La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

sabato 31 dicembre 2011

Ti auguro...

Ti auguro libertà dai condizionamenti
gioia profonda per le tue conquiste
spazi liberi dove immaginare, conoscere, sperare…
e sogni, sogni a non finire!

Stephen Littleword


e consenti il volo alle cose perdute

Anno, portami lontano
dalle cose ripetute
fa che non sia vano
il restare solo
e consenti il volo
alle cose perdute

Carlo Levi


venerdì 30 dicembre 2011

mi sarebbe piaciuto molto chiamarmi un’altra cosa – o essere un gatto, per poter avere più di una vita

Non ho mai saputo il tuo nome. Entrasti un pomeriggio,
per sbaglio, a domandare se io ero un’altra persona –
un sole che improvvisamente aggiungeva calce ai muri,
un incendio capace di divorare il cuore del mondo.
Non ti mentii; mi alzai e ti condussi alla porta giusta
come un veliero trascina i sogni in mare; ma,
prima di lasciarti, ti dissi ancora che in quel pomeriggio
mi sarebbe piaciuto molto chiamarmi un’altra cosa – o
essere un gatto, per poter avere più di una vita.

Maria do Rosário Pedreira


L'Eternità. È il mare andato col sole

È ritrovata. Che cosa? L'Eternità. È il mare andato col sole.
Anima sentinella, mormoriamo la confessione della notte così nulla e del giorno infuocato.
Dagli umani suffragi, dagli slanci comuni là ti liberi e voli a seconda...
Poiché soltanto da voi, o braci di raso, il dovere si esala senza che si dica: finalmente.
Là, nessuna speranza, nessun orietur. Scienza con pazienza, il supplizio è sicuro.
È ritrovata. Che cosa? L'Eternità. È il mare andato col sole.

Arthur Rimbaud


sulla via dell'aere notte vien spargendo poesie

Le ore s'alzano levandosi stelle ed è
l'alba
sulla via dell'aere luce vien spargendo poesie
in terra una candela si
spegne la città si
sveglia
con un canto
sulla bocca e morte negli occhi
ed è l'alba
il mondo
esce a uccidere sogni...
vedo nelle strade dove uomini
forti scavano pane
e vedo le facce brutali
di gente sazia laida disperata crudele beata
ed è giorno,
nello specchio
vedo un uomo
fragile
sogni
sognare
sogni nello specchio
ed è
sera in terra
una candela s'accende
ed è buio
la gente è in casa
l'uomo fragile a letto
la città
dorme con la morte sulla bocca e un canto negli occhi
le ore discendono
e indossano stelle....
sulla via dell'aere notte vien spargendo poesie

E.E. Cummings


Quando ti vidi in sogno

Quando ti vidi in sogno
ti voltasti verso di me
con il dito sul labbro
e le sopracciglia alzate
sorridendo, prima di continuare
camminando sulle punte
attraverso la stanza
illuminata dalla luna, abbandonata,
che d’improvviso compresi
avrebbe rappresentato la mia vita.

Henrik Nordbrandt


ma semplicemente essere ammessi come parte di una realtà innegabile, come le pietre e gli alberi

Si apre il cancello del giardino
con la docilità della pagina
che una frequente devozione interroga
e all’interno gli sguardi
non devono fissarsi negli oggetti
che già stanno interamente nella memoria.
Conosco le abitudini e le anime
e quel dialetto di allusioni
che ogni gruppo umano va ordendo.
Non ho bisogno di parlare
né di mentire privilegi;
Bene mi conoscono quelli che mi attorniano,
bene sanno le mie ansie e le mie debolezze.
Ciò è raggiungere il più alto,
quello che forse ci darà il Cielo:
non ammirazioni, né vittorie
ma semplicemente essere ammessi
come parte di una realtà innegabile,
come le pietre e gli alberi.

Jorge Luis Borges


E ho inteso molte cose nuove che prima Parevano follia alla mia mente

Immobile fui un albero nel bosco,
Conobbi la verità di cose mai viste prima;
Di Dafne e dalla fronda d'alloro
E di quei vecchi sposi che festeggiarono gli dèi
E divennero un rovere in mezzo alla brughiera.
Essi poterono compiere un tale miracolo
Solo dopo che gli dèi furono
Gentilmente pregati e accolti
Al focolare della loro amata casa.
Sono stato comunque un albero nel bosco
E ho inteso molte cose nuove che prima
Parevano follia alla mia mente.

