La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 12 luglio 2011

muoio in piedi come gli alberi

Nessuno muore
adesso d’amore
ma confesso che patisco
ogni momento.
All’alba un anelito
s’impossessa di me
e nelle notti
il tuo corpo
m’inonda.
Non posso sopportare
l’agonia di saperti
in un’altro spazio.
Per questo amore
muoio in piedi
come gli alberi

Guiomar Cuesta Escobar


Ci siamo sempre amati come se fosse per noi incontrarci impossibile

Ci siamo sempre amati come se fosse
per noi incontrarci impossibile.
Forse per questo tutto e' stato tra noi vero.
Quando il sole sorge, la luna tramonta;
non possono stare insieme per un intero
giorno due fonti di luce: eppure
niente vale di piu' che il quasi-mistero
del loro lento, necessario inseguirsi.

Giuseppe Conte


E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.

Le mie parole sono la metà di un dialogo oscuro
che continua attraverso secoli impossibili.
Adesso comprendo il senso e la risonanza
che pure porti da tanto lontano nella tua voce.
Le nostre domande e risposte si riconoscono
come gli occhi dentro agli specchi. Occhi che hanno pianto.
Conversiamo dai due estremi della notte,
come da spiagge opposte. Ma con una voce che non si importa…..
E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.
Ma un mare senza viaggi.

Cecília Meireles


Non voglio saper nulla del tuo passato

Non voglio saper nulla del tuo passato. Vedo
spegnersi il giorno
l’ultimo giorno sul tuo volto e le tue mani.
Lasciami il dolce piacere d’ignorare le strade
per le quali il caso ha saputo guidarti fino a me.

Oskar Wladyslaw Milosz


Tu apparirai sulla soglia indossando qualcosa di bianco

Tu apparirai sulla soglia
indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve

Boris Pasternak


ti guardo come sei, già nota sebbene mai prima d'ora veduta

I

«Dammi tu il mio sorso di felicità prima che sia tardi»
implora, in tutto simile alla mia, una voce bassa
e fervida lungo i dedali del risveglio risonando.
- Da dove risale, a chi si volge -
mi chiedo io tra il sonno non sapendo altro di lei
se non oscuramente che un dolore antico quanto l'uomo l'incalza e l'accompagna
e avverto intanto la notte nel suo ultimo,
più frenetico balzo verso l'alba - il nuovo enigma - inghiottirla.
- Se mai qualcuno le risponderà -
mi dico dibattendomi,
segmento di lucertola,
nel terriccio bruciato da quella folgore spessa.
E vedo di lì a poco, mentre un po' dormo e un po' penso,
un'acqua meravigliosa raccogliersi
in due mani fini e trepide, serrate
nella loro giumella un po' infantile, un'acqua azzurra, mi sembra,
giù dalle fenditure di un'antica roccia dolorosa stillando.
- A meno non sia parte dell'inganno -
insinua e si rifiuta di pensarlo
la mente tra sogno e veglia oscillando ebbra. [...]

II

[...] Il carnevale senza follia sul lungomare
a misura di lei che invero non perde
divertita e quieta questi avari bagordi.
«Maschere di maschere » tutt'al più commenta
mentre segue con occhi pieni di riserva
la lunga bambocciata allontanarsi
barcollando in una nube di fosforo.
«Maschere di maschere» contesta
ma bonaria, con i suoi anni morti di fascismo
e d'altro, gli scherzi della sorte
non troppo male accolti,
la sua bellezza goduta senza rimpianto.

Una luce salina incendia i coriandoli,
i Presidenti, i cantautori, le dive.
Il pomeriggio fuori tempo resta sospeso
sul mare, un mare lavorato fino di scalpello
del vento, un mare più pensato che certo.
E sempre quel sorriso di donna smessa indulgente col mondo.

*

Non la pausa o l'omissione del male
ch'è altra cosa, buona, non lo nego,
ma debole, senza fuoco o mordente -
Così mi dico, e penso al letargo
della tartana sulla distesa d'olio
caduta la forza otto del mare e il vento.
Non questo ma il soprassalto di letizia
che ti coglie a tradimento nè più nè meno di un lutto,
magari in marcia, nella coda piovosa del ritorno, a un rosso,
oppure in anticamera quando
colui che ti precede
suda freddo freddo di là dalla porta sotto i visor e smania.
«Stavo all'erta, avevo
qualcosa da dirti» canta all'improvviso
una fibra di lucentezza
riposta dio sa dove, nell'essere più abbietto
o più liso a ricordarlo, ti apostrofa
da un capo all'altro dell'annosa fossa.
Ed è che il mondo per inattesa grazia
ti parla dei suoi seppellimenti e dei suoi parti,
ti svela il suo costrutto nei suoi boia e nelle sue vittime,
vive nei suoi animali e nei suoi ciottoli,
nelle sue opere di scienza e d'arte efficaci o logore
in te e di te che ne sei parte dal cominciamento e giudice.
«Non è d'amore che mi stai parlando?»
mi chiede la mia anima non anima. «Conosco,
conosco da sempre». E non dà peso a ciò che le rispondo
sulla felicità che non sia questo, questo soltanto. [...]

