La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

domenica 16 ottobre 2011

Romanza sonnambula

Verde che ti voglio verde

Verde vento. Verdi rami.
La barca sul mare
e il cavallo sulla montagna.
Con l’ombra nella cintura 
lei sogna sul suo balcone
verde carne, capelli verdi,
con occhi di freddo argento.
Verde che ti voglio verde.
Sotto la luna gitana,
le cose la stanno guardando
e lei non le può guardare.

Verde che ti voglio verde.
Grandi stelle di brina,
vengono con il pesce d’ombra
che apre il cammino all’alba.
Il fico strofina il vento
con la corteccia dei sui rami,
e il monte, gatto ladro,
rizza le sue acerbe agavi.
Ma chi verrà? E da dove…?
Lei insegue sul suo balcone, 
verde carne, capelli verdi
sognando il mare amaro.

Compare, voglio cambiare
il mio cavallo con la sua casa,
la mi sella col suo specchio,
il mio coltello con la sua coperta.
Compare, arrivo sanguinando
dai porti di Cabra.

Se potessi, ragazzo,
questo accordo si chiuderebbe.


Ma io non sono più io.
Né la mia casa è più la mia casa.
Compare, voglio morire
decentemente nel mio letto.
Di acciaio, se è possibile,
con le lenzuola d’Olanda.
Non vedi la ferita che ho
dal petto alla gola?
Trecento rose brune
sopporta il tuo sparato bianco.
Il tuo sangue zampilla e odora 
attorno alla tua benda.
Ma io non sono più io
Né la mia casa è più la mia casa.

Almeno lasciami salire
fino agli alti balconi,
lasciami salire!, lasciami
fino ai verdi balconi.
Ballatoi della luna
da dove l’acqua rimbomba.

Già salgono i due compari
fino gli alti balconi.
Lasciando una scia di sangue.
Lasciando una scia di lacrime.
Tremavano sulle tegole
lanternine di latta.
Mille tamburelli di cristallo
ferivano l’alba.

Verde che ti voglio verde,
verde vento, verdi rami.
I due compari salirono.
Il lungo vento, lasciava
in bocca uno strano sapore
di fiele, di menta e di basilico.
Compare! Dimmi, dov’è?
Quante volte ti aspettò!
Quante volte ti ha aspettato,
volto fresco, capelli neri,
su questo verde balcone!

Sul rostro della cisterna,
si cullava la gitana.
Verde carne, capelli verdi,
con occhi di freddo argento.
Un ghiacciolo di luna
la sostiene sopra l’acqua.
La notte si fece intima
come una piccola piazza.
Guardie civile ubriache
sulla porta bussavano.
Verde che ti voglio verde.
Verde vento. Verdi rami. 
La barca sul mare.
E il cavallo sulla montagna.


Federico García Lorca


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