Ezra Pound


e tutto questo è follia al mondo

L’albero mi è penetrato nelle mani,
la sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
l’albero m’è cresciuto nel seno -
profondo,
i rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
sei muschio,
sei violette trascorse dal vento. -
Creatura – alta tanto – tu sei,
e tutto questo è follia al mondo.

Ezra Pound


finché dura quest'ora, questa luna, questi rami, questa pace in cui stiamo, lascino che mi creda quel che mai potrò essere

Nel breve numero di dodici mesi
l'anno passa, e brevi sono gli anni.
Pochi la vita dura.
Che son dodici o sessanta nella foresta
dei numeri, e quanto poco manca
al termine del futuro!
Due terzi ormai, sì rapido, del corso
che mi è imposto correre declinando, trascorro.
M'affretto, e subito finisco.
Abbandonato in declivio cedo, e riluttante affretto
il moribondo passo.
Non so di chi ricordo il mio passato
che altro fui quando fui, né mi conosco
come se colla mia anima sentissi
quell'anima che nel sentire ricordo.
Da un giorno all'altro ci lasciamo.
Nulla di vero a noi ci unisce -
siamo chi siamo, e chi siamo stati fu
cosa vista di dentro.
Quel che sentiamo, non quel che è sentito,
è quel che abbiamo. Quindi, l'inverno triste
accogliamolo come destino.
Ci sia inverno sulla terra, non nella mente.
E, amore ad amore, o libro a libro, amiamo
il nostro teschio breve.
Sì, so bene
che mai sarò qualcuno.
So d'avanzo
che mai avrò un'opera.
So, infine,
che mai saprò di me.
Sì, ma adesso,
finché dura quest'ora,
questa luna, questi rami,
questa pace in cui stiamo,
lascino che mi creda
quel che mai potrò essere.

Fernando Pessoa


giovedì 29 dicembre 2011

La nostra cena è semplice, ma noi siamo meravigliosi

Stai vicino alla finestra mentre le luci ammiccano
lungo la strada. Da qualche parte un tram, che porta
a casa commesse e impiegati, passa sferragliando in questa
sera del Sabbath. Un gatto nel cortile piange
perché trova il bidone dell’immondizia chiuso; gli strilloni
iniziano il loro giro che trasforma omicidi in penny.
Siamo chiusi in casa, per un po’ al sicuro, salvi
fino a domani. Ti sfili il vestito, ti arrotoli
le calze, attenta a non smagliarle. Nuda ora,
soffice luce su soffice carne, ti fermi
un attimo; ti volti di fronte a me –
sorridi come sanno fare solo le donne
che hanno giaciuto a lungo con il loro amante
uscendone più vergini.
La nostra cena è semplice, ma noi siamo meravigliosi.

Kenneth Patchen


sappi che io saluto l’aria, l’oceano e la terra, ogni giorno al tramonto per amor tuo, amore.

Dall’ondeggiante oceano, la folla,
venne teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò
ho fatto un lungo viaggio solo per guardarti, toccarti,
perché non potevo morire sinché non ti avessi guardato,
perché temevo di poterti poi perdere.
Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati,
siamo salvi, ritorna in pace all’oceano mio amore,
anch’io sono parte di quell’oceano amore,
non siamo così separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quanto è perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci,
e se per un' ora ci tiene lontani, non può tenerci lontani
per sempre;
non essere impaziente — un istante — sappi che io saluto l’aria,
l’oceano e la terra,
ogni giorno al tramonto per amor tuo,
amore.

Walt Whitman


In una simile foglia può essere avvolto il mondo intero e anch’io, e riposarci tutta notte.

Scegli i vetri colorati – verdi, rossi, blu,
un po’ di viola e il rosa con parsimonia. Lo sai,
ci vuole moderazione coi colori; inoltre
non un disegno già tracciato. Meglio
sia il disegno a secondare i colori, e non l’opposto.
Una certa indeterminatezza,
insieme all’imprevisto, aggiungono molto all’opera. Ma senza
esagerare; – ogni eccesso tradisce. Sí, cosí. Per esempio
questo Santo ti è venuto un po’ troppo giallo. Lascialo pure.
E queste foglie
troppo grandi, troppo verdi – innaturali. Mi piacciono.
Quando declina il sole,
questo verde si gloria nella casa. In una simile foglia
può essere avvolto il mondo intero e anch’io, e riposarci
tutta notte.

