La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 13 dicembre 2011

Mes mains

Mes mains
Dessinent dans le soir
La forme d'un espoir
Qui ressemble à ton corps

Mes mains
Quand elles tremblent de fièvre
C'est de nos amours brèves
Qu'elles se souviennent encore

Mes mains
Caressent dans leurs doigts
Des riens venant de toi
Cherchant un peu de joie

Mes mains
Se tendent en prière
Vers ton ombre légère
Disparue dans la nuit

Mes mains
Elles t'aiment à la folie
D'un amour infini
Elles t'aiment pour la vie

As-tu déjà effacé ce passé qui m'obsède?
As-tu déjà oublié que ces mains ont tout donné?

Mes mains
Qui voudraient caresser
Un jour seront lassées
D'attendre ton retour

Mes mains
Elles iront te chercher
Là où tu t'es cachée
Avec un autre amour

Mes mains
Méprisant les prières
Trembleront de colère
Et je n'y pourrai rien

Mes mains
Pour toujours dans la nuit
Emporteront ta vie
Mais puisque tu le sais

Reviens
Et tout comme autrefois
Elles frémiront pour toi
Dans la joie retrouvée

Reviens
Ne les repousse pas
Ces mains tendues vers toi
Et donne-leur tes mains

*****

Le mie mani
disegnano nella sera
la forma di una speranza
che rassomiglia al tuo corpo

Le mie mani
tremano di febbre
quando si ricordano
dei nostri brevi amori

Le mie mani
cercando un po’ di gioia
accarezzano con le dita
il nulla che viene da te

Le mie mani
si tendono in preghiera
verso la tua ombra lieve
sparita nella notte

Le mie mani
ti amano alla follia
d’un amore infinito
ti amano per la vita

Hai cancellato il passato che mi ossessiona?
Hai dimenticato che le mie mani hanno dato tutto?

Le mie mani
che vorrebbero accarezzare
un giorno si stancheranno
di attendere il tuo ritorno

Le mie mani
verranno a cercarti
dove tu ti sei nascosta
insieme a un altro amore

Le mie mani
sprezzando le preghiere
tremeranno di collera
e io non potrò farci nulla.

Le mie mani
trascineranno nella notte
per sempre la tua vita
ma poiché tu lo sai

Ritorna
e allora come un tempo
tremeranno per te
nella gioia ritrovata

Ritorna
non respingere
le mie mani protese verso di te
prendile fra le tue.


Se...

Oh, se avessi le tue ali, vento,
e se potessi sfrecciare senza indugio sulla via
saprei bene dove dirigere il mio volo.
E se sedessi su, su queste nubi quiete
che corrono per l’universo azzurro
saprei bene dove far correre il mio sguardo.
Se potessi comporre, sorgente, un canto con la tua voce
tenero e dolce da far scorrere lacrime
saprei a chi far udire il mio canto.
Se potessi sorridere dolcemente come stella,
sorridere luminosa da commuovere chiunque;
saprei a chi mandare un sorriso d’amore.
E se avessi una mano tanto calda e forte e tenera
da carezzare via dolore e rimpianto
saprei chi guarire e sostenere.
Vedo e sento dove l’anima mia vorrebbe dirigersi
se il desiderio profondo del cuore potesse decidere;
so che volerebbe senza indugio in seno a te.

Hulda


La sera è nostra. Il mondo fu fatto per noi. Siamo il suo centro vivo e gira il tempo intorno.

Le strade non portano
a nessuna meta; tutte
terminano in noi.
La fiamma del crepuscolo
ci fonde in unità.
È bello camminare,
sognare, cantare. Bello
essere gran tenerezza
con un cuore vicino,
(con un dolore remoto).
La sera si denuda,
mostra i suoi ori profondi.
Ogni forma ci incanta
col suo vino gioioso.
Ormai non c’è nulla: – passato,
futuro, ombre, gioie –,
fuori di noi.
La sera spolvera
il suo caldo tesoro.
I suoi pampini di fuoco
stillano nei nostri occhi.
La sera è nostra. Il mondo
fu fatto per noi.
Siamo il suo centro vivo
e gira il tempo intorno.
Passa e non può ferire
col suo dolore remoto
il nostro cuore vicino.
Le strade non portano
a nessuna meta; tutte
terminano in noi.

José Hierro Real


La sua dolce anatomia Lasciava cadere una calza

Era un volto che l’oscurità poteva uccidere
In un istante
Un volto facilmente offeso
Dal riso o dalla luce
“Noi di notte pensiamo in modo diverso”
mi disse una volta
sdraiandosi languidamente
e amava citare Cocteau
“Sento che c’è un angelo in me” diceva
“che io scandalizzo
sempre”
Poi sorrideva e distoglieva lo sguardo
Accendeva una sigaretta per me
Sospirava e si sollevava
E stiracchiava
La sua dolce anatomia
Lasciava cadere una calza

Lawrence Ferlinghetti


palme delle mie mani, scrittura d'astri

Oh palme delle mani iscritte di segni,
triangoli, rami, croci, stelle,
tutta la mia vita ch'è stata e sarà,
il punto ch'io ignoro della morte e non temo,
e altri, altri che sembrano di confitti chiodi,
ma intorno vi raggiano ali di gloria,
oh palme delle mani vi guardo come specchi,
così umane e così arcane,
appannati specchi che la luce più indora,
brevi e morbide, e tanto destino inciso,
immagini d'immensi spazi e musiche,
e fantasia e follia e solitudine e carità,
linee linee in catena in croce in danza,
oh palme delle mie mani, scrittura d'astri!

Sibilla Aleramo



Mi chiama talvolta la tua voce e non so che cieli ed acque mi si svegliano dentro

Mi chiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
e s’udiva nella notte un pianto
di cuccioli e bambini.
Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch’è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo


perché sei così vicina in questa lontananza

In queste sere il tuo profilo non ha una linea precisa
poiché non c'è confine nel tuo sembiante per l'inizio del tuo sorriso,
ma di colpo è sulla tua bocca e non si sa come vi filtra
e quando va via non si può dire se sia ancora lì,
come la tua parola, di cui non udii mai la prima sillaba
come non finii mai di udire quello che dicevi,
perché sei così vicina in questa lontananza
che è vano domandare quando venne il tuo venire,
giacché ora mi sembra tu sia stata qui sempre
con questa voce eterna, questo sguardo continuo,
con il contorno incorruttibile della tua guancia.

Joaquin Pasos


Come se tu, senza volerlo, mi toccassi per dire qualche mistero, improvviso ed etereo

Fu un momento
quello in cui posasti
sul mio braccio,
in un movimento
più di stanchezza
che di pensiero,
la tua mano
e la ritirasti.
Sentii o no ?
Non so. Ma ricordo
e sento ancora
qualche memoria
fissa e corporea
ove posasti
la mano che ebbe
qualche senso
incompreso,
ma tanto lieve.
Tutto questo è nulla:
su una strada però
com’è la vita
c’è molto d’incompreso.
Che so io se quando
la tua mano
sentii posarsi
sul mio braccio,
e un poco, un poco,
sul cuore,
non ci fu un ritmo
nuovo nello spazio?
Come se tu,
senza volerlo,
mi toccassi
per dire
qualche mistero,
improvviso ed etereo,
che neppure sapevi
dovesse esistere.
Così la brezza
dice sui rami
senza saperlo
un’imprecisa
cosa felice.

Fernando Pessoa


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