La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 30 novembre 2011

And I love the rain.

Lascia che la pioggia ti baci
Lascia che la pioggia batta sopra la tua testa con liquide gocce d’argento
Lascia che la pioggia ti canti una ninnananna
La pioggia crea quiete pozzanghere sul marciapiede
La pioggia crea pozzanghere che scorrono nella grondaia
La pioggia canta una piccola canzone per dormire sul nostro tetto di notte
E io amo la pioggia.

*****

Let the rain kiss you
Let the rain beat upon your head with silver liquid drops
Let the rain sing you a lullaby
The rain makes still pools on the sidewalk
The rain makes running pools in the gutter
The rain plays a little sleep song on our roof at night
And I love the rain.

J. Langston Hughes



Pur ti miro, pur ti godo

Nerone e Poppea

Pur ti miro, pur ti godo,
Pur ti stringo, pur t’annodo.
Più non peno, più non moro,
O mia vita, o mio tesoro.


Poppea

Io son tua


Nerone

Tuo son io,


Poppea e Nerone

Speme mia, dillo, dì.
Tu sei pur l’idol mio.
Sì, mio ben, sì mio cor, mia vita, sì.



Ma c’è un raggio di sole nella lotta che sempre lascia l’ombra sconfitta

Io che credevo che la luce era mia
precipitato nell’ombra mi vedo.
Brace solare, siderale allegria
ignea di spuma, di luce, di desiderio.

Sangue leggero, melograno rotondo.
Improvviso anelare senza profilo e penombra.
Fuori, la luce nella luce sepolta.
Sento che solo l’ombra mi illumina.

Solo l’ombra. Senza astro. Senza cielo.
Esseri. Volumi. Corpi tangibili
dentro l’aria che non permette volo,
centro dell’albero degli impossibili.

Segni violacei, passioni di lutto.
Denti assetati d'esser colorati.
Oscurità di rancore assoluto.
Corpi come pozzi accecati.

Manca lo spazio. Strozzate son le risa.
Non è più possibile gettarsi all’altezza.
Il cuore vuole essere più in fretta
una forza che allarga la tenebra stretta.

Carne disorientata che va come un'onda
verso la notte sinistra, sprecata.
Quale raggio di sole l'inonda?
Cerco. Non trovo la traccia del giorno.

Solo il fulgore dei pugni serrati,
lo splendore dei denti che accecano.
Denti e pugni da tutti i lati.
Più che le mani, i monti si stringono.

Torbida è la lotta senza sete di domani.
Che lontananza di battiti ovattati!
Sono un carcere con una finestra
su una gran solitudine di ruggiti.

Sono un’aperta finestra che ascolta,
per dove scorre tenebrosa la vita.
Ma c’è un raggio di sole nella lotta
che sempre lascia l’ombra sconfitta.

*****

Yo que creí que la luz era mía
precipitado en la sombra me veo.
Ascua solar, sideral alegría
ígnea de espuma, de luz, de deseo.

Sangre ligera, redonda, granada:
raudo anhelar sin perfil ni penumbra.
Fuera, la luz en la luz sepultada.
Siento que sólo la sombra me alumbra.

Sólo la sombra. Sin astro. Sin cielo.
Seres. Volúmenes. Cuerpos tangibles
dentro del aire que no tiene vuelo,
dentro del árbol de los imposibles.

Cárdenos ceños, pasiones de luto.
Dientes sedientos de ser colorados.
Oscuridad de rencor absoluto.
Cuerpos lo mismo que pozos cegados.

Falta el espacio. Se ha hundido la risa.
Ya no es posible lanzarse a la altura.
El corazón quiere ser más de prisa
fuerza que ensancha la estrecha negrura.

Carne sin norte que va en oleada
hacia la noche siniestra, baldía.
¿Quién es el rayo de sol que la invada?
Busco. No encuentro ni rastro del día.

Sólo el fulgor de los puños cerrados,
el resplandor de los dientes que acechan.
Dientes y puños de todos los lados.
Más que las manos, los montes se estrechan.

Turbia es la lucha sin sed de mañana.
¡Qué lejanía de opacos latidos!
Soy una cárcel con una ventana
ante una gran soledad de rugidos.

Soy una abierta ventana que escucha,
por donde va tenebrosa la vida.
Pero hay un rayo de sol en la lucha
que siempre deja la sombra vencida.

Miguel Hernández


Non voglio altra luce che il tuo corpo davanti il mio

Non voglio altra luce che il tuo corpo davanti il mio:
chiarezza assoluta, trasparenza perfetta.
Limpidezza che dentro, come il fondo d'un fiume,
con il tempo s'afferma, con il sangue s'affonda.
Quali lucenti materie durature t'hanno fatto,
cuore dell'alba, carnagione mattutina?
Non voglio altro giorno di quello che esala il tuo petto.
Il tuo sangue è il domani che non hai mai fine.
Non c’è altra luce che il tuo corpo, non c’è altro sole: tutto è tramonto.
Vedo le cose solo alla luce della tua fronte.
L’altra luce è un fantasma, niente più, del tuo passaggio.
Il tuo sguardo insondabile non si gira mai a ponente.
Chiarezza senza possibile declino: somma essenza
del fulgore che né cede né abbandona la sua cima.
Giovinezza. Limpidezza. Chiarezza. Trasparenza
che avvicina gli astri più lontani di fuoco.
Chiaro corpo, bruno di calore fecondante.
Erba nera l’origine; erba nera le tempie.
Un sorso nero gli occhi, lo sguardo distante.
Giorno azzurro. Notte chiara. Ombra chiara che vieni.
Non voglio altra luce che la tua ombra dorata,
dove germogliano anelli di un’erba scura.
Nel mio sangue, fedelmente scaldato dal tuo corpo,
per sempre è notte: per sempre è giorno.

