La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 28 novembre 2011

... e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita

"E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo il tuo 

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te."

Sarah Kane - da Febbre


...e ascolto

Parlami,
e come balsamo
le tue parole
scivolano
sulla mia solitudine
e ascolto.

Graziella Marchesi Criscuoli


senza parlare

Con le mani
palmo contro palmo
dissetiamo l’anima
con brividi dimenticati
e restiamo così
senza parlare.

Graziella Marchesi Criscuoli


e che, voglia o non voglia io l’oblio, continuerai a vivere con me

Per molti anni, spesso, mi sono
ricordato di te, o della tua immagine,
per essere precisi, che di quanto
amammo un tempo rimane soltanto
(così come di un libro) una molto
vaga impressione e un qualche aneddoto.
E spesso mi sono anche domandato,
cercando tra la nebbia del ricordo
forse una risposta, cosa lasciasti
dentro di me che ancora sia mio
e se non fu amore, amore per te
e non tu stessa, che ancora mi importa
e che ancora cerco nel ricordarti.
Se arde la nostra vita, siamo fiamma
o quello che si brucia e poi è cenere?
Nella smisuratezza che è il tempo
trovano un loro senso amore e oblio,
ma non la misura. Nel ricordarti,
lo capisco bene, che importa poco
sapere o non sapere, ma soltanto
sentire che fosti parte di me,
che sei dentro di me, come i miei sogni,
che sono e non sono me, ma in me nascono,
che mai più da me potrai cancellarti
e che, voglia o non voglia io l’oblio,
continuerai a vivere con me.
Strana sensazione questa certezza.

Abelardo Linares


Indietro, indietro, fino a fonderci con la prima cellula

Poiché il domani non esiste e tutto è notte,
chiamami ieri.
Eleganti camerieri sulle punte,
agilissimi,
percorrono la terra
come se fosse una grande, unica sala
e arrivano fino a me per dirmi
a Bogotá o a Los Angeles
che tu sei al telefono,
non adesso,
ma un mese o un secolo fa,
cercandomi indietro,
nella profondità del tempo
e che mi aspetti
in un ieri, che è già, da quanto è lontano,
l’aurora del mondo.
Quel che sento,
insieme alla tua voce,
non sono interferenze o rumori della linea
ma vicini
bramiti di dinosauri,
che ci rendono così giovani,
così giovani,
che il nostro futuro è tornare al mare,
che ci spuntino pinne sul corpo,
con nostalgia di braccia,
e che il sapore salino delle mie labbra
non sia quello delle tue lacrime
ma quello dell’acqua
salata in cui nasceremo.
Indietro, indietro,
fino a fonderci con la prima cellula.
E sia questa fine
un nuovo inizio per spiegare il mondo.

Abelardo Linares


Voglio dedicare questa poesia A tutte le donne amate

Voglio dedicare questa poesia
A tutte le donne amate
Per qualche istante segreto.
A quelle conosciute appena,
Che un destino diverso porta via
E che non si ritrovano più.
A quella che si vede apparire
Per un secondo alla finestra
E che, rapida, scompare via,
Però la sua sagoma snella
È tanto graziosa e sottile
Da rimanerne rasserenato.
Alla compagna di viaggio,
I cui occhi, affascinante paesaggio
Fan sembrare breve il cammino
E che si è il solo, forse, a capire
Ma che, però, si lascia scendere
Senza averle sfiorato la mano.
All'esile e leggera ballerina di valzer
Che vi è parsa così triste e nervosa
In una notte di carnevale,
Che è voluta rimanere ignota
E che non è più ritornata
A volteggiare in un altro ballo.
A quelle che sono già prese
E che vivendo delle ore grigie
Accanto a uno ormai troppo diverso
Vi hanno, inutile follia,
Fatto vedere la malinconia
D'un avvenire disperante.
A quelle timide innamorate
Che sono restate in silenzio
E che ancora vi rimpiangono,
A quelle che se ne sono andate
Lontane da voi, tristi, abbandonate,
Vittime d'uno stupido orgoglio.
Immagini care appena scorte,
Speranze d'un giorno deluse,
Domani sarete nell'oblio
Per quel poco di felicità che sopravvenga
E' raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino.
Ma se la vita è andata male,
Si pensa con un po' di rimpianto
A tutte quelle felicità intraviste,
Ai baci che non si osò prendere,
Ai cuori che forse vi attendono,
Agli occhi mai più rivisti
Allora, nelle sere di stanchezza
Mentre si popola la propria solitudine
Di fantasmi del ricordo
Si piangono le labbra assenti
Di tutte quelle belle passanti
Che non si è saputo trattenere.

Antoine Pol



Mi trovò radici di soave piacere

Una dama incontrai nelle piane
Di beltà colma - una figlia di fate,
Il crine era lungo, il piede era lieve
E gli occhi selvaggi.

La presi in groppa al mio destriero,
E altro non vidi per tutto il giorno;
Che di lato lei era china cantando
Un canto fatato.

Una ghirlanda le intrecciai per il capo,
E bracciali, e una cinta fragrante;
Lei mi guardò come se amasse
Ed emise un dolce lamento.

Mi trovò radici di soave piacere,
Miele selvatico, rugiada di manna:
E certo in strana lingua mi disse -
“T’amo davvero”.

John Keats



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