La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 21 settembre 2011

Ottobre

Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.

Sole d'autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell'anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t'inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch'è tutta una dolcissima agonia.
Vincenzo Cardarelli


Autunno veneziano

L'alito freddo e umido m'assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l'estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d'incanto se n'è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d'acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d'Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d'altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v'ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l'autunno veneziano.
Così a Venezia le stagioni delirano.
Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.

Vincenzo Cardarelli

©Tiziana Antonello

La mia vita appesa ai sogni

Quando un uomo e una donna generano un figlio, non sanno chi metteranno al mondo: potrà essere Shakespeare o Macbeth, Adamo o Caino: questo è il meno. Le cose succederanno poi. E il nostro dovere, il nostro preciso dovere, è di organizzare l’avvenire, sapendo che sarà molto diverso perché le epoche non si somigliano. Ma non posso parlare con maggiore autorevolezza, perché sono del tutto privo di senso storico. So d’un tratto che accadrà qualcosa. Questo qualcosa può essere una favola. Di questa favola vedo il principio e la fine, ma non quello che succede tra il punto di partenza e la meta: questo devo scoprirlo io, così come l’epoca che viene, la sintassi che conviene usare.

Credo che bisogna diffidare delle teorie estetiche. Quando ero giovane credevo, per esempio, che la metafora fosse l’elemento essenziale della poesia, o credevo, molto erroneamente, che il verso libero fosse più facile del verso classico. Ora cerco di intervenire il meno possibile nella mia opera scritta. Lascio che tutto rimanga a carico di quello che gli antichi chiamavano la musa, gli ebrei ruah, lo spirito, e William Butler Yeats, il grande poeta irlandese, la "grande memoria", la memoria dei nostri antenati, vale a dire la memoria del genere umano. O ciò che la nostra fede – o mitologia – chiama subconscio. Infine, è lo stesso – una parola vale l’altra – anche se io preferisco l’idea dello spirito: mi piace di più, seppure un po’ ambiziosa. Credo che tutti siamo visitati dallo spirito.

Di romanzi non posso parlare perché ne ho letti pochi, fuorché le saghe, fuorché Conrad, fuorché i russi, fuorché il Don Chisciotte. Quasi non ho letto romanzi. In compenso ho letto molti racconti. Quanto alle teorie estetiche, torno a ripetere quello che ho già detto: quali teorie ebbero gli indù, i persiani, gli arabi, che scrissero le Mille e una notte? Una sola, principale, in letteratura. Evidentemente, è come dire nessuna. Si abbandonarono al piacere di raccontare. Credo che ogni scrittore debba abbandonarsi al piacere di sognare e di scrivere. Per quanto azzardato, forse la massima felicità è la lettura. Ho scritto, una volta, che altri rimpiangono i libri che non hanno scritto. Io rimpiango i libri che non ho letto.

Non riesco a pensare al Medioevo né all’età barocca. Però mi consolo pensando che per me il massimo filosofo sia stato Schopenhauer. Parlando della storia, Schopenhauer, affermava che cercare in essa significati è come cercare forme di leoni, o di montagne, nelle nuvole. Per uno scrittore è opportuno non intervenire nella propria opera, soprattutto deve evitare che vi intervengano le sue opinioni. Le sue opinioni hanno attinenza con l’effimero e non sono importanti. Ritengo che forse la più sensata affermazione sull’arte sia contenuta in queste parole del pittore americano Whistler: Art happens, l’arte accade, l’arte avviene. Dimentichiamo le radici, le scuole, le generazioni, tutto questo è evidentemente vano: l’arte è un miracolo, forse un miracolo minimo, e tuttavia frequente. Nel mio caso si manifesta così: all’improvviso sento che qualcosa sta per accadere. E allora la mia anima, la mia coscienza, sono in un atteggiamento passivo. E aspetto.