Ghiannis Ritsos


E vedo solo un chiodo, senza il quadro

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wisława Szymborska


e la terra diventerà parola

Va': non hai niente da perdonare.
Sognare è meglio che vivere.
Ma vedrà il sorgere del sole
colui che lascia ogni cosa incompiuta;
il cui pensiero si allontana dal dover pensare
come il sostituirsi di una maschera.
Solo errerà attraverso valli ancora più verdi
di quelle che splendono dalle finestre
delle favole per bambini,
colui che pensa che il mondo si rinnova.
Solo per colui che siede e canta
presso gli steccati dimenticando la propria strada
il passero fatato spiega le sue ali
e i fiori magici crescono più rigogliosi.
Non troverà una mano che nutra
le fonti silenziose del suo desiderio.
Nessuno gli indicherà il ruscello dove
possa appagare la sete dell'infanzia.
Ma vallate più verdi dell'Oggi
e pensieri più cari del Lontano
busseranno alla sua finestra e sveglieranno
la sua freschezza altre seti da appagare.
Così come una silenziosa sartina seduta
alla finestra all'ora del tramonto
in un villaggio sconosciuto
egli non apparterrà a nulla di insano,
ma, incorporea come un augurio,
la sua anima attraverserà come un arcobaleno
i pascoli verde-pioggia del suo perdersi
e la terra diventerà parola.

Fernando Pessoa


mercoledì 28 dicembre 2011

Un miracolo fra tanti: una piccola nuvola svolazzante, e riesce a nascondere una grande pesante luna

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.

Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:
banchi colombi che si levano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

Wistawa Szymborska


Il problema che più mi tormentava - Perché mai non si liberasse il Cielo - E si rovesciasse - Azzurro - su di me -

Ci fu un tempo ed ero Bambina -
Perché anche io lo sono stata -
In cui mi turbava che un Atomo - cadesse -
Mentre il Cielo - resisteva -
Il Cielo pesava di gran lunga di più -
Eppure era lì - Azzurro - immobile -
Senza Catene - così a me sembrava -
Lo sapevano forse - i Giganti?
Poi la vita mi impose ben altri problemi -
Alcuni li tengo in serbo - li risolverò
Quando - lassù - l'Algebra -
Sarà o sembrerà più facile -
Allora - anche quello mi toccherà capire -
Il problema che più mi tormentava -
Perché mai non si liberasse il Cielo -
E si rovesciasse - Azzurro - su di me -

Emily Dickinson


Vado pronunciando il tuo nome

Vado pronunciando il tuo nome
e odo la mia voce,
lontana,
come se non fosse la mia
Ricordi che passano
mescolando immagini
e il suono della tua voce
con questa ferita
profonda che ti chiama...
e non rispondi.
Ti nomino,
sei luce
che illumina
per un istante
la mia coscienza
e poi...
il nulla,
la notte assoluta
e questo vuoto che mi fa soffrire

Juan Baladán Gadea


Mi ha assalito un’acre nostalgia

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce
della lampada.
In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.
Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo
e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.
E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus
notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

Yehuda Amichai


Dio dei ceppi Dio dei liberi - Non mi sottrarre la mia libertà.

Giochiamo a "ieri" -
Io, la fanciulla a scuola -
Tu - e l'eternità -
la favola mai raccontata.
Il dizionario saziò la mia fame -
I logaritmi -
vino assai secco -
la sete -
Eppure non dev'essere proprio così:
i sogni colorano il sonno
e l'accortezza dei rossi, il mattino,
s'insinua e scuote la persiana -
La vita era ancora in embrione -
Scaldavo il mio guscio -
Quando tu sconvolgesti l'ellisse
e l'uccello, così, è caduto.
Sbiadisce l'immagine delle manette
- dicono - agli occhi di chi è da poco libero -
Nulla per me di più familiare
della libertà -
Il sonno - la notte -
mio ultimo atto di riconoscenza -
La luce che entrava - il mattino -
il primo miracolo.
Sarà dato all'allodola di rientrare nel guscio
e volare, più leggera, nel cielo?
Non saranno le catene di oggi
più dolorose di quelle di ieri?
Sulla pelle di chi,
assaporata da poco la libertà,
è di nuovo dannato, non sarà
più profondo, il peso delle inferriate?
Dio dei ceppi
Dio dei liberi -
Non mi sottrarre
la mia libertà.

