar ve a Inglaterra.
El que profiere un verso de Liliencron ha entrado en la batalla.
He soñado a Cartago y a las legiones que desolaron a Cartago.
He soñado la espada y la balanza.
Loado sea el amor en el que no hay poseedor ni poseída,
pero los dos se entregan.
Loada sea la pesadilla, que nos revela que podemos crear el infierno.
El que desciende a un río desciende al Ganges.
El que mira un reloj de arena ve la disolución de un imperio.
El que juega con un puñal presagia la muerte de César.
El que duerme es todos los hombres.
En el desierto vi la joven Esfinge que acaban de labrar.
Nada hay tan antiguo bajo el sol.
Todo sucede por primera vez, pero de un modo eterno.
El que lee mis palabras está inventándolas.

*****

Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l'Atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c'è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l'Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l'amore in cui non ci sono né possessore né posseduta,
ma entrambi si donano.
Sia lodato l'incubo che ci rivela che possiamo creare l'Inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c'è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.

Jorge Luis Borges


E tutto il mio sangue cola dentro i tuoi sguardi

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
Un giro di danza e di dolcezza,
Aureola del tempo, altalena notturna e sicura,
E se io non so più tutto ciò che ho vissuto
E’ perché i tuoi occhi non mi hanno sempre guardato.

Foglie del giorno e spuma di rugiada,
Canne del vento, sorrisi profumati,
Ali che coprono il mondo di luce,
Barche cariche di cielo e del mare,
Cacciatori di suoni e sorgenti di colori,

Profumi schiusi da una covata di aurore
Che giace sempre sulla paglia degli astri
Come il giorno dipende dall’innocenza
Il mondo intero dipende dai tuoi occhi
E tutto il mio sangue cola dentro i tuoi sguardi.

Paul Eluard


giovedì 13 ottobre 2011

Seguo la musica che nasce dal tuo corpo

Seguo la musica che nasce dal tuo corpo,
tremuli seni, incedere di fianchi,
concavi echi per suoni convessi,
cantici solidi, udibili col tatto.
Il jazz voglioso di notti solitarie
dove la pioggia accorda le sue gocce.

Eugenio Montejo


L'Amore non ha fretta: vive nell'umido tepore dell'attesa, della presenza

L'Amore non fa rumore:
vibra ad un canto impercettibile
per le orecchie,
suona la musica
dell'anima.
L'Amore si nutre:
con sguardi,
con silenzi,
con piccole carezze.
L'Amore si ripara:
dall'invidia,
dalla ferocia,
dall'indifferenza.
L'Amore non ha fretta:
vive nell'umido tepore
dell'attesa,
della presenza.

Vincent Navire


E so che non ho più bisogno di sognare

Amore mio, tu hai il sogno di un amore:
dolcezza, forza, comprensione,
tutto in una donna sola.
Sono dolce, se non ti nascondi
Sono forte, se non mi stanchi
So comprendere, se mi spieghi
Anch'io ho un sogno d'amore:
dolcezza, forza e comprensione
tutto in un uomo solo.
Sei dolce, se non mi arrabbio
Sei forte, se non intestardisco a far da sola
Sai comprendere, se ti spiego
Ho paura di non essere io
il tuo sogno d'amore,
e tu hai paura di non essere il mio.
Ma, quando non ci sei:
vedo le pieghe sul viso,
ascolto la tua voce calda che ride
con la mia,
sento la tua carezza leggera,
e pulsare il tuo cuore col mio.
E so che
non ho più bisogno di sognare.

Vincent Navire


Cieli inondati di profuse stelle splendono sull’affanno

Cieli inondati di profuse stelle
splendono sull’affanno. Volgi in alto,
non tra i cuscini il pianto. Già da qui,
al bordo estremo del tuo volto in lacrime,
attorno a sé palpando,
inizia lo spazio del mondo
impetuoso. Chi potrà arrestare,
se è là che il flusso ti trascina,
la corrente? Nessuno. E fossi pure tu
a contrastare d’un tratto il corso poderoso
di quegli astri verso te. Respira.
Respira il buio della terra e ancora
alza lo sguardo. Ancora, lieve e senza volto,
dall’alto su di te si posa qualcosa di profondo,
il volto celato, dissolto nella notte
apre al tuo lo spazio.

Rainer Maria Rilke


Io sono un sognatore

Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. 

F. Dostoevskij - Le notti bianche


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