La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 8 giugno 2011

Come è forte il rumore dell'alba!

Come è forte il rumore dell'alba!
Fatto di cose più che di persone.
La precede un fischio breve
una voce che lieta sfida il giorno.
Ma poi nella città tutto è sommerso.
E la mia stella è quella stella scialba
mia lenta morte senza disperazione.
Come è forte il rumore dell'alba!

Sandro Penna


Gli orizzonti assumono la morbida linea della tua guancia, Il cielo ventoso è una cornice per i tuoi capelli.

Amandoti, pelle contro pelle, ho pensato spesso
di viaggiare senza un soldo fino a qualche trono di fango
dove un maestro possa insegnarmi come condurre
la mia vita lontano dal dolore, per il solo amore
nell'abbraccio indolore di pietra e lago.
Smarrito, nella distesa dei tuoi capelli non sono mai stato smarrito
abbastanza da smarrire la strada che dovevo percorrere;
Senza fiato accanto al tuo corpo non ho potuto rispettare
la volontà che mi proibisce patti, voti
o promesse, e spesso mentre dormivi
ho scrutato con sacro terrore la tua bellezza.
Adesso
so perché molti uomini si sono fermati a piangere
a metà strada tra gli amori che lasciano e cercano
e si sono chiesti se il viaggio li conduca da qualche parte.
Gli orizzonti assumono la morbida linea della tua guancia,
Il cielo ventoso è una cornice per i tuoi capelli.

Leonard Cohen


La mia anima è una misteriosa orchestra

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco come una sinfonia. Io sono la periferia di una città esistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi. Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maelstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini, di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo. E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell'abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti, il centro del tutto con il nulla intorno. Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento. Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un'improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle. Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre la stessa persona e un'altra. Nuvole... Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l'intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente, più il niente di me stesso.


Fernando Pessoa “Bernardo Soares” - Il libro dell'inquietudine



oltre la vita voglio dirtelo con la morte; oltre l'amore voglio dirtelo con l'oblio

Ti voglio.
Te l'ho detto con il vento
come un bruco gioca nella sabbia;
come un organo irato tempestoso;
te l'ho detto con il sole,
che dei giovani indora i corpi nudi
e nelle cose innocenti sorride;
l'ho detto con le nuvole
meste fronti che il cielo sostengono,
tristezze fuggitive;
l'ho detto con le piante
le diafane creature che si coprono
d'improvviso rossore;
te l'ho detto con l'acqua
vita lucente che nasconde l'ombra;
e te l'ho detto con la mia paura
e te l'ho detto con la mia allegria,
e con astio, e tremende parole.
Ma non mi basta:
oltre la vita voglio
dirtelo con la morte;
oltre l'amore voglio
dirtelo con l'oblio.

Luis Cernuda

foto Patrizia Savarese

Ma il vero amore è una faccenda d’arte

Ma il vero amore è una faccenda d’arte, è la persona in quanto opera d’arte, opera di Dio se si vuole, che è in grado di amare e di essere amata davvero.
E l’arte non smette di distruggere il suo oggetto per trasformarlo in perpetua fonte di vita. L’arte è il vento che soffia, pulisce e passa, ed è così che l’oggetto d’amore è in verità inafferrabile e tuttavia eternato dall’eternità stessa dell’amore, graziato dal tempo a forza di essere amato.

Alina Reyes - La settima notte


Tutto era bianco e nero

Tutto era bianco e nero, di un bianco di luna e di un nero di carboncino, tutto era tenero, vellutato, dolce e misterioso, accanto a noi un salice piangente stormiva impercettibile, più vicina ancora l’acqua cantava col suo sciabordio discreto, noi stessi eravamo in bianco e nero, noi stessi eravamo fatti di quella luce del nero e bianco che s’insinua sulle forme come i gatti sui tetti di notte, quella luce nella quale il tempo si perde, si abbandona e si dimentica, come una donna innamorata che il suo amante accarezza nell’ombra e il cui godimento passeggia e sprizza in un angolo del quadro.

Alina Reyes - La settima notte


Le senti come chiedono realtà

Le senti come chiedono realtà
scarmigliate, feroci,
le ombre che forgiammo insieme
in questo immenso letto di distanze?
Stanche ormai di infinito, di tempo
senza misura, di anonimato,
ferite da una grande nostalgia di materia,
chiedono limiti, giorni, nomi.
Non possono vivere più così: sono alle soglie
della morte delle ombre, che è il nulla.
Accorri, vieni, con me.
Insieme cercheremo per loro
un colore, una data, un petto, un sole.
Che riposino in te, sii tu la loro carne.
Si placherà la loro enorme ansia errante,
mentre noi le stringiamo avidamente
fra i nostri corpi,
dove potranno trovare nutrimento e riposo.
Si assopiranno infine nel nostro sonno
abbracciato, abbracciante. E così,
quando ci separeremo, nutrendoci
solo di ombre, fra lontananze,
esse
avranno ormai ricordi,
avranno un passato di carne ed ossa,
il tempo vissuto dentro di noi.
E il loro tormentato sonno
di ombre sarà, di nuovo, il ritorno
alla corporeità mortale e rosa
dove l'amore inventa il suo infinito.

