La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 30 aprile 2012

Io volevo finire in te come un secondo respiro.

Estremo saluto è l'amore,
come una mano che prende l'ultima foglia
e la divora come fosse anima.
Estremo saluto è il tuo bacio.
Io volevo finire in te come un secondo respiro.
Ti ho scelto per la mia morte;
avevo capito in un attimo
che il tuo bacio
mi avrebbe ucciso.

Alda Merini


Ricomincerei dal primo battito nato pensandoti

Volevo solo guardarti dormire, la più pura, vera, grande magia che mi accadde fu questa. Seguire per tutta la notte il ritmo del tuo respiro, senza toccarti.
Ti amavo già, me ne accorsi da questo, da questo spietato desiderio. E la paura d’innamorarsi di qualcuno, l’ ho capito in quell’istante, è già un po’ amore silenzioso. Se potessi addormentarmi e risvegliandomi cancellare tutti i miei errori e ricominciare da zero saprei sempre ritrovarti. Ricomincerei dal primo battito nato pensandoti e saresti l’unica cosa che non correggerei, né col rosso né col blu. Se non sei tu l’amore, l’amore non esiste.

Massimo Bisotti


Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più. Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no. Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore. Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Quelle che vale la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l’anima vicina alla pelle. Quelle che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano a colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita. 

Alma Gjini


venerdì 27 aprile 2012

ciò che si porta fuori dall’ambiente, lo si porta dentro il proprio volto

Nei cortili con gli alberi di gelso, l’ombra cadeva come quiete
su un vecchio volto seduto sulla sedia.
(..) In queste rare occasioni un filo di luce cadeva dritto
dalla cima dell’albero sul vecchio volto e rivelava una ambiente remoto.
Guardavo sopra e sotto questo filo. Sentivo un brivido alla schiena,
perchè questa quiete non proveniva dai rami di gelso,
ma dalla solitudine degli occhi sul volto.
(..) C’era un ambiente sul volto. Vedevo un uomo
o una donna abbandonare questo ambiente
e trasportare fuori un sacco con un albero di gelso.
Vedevo innumerevoli alberi di gelso
trasportati nei cortili della città.
Nel quadrilatero di Lola lessi più tardi:
ciò che si porta fuori dall’ambiente, lo si porta dentro il proprio volto.

Herta Muller - Il paese delle prugne verdi


recami ancora, più che puoi, stasera...

Serbali tu com'erano, memoria.
E più che puoi, memoria, di quell'amore mio
recami ancora, più che puoi, stasera...

Costantino Kavafis


Sia placido questo nostro esserci – questo essere corpi scelti per l’incastro dei compagni d’amore.

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

Mariangela Gualtieri


Quanto tempo è per sempre?

Alice: “Quanto tempo è per sempre?”

Coniglio bianco: “A volte, solo un secondo.”

Lewis Carrol


Forse volevo partire

Sono passato dalla stazione.
Forse volevo partire.
O sognare che arrivasse qualcuno.

Stefano Benni


Mi ascolti o mi guardi?

- Mi ascolti o mi guardi?

- Posso scegliere?

Sorrise...

Erri De Luca


mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno

Mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno.

Jonathan Safran Foer


È una casa sì grande l’assenza che entrerai in essa attraverso i muri e appenderai i quadri nell’aria.

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.

È una casa sì grande l’assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell’aria.

È una casa sì trasparente l’assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

Pablo Neruda


Il suo bacio era una domanda a cui lui avrebbe voluto rispondere per il resto della sua vita