V

Finchè una luce senza margini d'ombra
illumina l'oscurità del tempo,
risale ad uno ad uno i suoi tornanti
e m'accorgo di te entrata nella mia vita
neppure mi chiedo da che parte e quando
e se lo sei o se invece non sei sorta
su dalla sua profondità di notte in notte affiorando.
- Che farà qui - mi dico mentre splendi
e sorridi un sorriso anche mio - forse
veglia su di me. Forse affina da sempre il mio pensiero
occupato da troppe parvenze o monco -
e ti guardo come sei, già nota
sebbene mai prima d'ora veduta
e stupisco che l'amore abbia questo volto interno.


Eh, il punto oltre di me, eppure ancora in mio potere
dove vibrano intatte
parole come queste di salmista o, chi sa, di amante -
la foresta marina, il corallo. [...]

VI

Potrebbe non esistere - penso. Essere
un gioco della mente soltanto -
e la guardo mentre sorride
un sorriso interno - a che cosa mi domando,
alla luce del giorno filtrata nella stanza
o a quella senza tempo preciso della mia conoscenza -
e neppure vedendo lei, ma il lampo
di reciprocità che lo cambia.

- Sono sempre stata qui, da quando? - mi rispondono
tra un battito e l'altro di ciglia i suoi occhi limpidi
offrendo una certezza oscura più del dubbio e insieme interrogando.
E io penso a un'età passata di mente
vissuta con il cuore ad altro e senza avvedermene
con lei accanto invisibile come il tempo. [...]

VII

A volte si tocca il punto fermo e impensabile
dove nulla è più diviso,
nè morte da vita
nè innocenza da colpa,
e dove anche il dolore è gioia piena.
Sono cose, queste, che si dicono per noi soltanto.
Altri ne riderebbero.
Ma dire si devono. Le annoto
per te chele sai bene e per testimonianza dell'amore eterno...

Qui il filo si spezza.
Non cedimento dell'anima, solo stanchezza dello scriba -
mi dico - o ne mormora una voce
lontana da sotto i rimasugli, lingue ultime schioccanti, di ghetto in fiamme.
Stanchezza di lui guardato a vista con papiri e carte
dal suo sosia l'ardente matematico
seduto nello scranno accanto in penombra
o da altri, anche più impenetrabili, dalla faccia di quisling.
Conosco quei testimoni e giudici. Quei giustizieri. Prevarranno?
Non prevarranno - mi dice la mia anima fatta anima.


Mario Luzi - Il pensiero fluttuante della felicità


ho cambiato universo, sono passato nel tuo

Cecilia, molto bella e gentile, è stata dolce con me, ma senza di te non ho i miei bicchieri di smeraldo e di fuoco, e non ho ricavato da tutto questo che un disincanto incredibile, e tanta voglia di morire. La bellezza da sola non basta. Senza amore, tutto il resto è perduto, perduto, perduto, un insieme sgradevole di contrattempi e veleni ignobili e disgustosi.

Non c’è vita senza amore.

Ed io, mia piccola Gala, ti amo infinitamente.

Non credo affatto alla vita, credo in te. Questo universo che è mio e che si mescola alla morte non può entrarci che con te. È fra le tue braccia che esisto. È dentro i tuoi occhi, fra i tuoi seni, fra le tue gambe che non mi spegnerò mai.

Il resto, e solo una grande miseria che sogna solo di crollare. Sono incredibilmente triste e confuso. Ho abusato troppo della vita. E ti amo troppo, lo dico con ardore, con fede, di sogno in sogno, ho cambiato universo, sono passato nel tuo.

Guardati nello specchio, e guarda gli occhi che amo, i seni che amo, il sesso che amo, le belle mani, ascolta come parli, mia unica amica, capisci perché comprendo solo ii tuo linguaggio, perché ti lascio libera, e quale gioia ricavo dalla tua, perché ti voglio audace e forte e fatta a tua immagine e somiglianza, secondo la tua volontà che è anche la mia, e che si e meravigliosamente elevata, come la mia, sul nostro amore.

Ti adoro e ti abbraccio dappertutto.

Paul Eluard a Gala


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