La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 29 febbraio 2012

lasciando sempre dalle sue mani socchiuse fioccare bianchi mazzetti di stelle odorose

La luna intristiva. Serafini in lacrime
sognando, l'arco levato, nella calma dei fiori
vaporosi, traevano da moribonde viole
bianchi singhiozzi, passando sull'azzurro delle corolle.
- Era il giorno benedetto del tuo primo bacio.
La mia fantasia compiaciuta di martirizzarmi
si inebriava sapientemente al profumo della tristezza,
che anche senza rimpianto e senza disagio lascia
il cogliere un Sogno al cuore di chi l'ha colto.
Vagavo dunque, l'occhio fisso al selciato consunto,
quando col fulgore del sole sui capelli, nella strada
e nella sera, tu mi apparisti ridente,
e io credetti vedere la fata dal cappello di luce
che un tempo nei miei sogni di fanciullo viziato
passava, lasciando sempre dalle sue mani socchiuse
fioccare bianchi mazzetti di stelle odorose.

Stéphane Mallarmé


i poeti hanno ragione

Non è possibile amarsi e separarsi. Si vorrebbe che fosse possibile. Si può trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, non si può estirparlo dall’anima. Io so per esperienza che i poeti hanno ragione: l’amore è eterno.

Edward Morgan Forster - Camera con vista


Ma al di là di ogni parola c’è un silenzio, al di là di ogni sguardo

Ti trascino
per i varchi della mia incostanza
afferrandoti per il braccio
su cui è tatuato il disappunto
e cerco nel tuo volto i segni del
disagio, con un timore dentro
che scorgo ad ogni lampo di coscienza.
Con incroci di addii
ho progettato il calvario della notte
ed ho bendato gli occhi al pensiero che dorme,
perché non senta il dramma
del risveglio.
Ma al di là di ogni parola c’è un
silenzio, al di là di ogni sguardo
un altro cielo
e tu ridi
camminando sul filo del tuo sogno
e poi cedi, ridendo, ad un pianto improvviso,
mentre dita confuse tra il ritrarsi e il cercare
svelte tornano al braccio
ad impedire il volo.

Umberto Crocetti


martedì 28 febbraio 2012

lì faremo la nostra casa

Nel buio estremo
che si trova dietro le pareti
e i corpi abbracciati nella notte,
nel buio che solo percepisce la mente
e solo possono vedere gli occhi
dei morti e di quelli che sognano,
nel buio estremo
che si trova dietro alle pupille dell’occhio
e dall’altro lato della finestra,
lì faremo la nostra casa.

Homero Aridjis


Queste le labbra, questo il viso

Volevo appenderla a un muro della stanza.
Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.
Non la metto in un quadro questa foto.
Dovevo conservarla con più cura.
Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.
Non la metto in un quadro questa foto.
Mi fa soffrire vederla così guasta.
Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Costantino Kavafis


guardando dall’alta finestra il sole che bagna con un commiato fulvo l’agglomerato diffuso dei tetti

Così sono. Quando voglio pensare, vedo. Quando voglio tuffarmi dentro la mia anima mi fermo all’improvviso, assorto al limite della spirale delle scale profonde, guardando dall’alta finestra il sole che bagna con un commiato fulvo l’agglomerato diffuso dei tetti.

Fernando Pessoa


Pongo domande per evadere questi ricordi e preoccuparmi di trovare un'altra strada per raggiungere casa.

Perchè
ogni volta che scrollo il passato
dalle mie spalle
il suo sole scende su di me,
trafiggendo la mia testa?
chiedo all'acqua,
ai passanti, ai ragazzi che escono di prima mattina:
Perchè mi seguite?
Nel mio cestino non ci sono pagnotte
da spezzare dopo il lavoro,
nessun fiammifero
per illuminare l'oscurità,
nemmeno un fazzoletto
da sventolare in segno di resa.
Pongo domande alla morbida roccia,
ai rami secchi e altezzosi,
alle poche luci che rimangono
dietro tende lontane.
Pongo domande
per evadere questi ricordi
e preoccuparmi di trovare
un'altra strada per raggiungere casa.