*****

Yo no quiero más luz que tu cuerpo ante el mío:
claridad absoluta, transparencia redonda.
Limpidez cuya entraña, como el fondo del río,
con el tiempo se afirma, con la sangre se ahonda.
¿Qué lucientes materias duraderas te han hecho,
corazón de alborada, carnación matutina?
Yo no quiero más día que el que exhala tu pecho.
Tu sangre es la mañana que jamás se termina.
No hay más luz que tu cuerpo, no hay más sol: todo [ocaso.
Yo no veo las cosas a otra luz que tu frente.
La otra luz es fantasma, nada más, de tu paso.
Tu insondable mirada nunca gira al poniente.
Claridad sin posible declinar. Suma esencia
del fulgor que ni cede ni abandona la cumbre.
Juventud. Limpidez. Claridad. Transparencia.
Acercando los astros más lejanos de lumbre.
Claro cuerpo moreno de calor fecundante.
Hierba negra el origen; hierba negra las sienes.
Trago negro los ojos, la mirada distante.
Día azul. Noche clara. Sombra clara que vienes.
Yo no quiero más luz que tu sombra dorada
donde brotan anillos de una hierba sombría.
En mi sangre, fielmente por tu cuerpo abrasada,
para siempre es de noche: para siempre es de día.

Miguel Hernández



farei del mio cuore un calamaio, una fontana di sillabe, di addii e doni

Oggi sto, non so, non so come,
oggi conosco solo la pena,
oggi non ho amicizia,
oggi ho soltanto voglia
di strapparmi il cuore dalla radice
e metterlo sotto una scarpa.
Oggi rinverdisce quella spina secca,
oggi è giorno di pianti nel mio regno,
oggi lo scoraggiamento scarica nel mio petto
scoraggiato piombo.
Non resisto la mia stella.
E mi cerco la morte nelle mani
guardando con affetto i coltelli,
e ricordo quell'ascia compagna,
e penso ai più alti campanili
per un salto mortale, serenamente.
Se non fosse perché... non so perché,
il mio cuore scriverebbe un'ultima lettera,
una lettera che conservo là dentro,
farei del mio cuore un calamaio,
una fontana di sillabe, di addii e doni,
e al mondo direi "cavoli tuoi".
Nacqui sotto una cattiva luna.
Porto la pena di una sola pena
che vale più di tutta l'allegria.
Un amore m'ha lasciato a braccia arrese
e non posso più tenderli verso niente.
Non vedete la mia bocca com'è delusa,
come sono contrariati i miei occhi?
Più mi guardo e più mi affliggo:
con quali forbici tagliare questo dolore?
Ieri, domani, oggi
patendo di tutto
cuore mio, malinconico acquario,
galera di usignoli moribondi.
M'avanza cuore.
Oggi scorarmi,
io, il più cuorato degli uomini,
e anche il più amaro.
Non so perché, non so perché né come
mi perdono la vita ogni giorno.



*****


Hoy estoy sin saber yo no sé cómo,
hoy estoy para penas solamente,
hoy no tengo amistad
hoy sólo tengo ansias
de arrancarme de cuajo el corazón
y ponerlo debajo de un zapato.

Hoy reverdece aquella espina seca,
hoy es día de llantos en mi reino,
hoy descarga en mi pecho el desaliento
plomo desalentado.

No puedo con mi estrella.
Y me busco la muerte por las manos
mirando con cariño las navajas,
y recuerdo aquel hacha compañera,
y pienso en los más altos campanarios
para un salto mortal serenamente.

Si no fuera ¿por qué?... no sé por qué,
mi corazón escribiría una postrera carta,
una carta que llevo allí metida,
haría un tintero de mi corazón,
una fuente de sílabas, de adioses y regalos,
y ahí te quedas, al mundo le diría.

Yo nací en mala luna.
Tengo la pena de una sola pena
que vale más que toda la alegría.

Un amor me ha dejado con los brazos caídos
y no puedo tenderlos hacia más.
¿No véis mi boca qué desengañada,
qué inconformes mis ojos?

Cuanto más me contemplo más me aflijo:
cortar este dolor ¿con qué tijeras?

Ayer, mañana, hoy
padeciendo por todo
mi corazón, pecera melancólica,
penal de ruiseñores moribundos.

Me sobra corazón.
Hoy, descorazonarme,
yo, el más corazonado de los hombres,
y por el más, también el más amargo.

No sé por qué, no sé por qué ni cómo
me perdono la vida cada día.
Miguel Hernández


Se la nebbia svanisce, quale nuova passione mi attende?

Potessero le mie mani sfogliare
Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.

Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.

T'amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!


*****


Yo pronuncio tu nombre
en las noches oscuras,
cuando vienen los astros
a beber en la luna
y duermen los ramajes
de las frondas ocultas.
Y yo me siento hueco
de pasión y de música.
Loco reloj que canta
muertas horas antiguas.

