La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 28 dicembre 2011

Un miracolo fra tanti: una piccola nuvola svolazzante, e riesce a nascondere una grande pesante luna

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.

Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:
banchi colombi che si levano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

Wistawa Szymborska


Il problema che più mi tormentava - Perché mai non si liberasse il Cielo - E si rovesciasse - Azzurro - su di me -

Ci fu un tempo ed ero Bambina -
Perché anche io lo sono stata -
In cui mi turbava che un Atomo - cadesse -
Mentre il Cielo - resisteva -
Il Cielo pesava di gran lunga di più -
Eppure era lì - Azzurro - immobile -
Senza Catene - così a me sembrava -
Lo sapevano forse - i Giganti?
Poi la vita mi impose ben altri problemi -
Alcuni li tengo in serbo - li risolverò
Quando - lassù - l'Algebra -
Sarà o sembrerà più facile -
Allora - anche quello mi toccherà capire -
Il problema che più mi tormentava -
Perché mai non si liberasse il Cielo -
E si rovesciasse - Azzurro - su di me -

Emily Dickinson


Vado pronunciando il tuo nome

Vado pronunciando il tuo nome
e odo la mia voce,
lontana,
come se non fosse la mia
Ricordi che passano
mescolando immagini
e il suono della tua voce
con questa ferita
profonda che ti chiama...
e non rispondi.
Ti nomino,
sei luce
che illumina
per un istante
la mia coscienza
e poi...
il nulla,
la notte assoluta
e questo vuoto che mi fa soffrire

Juan Baladán Gadea


Mi ha assalito un’acre nostalgia

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce
della lampada.
In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.
Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo
e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.
E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus
notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

Yehuda Amichai


Dio dei ceppi Dio dei liberi - Non mi sottrarre la mia libertà.

Giochiamo a "ieri" -
Io, la fanciulla a scuola -
Tu - e l'eternità -
la favola mai raccontata.
Il dizionario saziò la mia fame -
I logaritmi -
vino assai secco -
la sete -
Eppure non dev'essere proprio così:
i sogni colorano il sonno
e l'accortezza dei rossi, il mattino,
s'insinua e scuote la persiana -
La vita era ancora in embrione -
Scaldavo il mio guscio -
Quando tu sconvolgesti l'ellisse
e l'uccello, così, è caduto.
Sbiadisce l'immagine delle manette
- dicono - agli occhi di chi è da poco libero -
Nulla per me di più familiare
della libertà -
Il sonno - la notte -
mio ultimo atto di riconoscenza -
La luce che entrava - il mattino -
il primo miracolo.
Sarà dato all'allodola di rientrare nel guscio
e volare, più leggera, nel cielo?
Non saranno le catene di oggi
più dolorose di quelle di ieri?
Sulla pelle di chi,
assaporata da poco la libertà,
è di nuovo dannato, non sarà
più profondo, il peso delle inferriate?
Dio dei ceppi
Dio dei liberi -
Non mi sottrarre
la mia libertà.

Emily Dickinson


Siamo qui, due rose meditabonde

Tu non dormi. No. Io non dormo.
Stiamo parlando sotto le stelle.
Siamo qui, due rose meditabonde
nella pace della terra.

Juan Ramon Jimenez


Les amants de cœur

Ils s'aiment s'aiment en riant
Ils s'aiment s'aiment pour toujours
Ils s'aiment tout au long du jour
Ils s'aiment s'aiment s'aiment tant
Qu'on dirait des anges d'amour
Des anges fous se protégeant
Quand se retrouvent en courant
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment à la folie
S'effeuillant à l'ombre des feux
Se découvrant comme deux fruits
Puis se trouvant n'être plus deux
Se dénouant comme velours
Se reprenant au petit jour
Et s'endormant les plus heureux
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment en tremblant
Le cœur mouillé le cœur battant
Chaque seconde est une peur
Qui croque le cœur entre ses dents
Ils savent trop de rendez-vous
Où ne vinrent que des facteurs
Pour n'avoir pas peur du loup
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Ils s'aiment s'aiment en pleurant
Chaque jour un peu moins amants
Quand ils ont bu tout leur mystère
Deviennent comme sœur et frère
Brûlent leurs ailes d'inquiétude
Redeviennent deux habitudes
Alors changent de partenaire
Les amants
Les amants de cœur
Les amants

Qui s'aiment s'aiment en riant
Qui s'aiment s'aiment pour toujours
Qui s'aiment tout au long du jour
Qui s'aiment s'aiment s'aiment tant
Qu'on dirait des anges d'amour
Des anges fous se protégeant
Quand ils se retrouvent en courant
Les amants
Les amants de cœur
Les amants


Non muoverti. Se ti muovi lo infrangi. Piangi?

Non muoverti.
Se ti muovi lo infrangi.
...È come una gran bolla di cristallo
sottile
stasera il mondo:
è sempre più gonfia e si leva.
O chi credeva
di noi spiarne il ritmo e il respiro?
Meglio non muoversi.
È un azzurro subacqueo
che ci ravvolge
e in esso
pullulan forme immagini arabeschi.
Qui non c'è luna per noi:
più oltre deve sostare:
ne schiumano i confini del visibile.
Fiori d'ombra
non visti, immaginati,
frutteti imprigionati
fra due mura,
profumi tra le dita dei verzieri!
Oscura notte, crei fantasmi o adagi
tra le tue braccia un mondo?
Non muoverti.
Come un'immensa bolla
tutto si gonfia, si leva.
E tutta questa finta realtà
scoppierà
forse.
Noi forse resteremo.
Noi forse.
Non muoverti.
Se ti muovi lo infrangi.
Piangi?

Eugenio Montale



Innominabile mi offri la schiena per il mio tatto e le mie ansie

Nulla posso dire di te trascorri nell'ombra
E' per questo che nell'oscurità sei la mia guida
Innominabile mi offri la schiena
per il mio tatto e le mie ansie il cammino dei re
e nella tua superficie profonda cade il mio spirito cieco
un raggio assetato di se stesso Tu sei un'altra cosa
Posso entrare in te soltanto come interferenza
affinchè le mie carezze siano portate
come i resti d'un naufragio
dall'incommensurabile fiume di parole
che sotto la tua pelle attraversa l'infinito spazio del silenzio

Alejandro Jodorowsky


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