Nujum al-Ghanim


questo mio è un dolore sempre vergine

Inutile rammendare i ricordi
o cercare lo stesso filo rosso
con cui un giorno cucimmo sogni.
Inutile
rovistare nel dolore di turno
per trovare lo stesso presupposto
che perdona ogni sbaglio.
Tu eri il tarlo
del mio cuore di legno.
Ciliegio accertano i conoscitori dei frutti
perchè ti mangiavo un poco alla volta
come tu entravi in me,
bucandomi nel profondo.
Inutile ora
catalogare i giorni
che non hanno nemmeno il peso
della memoria.
Di quello che fu,
solo tagli e incisioni
strillano sulla corteccia;
ma nel silenzio trafigge la luna
quell'albero senza foglie.
No, nessun innesto.
Usato e provato più volte
questo mio
è un dolore sempre vergine.

Beatrice Niccolai


È arrivato l'autunno, coprimi il cuore con qualcosa

È arrivato l'autunno, coprimi il cuore con qualcosa,
con l'ombra di un albero oppure meglio con l'ombra tua.
Ho paura a volte di non rivederti mai più,
che mi cresceranno ali sottili fino alle nuvole,
che ti nasconderai dentro un occhio straniero,
e lui si chiuderà con la foglia di assenzio.
E allora mi avvicino alle pietre e taccio,
prendo le parole e le annego nel mare
fischio alla luna, la faccio spuntare e la trasformo
in un grande amore.

Nichita Stănescu


Che la mia notte si trasformi in alba, Ch’io sappia perdermi… per ritrovarmi…

Io voglio amare, amar perdutamente!
Amar sol per amare, qui… altrove…
Più Questo e Quello, l’altro e tutto il mondo…
Amare! Amare! E non amar nessuno!
Ricordare? Dimenticare? Indifferente!..
Prendere o lasciare? E’ bene? E’ male?
Chi dice che si può amar qualcuno
per la vita intera è perchè mente!
C’è una sola primavera in ogni vita:
E si deve cantar così fiorita,
Perchè la voce che Dio ci ha dato è per cantare!
E se un dì dovrò essere polvere, cenere e nulla,
Che la mia notte si trasformi in alba,
Ch’io sappia perdermi… per ritrovarmi…

Florbela Espanca


Nei fiumi a nord del futuro

Nei fiumi a nord del futuro
io lancio la rete che tu
esitante aggravi
con ombre scritte
da pietre.

Paul Celan



L’amore ne vale la pena

Qualche volta penso a te e ho un senso di vertigine. Il ricordo mi fa girare la testa, come per una sbronza di champagne.

Tutte le cose che abbiamo fatto. Se qualcuno mi avesse detto che questo era il prezzo da pagare, avrei accettato. E mi sorprende che insieme al dolore e alla confusione giunga la folgore del riconoscimento. Ne valeva la pena. L’amore ne vale la pena.

Janette Winterson - Scritto sul corpo


perché vogliamo tutto esprimere...

Forse non avresti dovuto ricordarlo,
poiché non è certo che fossimo laggiù...
Pare che fossero soltanto i confini dell'amore
a restituire te a te sola
e me a me solo, e non sappiamo
se tacquero o se pure eran muti..
Ci sono momenti in cui persino satana
rinuncia al nostro cuore soltanto per questo:
perché vogliamo tutto esprimere...

Vladimir Holan


Quelle come me…

Quelle come me…. è come una goccia d’acqua nel deserto ciondolante.
Quelle come me sono capaci di grandi amori e grandi collere, grandi litigi e grandi pianti grandi perdoni.
Quelle come me non tradiscono mai.
Quelle come me hanno valori che sono incastrati nella testa come se fossero pezzi di un puzzle, dove ogni singolo pezzo ha il suo incastro e lì deve andare. Niente per loro è sottotono, niente è superficiale o scontato, non le amiche, non i figli, non la famiglia, non gli amori che hanno voluto, che hanno cercato, e difeso e sopportato.
Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l'anima, perché un'anima da sola, è come una goccia d’acqua nel deserto.

Alda Merini


Non sapeva che il più grande desiderio è un niente che s’inventa stranissime cose.

Lei desiderava un sorriso. Una musica muta. Una riva di mare. Per bagnarsi. Il suo amore impossibile. I suoi piedi nudi e piagati. I suoi meschini capelli. Lei ignorava che il ricordo è un ferro piantato alla porta. Non sapeva nulla. Della perfezione del passato, del massacro delle notti solitarie. Non sapeva che il più grande desiderio è un niente che s’inventa stranissime cose.

Alda Merini


La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto, lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva.