Emily Dickinson


Siamo qui, due rose meditabonde

Tu non dormi. No. Io non dormo.
Stiamo parlando sotto le stelle.
Siamo qui, due rose meditabonde
nella pace della terra.

Juan Ramon Jimenez


Les amants de cœur

Ils s'aiment s'aiment en riant
Ils s'aiment s'aiment pour toujours
Ils s'aiment tout au long du jour
Ils s'aiment s'aiment s'aiment tant
Qu'on dirait des anges d'amour
Des anges fous se protégeant
Quand se retrouvent en courant
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment à la folie
S'effeuillant à l'ombre des feux
Se découvrant comme deux fruits
Puis se trouvant n'être plus deux
Se dénouant comme velours
Se reprenant au petit jour
Et s'endormant les plus heureux
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment en tremblant
Le cœur mouillé le cœur battant
Chaque seconde est une peur
Qui croque le cœur entre ses dents
Ils savent trop de rendez-vous
Où ne vinrent que des facteurs
Pour n'avoir pas peur du loup
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment en pleurant
Chaque jour un peu moins amants
Quand ils ont bu tout leur mystère
Deviennent comme sœur et frère
Brûlent leurs ailes d'inquiétude
Redeviennent deux habitudes
Alors changent de partenaire
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Qui s'aiment s'aiment en riant
Qui s'aiment s'aiment pour toujours
Qui s'aiment tout au long du jour
Qui s'aiment s'aiment s'aiment tant
Qu'on dirait des anges d'amour
Des anges fous se protégeant
Quand ils se retrouvent en courant
Les amants
Les amants de cœur
Les amants


Non muoverti. Se ti muovi lo infrangi. Piangi?

Non muoverti.
Se ti muovi lo infrangi.
...È come una gran bolla di cristallo
sottile
stasera il mondo:
è sempre più gonfia e si leva.
O chi credeva
di noi spiarne il ritmo e il respiro?
Meglio non muoversi.
È un azzurro subacqueo
che ci ravvolge
e in esso
pullulan forme immagini arabeschi.
Qui non c'è luna per noi:
più oltre deve sostare:
ne schiumano i confini del visibile.
Fiori d'ombra
non visti, immaginati,
frutteti imprigionati
fra due mura,
profumi tra le dita dei verzieri!
Oscura notte, crei fantasmi o adagi
tra le tue braccia un mondo?
Non muoverti.
Come un'immensa bolla
tutto si gonfia, si leva.
E tutta questa finta realtà
scoppierà
forse.
Noi forse resteremo.
Noi forse.
Non muoverti.
Se ti muovi lo infrangi.
Piangi?

Eugenio Montale



Innominabile mi offri la schiena per il mio tatto e le mie ansie

Nulla posso dire di te trascorri nell'ombra
E' per questo che nell'oscurità sei la mia guida
Innominabile mi offri la schiena
per il mio tatto e le mie ansie il cammino dei re
e nella tua superficie profonda cade il mio spirito cieco
un raggio assetato di se stesso Tu sei un'altra cosa
Posso entrare in te soltanto come interferenza
affinchè le mie carezze siano portate
come i resti d'un naufragio
dall'incommensurabile fiume di parole
che sotto la tua pelle attraversa l'infinito spazio del silenzio

Alejandro Jodorowsky


martedì 27 dicembre 2011

Co' suoi sospir confondere per poco i miei sospir!...

Una furtiva lagrima
negli occhi suoi spuntò:
Quelle festose giovani
invidiar sembrò.
Che più cercando io vò?
M'ama! Sì, m'ama, lo vedo.
Un solo istante i palpiti
del suo bel cor sentir!
I miei sospir, confondere
per poco a' suoi sospir!
I palpiti, i palpiti sentir
confondere i miei co'suoi sospir!
Cielo! Si può morir!
Di più non chiedo, non chiedo.
Ah, cielo! Si può morir d'amor.


venerdì 23 dicembre 2011

... qualunque sia la distanza

Se chiudo gli occhi
posso arrivare
a prenderti.
Mi allungherò sino
a dove sei tu.

