La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 4 novembre 2011

Parlami!

Odimi, odimi, Astarte,
amata, parlami! Tanto ho sofferto
e soffro ancora tanto. Guardami!
La tua fossa non ti ha mutato tanto
quant’io son mutato per te.
Troppo mi amasti, come io ti amai.
Non eravamo fatti per torturarci così,
quantunque fosse il più empio dei peccati
amarci come noi ci amammo …
Dimmi che tu non mi detesti …

Che io sconto il castigo per entrambi,
che tu sarai del numero beato,
e io morrò … Perché finora tutto
quel che odio cospira a incatenarmi
all’esistenza, a una vita che mi esclude
dall’immortalità, dove il futuro
è simile al passato. Non ho tregua.
Non so che cosa chiedere o cercare.
Sento soltanto quello che tu sei
e io sono. Ma, prima di morire
vorrei udire di nuovo quella voce
che era la mia musica.

Parlami! Ti ho invocato nelle notti
serene, ho spaventato gli uccelli
addormentati tra i silenziosi rami,
per chiamare te …
Ho risvegliato i lupi montani
ho appreso alle caverne a riecheggiare
invano il nome tuo adorato; tutto
rispose, tranne la tua voce. Parlami!
Ho errato sulla terra e non ho mai
trovato a te l’uguale. Parlami!
T’ho cercato tra le stelle a venire,
ho contemplato il cielo inutilmente,
senza trovarti mai. Parlami! Guarda,
i demoni a me attorno, hanno pietà
di me che non li temo ed ho pietà
per te soltanto. Parlami! Sdegnata,
se vuoi, ma parlami! … Dimmi
non so che cosa, ma che io ti senta
una volta ancora …

Tratto da “Manfred” di George Byron e tradotto da Carmelo Bene


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