Yo pronuncio tu nombre,
en esta noche oscura,
y tu nombre me suena
más lejano que nunca.
Más lejano que todas las estrellas
y más doliente que la mansa lluvia.

¿Te querrè como entonces
alguna vez? ¿Què culpa
tiene mi corazón?
Si la niebla se esfuma,
¿què otra pasión me espera?
¿Serà tranquila y pura?
¡¡Si mis dedos pudieran

deshojar a la luna!

Federico Garcia Lorca



e nel futuro hai la fortuna di appartenere al passato

La più misteriosa La più laconica La più ombrosa
nella tua sconfitta c'è un fulgore che il vincitore non conosce
lì infossata scopri il senso delle parole dimenticate
e nel futuro hai la fortuna di appartenere al passato
La fede del tuo sguardo oscuro Le tue lente trecce dorate
La tua bocca che arde sotto una maschera di marmo
Le tue spalle più dritte della linea dell'orizzonte
I tuoi piedi e i tuoi passi da regina senza visibile corona
Alejandro Jodorowsky


martedì 29 novembre 2011

Everywhere there’s rain my love Everywhere there’s fear

“If a fiddler played you a song, my love
And if I gave you a wheel
Would you spin for my heart and loneliness
Would you spin for my love

If I gave up all of my pride for you
And only loved you for now
Would you hide my fears and never say
“Tomorrow I must go”

Everywhere there’s rain my love
Everywhere there’s fear

If you tell me a lie, I’ll cry for you
Tell me of sin and I’ll laugh
If you tell me of all the pain you’ve had
I’ll never smile again

Everywhere there’s rain my love
Everywhere there’s fear

I can plainly see that our parts have changed
Our sands are shifting around
Need I beg to you for one more day
To find our lonely love

Everywhere there’s rain my love
Everywhere there’s fear”

*****

“Se un violinista ti cantasse una canzone, amore mio
e se io ti dessi una ruota
vorresti girare per il mio amore e la mia solitudine
vorresti girare per il mio amore

Se cedessi tutto il mio orgoglio per te
e amassi solo te per ora
vorresti nascondere le mie parole e non dire mai
“domani devo andare”

Dovunque c’è la pioggia amore mio
dovunque c’è la paura

Se mi racconti una bugia piangerò per te
raccontami del peccato e riderò
se mi racconti di tutto il dolore che hai avuto
non sorriderò mai di nuovo

Dovunque c’è la pioggia amore mio
dovunque c’è la paura

Posso vedere chiaramente
che le nostre parti sono cambiate
le nostre sabbie si stanno spostando
ho bisogno di supplicarti per un giorno in più
per trovare il nostro cuore solitario

Dovunque c’è la pioggia amore mio
dovunque c’è la paura”.


Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è



Ma se riesci a trovare quello che non c'è, beh, allora hai qualcosa di solo tuo. E se qualcuno altro vede quello che vedi tu, beh, allora hai trovato qualcuno che ti vive.

Sai dire quanto amore hai dentro? Un chilo? Un litro?
Non lo sai eh?
E allora lascia perdere la matematica.
Inventa quello che non c'è.
Perché quello che c'è è di tutti.
Ma se riesci a trovare quello che non c'è, beh, allora hai qualcosa di solo tuo.
E se qualcuno altro vede quello che vedi tu, beh, allora hai trovato qualcuno che ti vive.
Non lasciarlo fuggire. Fermalo! Vivilo! Scrivilo!
Le storie sono come le persone.
Non sono fatte per stare sole.
Da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che vive una storia che si specchia con la tua.
Guardati intorno!
Quel qualcuno non è lontano da te.
È l'altra metà del libro.
Non perdere tempo a scrivere altre pagine...
Cercalo!
Il resto lo scriverete insieme.
Perché non c'è niente di più riuscito di due storie che s'intrecciano.

Giulia Carcasi - Ma le stelle quante sono


Ma le regole della prospettiva non sono valide in amore

Perché è istintivo pensare che se corri avanti ti sarà più facile non voltarti indietro. Perché pensi che più vai lontano e più vedrai piccolo e distante quello che ti sei lasciata alle spalle. Ma le regole della prospettiva non sono valide in amore. Puoi andare lontano mille miglia, mesi, anni, ma basterà girarti un attimo, abbassare per un solo secondo le difese e lasciarti vincere dal ricordo, per ritrovarlo li, bello come sempre, con i suoi occhi appiccicati ai tuoi, con la sua mano che cerca di trattenerti, con il suo pizzetto e la sua barba di qualche giorno che ti irrita la pelle, con la sua bocca che viaggia per il tuo corpo, viaggia, si, perchè l'amore conosce vari mezzi di trasporto...


Giulia Carcasi - Ma le stelle quante sono


Più non si incanteranno i miei occhi nei tuoi, più non si addolcirà vicino a te il mio dolore

Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come te, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
Dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per i suoi occhi, aperti sulla terra
Vedrò un giorno le lacrime nei tuoi.
Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi,
che nulla ci unisca.
Né la parola che profumò la tua bocca
ne' ciò che le parole non dissero…
Ne' la festa d'amore che non avemmo
ne' i tuoi singhiozzi vicino alla finestra
(Amo l'amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Mai più ritornano.
In ogni porto una donna attende:
i marinai baciano e se vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.)
Amo l'amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato che si avvicina
Amore divinizzato che se ne va.
Più non si incanteranno i miei occhi nei tuoi,
più non si addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dovunque andrò porterò il tuo sguardo
e dove andrai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia. Cos'altro? Insieme facemmo
un angolo di strada dove l'amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t'amerà,
di colui che taglierà nel tuo orto ciò che io ho
seminato.
Me ne vado. Son triste: ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
... Dal tuo cuore mi dice addio un bimbo.
Ed io gli dico addio.