L’autunno
si è fermato sui rami,
è immobile.
Io imparerò ad arrivare
dove sei tu...

...qualunque sia la distanza.

Io ti verrò a cercare quando il buio tenta
di far risaltare la tua assenza.

Difficile è trovarsi ora,
più facile è perdersi.

Perdona se non sono ancora
dove sei tu.

Accorcerò la distanza.

Io ti verrò a cercare quando il buio tenta di far risaltare la tua assenza.

E ti verrò a cercare quando il buio resta e fa risaltare la tua assenza


ma i sentimenti rimangono

Tutte le nostre riflessioni, anche le più razionali,
sono originate da un dato oscuro del sentimento.
E dei sentimenti non è così facile liberarsi come delle idee:
queste vanno e vengono, ma i sentimenti rimangono.

Alberto Moravia - La Noia


è una tempesta anche la tua dolcezza

La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare, e i suoi riposi sono anche più rari.

Eugenio Montale - Ossi di seppia 1925


L'estensione ignota dei miei bisogni mi spaventa

L'estensione ignota dei miei bisogni mi spaventa.
Non so quanto grandi siano o quanto alti, so solo che non vengono soddisfatti.
Se vuoi misurare la circonferenza di una goccia d'olio puoi usare la polvere di licopodio. Ecco cosa cercherò.
Un barattolo di polvere di licopodio da spargere sui miei bisogni per scoprire quanto sono grandi. 

Jeanette Winterson - Non ci sono solo le arance


Profumo

Il profumo dell'orchidea
penetra come incenso
le ali di una farfalla.

Matsuo Basho Haiku


Per questo attendo la felice sorte

Anche se addormentata nella strada
di un sogno, senza gemiti né voci;
anche se sola, paurosamente
distorta dalla vera e principale
vena di pura verticalità,
anche se assente dentro il lievitato
pudore delle palpebre socchiuse,
non tradirò le ceneri di un mito
che mi fu solo e identico. Serrati
nel centro del mio spirito i già mondi
segreti del passato hanno versioni
di pudiche allegrezze e il movimento
che potrebbe fluirmi nelle membra
è pari alla perfetta
grazia delle nature primitive.
Nell'orbita dei gesti non compiuti
nell'orbita del bacio,
celebro in sacrificio un malefizio
che al suo centro decede. Tutto quanto
tenta fermarmi è male, la fiducia
dell'esistere in me fu gioco ebbro
di mutamento...
Anche se addormentata, il mio costante
volgermi è ricco di rivelazioni,
il mio largo stupore è maturante
un attacco improvviso di perfetti
ignorati strumenti, la mia voce
prepara i toni della profezia,
il mio corpo ogni grado di scintilla
vitale, le mie labbra
la parola finale cui converge
il brivido del sangue.
Per questo attendo la felice sorte
di un'ora non umana, non uguale
a nessun'altra e sbocco di ogni limite;
un'ondata di tempo che sollevi
gloriosamente il gergo del passato
e lo riveli identico al mio cielo.

Alda Merini

25 dicembre 1950


ci si ciba di cose estranee all'umana parola

L'anima ha il suo rifugio nell'amore come
tempio di un'avarizia terrena che gli dei non
possono toccare, ma l'anima è anche parola,
parola inconscia. E' sbagliato identificare
l'inconscio con il tempo dell'anima: è un'altra
stagione, è un altro nutrimento, ci si ciba di
cose estranee all'umana parola, di cose che
non hanno ragione di essere eppure sono,
di cose che sibilano come delle serpi e che
invece sono angeli di illuminazione.