La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto, lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva.
La bendò perchè ne potesse godere ogni suo senso.
Assaggiò la sua pelle che sapeva di ambra lasciando che nella sua bocca si sciogliesse l’essenza.
Accarezzò quella pelle preziosa come seta e come mai in quel momento sconosciuta alle sue mani, lui che tante volte invece l’aveva amata.
Eccitato ne ascoltava i gemiti, canto di un amore mai svelato.
Fu allora che le si accostò ai fianchi e la tirò a sè fino a sentirla sua, fino ad essere completamente suo.
Lui padrone del suo corpo, lei schiava delle sue interminabili voglie.
La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto, lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva. 

Alessandro Baricco - Seta


Le spalle di una donna

Le spalle di una donna, sono gli avamposti della sua mistica… e il suo collo, se è viva, ha tutto il mistero di una città di confine, di una terra di nessuno.
È il conflitto fra la mente… e il corpo. 


John Milton (Al Pacino) - dal film “L’avvocato del Diavolo” di Taylor Hackford


e da me si libera la mia vita

L’ora della partenza suona quando
si oscura il giardino e il vento passa,
crepita il terreno e le porte sbattono, quando
la notte ogni nodo scioglie.
L’ora della partenza suona quando
gli alberi sembrano ispirati
come se tutto in loro germinasse.
Suona quando nel fondo degli specchi
mi è strana e distante la mia faccia
e da me si libera la mia vita.

Sophia de Mello Breyner Andresen


lunedì 27 febbraio 2012

Potessi io

Potessi io non avere legami né limiti
o vita di mille volti traboccanti
per poter rispondere ai tuoi inviti
sospesi nella sorpresa degli istanti!

Sophia de Mello Breyner Andresen


E Dio mi fece donna

E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura
il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto
Tutto quel che ha creato soavemente
a colpi di mantice
e di trapano d’amore,
le mille e una cosa che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.

Gioconda Belli


Un vigore ci attende, sotto il cielo deserto.

Lo ripete anche l'aria che quel giorno non torna.
La finestra deserta s'imbeve di freddo
e di cielo. Non serve riaprire la gola
all'antico respiro, come chi si ritrovi
sbigottito ma vivo. E' finita la notte
dei rimpianti e dei sogni. Ma quel giorno non torna.

Torna a vivere l'aria, con vigore inaudito,
l'aria immobile e fredda. La massa di piante
infuocata nell'oro dell'estate trascorsa
sbigottisce alla giovane forza del cielo.
Si dissolve al respiro dell'aria ogni forma
dell'estate e l'orrore notturno è svanito.
Nel ricordo notturno l'estate era un giorno
dolorante. Quel giorno è svanito, per noi.

Torna a vivere l'aria e la gola la beve
nella vaga ansietà di un sapore goduto
che non torna. E nemmeno non torna il rimpianto
ch'era nato stanotte. La breve finestra
beve il freddo sapore che ha dissolta l'estate.
Un vigore ci attende, sotto il cielo deserto.

Cesare Pavese


Ora io l’offro, l’amore. Ne sono capace

La distanza fisica non è un riposo, ma un tormento in più, di cui sono prigioniera in questa notte fredda. E’ la tua assenza che mi spinge ad affrontare, nella lontananza, l’invadente assedio d’immagini che non riesco a scacciare. Stanotte tu esisti oltre me e contro di me. Non mi appartieni. Ti vorrei dimenticare e non ci riesco. Sei dentro di me come un’eco. E’ questo equivalente interno, una specie di formula carnale della tua presenza che ti fa esistere nella mia testa. E allora, basta che io dica basta e smetterò di pensare a te. Ma se smetto, a cosa penserò? Al mio vuoto? E’ perchè si è vuoti che ci si lascia invadere? E’ il vuoto in cui si galleggia che ci annega? Siamo vuoti, tutti vuoti… o sono io, io sola, a non possedere nulla? Io sola a provare la sottile, inestirpabile, vorace sensazione che la vita non sia mai quella che vivo, ma sempre un’altra? E’ strano, ma non ho mai avuto la forza di illudermi di essere qualcosa… La mia forza è un’altra, ambigua, intrisa di orgoglio e di vergogna. Si nutre di coraggio, si affama di paura. Conta sul cuore, per me è questo l’organo dell’intelligenza. Col cuore penso. Che esiste il mondo, me lo assicura il mio cuore animale, vivo, pulsante. Che ora batte per te. Certe piante, per crescere, si dice debbano ”mettere cuore”. L’amore si fissa così nel corpo, si radica, cresce e sviluppa nel cuore. Ecco perchè io l’ho coltivato, il mio: non volevo un cuore incerto, avaro. Non volevo un cuore spaventato. Le sofferenze d’amore che ho patito sono state esercizi per renderlo forte. Ci sono dolori che fanno bene. Io l’ho imparato con te. Ho patito la maledizione di un amore assetato, affamato, che mi rendeva tanto più indigente, quanto più ne domandavo. La vera via, ora capisco, è di non chiederlo. Ora io l’offro, l’amore. Ne sono capace.

