La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 15 settembre 2011

baci lenti come un respiro cosmico

Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’ amore.

Pier Vittorio Tondelli - Biglietti agli amici


Risento le sue parole e tremo

Da quando l'ho incontrato non ha mai smesso di recitare poesie. Poemi interi che imparava a memoria. Lui declamava e io fantasticavo che li riscrivesse per me sola. Che la poesia fosse la chiave del mio corpo?

La poesia era sempre tra noi. Lui mi amava con i versi degli altri. Quando partiva per un viaggio, mi telefonava per dirmi il titolo di una raccolta o di una poesia. Io cercavo il poeta, leggevo le parole, e me lo sentivo accanto. Pessoa, Kavafis, Char, Michaux e altri che non conoscevo. La poesia era sempre tra noi. Con lui ho ripreso a scrivere le mie poesiole, che sono diventate il rito iniziatico di ogni nostro incontro. Mi chiedeva le mie parole e io, in silenzio, gli porgevo il foglio con la poesia. Lui la leggeva come se partisse alla scoperta del mio lato oscuro, della parte più profonda di me che si cela dietro la mia frivolezza e le mie risate inconsistenti. Scopriva quello che non osavo rivelare nemmeno a me stessa. In silenzio ripiegava il foglio con cura e se lo faceva scivolare in tasca. Che il mio corpo fosse una delle chiavi della poesia? Basta che io mi veda nuda nello specchio perchè mi torni in mente come parlava del mio corpo. Dei mie seni, del mio sesso, delle mie natiche, della mia pelle, del mio odore. Risento le sue parole e tremo. Risento le sue parole, le sue carezze, i suoi sguardi e tremo.

Salwa Al-Neimi - La prova del miele


hai edificato i miei sogni trapassando l’abisso fino a trasformarlo in torre

Tra le tue colline di seta e i tuoi abissi
devo conoscere il mistero delle lacrime.
E’ di odio, è di ansie, è di gola senza fondo,
è di fine che spossa, è di orbite vuote,
è di barche che affondano in uno scrigno nero,
è di spada attraversata da una lingua di fiamme,
è interminabile crocifissione nella bocca del tuo ventre
che senza pietà restituisce al mondo la mia solitaria ombra,
è il mio amore, col suo alito di bruto e le sue tenaglie rosse
e quei chiodi che ancora affondano nella tua carne
a martellate d’anima. Vorresti forse
avere mani grandi quanto la terra
per accarezzare il lontano cielo che regna nei tuoi occhi?
Non è forse il tuo cuore la mia tana d’oro,
là dove gli uragani si fanno sospiro,
dove l’angelo spaventoso ci cava i molari?
Mai t’ho trovata, sempre t’ho perduta,
un’eternità che viaggio dietro l’impossibile incontro
Per dirti che sei tu che bacio su bacio, taglio su taglio,
hai edificato i miei sogni
trapassando l’abisso fino a trasformarlo in torre,
terrazza senza corona dove il sole affonda
e mi obbliga a riceverlo
trasformato per sempre in luna.

Alejandro Jodorowsky


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