La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 2 agosto 2011

La Chanson des Vieux Amants

Bien sûr, nous eûmes des orages
Vingt ans d’amour, c’est l’amour fol
Mille fois tu pris ton bagage
Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient
Dans cette chambre sans berceau
Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien
Tu avais perdu le goût de l’eau
Et moi celui de la conquête
Certo, c’è stato qualche temporale, vent’anni d’amore, l’amore folle, mille volle hai fatto le valige, mille volte me ne sono andato. E ogni mobile si ricorda in questa camera senza culla dei lampi delle vecchie tempeste. Ormai più niente assomigliava a niente, tu avevi perduto il gusto dell’acqua e io quello della conquista…
Mais mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l’aube claire jusqu’à la fin du jour
Je t’aime encore tu sais je t’aime
Ma amore mio, mi dolce, tenero, meraviglioso amore, dall’alba chiara fino alla fine del giorno, ti amo ancora, lo sai, ti amo…
Moi, je sais tous tes sortilèges
Tu sais tous mes envoûtements
Tu m’as gardé de pièges en pièges
Je t’ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement
Il nous fallut bien du talent
Pour être vieux sans être adultes
Io so tutti i tuoi sortilegi, tu sai tutti i miei malefici, tu mi hai stretto di tappa in tappa, io ti ho persa di giorno in giorno. Di certo hai avuto qualche amante, bisognava pur passare il tempo, bisogna pur che il corpo gioisca… in fondo, in fondo ci è voluto del talento per essere vecchi senza essere adulti…
Et plus le temps nous fait cortège
Et plus le temps nous fait tourment
Mais n’est-ce pas le pire piège
Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt
Je me déchire un peu plus tard
Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard
On se méfie du fil de l’eau
Mais c’est toujours la tendre guerre
E più il tempo ci segue, più il tempo ci tormenta, ma non c’è cosa peggiore che vivere in pace per due amanti… di certo tu piangi un po’ meno presto, io mi distruggo un po’ più tardi, proteggiamo di meno i nostri segreti, si lascia fare meno al caso, ci si dibatte sul pelo dell’acqua ma è ogni giorno la tenera guerra…

un sogno dentro a un sogno

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica che non sbagli se pensi
che tutti furono un sogno i miei giorni;

E, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?

Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.

Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita e ricadono nel mare!
Ed io piango-io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?

O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno?
Edgar Allan Poe


La melodia dei pensieri

Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.

Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni. 

Fernando Pessoa - Il libro dell’inquietudine



Non c'era da cercare: il tuo sogno era il mio.

Sto qui,
su questa riva bianca
del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo
del tuo sogno. Facessi
un passo in più, cadrei
tra le sue onde, rompendolo
come un vetro. Il calore
del tuo sogno mi sale
fino al viso. Il respiro
misura il movimento
del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito
mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo
del tuo viver sognando.
Guardo. Vedo la stoffa
di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso
che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni,
interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva
restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi
ceda il tuo invulnerabile
essere. Io ricerco
il tuo sogno. Con l'anima
piegata su di te,
perlustrano gli sguardi
la tua carne traslucida,
scostando dolcemente
i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là
le forme del tuo sogno.
Non le trovano. E allora
penso al tuo sogno. Voglio
decifrarlo. Non servono
cifre, non è segreto.
È sogno e non mistero.
E d'un tratto, nell'alto
silenzio della notte
un mio sognare inizia
sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia,
facevamo lo stesso.
Non c'era da cercare:
il tuo sogno era il mio.

Pedro Salinas


Quanto tempo foste due!

Quanto tempo foste due!
Tu volevi e non volevi.
Non eri come il tuo amare,
né il tuo amare come te.
Che alternanza tra una e l'altra!
Ad ogni specchio del mondo,
al silenzio, o agli azzardi,
domandavi
quale fosse la migliore.
Incostante di te stessa
andavi sempre uccidendo
il tuo sì con il tuo no.
Così sull'orlo dei baci,
non il tuo core sapeva,
né il mio si avvicinava:
se era quella che volevi
tu, o che volevo io.
Quando eravate divise,
come il fiore dal suo fiore,
quanto bisognava andare
lontano da te a cercarti
l'amare! Lui da una parte.
Tu dall'altra.
E poi lo trovavo. Ma
non sapevo rimanerci,
vivere così divisi
o dal tuo amore o da te.
Ed io amavo tutti e due.
E infine tutto è vicino.
Faccia a faccia ti guardasti,
il tuo sguardo in te ti vide:
già eri quella che volevi.
E adesso vi bacio entrambe
in te sola.
L'anima però non sa
chi ottenne
questa pace d'interezza:
se è che il tuo amore assomiglia
a te, da quanto ti ama.
o se tu invece,
da tanto che lo stai amando,
non sei già uguale al tuo amore.

