La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 16 novembre 2011

Sorriso di un volto notturno

Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Dino Campana


Chiamerà Butterfly dalla lontana

Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo sull'estremo
confin del mare.
E poi la nave appare.
Poi la nave bianca
entra nel porto, romba il suo
saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro. Io no.
Mi metto
là sul ciglio del colle e aspetto, e
aspetto
gran tempo e non mi pesa,
la lunga attesa.
E... uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po' per celia e un po' per non
morire
al primo incontro, ed egli alquanto
in pena
chiamerà, chiamerà:
Piccina mogliettina
olezzo di verbena,
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà, te lo
prometto.
Tienti la tua paura, io con sicura
fede l'aspetto.


una morte blanda

L’amore è un fuoco
nascosto,
una piaga gradevole,
un veleno saporito,
un’amarezza dolce,
un dolore dilettevole,
un tormento allegro,
una ferita dolce
e fiera,
una morte blanda.

Fernando de Rojas


Io ti chiedevo sempre di più, tu mi davi tutto

Io ti chiedevo sempre di più, tu mi davi tutto, sino a un eccesso ignoto di lussuria e oblio dove iniziavano a schiudersi, là nei tuoi occhi, le porte d'oro e di illusione dell'infinito. Era un sentiero scuro, interno, senza orme, quel sentiero strano di carne che percorrevamo follemente in un mare di brame impossibili, cercando, come ciechi, il sole dell'imprevisto.

Juan Ramón Jiménez - "La bassezza", XII, in "Libros de amor"




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