Nadia Fusini - L’amore necessario




ora e qui, in questo stesso istante

Solo un momento fa, il sole illuminava
questa stanza, il tavolo, e ancora
nella quiete di tutto, di quel fatto,
semplice come il modo in cui il passerotto
alza il collo a ricevere
il povero alimento, la lezione
di vita nella luce verticale, diresti
la verticalità stessa, la gravità del cielo,
in qualcosa, sì, così semplice
vidi, comunque, il solo istante
in cui incarna l’istante, una luce
quasi d’alba, che da sé stessa
spuntava, e riposava come
in una pace che lontana o fosse di qui stesso, come
giunchi in uno stagno, lungi, sotto il cielo spogliato,
dei giunchi che nel becco un uccello prendesse,
e venisse a lanciarli, come nel suo nido,
ora e qui, in questo stesso istante.

Andrés Sanchez Robayna


Oggi, piccina mia, Gioia, ama il tuo essere dove adesso vive

A novembre compio trent'anni.
Sei ancora piccola, hai solo tre anni.
Guardiamo le foglie gialle, sono stremate,
turbinano nella pioggia d'inverno,
cadono e s'acquattano. Ed io ricordo
i tre autunni che non hai passato qui.
Hanno detto che mai ti avrei riavuto.
Ti dico quel che mai saprai davvero:
le congetture mediche
che spiegano il cervello non saranno mai reali
quanto queste foglie abbattute.
Io, che ho tentato due volte d'ammazzarmi,
ti avevo dato un nomignolo
appena arrivata, nei mesi del piagnucolare;
poi una febbre t'è rantolata in gola
ed io mi muovevo come una pantomima
attorno al tuo capino.
Angeli brutti mi hanno parlato. La colpa,
dicevano, era mia. Facevano gli spioni
come streghe verdi versando nella testa la rovina
come un rubinetto rotto;
come se la rovina avesse allagato la pancia e sommerso la culla,
un vecchio debito che dovevo accollarmi.
La morte era più semplice di quanto credessi.
Il giorno che la vita t'ha restituito sana e salva
Ho lasciato le streghe rapire la mia anima in colpa.
Ho finto d'esser morta
finché uomini bianchi m'hanno spompato il veleno,
m'hanno messo senza braccia e slavata
nella manfrina di scatole parlanti e letti elettrici.
Ridevo a vedermi messa ai ferri in quell'hotel.
Oggi le foglie gialle
sono stremate. Mi chiedi dove vanno.
Ti dico che l'oggi ha creduto in se stesso, altrimenti cedeva.
Oggi, piccina mia, Gioia,
ama il tuo essere dove adesso vive.
Non esiste un Dio speciale cui rivolgersi; o se c'è,
allora perché t'ho fatto crescere altrove.
Tu non riconoscevi la mia voce
quando tornavo a casa a trovarti.
Tutti i superlativi
di alberi di Natale e vischi del futuro
non ti aiuteranno a sapere le feste che hai perduto.
Nel tempo che non amai me stessa
venni in visita a te su marciapiedi spalati,
mi tenevi per un guanto.
Dopo questo fu di nuovo neve.

Anne Sexton


L'assurdo non sono le cose, l'assurdo è che le cose siano lì e noi le si senta assurde.

Ma certo - disse Oliveira - Chi te lo nega? ma quel che non capiamo è per quale ragione deve capitare così, per quale ragione noi siamo qui e fuori sta piovendo. L'assurdo non sono le cose, l'assurdo è che le cose siano lì e noi le si senta assurde. A me sfugge la relazione fra me e quel che mi sta capitando in questo momento. Non ti nego che mi stia capitando. Altroché, mi capita. E questo è l'assurdo.

