La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 23 giugno 2011

ti amo col respiro, i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita!

Come ti amo? - Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.

Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l’anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell’amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, - ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! - e,
se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.



Elizabeth Barrett Browning


e sei tu e sono io ed è camminarti in circolo dare ai tuoi fatti dimensione d'arco e solo col tuo impulso dirti la parola

È il tuo nome ed è anche ottobre
è il divano e i tuoi unguenti
è lei tu la giovane dei turbamenti
e sono le colombe in voli segreti
ed è l'ultimo gradino della torre
ed è l'amata che spia l'amore al riparo
ed è quel che si può dare in ogni movimento e gli oggetti
e sono i padiglioni
e il non essere interamente in un'azione
ed è il Canto dei Cantici
ed è l'amore che ti ama
ed è un riassunto di veglia
di vigilanza sola al margine della notte
al margine del sognatore e degli insonni
è anche aprile e novembre
e le perturbazioni interne di agosto
ed è la tua nudità
che assorbe la luce degli specchi
ed è la tua capacità di grano
di lasciarti guardare nelle cose
e sei tu e sono io
ed è camminarti in circolo
dare ai tuoi fatti dimensione d'arco
e solo col tuo impulso dirti la parola

Homero Aridjis


no man's land

Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. È stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; [...] Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di "aspettare un poco" prima di spingerci nel baratro. [...] Fin dai primi anni della mia giovinezza, pensavo che ognuno di noi ha la propria no man's land, in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale [...] Semplicemente, l'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all'altra, e queste ore hanno una loro continuità. Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell'uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la linea generale dell'esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s'è mai incontrato con se stesso e c'è qualcosa di malinconico in questo pensiero. [...]


In questa no man's land, dove l'uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Forse in questa no man's land gli uomini piangono, o bevono, o ricordano cose che nessuno conosce, o osservano i propri piedi scalzi, o provano una nuova scriminatura sulla testa calva, oppure sfogliano una rivista illustrata con immagini di belle donne seminude e muscolosi lottatori - non lo so, e non lo voglio sapere. Da bambini e persino da giovani (come probabilmente anche da vecchi) non sempre avvertiamo il bisogno di quest'altra vita.
Ma non bisogna credere che quest'altra vita, questa no man's land, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. Non per questa via passa la distinzione: solo per quella del mistero assoluto e della libertà assoluta. [...] Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man's land, alla fin fine, secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in una lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontaneranno da te tutti quelli che ami. Basta cedere una volta - e non ci saranno più limiti, e tutto ti verrà tolto; dov'è il confine [...]? Dove saranno allora mistero e libertà?
Nina Berberova - Il giunco mormorante


Entrare nell’enclave monastica del buio e del silenzio


Istruzioni per dormire

Certo, addormentarsi.
Scacciare la luna
dalla finestra.
Mettere in contumacia
le zanzare.
Stabilire per i gatti
lo spazio notturno.
Zittire i malinconici
cani dei vicini.
Chiudere l’udito
a tutti i rumori
tranne a quello della pioggia.
Relegare tutti i pensieri
angosciosi nel posto
che gli spetta,
nel tempo passato
o futuro.
sistemare i sentimenti
nei reconditi
meandri del cuore,
in astucci
chiusi a chiave fino all’alba.
Reprimere i dolori.
Controllare i desideri
e superare le offese.
Non comporre poesie.
Afferrare il filo di una storia
e inventare una favola.
Fungere da mamma a se stessi.
Essere la propria amata.
Coprire di baci
il cuore insoddisfatto.
Coprire con una coperta
le membra infreddolite.
Entrare
nell’enclave monastica
del buio e del silenzio.
Andare lontano.
In capo al mondo.
Al confine dei sogni e dei non sogni.
E magari
ancora più lontano.

Kajetan Kovič



Formiamo un territorio immateriale

Ma quando stiamo seduti vicini, insieme, parlando ci fondiamo uno nell’altra. Siamo alonati di nebbia. Formiamo un territorio immateriale.

Sembra che tutti agiscano solo nell’istante, senza futuro. Senza futuro. Quest’urgere è tremendo.

Mi aggrapperò per tutta la vita alla superficie delle parole.

Non voglio che la gente, quando entro io, alzi gli occhi con ammirazione. Voglio donare, voglio ricevere, e voglio solitudine in cui aprire i miei possessi.

Quelli che mi hanno disprezzato riconosceranno la mia sovranità. Ma per una qualche legge imperscrutabile del mio essere, la sovranità e il possesso del potere non saranno sufficienti; mi spingerò sempre, aprendo le tende, verso l’intimità, e desidererò qualche solitaria parola sussurrata. Perciò me ne vado dubbioso, ma esaltato; temendo un dolore intollerabile; eppure, nel mio avventuroso andare, mi ritengo destinato ad essere vittorioso dopo grave sofferenza; destinato, certamente, a scoprire alla fine il mio desiderio.

Adesso diventa chiaro che io non sono unico e semplice, ma complesso e molteplice.

In un mondo che contiene il momento presente, perchè fare discriminazioni? Non si dovrebbe nominare mai nulla, per non cambiarlo.