Pedro Salinas


Non è facile dire il cambiamento che operasti. Se adesso sono viva, allora ero morta

Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov’ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingermi un po’ col piede, no-
e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio,
di comprendere l’azzurro, o le stelle.
Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
mascherato da sasso nero tra i sassi neri
nel bianco iato dell’inverno-
come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
dai milioni di guance perfettamente cesellate
che si posavano a ogni istante per sciogliere
la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
angeli piangenti su nature spente,
Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
La prima cosa che vidi fu l’aria, aria trasparente,
e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
limpide come spiriti. Tutt’intorno giacevano molte
pietre stolide e inespressive,
Io guardavo e non capivo.
Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
per riversarmi fuori come un liquido
tra le zampe d’uccello e gli steli delle piante
Non m’ingannai. Ti riconobbi all’istante.
Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
Ora assomiglio a una specie di dio
e fluttuo per l’aria nella mia veste d’anima
pura come una lastra di ghiaccio. È un dono.
Sylvia Plath


Io non parlerò, non penserò più a nulla: ma l’amore infinito mi salirà nell’anima

Nelle azzurre sere d’estate andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera;
trasognato sentirò, la sua frescura sotto i piedi.
E lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me andrò lontano, molto lontano,

come uno zingaro; nella natura,
felice come con una donna.

Arthur Rimbaud


The Quest - Christopher Bryn


I’m leaving tonight
Going somewhere deep inside my mind
I close my eyes slowly
Flowin’ away slowly
But I know I’ll be alright 
It’s coming stronger to me
And I know someone is out there
Lead the way
Lead the way
Show me the answers I need to know

What I’m gonna live for
What I’m gonna die for
Who you gonna fight for
I can’t answer that

All my life/love it is
It is all my love
All my life/love it is
I know it is a life to live lately
From above I hear
I hear the sound of them sinkin’
I feel numb, I’m alive
I know I’m getting closer

What I’m gonna live for
What I’m gonna die for
Who you gonna fight for
I can’t answer that

My life has had it’s share of troubles
And now I found a place to go
I’ve said goodbye to all my troubles
’cause now I’ve find my place to go

What I’m gonna live for
What I’m gonna die for
Who you gonna fight for
I can’t answer that

What I’m gonna live for
What I’m gonna die for
Who you gonna fight for
I can’t answer that

What I’m gonna live for
What I’m gonna die for
Who you gonna fight for
I can’t answer that

Live for
Die for
Fight for






Sto partendo stanotte
Andando in qualunque parte chiusa nella mia mente
Chiudo i miei occhi dolcemente
Fluendo via lentamente
Ma so che starò bene 
Sto diventando più forte
So che qualcuno è fuori di qui
Capeggia la strada
Capeggia la strada
Mostrami le risposte che ho bisogno di conoscere

Per cosa vivrò
Per cosa morirò
Contro chi lotterai
Io non so rispondere

Tutta la mia vita/amore è questo
Questo è tutto il mio amore
Tutta la mia vita/amore è questo
So che è una vita da vivere ultimamente
Da ciò che ho sentito
Ho sentito il suono del loro sprofondamento
Mi sento indolenzito, sono vivo
So che sto diventando uno che chiude

Per cosa vivrò
Per cosa morirò
Contro chi lotterai
Io non so rispondere

La mia vita ha avuto una dose di guai
E ora ho trovato un posto dove andare
Ho detto addio a tutti i miei problemi
Perché ora ho trovato il mio posto dove andare

Per cosa vivrò
Per cosa morirò
Contro chi lotterai
Io non so rispondere

Per cosa vivrò
Per cosa morirò
Contro chi lotterai
Io non so rispondere

Per cosa vivrò
Per cosa morirò
Contro chi lotterai
Io non so rispondere

Vivere per…
Morire per…
Lottare per...








Dall'isola sconosciuta d'un cuore venne improvviso un respiro caldo di primavera

Quando mi passò accanto velocemente,
l'orlo della sua veste mi sfiorò.
Dall'isola sconosciuta d'un cuore
venne improvviso un respiro caldo di primavera.
Fu un tocco fugace che svanì
in un momento come il petalo di un fiore reciso
trasportato dall'aria.
Ma si fermò sul mio cuore come un sospiro
del suo corpo, come un sussurro dell'anima.