Alda Merini


giovedì 22 dicembre 2011

ma io non li vedo nemmeno

E malgrado tutto
malgrado la musica
che si ripete incessantemente
fino allo spargimento del cuore
malgrado io non ti veda
e il giorno si apra
con la perenne angoscia
di non incontrare nessuno
tu continui a addossarmi
un numero di ombre
che non entrano
nel mio cuore
tu non sai quanto una forma di donna
può essere circoscritta
dalle ansie di molti uomini
ma non è vero amore
è l'ansia di vedermi risuscitare
per una nuova gettata di poesia
e con me costruiscono case
e ambienti
e idee per i loro sogni
quando mi vedono soffrire per te
pensano che io sia già morta
e di amor tuo
e chiamano tutti a vedermi
e battono le mani
per l'ingannevole successo della vita
ma io non li vedo nemmeno

Alda Merini


e le tue piccole mani e le mie ruberanno le stelle

Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.
Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente,
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

Pablo Neruda


Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso

Camminando si apprende la vita
camminando si conoscono le persone
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina, guardando una stella
ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi.
Cammina, cercano la vita,
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo
del cammino percorso.

Ruben Blades



E poi quel breve vertiginoso momento quando ci è concesso di dimenticare velocemente quell’inferno.

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta
dell’inferno.
Ho domandato alla specola
e ora so il perché.
L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia
null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare
velocemente
quell’inferno.

Jaroslav Seifert


Ed avevo quell'andatura incerta che chiamiamo esperienza.

Da un'asse all'altra avanzavo
così lenta, prudente.
Sentivo le stelle sul capo,
e sotto i piedi il mare.
Questo solo sapevo:un altro passo
poteva essere l'ultimo.
Ed avevo quell'andatura incerta
che chiamiamo esperienza.

Emily Dickinson



Per scavarmi nel petto, senza farmi male di luce dolce una riva e render navigabile la mia anima

Venne quello che amavo,
quello che invocavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle che son cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che ai suoi capelli
legò la morte.
Ma quello che amavo.
Senza graffiare i venti,
senza ferire foglie o agitare cristalli.
Quello che ai suoi capelli
legò il silenzio.
Per scavarmi nel petto, senza farmi male
di luce dolce una riva
e render navigabile la mia anima.

Rafael Alberti


La tua mano andò volando dai miei occhi al giorno

La tua mano andò volando dai miei occhi al giorno.
La luce entrò come un roseto aperto.
Arena e cielo palpitavano come un
culminante alveare tagliato nel turchese.
La tua mano toccò sillabe che tintinnavano, coppe,
oliere, piene d'oli gialli,
corolle, fonti e, soprattutto, amore,
amore: la tua mano pura preservò i cucchiai.
La sera se n'andò. La notte fece scender con cautela
sopra il sonno dell'uomo la sua capsula celeste.
Un triste odor selvaggio sprigionò la madreselva.
E la tua mano tornò dal volo volando
a chiudere il suo piumaggio ch'io credetti perso
sopra i miei occhi divorati dall'ombra.



*****



Tu mano fue volando de mis ojos al día. 
Entró la luz como un rosal abierto. 
Arena y cielo palpitaban como una 
culminante colmena cortada en las turquesas. 
Tu mano tocó sílabas que tintineaban, copas, 
alcuzas con aceites amarillos, 
corolas, manantiales y, sobre todo, amor, 
amor: tu mano pura preservó las cucharas. 
La tarde fue. La noche deslizó sigilosa 
sobre el sueño del hombre su cápsula celeste. 
Un triste olor salvaje soltó la madreselva. 
Y tu mano volvió de su vuelo volando 
a cerrar su plumaje que yo creí perdido 
sobre mis ojos devorados por la sombra.

Pablo Neruda



mercoledì 21 dicembre 2011

Ogni occhiata che torna, conserva un gusto di erba e cose impregnate di sole a sera sulla spiaggia

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L'acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.
Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.
Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.

Cesare Pavese


martedì 20 dicembre 2011

Non mi disseto né mi sazio

Elena, il tuo madore è una rugiada
stillante sopra uno stillante miele.
Un alito d'amor sopra una spada?
O Spada dell’arcangelo Ariele!
Ma il céspite che l'ìnguine t'infiora
non è come l'ascella dell 'Aurora?

Piacente sopra te, quanto mi piaci!
Assai più d'ogni frutto e d'ogni fiore,
assai più d'ogni fonte. ne' tuoi baci
la musica e il silenzio del sapore
s’avvicendan così che tu m’insegni
l’arte dell’ape ne’ suoi favi pregni.