Pablo Neruda


lunedì 28 novembre 2011

... e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita

"E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo il tuo 

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te."

Sarah Kane - da Febbre


...e ascolto

Parlami,
e come balsamo
le tue parole
scivolano
sulla mia solitudine
e ascolto.

Graziella Marchesi Criscuoli


senza parlare

Con le mani
palmo contro palmo
dissetiamo l’anima
con brividi dimenticati
e restiamo così
senza parlare.

Graziella Marchesi Criscuoli


e che, voglia o non voglia io l’oblio, continuerai a vivere con me

Per molti anni, spesso, mi sono
ricordato di te, o della tua immagine,
per essere precisi, che di quanto
amammo un tempo rimane soltanto
(così come di un libro) una molto
vaga impressione e un qualche aneddoto.
E spesso mi sono anche domandato,
cercando tra la nebbia del ricordo
forse una risposta, cosa lasciasti
dentro di me che ancora sia mio
e se non fu amore, amore per te
e non tu stessa, che ancora mi importa
e che ancora cerco nel ricordarti.
Se arde la nostra vita, siamo fiamma
o quello che si brucia e poi è cenere?
Nella smisuratezza che è il tempo
trovano un loro senso amore e oblio,
ma non la misura. Nel ricordarti,
lo capisco bene, che importa poco
sapere o non sapere, ma soltanto
sentire che fosti parte di me,
che sei dentro di me, come i miei sogni,
che sono e non sono me, ma in me nascono,
che mai più da me potrai cancellarti
e che, voglia o non voglia io l’oblio,
continuerai a vivere con me.
Strana sensazione questa certezza.

Abelardo Linares


Indietro, indietro, fino a fonderci con la prima cellula

Poiché il domani non esiste e tutto è notte,
chiamami ieri.
Eleganti camerieri sulle punte,
agilissimi,
percorrono la terra
come se fosse una grande, unica sala
e arrivano fino a me per dirmi
a Bogotá o a Los Angeles
che tu sei al telefono,
non adesso,
ma un mese o un secolo fa,
cercandomi indietro,
nella profondità del tempo
e che mi aspetti
in un ieri, che è già, da quanto è lontano,
l’aurora del mondo.
Quel che sento,
insieme alla tua voce,
non sono interferenze o rumori della linea
ma vicini
bramiti di dinosauri,
che ci rendono così giovani,
così giovani,
che il nostro futuro è tornare al mare,
che ci spuntino pinne sul corpo,
con nostalgia di braccia,
e che il sapore salino delle mie labbra
non sia quello delle tue lacrime
ma quello dell’acqua
salata in cui nasceremo.
Indietro, indietro,
fino a fonderci con la prima cellula.
E sia questa fine
un nuovo inizio per spiegare il mondo.

Abelardo Linares


Voglio dedicare questa poesia A tutte le donne amate

Voglio dedicare questa poesia
A tutte le donne amate
Per qualche istante segreto.
A quelle conosciute appena,
Che un destino diverso porta via
E che non si ritrovano più.
A quella che si vede apparire
Per un secondo alla finestra
E che, rapida, scompare via,
Però la sua sagoma snella
È tanto graziosa e sottile
Da rimanerne rasserenato.
Alla compagna di viaggio,
I cui occhi, affascinante paesaggio
Fan sembrare breve il cammino
E che si è il solo, forse, a capire
Ma che, però, si lascia scendere
Senza averle sfiorato la mano.
All'esile e leggera ballerina di valzer
Che vi è parsa così triste e nervosa
In una notte di carnevale,
Che è voluta rimanere ignota
E che non è più ritornata
A volteggiare in un altro ballo.
A quelle che sono già prese
E che vivendo delle ore grigie
Accanto a uno ormai troppo diverso
Vi hanno, inutile follia,
Fatto vedere la malinconia
D'un avvenire disperante.
A quelle timide innamorate
Che sono restate in silenzio
E che ancora vi rimpiangono,
A quelle che se ne sono andate
Lontane da voi, tristi, abbandonate,
Vittime d'uno stupido orgoglio.
Immagini care appena scorte,
Speranze d'un giorno deluse,
Domani sarete nell'oblio
Per quel poco di felicità che sopravvenga
E' raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino.
Ma se la vita è andata male,
Si pensa con un po' di rimpianto
A tutte quelle felicità intraviste,
Ai baci che non si osò prendere,
Ai cuori che forse vi attendono,
Agli occhi mai più rivisti
Allora, nelle sere di stanchezza
Mentre si popola la propria solitudine
Di fantasmi del ricordo
Si piangono le labbra assenti
Di tutte quelle belle passanti
Che non si è saputo trattenere.

Antoine Pol



Mi trovò radici di soave piacere

Una dama incontrai nelle piane
Di beltà colma - una figlia di fate,
Il crine era lungo, il piede era lieve
E gli occhi selvaggi.

La presi in groppa al mio destriero,
E altro non vidi per tutto il giorno;
Che di lato lei era china cantando
Un canto fatato.