Rabindranath Tagore


Sapeva che il miracolo avviene una volta sola

L'uomo più saggio che abbia mai conosciuto, Fermin Romero de Torres, un giorno mi aveva spiegato che nella vita non c'è nulla di paragonabile all'emozione che si prova quando si spoglia una donna per la prima volta.

Non mi aveva mentito, ma mi aveva taciuto parte della verità.

Non mi aveva detto dello strano tremore che trasforma ogni bottone, ogni cerniera in un'impresa da titani.

Non mi aveva detto della malia di un corpo palpitante, dell'incantesimo di un bacio, nè di quel miraggio che sembrava ardere in ogni poro della pelle.

Sapeva che il miracolo avviene una volta sola nella vita ed è fatto di trame segrete che, una volta svelate, svaniscono per sempre.

Mille volte ho tentato di rivivere l'emozione di quel pomeriggio con Bea nella grande casa dell'avvenida del Tibidabo, quando lo scrosciare della pioggia cancellò il mondo.

Mille volte ho desiderato naufragare in quel ricordo, di cui mi resta solo l'immagine rubata al calore delle fiamme: Bea, nuda e scintillante di pioggia, distesa accanto al fuoco, mi fissa con lo sguardo sincero che non avrei mai dimenticato.

Mi chinai su di lei e le accarezzai il ventre con la punta delle dita. Bea chiuse gli occhi e mi sorrise, sicura e forte.

Carlos Ruiz Zafon - L’ombra del vento


Se immagino, vedo.

Per viaggiare basta esistere. […] Se immagino, vedo. 

[…] È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. 


Pessoa - Il Libro dell'Inquietudine



Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!

Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo, poiché ci sono giorni in cui non lo guardo ma solo lo sento, vivendo nella città senza vivere nella natura in cui la città è inclusa.

Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà, e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino.

Nuvole… Corrono dall'imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all'avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l'ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.

Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l'intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.

Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!

Nuvole… Continuano a passare,alcune così enormi ( poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione ) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell'aria alta contro il cielo stanco; altre ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.

Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco. Non ho mai fatto niente di utile né farò niente di giustificabile. Quella parte della mia vita che non ho dissipato a interpretare confusamente nessuna cosa, l'ho spesa a dedicare versi prosastici alle intrasmissibili sensazioni con le quali rendo mio l'universo sconosciuto. Sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.

Nuvole… Esse sono tutto, crolli dell'altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti.

Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l'oscurità, finzioni dell'intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.

Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto.

Fernando Pessoa



Sotto le palpebre chiuse della notte l'amore era il colmo dell'arrivo nel vuoto dell'attesa!

Arrivò l'uomo.
Arrivò nella notte.
Tra la polvere del silenzio sulla bocca
fino alle vette della solitudine.
Quando l'abbraccio si avviluppava in sé
come i molli steli della vite
nel vuoto frettoloso del vento
e il giorno era il gelo della paura
nello scontro della pelle
col destino!
Arrivò qualcuno.
colui che era.
Il luccichio della meta
nel vagare le vie
e tutta la voglia di pulsare
sotto la pelle rosa della vita.
Arrivò l'uomo e il rifugio si espandeva
fino ai vasti confini di un abbraccio
un'immagine desolata
s'incorniciava nel caldo volume di uno sguardo
e le verdi braccia dell'innesto
germogliarono
nei tiepidi
lenti flussi dell'abitudine.
Sotto le palpebre chiuse della notte
l'amore era
il colmo dell'arrivo
nel vuoto dell'attesa!
L'alba soffiava
nelle umide trame della notte.
L'uomo se n'andava
se n'andava con l'alba
col passare cinico del tempo
che fischiettava in un pianto
le note dolorose dell'evoluzione.
La fermezza di una figura
vacillava nel tremore delle lacrime
e il ruotare dell'usuale
sui binari del quotidiano
si fermava:
dall'evento di dualità
dal rapprendersi di un corpo
ai margini dell'estraneità!
L'uomo se andava.
L'uomo se andava e la sua ombra
si estendeva piano piano dalla calda intimità delle lenzuola
fino ad una casa sconosciuta.
L'uomo se n'andò.
Se n'andò nel mattino.
Quando gli oscuri orli dei monti
sorgevano dalla nebbia
e l'orizzonte era rosso d'emozione
per la scoperta di un altro inizio.
Il vuoto dell'attesa si colmava
dei clamori di una lunga giornata di sole
ed io pensavo a qualcuno che un giorno…
era Lui!

Vida Bardiyaz


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