La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 24 novembre 2011

una chiave enorme, che apre qualcosa

Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre
il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno piú su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il “New York Times”,
l’ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude piú.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.
Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegàti
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.

E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassú.

Anne Sexton


Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.

St-Gilles-sur-Vie, 2 agosto 1926 


Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perché una santa ce l'ho anch'io, benché mi senta la primogenita del mio nome, e senza te come primogenito del tuo. 

Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer. 

Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello - la tua lettera! del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te 

(né a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te.

Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.

(Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo.

Non aspetto mai, ti riconosco sempre.

Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme - allora ci incontreremo.

Rainer, voglio venire da te anche per il mio nuovo io, quello - quella - che può nascere soltanto con te, soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te - addormentarmi e dormire.

Splendida espressione popolare - quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null'altro.

No, ancora: la testa sprofondata nell'incavo della tua spalla sinistra, il braccio intorno a quella destra, e null'altro. No, ancora: e fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu. E ancora: il suono del tuo cuore.

E - baciare quel cuore.

La bocca l'ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l'ho sempre tradotto in anima, l'ho reso magnifico a tal punto che all'improvviso non ne è rimasto nulla.

Perché ti dico tutto questo? Per paura, forse - che tu mi ritenga comunemente passionale.

"Ti amo e voglio dormire con te" - all'amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un'altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione.

Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia.

Fin dentro l'anima (gola) sarebbe il bacio. (non incendio: voragine).

Rainer, si fa sera, ti amo. Ulula un treno. I treni sono i lupi, i lupi la Russia. Non un treno - la Russia intera sta ululando verso di te.

Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi: stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio - ci sono le stelle - concludo: finestra. (Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.)

Gli occhi spalancati, perché fuori è ancora più buio che dentro.

Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio.

Non occorre che tu risponda - continua a baciare.

M.

Lettera di Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke


con carezze toccherà il mio ventre come chitarra perché sgorghi musica ed allegria dal profondo del mio corpo

I

L’uomo che mi ami
dovrà saper aprire il velo della pelle,
scoprire la profondità dei miei occhi
e conoscere quello che si annida in me,
la rondine trasparente della tenerezza.

II

L’uomo che mi ami
non vorrà possedermi come una mercanzia,
né esibirmi come un trofeo di caccia,
saprà stare al mio fianco
con lo stesso amore
con il quale io starò al suo.

III

L’amore dell’uomo che mi ami
sarà forte come gli alberi di ceibo,
protettivo e sicuro come quelli,
limpido come una mattina di dicembre.

IV

L’uomo che mi ami
non dubiterà del mio sorriso
né temerà l’abbondanza dei miei capelli,
rispetterà la tristezza, il silenzio
e con carezze toccherà il mio ventre come chitarra
perché sgorghi musica ed allegria
dal profondo del mio corpo.

V

L’uomo che mi ami
potrà trovare in me
l’amaca dove riposare
il pesante fardello delle sue preoccupazioni,
l’amica con cui dividere i suoi segreti più intimi,
il lago dove nuotare
senza paura a che l’ancora del compromesso
gli impedisca di volare quando gli succeda d’essere uccello.

VI

L’uomo che mi ami
farà poesia con la sua vita,
costruendo ogni giorno
con lo sguardo posto al futuro.

VII

Però, sopra ogni cosa,
L’uomo che mi ami
dovrà amare il popolo
non come una parola astratta
estratta dalla manica,
ma come qualcosa di reale, concreto,
al quale rendere omaggio con azioni
e dare la vita se è necessario.

VIII

L’uomo che mi ami
riconoscerà il mio viso nella trincea
ginocchio in terra mi amerà
mentre spariamo insieme
contro il nemico.

IX

L’amore del mio uomo
non conoscerà la paura del darsi,
né temerà scoprirsi alla magia dell’innamoramento
in una piazza piena di gente.
Potrà gridare - ti amo -
o mettere striscioni dall’alto delle case
proclamando il suo diritto a sentire
il più bello e umano dei sentimenti.

X

L’amore del mio uomo
non fuggirà dalle cucine,
né dai panni del figlio,
sarà come un vento fresco
portando via tra le nubi del sogno e del passato,
le debolezze che, per secoli, ci hanno tenuti separati
come esseri di distinta statura.