Una ghirlanda le intrecciai per il capo,
E bracciali, e una cinta fragrante;
Lei mi guardò come se amasse
Ed emise un dolce lamento.

Mi trovò radici di soave piacere,
Miele selvatico, rugiada di manna:
E certo in strana lingua mi disse -
“T’amo davvero”.

John Keats



venerdì 25 novembre 2011

Fa' delle due braccia due ali d'angelo e porta anche a me un po' di pace

Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle tue braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

Alda Merini



quella che più mi prende il corpo quella che più mi prende la mente

L'ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu mi parli.
Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paura
che mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d'un bianchissimo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio.
Vizio che prende un bambino
vizio che prende l'adolescente
quando l'amore è furente
quando l'amore è divino.

Alda Merini


C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte

C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato, per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età; quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare… Da lì fuggir non potrò poiché la fantasia d’incanto risente il nostro calore e non permetterò mai ch’io possa rinunciare a chi d’amor mi sa far volare.

Alda Merini


perchè io sono aria

Perchè non ho saliva
perchè non ho robaccia
perchè non ho la polvere
perchè non ho quello che c’è
nell’aria
perchè io sono aria
lasciate che vi tenti col mio magico
potere:
sono una donna che grida
sono una donna di discorso
sono una donna di atmosfera
sono una donna sotto vuoto spinto
sono una donna di carne
sono una donna flessibile
sono una donna con i tacchi alti
sono una donna di stile alto
sono una donna automobile
sono una donna mobile
sono una donna elastica
sono una donna collana
sono una donna sciarpa di seta
sono una donna nonsoniente
sono una donna so-tutto
sono una donna a giornata
sono una donna bambola
sono una donna sole
sono una donna tardo pomeriggio
sono una donna orologio
sono una donna vento
sono una donna bianca
SONO UNA DONNA LUCE D’ARGENTO
SONO UNA DONNA LUCE D’AMBRA
SONO UNA DONNA LUCE DI SMERALDO
sono una donna conchiglia abalone
sono la donna abbandonata
sono la donna confusa, la babelica
donna
la donna aborigena, la donna latitante
la donna assente
la donna trasparente
la donna assenzio
la donna assorbita, la donna
tiranneggiata
la donna contemporanea, la donna
beffarda
l’artista in sogno dentro la sua casa
sono la donna gadget
sono la donna druido
sono la donna Ibo
sono la donna Yoruba
sono la donna vibrato
sono la donna ondeggiante
sono la donna sventrata
sono la donna con le ferite
sono la donna con le tibie
sono la donna che erode
sono la donna sospesa
sono la donna seducente
sono la donna architetto
sono la donna trota
sono la donna tungsteno
sono la donna con le chiavi
sono la donna con la colla
sono una donna che parla in fretta
acqua che pulisce
fiori che puliscono
acqua che pulisce al mio
passaggio

Anne Waldman


l’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile. Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore, che ora è piena d’amore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Rainer Maria Rilke


Sapevo che tu mi sognavi. Perciò non potevo dormire

Sapevo che tu mi sognavi.
Perciò non potevo dormire,
azzurrina la fiamma d'un fanale
m'indicava la via.
Tu vedevi il giardini della Zarina,
il favoloso palazzo bianco
e il nero disegno dei cancelli
presso le logge di pietra sonora.
Camminavi ignorando la strada
e pensavi: "Più presto, più presto!
Purché io la trovi, purché
io non mi svegli, prima dell'incontro".
Ma la guardia d'onore
ti gridò: "Dove vai?".
Il ghiaccio si fendeva, scricchiolando,
l'acqua era nera sotto i piedi.
"Questo è il lago -pensavi-
"e sul lago c'è un isolotto...".
D'un tratto sul buio fondo
brillò una fiammella azzurrina.
Nella luce avara del mattino
gemendo ti svegliasti,
e per la prima volta
mi chiamasti per nome.

Anna Achmatovaa




Tra quiete e movimento gran battito dell'essere

Il becco dell'uccello solare apre il cuore dello spazio
frutto di pietra
frutto di tempo
melagrana d'anni neri cremisi violetti
Spazio spazio fessurato
Cicatrici di sale sulla fronte del fuoco
varchi sotto un astro iracondo
dialoghi all'addiaccio tra luna e neve
Tracce rosse orme d'astri
veste dell'incendio
rampicante del vino sulla rupe
Paesi come un leone sopito
paesi come un convito di fiamme
materie in estasi fiumi fermi
estensioni regni dell'ala dispiegata
Tra quiete e movimento
gran battito dell'essere
Un brusio di vento e pioggia s'alza ai confini
come selva e febbre avanza l'uragano
gli occhi sigillati
gli occhi gonfi di visioni
L'uragano s'è piantato in mezzo alla tua anima
ciò che un suo piede schiacchia verdeggia sotto l'altro

Octavio Paz


Vorrei essere sempre per te, vita

Vorrei essere sempre per te, vita,
come il fiore, che durante la notte
dal sogno infinito di tesori
delle sue foglie chiuse,
dona, in un momento, aprendosi col giorno,
tutta l'essenza del suo sogno!

Juan Ramon Jimenez


giovedì 24 novembre 2011

una chiave enorme, che apre qualcosa

Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre
il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno piú su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il “New York Times”,
l’ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude piú.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.
Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegàti
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.