La bomba è la spada, il fucile, la pietra con cui fu ucciso Abele. È un’arma, è orribile. È la maschera attuale delle armi, che sono odiose. Ma purtroppo i poeti si sono messi a cantare la guerra. L’epica è ammirevole, ma il suo argomento no. Tutte le guerre sono ingiustificate. Non ci sono vittorie, solo disfatte. Una vittoria è solo una disfatta, dal momento che un uomo uccide un altro uomo: tutto ciò è terribile. Sono contro la bomba, contro la spada, contro tutte le armi. Perfino contro le armi illustri, antiche, non so, degli assiri, dei persiani o dei greci.

Ci sono parecchi futuri, migliaia di futuri differenti tra loro. Un futuro è poco, no? Ciascuno di noi pensa a un futuro differente. La sola cosa che sappiamo è che il futuro sarà differente da noi. Per esempio, ci interessiamo alla storia, alla scienza, alla geografia, alla vita dopo la morte, agli esseri dei vari pianeti.. ma tutto questo cambierà, ci si interesserà di altro. Non si possono prevedere le cose né gli individui: ciascun individuo è differente, non credo sia prevedibile. E la poesia è fatta di individui. Non di cose vaghe come la società, le città, i paesi: tutto ciò è troppo astratto.

Nessuno avrebbe potuto prevedere Ariosto, per esempio, soprattutto dopo Dante. Sembrava imprevedibile. Eppure è arrivato, e c’è per sempre, per fortuna. Prevedere gli individui è impossibile. Possono trovarsi somiglianze, ma non di più. Per esempio Blake e Swedenborg si assomigliavano, ma erano anche molto differenti, le loro metafore sono differenti e tutto il resto è differente. L’avvenire sarà fatto di individui, non di epoche e di scuole, che sono solo comodità della storia della letteratura e della storia della pittura. Le scuole non contano.

Blake detestava il Romanticismo. Hugo visse del suo diritto e non delle sue teorie che in genere contano ben poco. Le teorie in genere non sono importanti. Le teorie possono essere stimoli per creare: allora sono utili. Faccio l’esempio di Whitman, un grande poeta: le sue idee sulla democrazia a noi sembrano talmente desuete, così lontane da noi che ci interessano assai poco. Ma per lui erano importanti, aveva bisogno di quelle idee per fare la sua opera. Ed è la sua opera che conta oggi, non le sue teorie e le sue dottrine.

Io non ho delle opere. Qualche frammento: chiamano questo un’opera, forse per ragioni tipografiche. Si sogna come si dice "piove". Non c’è soggetto, c’è solo il verbo. E il verbo sta qui, poiché viviamo, poiché sogniamo. Non c’è nessuna differenza, tra le due attività. Sognare è essenziale, forse è la sola cosa reale che ci sia. Il sogno che cambia, che si sogna che si meraviglia di sognare. Tutto ciò si chiama filosofia, metafisica, anche poesia.

Credo che la poesia sia atemporale e che non abbia niente a che fare con le epoche o con le circostanze. Un buon verso continua, no? È sempre un buon verso. Flaubert la pensava allo stesso modo. Quando un verso è bello, perde la scuola, ha detto Flaubert. Sì: quando un verso è bello, c’è. Poco importa che sia stato scritto questa mattina o da migliaia di anni. Be’, in un’altra lingua è diverso. La poesia è qualcosa di eterno. Come diceva Keats: A thing of Beauty si a Joy for ever, una cosa bella è una gioia per sempre. Invece le circostanze sono solo contemporanee, storiche, nel senso più malinconico della parola.

Da giovani si vuole essere interessanti, o infelici, eroi da romanzo russo, eccetera, o il principe Amleto. Alla mia età no: ho perso la voglia di essere Amleto o Raskolnikov. Sono solo Borges, e a volte è dura.


Joy delights in joy, è un bel verso scritto trecento anni fa. Se cito il verso di un poeta persiano che dice: La luna è lo specchio del tempo, allora si pensa a quella cosa apparentemente fragile, bianca, perduta nel cielo: la luna, il tempo, il tempo che scorre senza inizio, mi sembra, senza fine. È una bella metafora, è stata scritta nel Medioevo da un poeta, in Persia. Ma ciò non ha nessuna importanza. Se una cosa è bella c’è, resta.

