La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 30 novembre 2011

Ma c’è un raggio di sole nella lotta che sempre lascia l’ombra sconfitta

Io che credevo che la luce era mia
precipitato nell’ombra mi vedo.
Brace solare, siderale allegria
ignea di spuma, di luce, di desiderio.

Sangue leggero, melograno rotondo.
Improvviso anelare senza profilo e penombra.
Fuori, la luce nella luce sepolta.
Sento che solo l’ombra mi illumina.

Solo l’ombra. Senza astro. Senza cielo.
Esseri. Volumi. Corpi tangibili
dentro l’aria che non permette volo,
centro dell’albero degli impossibili.

Segni violacei, passioni di lutto.
Denti assetati d'esser colorati.
Oscurità di rancore assoluto.
Corpi come pozzi accecati.

Manca lo spazio. Strozzate son le risa.
Non è più possibile gettarsi all’altezza.
Il cuore vuole essere più in fretta
una forza che allarga la tenebra stretta.

Carne disorientata che va come un'onda
verso la notte sinistra, sprecata.
Quale raggio di sole l'inonda?
Cerco. Non trovo la traccia del giorno.

Solo il fulgore dei pugni serrati,
lo splendore dei denti che accecano.
Denti e pugni da tutti i lati.
Più che le mani, i monti si stringono.

Torbida è la lotta senza sete di domani.
Che lontananza di battiti ovattati!
Sono un carcere con una finestra
su una gran solitudine di ruggiti.

Sono un’aperta finestra che ascolta,
per dove scorre tenebrosa la vita.
Ma c’è un raggio di sole nella lotta
che sempre lascia l’ombra sconfitta.

*****

Yo que creí que la luz era mía
precipitado en la sombra me veo.
Ascua solar, sideral alegría
ígnea de espuma, de luz, de deseo.

Sangre ligera, redonda, granada:
raudo anhelar sin perfil ni penumbra.
Fuera, la luz en la luz sepultada.
Siento que sólo la sombra me alumbra.

Sólo la sombra. Sin astro. Sin cielo.
Seres. Volúmenes. Cuerpos tangibles
dentro del aire que no tiene vuelo,
dentro del árbol de los imposibles.

Cárdenos ceños, pasiones de luto.
Dientes sedientos de ser colorados.
Oscuridad de rencor absoluto.
Cuerpos lo mismo que pozos cegados.

Falta el espacio. Se ha hundido la risa.
Ya no es posible lanzarse a la altura.
El corazón quiere ser más de prisa
fuerza que ensancha la estrecha negrura.

Carne sin norte que va en oleada
hacia la noche siniestra, baldía.
¿Quién es el rayo de sol que la invada?
Busco. No encuentro ni rastro del día.

Sólo el fulgor de los puños cerrados,
el resplandor de los dientes que acechan.
Dientes y puños de todos los lados.
Más que las manos, los montes se estrechan.

Turbia es la lucha sin sed de mañana.
¡Qué lejanía de opacos latidos!
Soy una cárcel con una ventana
ante una gran soledad de rugidos.

Soy una abierta ventana que escucha,
por donde va tenebrosa la vida.
Pero hay un rayo de sol en la lucha
que siempre deja la sombra vencida.

Miguel Hernández


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