Julio Cortàzar - Il gioco del mondo - Rayuela


... qualunque sia stato


Da anni più nessuno si è occupato del giardino

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto,
vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

Ghiannis Ritsos


È morto in noi - come un buon amico nella stanza dell’anima, l’entusiasmo

Per te e me finirono i giorni di dicembre
di vento freddo e solitaria camera da letto.
La tua patria è andata lontana dalla mia patria
e la tua bocca non s’incastra più alla mia bocca.
Ci afferrò il destino per le braccia
e non ci consentì di salutarci.
Qualche dio rancoroso ha fatto
a pezzi le nostre ultime carezze.
Non torneremo a consumare assieme
la colazione negli stessi piatti,
con le gambe incrociate sotto il tavolo.
Le nostre mani già non sono le nostre mani.
È morto in noi - come un buon amico
nella stanza dell’anima, l’entusiasmo.

Jorge Debravo


Albero sono, amore mio

Albero sono, amore mio. Le mie radici
crescono sotto il tuo sangue.
Sono tutte quelle vene che lottano
nella tua carne
e si ritorcono.
Sono la radice del tuo paese:
le sue strade,
e i suoi bambini,
e i suoi venerdì.
Eccomi qui scosso, vigilando,
pieno di spicchi verdi,
proteggendo la tua anima coi miei legni,
difendendo i tuoi baci coi miei denti,
seminando questo mio amore
come un occhio
al di sopra della tua vita e della tua morte.

Jorge Debravo



ella conta le ore e io conto gli anni

Dormi dunque
e il mio occhio rimarrà aperto
la pioggia colmò la brocca
noi la vuotammo
la notte germinerà un cuore
il cuore un breve stelo
ma per mietere è troppo tardi
falciatrice.
Vento notturno
così candidi sono i tuoi capelli
candido ciò che mi resta
candido ciò che perdo
ella conta le ore e io conto gli anni
noi bevemmo pioggia.

Paul Celan


Voglio che tu non mi dimentichi

Voglio che tu non mi dimentichi
e mi ricordo appena io
di me, ieri!
Voglio che tu non mi dimentichi
e mi ricordo più di me
che tu di te!
Voglio che tu non mi dimentichi
e mi ricordo appena io
di te, domani!

Juan Ramón Jiménez


Di te amo più di quanto riescano a dire la mia parola e la mia tristezza.

Di te amo le lunghe gambe,
puerili, lente,
aste tenere
soavi
che per spirali adolescenti salgono
infinite,
esatto tocco e fremito.
Di te amo le braccia
giovani,
che abbracciano fidenti
il mio squilibrio,
mani disvelate,
mani moltiplicanti
che accompagnano in fretta il mio incupito nuoto.
Amo il tuo grembo pieno d’ombra,
onda lenta e solinga,
dove si va facendo esausto il mare,
dove affondare sino a rompermi il cuore,
e di amore affogare
e piangere.
Di te amo i grandi occhi,
dove sondo la voragine buia della mia ansia,
per scoprire negli arcani
sotto l’oceano oceani.
Di te amo più di quanto riescano a dire
la mia parola
e la mia tristezza.

Vinicius De Moraes



venerdì 24 febbraio 2012

i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire

Tu non sai: ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.

Alda Merini




Ti amo

Ti amo
per i tuoi piccoli modi sventati, atterriti
per le tue riflessioni
quasi morbidi uccelli scuri
ed è luce improvvisa quando tu parli.

Ti amo
per i tuoi ampi occhi da bambina
e le mani svolazzanti
per i tuoi polsi piccoli dei
e le tue dita stupendi misteri.

Ti amo
studia il fiore il suo giorno di vita?
si adira la farfalla per un soffio d’anima?
Preferirei una rosa
che vivere in eterno

Edward Cummings


nessuno neanche la pioggia ha così piccole mani

Il tuo più tenue sguardo
facilmente
mi aprirà
benché abbia chiuso me stesso
come dita sempre mi apri
petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente
la sua prima rosa
e io non so
quello che c'è in te
che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende
che è più profonda
la voce dei tuoi occhi
di tutte le rose
nessuno
neanche la pioggia
ha così piccole mani

Edward Estlin Cummings


Direi che tutte le più nobili cose della terra e del cielo sono rese più nobili solo perchè lei vive