Tutto è fantastico. Il senso della vita è il sogno. L’ha detto Schopenhauer e l’ha detto Hume. Si è sentito che c’era un’intimità, un intimo legame tra i loro sogni e la vita. O piuttosto che la vita è una maniera del sogno. O che il sogno è una maniera della vita.

Sono tanti i mali attuali. Sono dovunque. Perfino nel mio Paese, che ha una storia breve, c’è il nazionalismo. È un male. Perché accentuare le nostre differenze e non accentuare le nostre affinità?

C’è un altro male, che è la disparità di distribuzione dei beni materiali e spirituali. Vale a dire che serve l’educazione. L’educazione e poi il fatto di giungere il più presto possibile a una cittadinanza planetaria: finché ci saranno Paesi, finché ci saranno frontiere, ci saranno discordia, guerra, rivalità. Credo, pertanto, che la massima speranza sarebbe di dimenticare la geografia politica, una delle scienze più pericolose. E di correggere quel male che ho segnalato, la disparità nella distribuzione della ricchezza e della povertà…

E poi conviene credere nella possibilità di creare il proprio avvenire, modificare il proprio avvenire. Questa è forse un’illusione, come un’illusione necessaria è il libero arbitrio. Ma per continuare a vivere dobbiamo credere nel libero arbitrio, dobbiamo fare piani per un futuro certamente incerto, e del quale l’unica cosa che sappiamo è che non potrà somigliare ai nostri sogni. Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali.

Jorge Luis Borges


El viento y el alma

Con tal vehemencia el viento
viene del mar, que sus sones
elementales contagian
el silencio de la noche.

Solo en tu cama le escuchas
insistente en los cristales
tocar, llorando y llamando
como perdido sin nadie.

Mas no es él quien en desvelo
te tiene, sino otra fuerza
de que tu cuerpo es hoy cárcel,
fue viento libre, y recuerda.

*****

Con tale veemenza il vento
arriva dal mare, che i suoi suoni
elementari contagiano
il silenzio della notte.

Solo nel tuo letto lo ascolti
battere insistente sui vetri,
piangendo e chiamando
come perduto senza nessuno.

Non è più lui a tenerti insonne,
ma un'altra forza
di cui il tuo corpo oggi è prigione,
fu vento libero, e ricorda.

Luis Cernuda


Soli, abbracciati, immemori, Tra firmamento e mar

Su la marina immobile
Come un gran vel d'argento,
Stellato, ampio, diafano
S'incurva il firmamento;
E noi ridente vigila
Il grande occhio lunar
Soli, abbracciati, immemori,
Tra firmamento e mar.
O come è dolce il vivere,
Com'è divino il mondo
Visto a traverso i riccioli
Del tuo bel capo biondo;
Visto a traverso il fascino
Onde la tua beltà
Tutto di luce inondami
E di felicità!

Giovanni Marradi


Ti ho voluta per la tua bellezza mi hai dato più di te stessa

Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un'ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite
Tutto ciò è accaduto
nella verità del tempo
nella verità della carne
Ti ho vista con un bambino
mi hai portato al suo profumo
e alle sue visioni
senza chiedermi sangue
Su tantissimi tavoli di legno
adornati con cibo e candele
mille sacramenti
che hai portato nel tuo cesto
Ho visitato la mia creta
Ho visitato la mia nascita
fino a quando sono tornato piccolo
ed impaurito abbastanza
da nascere di nuovo
Ti ho voluta per la tua bellezza
mi hai dato più di te stessa
Hai condiviso la tua bellezza
questo è tutto ciò che ho appreso stanotte
mentre ricordo gli specchi
dai quali sei scomparsa
dopo che hai donato loro
ciò che essi ti chiedevano
per la mia iniziazione
Adesso sono un'ombra
desidero ardentemente
giungere alla fine del mio peregrinare
e vado avanti
con l'energia della tua preghiera
e procedo
in direzione della tua preghiera
poiché tu sei inginocchiata
come un mazzolino di fiori
in una grotta di ossa
dietro la mia fronte
e mi muovo in direzione di un amore
che hai sognato per me.

Leonard Choen


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