La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 10 novembre 2011

e ciò che errando va nelle cose si tenderà alla luce

La mia stanza e questa vastità
desta sul paesaggio che annotta -
sono una cosa sola. Io sono una corda
tesa sopra il brusìo
di vaste risonanze

le cose sono corpi di violino,
piene d’oscuro mùrmure;
dentro vi sogna il pianto delle donne
dentro si agita nel sonno il cruccio
di intere generazioni.
Se da me un fremito
argenteo nasca: allora
sotto di me tutto vivrà
e ciò che errando va nelle cose
si tenderà alla luce
che dalla mia musica danzante
intorno a cui fa onda il cielo,
per fori avidi, sottili,
negli antichi abissi
senza fine
precipita…

Rainer Maria Rilke



nel mio ritorno si libera lo sguardo

Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze
mi hanno formato fino dall’infanzia.
Ma torno ancora, ricomincio,
nel mio ritorno si libera lo sguardo.
Mi resta solo da colmarlo,
e quella gioia impenitente
d’avere amato cose somiglianti
a quelle assenze che ci fanno agire.

Rainer Maria Rilke


Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente

Sono un uomo ferito.
E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L’uomo che è solo con sé.
Non ho che superbia e bontà.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?
Ho popolato di nomi il silenzio.
Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?
Regno sopra fantasmi.
O foglie secche,
anima portata qua e là…
No, odio il vento e la sua voce
Di bestia immemorabile.
Dio, coloro che t’implorano
Non ti conoscono più che di nome?

M’hai discacciato dalla vita.

Mi discaccerai dalla morte?

Forse l’uomo è anche indegno di sperare.

Anche la fonte del rimorso è secca?

Il peccato che importa,
se alla purezza non conduce più.
La carne si ricorda appena
Che una volta fu forte.
È folle e usata, l’anima.
Dio guarda la nostra debolezza.
Vorremmo una certezza.
Di noi nemmeno più ridi?
E compiangici dunque, crudeltà.
Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.
Una traccia mostraci di giustizia.
La tua legge qual è?
Fulmina le mie povere emozioni,
liberami dall’inquietudine.
Sono stanco di urlare senza voce.

Giuseppe Ungaretti


un recondito accordo di parole

Dev’ esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev’ esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev’ esserci un’isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un’altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.


Josè Saramago


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