Non mi disseto né mi sazio, è scarsa
ahi, la sorgente della tua saliva.
Non cavo, se la gola m'è riarsa,
gora di sangue dalla carne viva.
Se abbocco i pomi, se i ginocchi lisci
ródo, tanto urli che m'impietosisci.

Forma che così pura t'arrotondi,
là dalla pura falce delle reni,
e nella man che ti ricerca abbondi
avanzando in tua copia tutti i seni,
la parabola io solva della Cruna
e del Cammello, o specie della Luna!...

Gabriele d’Annunzio


Perché chiedo dove sei

Perché chiedo dove sei,
se cieco non sono,
se assente tu non sei?
Se ti vedo
andare e venire,
te, il tuo corpo alto
che termina in voce,
come in fumo la fiamma,
nell'aria, impalpabile.
E ti chiedo se,
e ti chiedo di che sei,
di chi;
ed apri le braccia
e mi mostri
l'alta immagine di te,
e mi dici ch'è mia.
E t'interrogo sempre.

Pedro Salinas


lunedì 19 dicembre 2011

Tu mi domandi per sempre

Tu mi domandi per sempre,
ma io non ho vita continua;
ti nutrirei di attimi soltanto.
Sono l’apparizione che dilegua,
e il tempo che intercorre fra due tappe
è una tregua a favore della morte.
Io vivo nello spazio di un amplesso:
tu stesso mi maturi senza accorgerti
sotto il tepore delle tue carezze…
Ma ti confesso, e credimi:
non c’è forma di donna che continui,
dentro di me, il rovescio dell’amante.

Alda Merini


Parole

I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono.

Josè Saramago


prendimi come sono di una due e di due una

Io sono due
è chiaro ora
sono due più uno
meno uno e fanno due
che due volte sono
nata e due volte morta
due volte mi sono persa
forse una volta di più
perché due e una sono tre
le volte che ho sbattuto
e una volta ho anche vomitato
ma erano forse due
dato che sono in quattro
a tirarmi per i piedi
mentre dormo con voce di drago
e una volta sola ho amato
ma saranno duecento le volte
che ho toccato l'allegria
però non duecento volte sono nata
perché al centonovantanove
mi sono stufata ed ecco
al due mi sono scordata
non fosse due sarebbe zero
sono io e l'altra due
prendimi come sono
di una due e di due una.

Dacia Maraini


vorrei volando volare e riempire di allegrie le spine del buio

Ho sognato di volare
tante volte in una
una volta in tante,
leggera sopra i tetti
con un sospiro di gioia nera
posandomi sui cornicioni
seduta in bilico su un comignolo
quanto quanto quanto
ho camminato sulle vie
ariose dell'orizzonte
fra nuvole salate e raggi di sole
un gabbiano dal becco aguzzo
un passero dalle piume amare
erano le sole compagnie
di una coscienza addormentata
vorrei saper volare
ancora in sogno ancora,
come una rondine,
da una tegola all'altra
e poi sputare sulle teste
dei passanti e ridere
della loro sorpresa, piove?
O sono lacrime di un Dio ammalato?
Volo ancora, ma nelle tregue del sonno
il piede non più leggero
scivola via, una mano si aggrappa
alla grondaia che scappa
vorrei volando volare
e riempire di allegrie
le spine del buio.

Dacia Maraini


stava come stella doppia in cielo

Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell'uccello che allora aveva riso e dell'albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono. 

La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimé, perché si era lasciato raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l'aveva oscuramente sentito e presagito, ohimé! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che era fatto di uomo e di donna! 

Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello , mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità. 

Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui. 

Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora. 

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo.

Herman Hesse - Favola d’amore


venerdì 16 dicembre 2011

Così tu sei l'esempio del sole mio

O il veleggiare del tuo caldo pensiero
sopra la mia parola
e il tuo dormire selvaggio
accanto al mio seno vivo;

o l’adombrarsi della primavera
quando cade il suono del seme
sulla terra feconda di parola.

Così tu sei l'esempio
del sole mio.

Alda Merini


il tuo amore è la luce di tutte le mie ore

Mio carissimo ragazzo, questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mai niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura di quell'amore non è stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale. 

Oscar Wilde - dal "De Profundis" 29 aprile 1895


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