La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 15 novembre 2011

e tutti i pensieri di adesso faranno la storia di domani

Io cammino per un bosco di larici
ed ogni mio passo è storia.
Io penso, io amo, io agisco
e questo è storia,
forse non farò cose importanti,
ma la storia è fatta
di piccoli gesti
e di tutte le cose
che farò prima di morire
saranno pezzetti di storia
e tutti i pensieri di adesso
faranno la storia di domani.

Italo Calvino


Oppure tacere in modo eloquente

Con parole diverse
dire la stessa cosa,
sempre la stessa.
Sempre con le stesse parole
dire una cosa del tutto diversa
o la stessa in modo diverso.
Molte cose non dirle,
o dire molto
con parole che non dicono niente.
Oppure tacere in modo eloquente.

Hans Magnus Enzensberger



Cede, repugnanti: cedendo victor abibis.

Cede, repugnanti: cedendo victor abibis. Fac modo, quas partes illa iubebit, agas. Arguet, arguito, quicquid probat illa, probato, quod dicet, dicas; quod negat illa, neges. Riserit, adride; si flebit, flere memento: imponat leges vultibus illa tuis. 


Cedi, se lei fa resistenza; cadendo riuscirai vincitore. Cerca soltanto di far la parte che lei ti assegnerà. Se critica, critica anche tu; qualunque cosa approvi, approvala anche tu; quello che dirà, tu lo confermerai; e ciò che nega tu lo negherai. Se ride, ridi con lei; se piangerà, ricordati di piangere: imponga lei al tuo viso la sua legge.


Ovidio - Ars Amatoria


L'uomo piglia a materia anche se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa. Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch'io possa conoscervi se non vi costruisco a modo mio? E voi me, se non mi costruite a modo vostro? Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo. Eppure, non c'è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto. 

Luigi Pirandello - Uno, nessuno e centomila


abitiamo attraverso la pelle dello sguardo

Abitiamo attraverso la pelle
troppo vicini, per avvicinarci di più: questa separazione,
attraverso gli uomini che ti ricordo, dura,
attraverso gli uomini che prima ti hanno percorso, stazione,
di un testo di lingua straniera, attraverso le donne,
che non ho sedotto tanto da dimenticarmi di loro; solo
questo terrore primordiale, è da quello che riconosciamo come
dalla lingua madre
sentita in una stazione sconosciuta; i più vicini e dunque
i più lontani, amati e pieni di odio,
due innesti estranei, che si sono immessi sullo stesso tronco, sul
tronco reciso dello sguardo, di una conversazione interrotta; la lancia
ha trafitto due animali, gli animali del respiro, che
ci si è conficcato nelle gole; la lancia? il respiro? se anche
lo innestassi, non ti aspettare un altro albero
diverso dall’insonnia, abitiamo attraverso la pelle troppo lontano
per parlare di una separazione; tra noi è durata come fosse un lungo viaggio,
quando il treno ritarda e tu da sola devi
aspettare nella stazione deserta
con uno sconosciuto a caso; tra noi è durata? questa intima
separazione, questo dolore primordiale e il respiro
ridotto a un alito; e così era lo sguardo tra di noi: abitiamo
attraverso la pelle dello sguardo

Ryszard Krynicki



Determini il mio agire, condizioni il mio amare

Mi assali silenziosa,
come serpe mi avvolgi nelle tue spire,
soffochi dolcemente la mia gioia di vivere.
Da sempre ti appropri del mio essere,
da sempre mi abbandono a te.
Attirato dal tuo canto di Omerica sirena,
senza combattere, senza resistere,
naufrago nel tuo mare
perennemente calmo.
Determini il mio agire,
condizioni il mio amare.
Latente o palese
da sempre sei in me,
da sempre compagnia di vita.
Da sempre… malinconia

Fausto Silvi


Nessuno ha il potere di curarti, tranne te stessa.

Mi devo rassegnare all’idea nuda e cruda che, pur con tutto l’entusiasmo possibile, pur con la convinzione che il carattere sia il destino, niente è reale, passato o futuro, quando sei sola in camera tua, sola con il ticchettio dell’orologio che rimbomba nello scintillio falsamente allegro della luce elettrica.

E se non ha nè passato nè futuro, che a ben vedere costituiscono il presente, allora puoi benissimo sbarazzarti del guscio vuoto del presente e suicidarti.

Ma la fredda, razionale materia grigia che ho nel cranio e che ripete a pappagallo “penso, dunque sono” mi sussurra che ci sono sempre un’alternativa, un miglioramento, una nuova svolta.

Così aspetto.

A cosa serve un certo fascino?

A garantirsi una sicurezza temporanea?

A cosa serve il cervello?

Semplicemente a dire:

“Ho visto, ho compreso”?

Oh, si, mi odio perchè non sono scesa di sotto senza tante storie a cercare conforto in mezzo alle altre.

Mi odio perchè me ne sto qui seduta a lacerarmi per non so nemmeno io che cosa dentro di me.

Me ne sto qui, fascio di ricordi del passato e di sogni futuri racchiuso in un fascio di carne passabile.

Annientare il mondo annientando se stessi è l’apice illusorio di un egoismo disperato, la più comoda via d’uscita da ogni piccolo vicolo cieco sulle cui pareti di mattoni ci spezziamo le unghie.

Smettila di pensare egoisticamente a rasoi e autolesioni e a uscire e farla finita.

Non è la tua stanza la prigione.

Sei tu.

Nessuno ha il potere di curarti, tranne te stessa.

Sylvia Plath


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