Vorrei che i suoi occhi si riempissero di meraviglia
vorrei che le sue labbra solo un poco si aprissero
vorrei che al mio tocco il suo seno tremasse
e Oh le direi che l’ho amata
Direi che il mondo iniziava e finiva là dove era lei
Oh giurerei che il Bello abbia pianto per vedere la sua
nuda grazia.
Vorrei che le sue braccia mettessero uccelli tra le mie dita
vorrei che il suo ventre fosse come un gattino addormentato
vorrei che il suo sorriso il mio incontrasse come un bacio
di fiamme in foreste di sogno.
e Oh le direi che l’ ho amata..
Direi che tutte le più nobili cose della terra e del cielo
sono rese più nobili solo perchè lei vive
e Oh saprei che gli angeli più leggiadri si inginocchiavano
mentre dormivo io tra le sue braccia.

Kenneth Patchen


io e me stessa…. a vivere il domani

Avvolgimi…
dolcemente con le tue braccia,
cullami,
riposami,
danzami,
in questa notte buia
portami a viaggiare lontano,
in un mondo dove non sono io a decidere,
ma tutto si compie da sé.
Vedo Me stessa
come in una favola di fate e maghi..
folletti e gnomi
alberi parlanti e animali mutanti…
dove le lacrime diventano gemme
dove il dolore e la gioia
hanno lo stesso sapore ovattato
di zucchero filato….
Ma…
Riportami,
domani al sorgere del sole,
sulla riva del mio mare,
schiudimi gli occhi,
restituiscimi coscienza,
pronta,
io e me stessa…. a vivere il domani.

Almina Madau


Rimette i vestiti l'anima mia, riprende la via.

E allora mi chiedo chi sono.
E nudo senza specchi,
cerco nell'anima,
fragile anima,
una radice.
E trovo dei rami
innesti del tempo,
di semi caduti
portati dal vento,
e altri lasciati da mille viandanti,
che riparo, sventura o gioia
nel tronco han trovato.
E mi chiedo che sono.
E trovo frutti
acerbi e maturi
alcuni succosi,
altri secchi e insapori.
E sento profumi
di aghi di bosco,
di sale e di sole,
e terra
e aroma di vino,
di pioggia il sentore.
E nudo mi chiedo chi sono.
E cerco le forme ancestrali
di cellule senza colori,
forgiate da vita ed umori,
caleidoscopi di brandelli di cuore.
E ancora non capisco chi sono.
Si muove il respiro, che tacito ascolta.
Rimette i vestiti l'anima mia,
riprende la via.

Almina Madau


il mio giardino è pieno di schegge

Quando viene la notte,
io sto sulla scala e ascolto,
le stelle sciamano in giardino
ed io sto nel buio.
Senti, una stella è caduta risuonando!
Non andare a piedi nudi sull'erba;
il mio giardino è pieno di schegge.

Edith Irene Sodergran


io condivido i tuoi desideri

Se vuoi baciarmi... bacia,
- io condivido i tuoi desideri -
Però non fare prigioniera la mia bocca,
Baciami adagio negli occhi
Non mi parlare di incantesimi
Dei tuoi baci sul collo...
Ora sono gelosi i miei ricci
Accarezzami i capelli
Per te medesimo opportuno,
Se i tuoi occhi sono parole,
Mi daranno, uno ad uno,
I pensieri che elabori.
Poggia la tua mano tra le mie
Tremeranno come un canarino
E ascolteremo le sinfonie
Di qualche amore millenario.
Questa è una notte morta
Sotto il tetto astrale.
L'orto è muto
Come un sogno letale.
Ha una sfumatura di alabastro.
Ed un mistero di pagoda.
Guarda la luce di quell'astro!
Ce l'ho nell'anima tutta!
Silenzio... silenzio... Taci!
Perfino l'acqua scorre a stento,
Sotto il suo verde schermo
Si acquieta misurata la sabbia
Ohi! Che profumo così fino!
Non baciare le mie labbra rosse!
Nella notte di platino
Baciami adagio negli occhi...

