La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 2 dicembre 2011

fluisco, e fluisco, e fluisco

E tanto, e tanto ti amo,
che muoiono le mie parole
in un mormorio di baci incessanti!
E tanto ancora che le mie mani
non ti trovano al toccarti!
Tanto e talmente senza sosta
che fluisco, e fluisco, e fluisco,
e non è che pianto!

Gabriel Celaya


Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo,e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. .. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia, E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi... Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.

Haruki Murakami - Kafka sulla spiaggia


una cristallina polvere di amanti intrecciati

Conosco il sale della tua pelle secca
dopo che l'estate divenne inverno
della carne che riposa nel sudore notturno.
Conosco il sale del latte che bevemmo
quando dalle bocche si stringevano labbra
e il cuore nel sesso palpitava.
Conosco il sale dei tuoi capelli neri
o biondi o grigi che si attorcigliano
in questo dormire di bagliori bluastri.
Conosco il sale che resta sulle mie mani
come sulle spiagge rimane il profumo
quando la marea cala e si ritira.
Conosco il sale della tua bocca, il sale
della tua lingua, il sale dei tuoi capezzoli,
e quello della vita nell'incurvarsi con le anche.
Tutto il sale che conosco è solo tuo,
o è mio in te, o è tuo in me,
una cristallina polvere di amanti intrecciati

Jorge De Sena




Mi penetri come ago addolcito di miele Entri senza cautela con delirio

Tu dici:
"Mi penetri come ago addolcito di miele
Entri senza cautela con delirio"
E rispondo:
"Ero assetato delle tue acque, dei tuoi umori
ansioso di trovare la cadenza della tua riva
Raggiungere il porto ed entrare nella quieta darsena
impregnarti di catrame, nave impaziente
e lasciarti il gemito che non cessa"
tacendo ascolto il mare del tuo rumore, quando dici:
"Sentirai il polso della sabbia
vibrante pelle dorata, sfuggente forma bianca
Percepirai l'eco che lasci come onda
tra i sentieri segreti della mia spiaggia
Gli spasmi attrarranno la tua forza
E sarò prigione del veliero che arriva
Sarai schiavo del mio aroma
in umido baule di dolci lucentezze
e mi berrò il tuo muschio profumato
di fertile erba
Perditi nelle mie viscere e non ti trattenga
lo straripare dei colori
che è dipingere una tela di aurore
Il fiume che mi offri
cresce e cresce senza soffocamento
e orna di una dolce ambra
il cespuglio aperto del mio spazio"
E dopo un lungo silenzio,
ascolterai dalla mia ansietà:
"Rinasci al mio arrivo
col tremore della marea che ti sommerge.
So continua, ciclo che si ripete
tempo di schiuma viaggiatrice verso il sole
Mi avvicino al tuo centro
di geometrica armonia
e spruzzo col mio impeto
i petali granulosi della tua profonda dimora."
Sazietà:
Troveranno la medaglia di bianco fuoco
Intrisa della linfa marina
che un vascello fantasma abbandonò
Nient'altro

Alejo Urdaneta


e il nostro spirito dovrà perdonarci

Sognerò, sul tuo seno calmo,
il sogno invisibile del cieco dalla nascita.
Dormirò, sulle tue palpebre chiuse,
come un pesce guizza tra i rami d'albero
riflessi nell'acqua.
Dormirò, sulle tue mani posate sul mio corpo,
il desiderio di accarezzarti senza pericolo
- non ti toglie le squame, farfalla imprigionata.
Dormirò, sul tuo sesso, la solitudine del mio
che esiste affinché io pensi a te.
Dormirò, sulla tua vita, la caparbietà umana
di un senso universale delle cose con noi.
E se, dopo, amore mio, saremo sterili,
se l'indugio del tempo avrà avuto un gesto abbandonato,
e la morte, intorno a noi, un mugnaio senza grano,
il mondo che verrà ci invidierà
e il nostro spirito dovrà perdonarci.

Jorge De Sena


In un vuoto di rozza inesistenza, vado via da me

Non so mai separarmi da te, rimango sempre
col freddo di qualche parola che non ho detto,
con un malinteso da temere,
quel vuoto di rozza inesistenza
che a volte, goccia a goccia, si trasforma
in disperazione.
Mai so separarmi da te, perché non sono
il viaggiatore che passa fra la gente,
quello che va di aeroporto in aeroporto
o quello che guarda le automobili, in senso contrario,
correndo verso la città
nella quale ti sei appena fermato.
Non so mai separarmi, perché sono
un cieco che va a tentoni per il tunnel
della tua mano e delle tue labbra quando dicono addio,
un cieco che si imbatte nei malintesi
e con quelle parole
che non sanno pronunciare.
Rimpianto d'amore,
non posso allontanarmi mai da tutto quel che sei.
In un vuoto di rozza inesistenza,
vado via da me
strada verso il nulla.

Luis García Montero


L'alba attinge alla sua luce, il tramonto alla mia

L'amo.
Più bruciante del fuoco,
più violento dell'urlo di un uragano,
più aspro dell'inverno è l'amor mio per lei.
Qual effusione di lacrime!
Se il mio pensiero le sfiorasse il seno,
la brucerei con i miei desideri,
o se inavvertitamente il suo seno si scoprisse,
con torbido occhio la fisserei.
Incommensurabile è il mio amore per lei,
come ella mi scorresse nelle vene.
La voglio io solo. Altri
non pretenda la sua passione! Quelle son colline mie.
Su di esse voglio far scorrere la mia mano,
per la mia diffidenza, per l'eccesso del mio amore.
L'amo io solo. Nè mi nuoce
che le stelle raccontino la mia storia.
L'alba attinge alla sua luce,
il tramonto alla mia.
Finchè tu resti mia, mio è il segreto della sera,
mie sono queste lune.
Gli astri della notte sono per me un manto,
sulla palpebra dell'Oriente è il mio fazzoletto.

Nizār Tawfīq Qabbānī


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