Pedro Salinas


Ulysses

Non posso smettere di viaggiare: berrò
Ogni goccia della vita: Tutto il tempo ho assaporato
Molto, ho sofferto molto, sia con coloro
Che mi amavano, che da solo, sulla riva, e quando
Con tumultuose correnti le piovose Iadi
Agitavano l'oscuro mare: io son diventato un nome;
Per aver sempre vagato con cuore affamato
Molto ho visto e conosciuto; città di uomini
E costumi, climi, consigli, governi,
E non di meno me stesso, ma onorato da tutti;
E ho assaporato il piacere della battaglia coi miei pari,
Lontano sulle risonanti pianure della ventosa Troia.
Sono parte di tutto ciò che ho incontrato;
Eppure ancora tutta l'esperienza è un arco attraverso cui
Brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono
Per sempre e per sempre quando mi muovo.
Com'è sciocco fermarsi, finire,
Arrugginire non lucidati, non brillare nell'uso!
Come se respirare fosse vivere! Vita ammucchiata su vita
Sarebbero tutte troppo poco, e di una sola a me
Poco rimane: ma ogni ora è salva
Da quell'eterno silenzio, qualcosa di più,
Un portatore di nuove cose; e vile sarebbe
Per tre soli (giorni) ammucchiare e accumulare io stesso,
E questo grigio spirito bramare nel desiderio
Di seguire la conoscenza come una stella cadente,
Oltre il limite più estremo del pensiero umano.

Questo è mio figlio, il mio Telemaco,
Al quale io lascio lo scettro e l'isola,--
Da me molto amata, che discerne come adempiere
Questo lavoro, con lenta prudenza per addolcire
Un popolo rozzo, e attraverso soffici gradi
Sottometterli all'utile e al bene.
Il meno biasimabile è egli, concentrato nella sfera
Dei comuni doveri, conveniente a non cadere
In funzioni di fragilità, e pagare
Adatte preghiere agli dèi della mia casa,
Quando sarò partito. Egli fa il suo lavoro, io il mio.

Lì giace il porto; il vascello gonfia la sua vela:
Là si oscurano i neri, estesi mari. Miei marinai,
Anime che hanno faticato, e lavorato, e pensato con me--
Che sempre con un allegro benvenuto accolsero
Il tuono e la luce del sole, e opposero
Cuori liberi, menti libere- voi ed io siamo vecchi;
La vecchia età ha ancora il suo onore e la sua lotta;
La morte chiude tutto: ma qualcosa prima della fine,
Qualche lavoro di nobile natura, può ancora essere fatto,
Uomini non sconvenienti che combattevano contro gli Dèi.
La luce comincia a scintillare dalle rocce:
Il lungo giorno affievolisce: la lenta luna si innalza: il mare
Geme attorno con molte voci. Venite, amici miei,
Non è troppo tardi per cercare un mondo più nuovo.
Spingetevi al largo, e sedendo bene in ordine colpite
I sonori solchi; perché il mio scopo consiste
Nel navigare oltre il tramonto, e i bagni
Di tutte le stelle occidentali, finché io muoia.
Potrebbe succedere che gli abissi ci inghiottiranno:
Potremmo forse toccare le Isole Felici,
E vedere il grande Achille, che noi conoscemmo.
Anche se molto è stato preso, molto aspetta; e anche se
Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi
Mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo;
Un'eguale indole di eroici cuori,
Indeboliti dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà
Di combattere, cercare, trovare, e di non cedere.

Alfred Tennyson


Aperto in mille ferite, ogni istante, come la fronte mia

In te sei tutto, mare, e tuttavia
come sei senza te,
solo, e lontano, sempre, da te stesso!
Aperto in mille ferite, ogni istante,
come la fronte mia,
van le tue onde, come i miei pensieri,
vengono, vanno e vengono,
baciandosi, lasciandosi,
in un eterno conoscersi,
mare, e dimenticarsi.
Sei tu, ma non lo sai,
batte il tuo cuore in te ma non lo sente…
Che colmo di solitudine, mare!
Juan Ramón Jiménez


Sei molto diverso dagli altri

Sei molto diverso dagli altri.
Il tuo segno distintivo:
il mio bacio
sulla tua bocca.

Maram al-Masri



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