Alfonsina Storni




giovedì 23 febbraio 2012

E sebbene tu palpiti in ciò che è più vicino, io devo credere -solo perchè il tuo corpo non si vede- nella vaga finzione di essere solo

Sono così convinto
della tua traspresenza in ciò che vivo
che la luce, la pioggia e il cielo sono
le forme in cui ti schivi,
vaga interposizione fra te e te,
che non sono mai solo
se la luce del giorno mi sembra la tua anima,
o quando illuminandosi le stelle
mi raccontano cose che tu pensi.
Quella goccia di pioggia
che cade sulla carta
non è una macchia livida, fiorita dall’azzardo,
quanto una vaga e diffusa violetta
che tu mi invii dall’aprile che vivi.
E poi, quando i contatti della notte,
massa di oscurità, solida massa,
vento, rumori, giungono e mi toccano
rimango immensamente
stupito di vedere
che il braccio che tendo non ti stringe,
e che ancora ti ostini
a non mostrarti tutta
vicina come sei , dietro a ogni cosa.
E sebbene tu palpiti
in ciò che è più vicino, io devo credere
-solo perchè il tuo corpo non si vede-
nella vaga finzione di essere solo

Pedro Salinas


E non c'è in lei memoria, paura né speranza, oltre l'erba e le ombre distese ai suoi piedi.

La mela sul suo ramo è il desiderio
di lei, — sospensione lucente e mimica del sole.
Il ramo le ha tolto il respiro, e la sua voce,
nell'inclinarsi e levarsi su di lei di ramo in ramo,
articolata sordamente ecco le annebbia gli occhi.
Lei prigioniera dell'albero, delle sue dita verdi.
Giunge così a sognare d'essere divenuta albero, col vento
che la possiede e intreccia le sue vene giovani,
la stringe al cielo e al suo rapido azzurro, annegando
la febbre delle mani nella luce
del sole. E non c'è in lei memoria, paura né speranza,
oltre l'erba e le ombre distese ai suoi piedi.

Hart Crane


ti chiamerà per nome ridendo; mentre tu che ancora le rispondi con lievi arrivederci

La morte dell'amante, com'è regolare
coi primi accenni della primavera, e con
le vestigia più rigide del sole, che filtra
a stento fino a noi prima che ci svegliamo.
E non è ancora quella calda e sobria
vivisezione dell'aria più insistente
a cui mani intrecciate replicheranno al buio
dopo i circuiti quotidiani di tutto il suo fulgore.
È venuto il momento della separazione...
Sotto la verde trapunta di seta
la sua forma rigonfia di vita non compiuta
si posa fresca su lei — non ancora dolore.
E lei si sveglierà prima che tu oltrepassi
la porta, appena udibile,
e ad ogni terzo gradino della scala, finché
tu non avrai raggiunto il piano
dove i passi si perdono attutiti —
ti chiamerà per nome ridendo; mentre tu
che ancora le rispondi con lievi arrivederci
ritroverai la strada, voltandoti soltanto per guardare
con occhi affranti le porte e la pietra.
Ora cammina, ed osserva la morte dell'amante.
D'ora in avanti la sua memoria è più
della tua, in pianti e in èstasi che
non potrai giungere mai a condividere.

Hart Crane


Ma qualsiasi cosa serve di nutrimento all'Odio

L'Amore si nutre di immaginazione, per mezzo della quale diventiamo più saggi di quanto sappiamo, migliori di quanto sentiamo, più nobili di ciò che siamo; per mezzo della quale vediamo la vita come un tutto unico; per mezzo della quale soltanto possiamo comprendere gli altri nei rapporti reali non meno che in quelli ideali. Soltanto ciò che è nobile, e nobilmente concepito, può servire di nutrimento all'Amore. Ma qualsiasi cosa serve di nutrimento all'Odio.

Oscar Wilde


Occorro - a qualcuno: accorro, rispondo al prima richiamo

E finalmente ho trovato
chi mi è necessario:
qualcuno ha bisogno di me
- come aria.
Quanto più nero e mortale -
Più necessario è il bisogno
dell’altro - di te. Di chi
non può fare a meno
di me - suo pane e respiro.
Occorro - a qualcuno:
accorro, rispondo
al prima richiamo.
Più alto, più certo e sicuro
delle montagne: a qualcuno
serve una mano: la mia!
sulle piaghe!
E tutto il braccio - nel fuoco!
Più della luce degli occhi
mi serve l’umano bisogno
di me - come fiato.

Marina Cvetaeva


Mi occupi come l'aria occupa le stanze e vuote

A te sussurro, Piccola, dovunque tu sia, dovunque tu vada.

Caldo fiume tremulo, la tenerezza inumidisce la mia voce, la mia voce che ti nomina. Per te, più lontano dei rossi cieli lontani, e delle montagne lontane, e delle stelle lontane, per te, più lontano guardo, più lontano.