Siamo condannati, tutti quanti. Le donne passano strascicando i piedi con la borsa della spesa. La gente continua a passare. Ma non mi distruggerai. Per un momento, per questo solo momento, noi siamo insieme. Ti stringo a me. Vieni, dolore, nutriti di me. Affondami le zanne nella carne. Fammi a pezzi. Io singhiozzo, singhiozzo.

Sono sola in un mondo ostile. Il volto umano è repellente. Questo mi va a genio. Voglio pubblicità e violenza ed essere sbattuta come una pietra contro le rocce. Amo le ciminiere delle fabbriche, le gru e i camion. Mi piace veder passare facce su facce, deformate, indifferenti. Sono nauseata dalla gradevolezza. Sono nauseata dalla privacy. Guado acque furiose e affonderò senza che nessuno mi salvi.

Non ci può essere dubbio che le nostre vite meschine, sgradevoli a vedersi come sono, si rivestono di splendore e acquistano significato soltanto sotto gli occhi dell’amore.

Dobbiamo opporci allo spreco e alla deformità del mondo, alle sue folle che turbinano in mulinelli, violentemente rigettate e scalpitanti.

Tu sei tu. E’ questo che mi consola della mancanza di tante cose - sono brutto, sono debole - e della cattiveria del mondo, e della fuga della giovinezza, e dell’amarezza e del rancore e delle invidie innumerevoli.

Virginia Woolf






Da lì si contempla lo spettacolo del mondo

Meglio confessarlo subito: io sono uno di quelli che si siedono sulle panchine pubbliche. Non solo nei belvedere o sui poggi panoramici, di fronte a un lago o sul lungomare, ma nei parchi, nei giardinetti, nelle piazze e nei viali, ovunque. Potreste anche avermi visto, magari di sottecchi. O più probabilmente avete evitato di guardarmi. Perché da qualche tempo chi si siede su una panchina, nelle nostre città, più che anonimo diventa invisibile. Lo scrittore Luciano Bianciardi raccontò che, nella Milano dei primi anni ’60, quella del boom economico, fu arrestato per strada perché camminava troppo lentamente, strascicando i piedi. Oggi stare in panchina è un’anomalia sociale più grave, se chi si siede si sottrae non solo alle regole non scritte dell’efficienza, ma allo sguardo degli altri. Se non si è anziani, donne incinte o con carrozzina, se si è maschi o femmine adulti, chi sta in panchina è poco raccomandabile. Nel migliore dei casi si è disoccupati, sfaccendati, vite di riserva. Eppure è l'ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città. La panchina è il margine del mondo, vacanza di chi non va in vacanza, ma anche il posto ideale per osservare quello che accade: ovunque sia, è il centro dell’universo. Da lì si contempla lo spettacolo del mondo, ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo. Si guarda senza essere visti. Ecco alcuni dei non piccoli piaceri del sedersi su una panchina. Le mie preferite sono quelle verdi a onda di una volta, di legno, in via di estinzione. Ma tutte le panchine sono oggi in via di estinzione. Come se la loro gratuità (la loro grazia), nel nuovo orizzonte del welfare fosse assolutamente da bandire...

Beppe Sebaste


Amado mio

Amado mio
Love me forever
And let forever begin tonight

Amado mio
When we're together
I'm in a dream world
Of sweet delight

Many times I've whispered
Amado mio
It was just a phrase
That I heard in plays
I was acting a part

But now when I whisper
Amado mio
Can't you tell I care
By the feeling there
'Cause it comes from my heart

I want you ever
I love my darling
Wanting to hold you
And hold you tight

Amado mio
Love me forever
And let forever
Begin tonight

Many times I've whispered
Amado mio
It was just a phrase
That I heard in plays
I was acting a part

But now when I whisper
Amado mio
Can't you tell I care
By the feeling there
'Cause it comes from my heart

I want you ever
I love my darling
Wanting to hold you
And hold you tight

Amado mio
Love me forever
And let forever
Begin tonight
And let forever
Begin tonight
And let forever
Begin tonight

Amado mio
Love me forever
And let forever begin tonight

Amado mio
When we're together
I'm in a dream world
Of sweet delight

Many times I've whispered
Amado mio
It was just a phrase
That I heard in plays
I was acting a part

But now when I whisper
Amado mio
Can't you tell I care
By the feeling there
'Cause it comes from my heart

I want you ever
I love my darling
Wanting to hold you
And hold you tight

Amado mio
Love me forever
And let forever
Begin tonight

Many times I've whispered
Amado mio
It was just a phrase
That I heard in plays
I was acting a part

But now when I whisper
Amado mio
Can't you tell I care
By the feeling there
'Cause it comes from my heart

I want you ever
I love my darling
Wanting to hold you
And hold you tight

Amado mio
Love me forever
And let forever
Begin tonight
And let forever
Begin tonight
And let forever
Begin tonight


...stanchi di non trovarsi

Sono lontane da me le ore del tuo amore,
sotto una luce di neve,
in qualche città che non conosco.
Le nostre vite si raggiungono, si confondono,
si scambiano singhiozzi, baci, sogni
ma siamo lontani miglia l’uno dall’altra,
forse in secoli diversi
su due pianeti erranti che si cercano
stanchi di non trovarsi

Eugenio Montejo


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...