XI

L’amore del mio uomo
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una Rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l’inizio di una nuova vittoria


Gioconda Belli


Costruisco l'edificio dell'anima

Costruisco l'edificio dell'anima.
Un grosso strato di vento.
Un grosso strato di fuoco.
Un grosso strato d'acqua.
Un grosso strato di terra.
Costruisco la torre della carne.
Costruisco le radici.
La terra mi frana addosso,
l'acqua mi inonda,
il fuoco mi divora,
il vento mi travolge.
Devo scalare il cielo.
Costruisco la mia lotta.
L'anima vuole il fuoco,
la bocca un granello d'acqua,
l'anima vuole il vento,
il piede un lembo di terra.
Difendo ogni palmo.
Costruisco la fantasia?
Costruisco strati vuoti?
Un edificio per dei secoli?
Una casa per i terremoti?
Il tempio degli dei?
Un tetto per la gente?
Costruisco la conchiglia dell'essere.
Tra spinosi interrogativi
estraggo dalle viscere
strati di elementi,
e benché sia un martirio,
costruisco, perché è voluttà.

Kajetan Kovic


Contare i giorni della settimana dovrebbe sembrare un’attività priva di senso

È una gran fortuna
non sapere esattamente
in che mondo si vive.
Bisognerebbe
esistere molto a lungo,
decisamente più a lungo
del mondo stesso.
Conoscere altri mondi,
non fosse che per un confronto.
Elevarsi al di sopra del corpo
che non sa fare nulla così bene
come limitare
e creare difficoltà.
Nell’interesse della ricerca,
chiarezza dell’immagine
e conclusioni definitive
bisognerebbe trascendere il tempo
dove ogni cosa corre e turbina.
Da questa prospettiva,
addio per sempre
particolari ed episodi.
Contare i giorni della settimana
dovrebbe sembrare
un’attività priva di senso,
Imbucare una lettera
una stupida ragazzata,
la scritta “non calpestare le aiuole”
una scritta folle.

Wislawa Szymborska


In sogno i loro cervelli si prendevano in ostaggio a vicenda Al mattino avevano l’uno il volto dell’altra

Lui la amava e lei lo amava
I suoi baci le risucchiavano via il passato e il futuro, o almeno ci provavano
Lui non aveva altro desiderio
Lei lo mordeva, lo rosicchiava, lo assaporava
Lo voleva completamente dentro di sé
Sano e salvo, sempre e per sempre
Le loro grida sommesse si perdevano fra le tende
Gli occhi di lei volevano che nulla svanisse
Gli sguardi di lei gli inchiodavano le mani, i polsi, i gomiti
Lui la teneva stretta affinché la vita
Non la sottraesse a quell’istante
Lui voleva che tutto il futuro cessasse di esistere
Desiderava cingerla con le sue braccia
Dall’orlo di quel momento e nel nulla
Per l’eternità o qualsiasi altra cosa fosse
L’abbraccio di lei era un’immensa pressa
Per stamparselo nelle ossa
I sorrisi di lui erano i soffitti d’un luogo fiabesco
Dove il mondo reale non sarebbe mai entrato
I sorrisi di lei erano morsi di ragno
Per immobilizzarlo finché ne avesse avuto fame
Le parole di lui erano come truppe d'occupazione
Le risate di lei le movenze di un assassino
Gli sguardi di lui erano stilettate di vendetta
Le occhiate di lei spettri che nascondono orrendi segreti
I sussurri di lui erano come frusta e stivali
I baci di lei avvocati che scrivono e scrivono
Le carezze di lui erano gli ultimi appigli d’un naufrago
I giochi amorosi di lei come serrature stridenti
E le loro alte grida strisciavano sul pavimento
Come un animale che si trascina dietro una potente trappola
Le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo
Quelle di lei gli aprivano il cranio
Lei se ne sarebbe fatta una spilla
I giuramenti di lui le prosciugavano tutte le energie
Lui le mostrava come fare un nodo d’amore
I giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina
In fondo al cassetto dei suoi segreti
Le loro urla si conficcavano nel muro
Le loro teste cedevano al sonno come le due metà
D’un melone tagliato, ma l’amore non si può fermare
Avvinti nel sonno si scambiavano braccia e gambe
In sogno i loro cervelli si prendevano in ostaggio a vicenda
Al mattino avevano l’uno il volto dell’altra.

Ted Hughes


Così, con la mia testa sul tuo grembo e le tue mani sopra i miei capelli

Così,
con la mia testa sul tuo grembo
e le tue mani sopra i miei capelli.
Sotto le palpebre, un fervore chiaro
- tutta la rena di una spiaggia, al sole -
dentro,
il silenzio che dondola a ondate
come acqua un po' scura, senza schiuma,
e l'anima che vibra allo sciacquio
come un mollusco gelatinoso
che abbia dischiuso la conchiglia
alla carezza del mare

Antonia Pozzi


che sa; ogni giorno, di non essere più che vano seme del fiore del sogno

Gioia del sogno,
che mai uguagliò
nessuna gioia reale!
- E che triste gioia
quotidiana questa
a cui ci adattiamo, dimenticando
l'altra, l'altra, l'altra;
che sa; ogni giorno, di non essere più che
vano seme del fiore del sogno! -

Juan Ramon Jimenez


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