Un vuoto qui fra le mie braccia, un suono trepidante che manca nella mia voce, la macchia del tuo corpo assente dal paesaggio; questo sei, Piccola, e senz'altro sei di più.

Fiore del mio cuore, anima d'acqua che traversa la mia terra, fiore mio. Piena dei miei dolori e dei miei silenzi, bimba dagli occhi assorti come tutta la mia infanzia, voglio che ti faccia crocifiggere nei miei sogni e che mi sopravviva in tutte le cose della terra.

A mezzanotte, gemma fatta albero nel mio petto, come da una pietra spezzata, come un albero ti elevi nel cielo profondo e ti costellano le stelle altissime.

Mi occupi come l'aria occupa le stanze e vuote, come la presenza dell'ombra occupa le stanze chiuse, come il profumo satura le corolle dell'estate.

Se per caso mi allontano da te, non rattristarti. Passa appena, davanti alla finestra, il volo di un uccello errante e silenzioso.

L'assente, sei l'assente. Ti chiamo e la mia voce cade e si trascina, ma la senti.

La senti, Piccola, quando ti addormenti, come il rumore di un fiume distante. La notte, è la notte. Emergi fioreggiata di luce azzurra e sei l'astro che ama il mio desiderio.

Non ci sei.

L'assente, quella che chiude le palpebre, all'altro lato dell'ombra. Ti parlo e la ma voce ti chiama, Piccola.

Non te ne andare,

non te ne andare mai.

Pablo Neruda


E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti

“Incontrarsi e riconoscersi… una certezza che si ha solo una volta…

…ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo [...]

Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall’orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te

… non conosco le parole per spiegarvi questo legame.

Lui ci riuscì, quando disse che avevamo smesso di essere due persone distinte, per diventarne una terza creata dal nostro amore…

…E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.

Ti amo, di un amore profondo e totale. E così sarà sempre.

Non siamo più due esseri distinti, ma un tutt’uno legato a doppio filo per il resto della nostra vita…

…Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti…

E, in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…”

Tratto da I Ponti di Madison County


Saperti amante e non poterti avere

Saperti amante e non poterti avere,
star lontano da te quando in cor m’ardi,
aver la lingua e non poter parlare,
udir quest’acqua e non chinarsi a bere,
correre in riga quando a lenti e tardi
passi vorrei penosamente andare.

Umberto Saba


Per qualche motivo che ignoro

Per qualche motivo che ignoro, mi piaci moltissimo.
Molto, niente di irragionevole,
direi quel poco che basta a far si che di notte,
da solo, mi svegli e, non riuscendo a riaddormentarmi,
inizi a sognarti.

Franz Kafka

Per_qualche_motivo_che_ignoro

ti starò accanto per sempre anche se vendo parole quelle che tengo da parte sono vere, sono sincere, e sono scritte per te.

Acquisto all’ingrosso i miei sogni
dai grassi commercianti di pensieri
e li rivendo al mercato dell’usato
in mezzo a trafficanti e rigattieri.
Io sono un mercante di parole
alcune sono immaginate
e tante altre sono storie vere
arrivo con la mia bella valigia da piazzista
e sulla bancarella della vita,
le espongo in bella vista.
Le vendo per quattro soldi
ed un pezzo di pane
per quattro soldi e un sorriso
a volte poi per chi non li ha
mi accontento solo del suo sorriso
che si accende sul viso.
Sono abituato a raccogliere rose
ma mi fanno ancora male le spine
e non mi passano mai, queste pene
sono rose bianche le parole
ma fanno più male le spine
e sono spine le lingue
e fanno più male delle spine
e non mi passano mai queste pene.
Io la notte non dormo, soltanto riposo
ed al mattino sono più stanco di prima
ma devo alzare la valigia
tirare dritto e andare avanti
non pensare a tutti quanti
continuare a fare il mio mestiere
sopravvivere e tirare avanti.
Ma prima o poi finirò le parole
e allora che farò,di che vivrò
come potrò continuare a pensare
e a mercanteggiare parole.
Ma io che stupido sono
il mare non si asciugherà mai
e allora in me troverai
chi non ti lascerà mai
ti starò accanto per sempre
anche se vendo parole
quelle che tengo da parte
sono vere, sono sincere,
e sono scritte per te.

Artur Brand


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