E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassú.

Anne Sexton


Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.

St-Gilles-sur-Vie, 2 agosto 1926 


Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perché una santa ce l'ho anch'io, benché mi senta la primogenita del mio nome, e senza te come primogenito del tuo. 

Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer. 

Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello - la tua lettera! del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te 

(né a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te.

Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.

(Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo.

Non aspetto mai, ti riconosco sempre.

Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme - allora ci incontreremo.

Rainer, voglio venire da te anche per il mio nuovo io, quello - quella - che può nascere soltanto con te, soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te - addormentarmi e dormire.

Splendida espressione popolare - quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null'altro.

No, ancora: la testa sprofondata nell'incavo della tua spalla sinistra, il braccio intorno a quella destra, e null'altro. No, ancora: e fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu. E ancora: il suono del tuo cuore.

E - baciare quel cuore.

La bocca l'ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l'ho sempre tradotto in anima, l'ho reso magnifico a tal punto che all'improvviso non ne è rimasto nulla.

Perché ti dico tutto questo? Per paura, forse - che tu mi ritenga comunemente passionale.

"Ti amo e voglio dormire con te" - all'amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un'altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione.

Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia.

Fin dentro l'anima (gola) sarebbe il bacio. (non incendio: voragine).

Rainer, si fa sera, ti amo. Ulula un treno. I treni sono i lupi, i lupi la Russia. Non un treno - la Russia intera sta ululando verso di te.

Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi: stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio - ci sono le stelle - concludo: finestra. (Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.)

Gli occhi spalancati, perché fuori è ancora più buio che dentro.

Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio.

Non occorre che tu risponda - continua a baciare.

M.

Lettera di Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke


con carezze toccherà il mio ventre come chitarra perché sgorghi musica ed allegria dal profondo del mio corpo

I

L’uomo che mi ami
dovrà saper aprire il velo della pelle,
scoprire la profondità dei miei occhi
e conoscere quello che si annida in me,
la rondine trasparente della tenerezza.

II

L’uomo che mi ami
non vorrà possedermi come una mercanzia,
né esibirmi come un trofeo di caccia,
saprà stare al mio fianco
con lo stesso amore
con il quale io starò al suo.

III

L’amore dell’uomo che mi ami
sarà forte come gli alberi di ceibo,
protettivo e sicuro come quelli,
limpido come una mattina di dicembre.

IV

L’uomo che mi ami
non dubiterà del mio sorriso
né temerà l’abbondanza dei miei capelli,
rispetterà la tristezza, il silenzio
e con carezze toccherà il mio ventre come chitarra
perché sgorghi musica ed allegria
dal profondo del mio corpo.

V

L’uomo che mi ami
potrà trovare in me
l’amaca dove riposare
il pesante fardello delle sue preoccupazioni,
l’amica con cui dividere i suoi segreti più intimi,
il lago dove nuotare
senza paura a che l’ancora del compromesso
gli impedisca di volare quando gli succeda d’essere uccello.

VI

L’uomo che mi ami
farà poesia con la sua vita,
costruendo ogni giorno
con lo sguardo posto al futuro.

VII

Però, sopra ogni cosa,
L’uomo che mi ami
dovrà amare il popolo
non come una parola astratta
estratta dalla manica,
ma come qualcosa di reale, concreto,
al quale rendere omaggio con azioni
e dare la vita se è necessario.

VIII

L’uomo che mi ami
riconoscerà il mio viso nella trincea
ginocchio in terra mi amerà
mentre spariamo insieme
contro il nemico.

IX

L’amore del mio uomo
non conoscerà la paura del darsi,
né temerà scoprirsi alla magia dell’innamoramento
in una piazza piena di gente.
Potrà gridare - ti amo -
o mettere striscioni dall’alto delle case
proclamando il suo diritto a sentire
il più bello e umano dei sentimenti.

X

L’amore del mio uomo
non fuggirà dalle cucine,
né dai panni del figlio,
sarà come un vento fresco
portando via tra le nubi del sogno e del passato,
le debolezze che, per secoli, ci hanno tenuti separati
come esseri di distinta statura.

XI

L’amore del mio uomo
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una Rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l’inizio di una nuova vittoria


Gioconda Belli


Costruisco l'edificio dell'anima

Costruisco l'edificio dell'anima.
Un grosso strato di vento.
Un grosso strato di fuoco.
Un grosso strato d'acqua.
Un grosso strato di terra.
Costruisco la torre della carne.
Costruisco le radici.
La terra mi frana addosso,
l'acqua mi inonda,
il fuoco mi divora,
il vento mi travolge.
Devo scalare il cielo.
Costruisco la mia lotta.
L'anima vuole il fuoco,
la bocca un granello d'acqua,
l'anima vuole il vento,
il piede un lembo di terra.
Difendo ogni palmo.
Costruisco la fantasia?
Costruisco strati vuoti?
Un edificio per dei secoli?
Una casa per i terremoti?
Il tempio degli dei?
Un tetto per la gente?
Costruisco la conchiglia dell'essere.
Tra spinosi interrogativi
estraggo dalle viscere
strati di elementi,
e benché sia un martirio,
costruisco, perché è voluttà.

