La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 30 settembre 2011

Sonetto XLIV

Se l’ottusa sostanza della mia carne fosse pensiero,
la malevola distanza non fermerebbe il mio cammino;
perché, a dispetto dello spazio, verrei portato
dai confini più remoti là dove ti trovi.

Non importerebbe allora se il mio piede posasse
sul più lontano suolo distante da te;
perché l’agile pensiero balza oltre terra e mare
nel tempo di pensare al luogo dove vorrebbe stare.

Ma, ah, il pensiero m’uccide di non essere pensiero
da saltar lunghe distese di miglia quando tu sei via,
mentre, così composto di terra e di acqua,
mi tocca aspettare nel mio lamento il comodo del tempo.

William Shakespeare


Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco dell'inferno

Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda, come lampadario,
il Cero dell'Eternità, entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
e, quando, dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!


Gialal-ad-din-Rumi


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