Kajetan Kovic


Contare i giorni della settimana dovrebbe sembrare un’attività priva di senso

È una gran fortuna
non sapere esattamente
in che mondo si vive.
Bisognerebbe
esistere molto a lungo,
decisamente più a lungo
del mondo stesso.
Conoscere altri mondi,
non fosse che per un confronto.
Elevarsi al di sopra del corpo
che non sa fare nulla così bene
come limitare
e creare difficoltà.
Nell’interesse della ricerca,
chiarezza dell’immagine
e conclusioni definitive
bisognerebbe trascendere il tempo
dove ogni cosa corre e turbina.
Da questa prospettiva,
addio per sempre
particolari ed episodi.
Contare i giorni della settimana
dovrebbe sembrare
un’attività priva di senso,
Imbucare una lettera
una stupida ragazzata,
la scritta “non calpestare le aiuole”
una scritta folle.

Wislawa Szymborska


In sogno i loro cervelli si prendevano in ostaggio a vicenda Al mattino avevano l’uno il volto dell’altra

Lui la amava e lei lo amava
I suoi baci le risucchiavano via il passato e il futuro, o almeno ci provavano
Lui non aveva altro desiderio
Lei lo mordeva, lo rosicchiava, lo assaporava
Lo voleva completamente dentro di sé
Sano e salvo, sempre e per sempre
Le loro grida sommesse si perdevano fra le tende
Gli occhi di lei volevano che nulla svanisse
Gli sguardi di lei gli inchiodavano le mani, i polsi, i gomiti
Lui la teneva stretta affinché la vita
Non la sottraesse a quell’istante
Lui voleva che tutto il futuro cessasse di esistere
Desiderava cingerla con le sue braccia
Dall’orlo di quel momento e nel nulla
Per l’eternità o qualsiasi altra cosa fosse
L’abbraccio di lei era un’immensa pressa
Per stamparselo nelle ossa
I sorrisi di lui erano i soffitti d’un luogo fiabesco
Dove il mondo reale non sarebbe mai entrato
I sorrisi di lei erano morsi di ragno
Per immobilizzarlo finché ne avesse avuto fame
Le parole di lui erano come truppe d'occupazione
Le risate di lei le movenze di un assassino
Gli sguardi di lui erano stilettate di vendetta
Le occhiate di lei spettri che nascondono orrendi segreti
I sussurri di lui erano come frusta e stivali
I baci di lei avvocati che scrivono e scrivono
Le carezze di lui erano gli ultimi appigli d’un naufrago
I giochi amorosi di lei come serrature stridenti
E le loro alte grida strisciavano sul pavimento
Come un animale che si trascina dietro una potente trappola
Le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo
Quelle di lei gli aprivano il cranio
Lei se ne sarebbe fatta una spilla
I giuramenti di lui le prosciugavano tutte le energie
Lui le mostrava come fare un nodo d’amore
I giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina
In fondo al cassetto dei suoi segreti
Le loro urla si conficcavano nel muro
Le loro teste cedevano al sonno come le due metà
D’un melone tagliato, ma l’amore non si può fermare
Avvinti nel sonno si scambiavano braccia e gambe
In sogno i loro cervelli si prendevano in ostaggio a vicenda
Al mattino avevano l’uno il volto dell’altra.

Ted Hughes


Così, con la mia testa sul tuo grembo e le tue mani sopra i miei capelli

Così,
con la mia testa sul tuo grembo
e le tue mani sopra i miei capelli.
Sotto le palpebre, un fervore chiaro
- tutta la rena di una spiaggia, al sole -
dentro,
il silenzio che dondola a ondate
come acqua un po' scura, senza schiuma,
e l'anima che vibra allo sciacquio
come un mollusco gelatinoso
che abbia dischiuso la conchiglia
alla carezza del mare

Antonia Pozzi


che sa; ogni giorno, di non essere più che vano seme del fiore del sogno

Gioia del sogno,
che mai uguagliò
nessuna gioia reale!
- E che triste gioia
quotidiana questa
a cui ci adattiamo, dimenticando
l'altra, l'altra, l'altra;
che sa; ogni giorno, di non essere più che
vano seme del fiore del sogno! -

Juan Ramon Jimenez


mercoledì 23 novembre 2011

Un sospiro

Talvolta nella vita le cose cambiano nel tempo di un sospiro, ancor prima che riusciamo ad abituarcene. 

Paulo Coelho


La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi

Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere


La vera solitudine

La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in una incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l'intimità stessa della vostra coscienza.
La vera solitudine è in un luogo che vive per sè e che per voi non ha traccia nè voce, e dove dunque l'estraneo siete voi.

Luigi Pirandello - Uno nessuno e centomila


come il ricordo di un'irripetibile gioia che giorni crudeli ne avessero allontanata per sempre

Il risultato era, nell'animo nostro, un turbamento ingiustificabile, un male doloroso e remoto, come il ricordo di un'irripetibile gioia che giorni crudeli ne avessero allontanata per sempre: poiché tutto di lei diceva, tra gli automobilisti e i giovani e sotto gli alberi verdi festosi del parco: «sono io, sono viva: ancora per un poco, oggi, sono con voi!» E pareva che dovunque, tra labili fiori, insorgessero i veti disumani del tempo.

Carlo Emilio Gadda - Un’orchesta di 120 professori


vieni a dar riposo ai tormenti del cammino nelle curve del mio corpo

Non dire per cosa vieni. Lasciami
indovinare dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato. È lontana la
tua casa? Ti do la mia: leggo nei
tuoi occhi la stanchezza del giorno che ti
ha vinto; e, sul tuo volto, le ombre
mi raccontano il resto del viaggio. Dai,
vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo – è una
meta senza dolore e senza memoria. Hai
sete? Avanza dal pomeriggio solo una
fetta d’arancia – mordila nella mia
bocca senza chiedere. No, non dirmi
chi sei né per che cosa vieni. Decido io.

Maria do Rosário Pedreira


martedì 22 novembre 2011

Stupefacente il tuo volto s’ostina ancora, stagliato sui fondali di calce del mattino

Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano
le briciole di pale che io gettavo
sul tuo balcone perché tu sentissi
anche chiusa nel sonno le loro strida.

Oggi manchiamo all'appuntamento tutti e due
e il nostro breakfast gela tra cataste
per me di libri inutili e per te di reliquie
che non so: calendari, astucci, fiale e creme.
Stupefacente il tuo volto s’ostina ancora, stagliato
sui fondali di calce del mattino;
ma una vita senz’ali non lo raggiunge e il suo fuoco
soffocato è il bagliore dell’accendino

Eugenio Montale


È molto che volevo descriverti la costellazione nascosta del mio amore

È molto che volevo descriverti
la costellazione nascosta del mio amore;
magari soltanto la sua sostanza, con una sola immagine.
Ma tu fermenti e straripi dentro di me
come l’esistenza e talvolta sei così salda, sicura e perenne
come conchiglia fossile nella pietra.

Miklós Radnóti


la tua splendida lingua che sa dire pure che mi ama

La tua lingua, la tua saggia lingua che inventa la mia pelle,
la tua lingua di fuoco che mi incendia,
la tua lingua che crea l’istante di follia, il delirio del corpo innamorato,
la tua lingua, sacra frusta, dolce brace,
invocazione degli incendi che mi strappa a me stesso, e mi trasforma,
la tua lingua di carne senza pudore,
la tua lingua di resa che mi richiede tutto, la tua molto mia lingua,
la tua bella lingua che elettrizza le mie labbra, che rende tuo il mio corpo da te purificato,
la tua lingua che mi esplora e che mi scopre,
la tua splendida lingua che sa dire pure che mi ama.

Darío Jaramillo Agudelo


e dopo, se deve arrivare, c’è l’amore

Prima c’è la solitudine,
nelle viscere e nel centro dell’anima:
questa è l’essenza, il dato di base, l’unica certezza;
che soltanto ti accompagna il tuo respiro,
che sempre ballerai con la tua ombra,
che quella tenebra sei tu.
Il tuo cuore, quel frutto titubante, non deve amareggiarsi con il tuo fato solitario;
lascialo che aspetti senza sperare
ché l’amore è un regalo che un giorno arriva da solo.
Ma prima c’è la solitudine,
e tu sei solo,
tu sei solo con il tuo peccato originale – con te stesso –.
Forse una sera, alle nove,
compare l’amore e tutto scoppia e qualcosa s’illumina dentro di te,
e ne diventi un altro, meno amaro, più felice;
ma non dimenticarti, specialmente allora,
quando l’amore sarà arrivato e brucerai,
che prima e sempre c’è la tua solitudine
e dopo niente
e dopo, se deve arrivare, c’è l’amore.

Darío Jaramillo Agudelo


tutto tuo sempre ancora

Tutto tuo ancora sempre.
Tuo tutto per sempre fino a oggi e dopo,
tuo sempre perché ne ho bisogno per essere,
sempre tutto tuo,
sempre anche se sempre non sarà mai,
tutto interamente tuo sempre e tuttora
più il seguente nuovo istante ogni volta.
Con tutto il tempo il mondo a portata di mano,
tutto il tempo del mondo che vuol dire la prossima notte,
tutto tuo sempre ancora.
Sicuro di sopravvivere domani tuo,
sempre tuo fin da oggi in ogni domani di domani.
Innamorato di te, sempre e adesso, senza ricordi,
in presente sempre amandoti,
eternamente tuo,
tutto tuo sempre ancora.

Darío Jaramillo Agudelo


L'istante in cui si vedevano era, per tutt'e due, ancora una volta, lo stesso istante

C'era un uomo che partiva, viaggiava, e quando tornava, prima di lui arrivava un gioiello, in una scatola di velluto. La donna che lo aspettava apriva la scatola, vedeva il gioiello e allora sapeva che sarebbe tornato. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Ma il segreto era che il gioiello era sempre lo stesso. Cambiavano le scatole ma lui era sempre quello. Partiva con l'uomo, restava con lui ovunque andasse, passava di valigia in valigia, di città in città, e poi tornava indietro. Veniva dalle mani della donna e lì ritornava, esattamente come l'orologio ritornava nelle mani dell'Ammiraglio. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Invece era ciò che custodiva il filo del loro amore, nel labirinto di mondi in cui l'uomo correva, come un'incrinatura lungo un vaso. Era l'orologio che contava i minuti del tempo anomalo,e unico, che era il tempo del loro volersi. Tornava indietro prima di lui perché lei sapesse che dentro colui che stava arrivando non si era spezzato il filo di quel tempo. Così l'uomo arrivava, infine, e non c'era bisogno di dir nulla, di chiedere nulla, né di sapere. L'istante in cui si vedevano era, per tutt'e due, ancora una volta, lo stesso istante.

Alessandro Baricco - Castelli di rabbia


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...