Durante l’Era del Vetro, tutti - uomini e donne – credevano che una parte di loro fosse estremamente fragile. Per alcuni era una mano, per altri il femore e altri ancora credevano di avere il naso di vetro. L’Era del Vetro seguiva l’Era della Pietra come correttivo evolutivo e introduceva nelle relazioni umane un nuovo senso di fragilità che favoriva la compassione. Questo periodo durò un tempo relativamente breve nella storia dell’amore – circa un secolo – finché un medico di nome Ignacio da Silva introdusse una cura che consisteva nello stendere il paziente sul lettino e nello stringere in un forte abbraccio la parte in questione, dimostrando così la verità. L’illusione anatomica che era parsa tanto reale lentamente scomparve ma – come molte cose a cui non riusciamo a rinunciare pur non avendone più bisogno – non del tutto. E di quando in quando, per ragioni ignote, riemerge, insinuando il sospetto che l’Era del Vetro, così come l’Era del Silenzio, non sia mai del tutto finita.
Prendiamo per esempio il tizio che cammina per la strada. Neanche ci faresti caso, è il classico tipo che nessuno nota; il suo abbigliamento e il contegno sono assolutamente anonimi. Di solito – lo confermerebbe lui stesso – passa inosservato. Non ha niente con sé. O perlomeno sembra che non abbia niente; né un ombrello, nonostante minacci di piovere, né una valigetta, benché sia l’ora di punta; e intorno a lui, china per difendersi dal vento, la gente si avvia a casa, diretta verso dimore accoglienti in periferia, dove i bambini stanno facendo i compiti al tavolo della cucina, il profumo della cena si diffonde nell’aria e forse c’è anche un cane da qualche parte, perché c’è sempre un cane in certe case.
Una sera, quando quest’uomo era ancora giovane, decise di andare a una festa. Qui incontrò una ragazza che era stata sua compagna di scuola sin dalle elementari, una ragazza della quale era sempre stato un po’ innamorato anche se era certo che lei non si accorgeva nemmeno della sua esistenza. Aveva il nome più bello che avesse mai sentito: Alma. Quando lo vide accanto alla porta, lei si illuminò in viso e si avviò nella sua direzione per parlargli. Lui rimase incredulo.
Trascorsero un paio d’ore. Doveva essere stata una bellissima conversazione, perché alla fine Alma gli disse di chiudere gli occhi. Poi lo baciò. Il suo bacio era una domanda a cui lui avrebbe voluto rispondere per il resto della sua vita. Si sentì tremare. Temette di essere sul punto di crollare. Per chiunque altro sarebbe stata una cosa normale, ma per lui non era così semplice, perché quest’uomo credeva – e lo aveva creduto da sempre – che una parte di lui fosse di vetro. Aveva paura di fare un movimento sbagliato, di cadere e di frantumarsi davanti a lei. A malincuore si ritrasse. Abbassò gli occhi e sorrise, sperando che lei capisse. Parlarono per ore.
Quella sera tornò a casa pieno di gioia. Non poté dormire tanto era emozionato al pensiero della sera dopo, quando lui e Alma si sarebbero visti per andare al cinema. Andò a prenderla e le regalò un mazzo di giunchiglie gialle. Al cinema combatté – e vinse! – contro il pericolo di stare seduto. Guardò tutto il film chino in avanti, in modo che il suo peso poggiasse sulla parte superiore delle gambe e non sulla parte di lui che era fatta di vetro. Se Alma lo notò, non lo diede a vedere. Lui spostò appena il ginocchio, e poi ancora un po’, finché lo appoggiò alla gamba di lei. Stava sudando. Quando il film terminò non avrebbe saputo dire di che cosa parlasse. Le propose di fare una passeggiata nel parco. Questa volta fu lui a fermarsi, prese Alma fra le braccia e la baciò. Quando iniziarono a tremargli le ginocchia e temette di finire disteso a terra fra mille schegge di vetro, dovette resistere all’impulso di allontanarsi. Le fece scivolare le dita lungo la schiena sfiorandole la camicetta leggera, e per un istante dimenticò il pericolo, grato al mondo che crea le divisioni proprio perché possiamo superarle, assaporando la gioia di avvicinarsi all’altro, anche se, nel profondo non possiamo mai dimenticare le insormontabili differenze che tristemente ci separano. Solo allora si rese conto che stava tremando. Irrigidì i muscoli cercando di fermare il tremito. Alma avvertì la sua esitazione. Si tirò indietro e lo guardò con un’espressione quasi ferita, e allora lui fu sul punto di dire le frasi che voleva dire da anni: Una parte di me è fatta di vetro, e anche: Ti amo.
Vide Alma un’ultima volta. Ma non poteva immaginare che sarebbe stata l’ultima. Pensava che sarebbe stato solo l’inizio. Passò il pomeriggio a fare una collana di uccelli di carta legati insieme con lo spago. Prima di uscire di casa afferrò d’impulso un cuscino a punto croce posato sul divano di sua madre e se lo infilo dietro nei pantaloni come misura preventiva. E subito si domandò perché non ci avesse pensato prima.
Quella sera diede ad Alma la collana e gliela legò al collo: fin lì aveva avvertito solo un lieve tremore, niente di terribile; ma quando lei, baciandolo gli passò le dita lungo la schiena e, dopo una breve esitazione, fece scivolare la mano sul dietro dei pantaloni per ritrarsi subito con un’espressione a metà fra il riso e l’orrore che a lui rammentò un certo dolore che aveva sempre conosciuto, venne fuori la verità. Lui almeno cercò di dirle la verità, ma il risultato fu una mezza verità. Tempo dopo, molto tempo dopo, capì che due cose non poteva perdonarsi: il graffio che la collana aveva procurato ad Alma quando lei si era tirata indietro – l’aveva visto alla luce del lampione – e aver scelto la frase sbagliata nel momento più importante della sua vita.

Nicole Krauss - La storia dell’Amore


un desiderio vago di cose ignote

La vinceva una specie di dormiveglia, una serenità che le veniva da ogni cosa, e si impadroniva di lei, e l’attaccava lì, col libro sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e fissi, la mente che correva lontano. Le cadeva addosso una malinconia dolce come una carezza lieve, che le stringeva il cuore a volte, un desiderio vago di cose ignote. 

Giovanni Verga - Mastro Don Gesualdo


Lasciami venire con te

Lo so che ognuno di noi corre da solo all’amore,
da solo alla fede e alla morte.
Io lo so. Io l’ho provato. Questo non aiuta.
Lasciami venire con te. 

Ghiannis Ritsos


Nel frigorifero della mia anima

Nel frigorifero della mia anima
il contenuto è in disordine
scade
senza che nessuno lo apra
Saaddiyya al-Mufarrih


in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare

Quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno — un padre, un amore, qualcuno — capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume — immaginarlo, inventarlo — e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno — un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella.
Una strada da qui al mare. 

Alessandro Baricco - Oceano Mare


Io sono un sognatore

Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte, per tutta la settimana, per tutto l’anno. Senz’altro domani ritornerò qui, proprio qui, in questo luogo, e proprio a quest’ora, e sarò felice ricordando l’accaduto.

Fëdor Dostoevskij - Le notti bianche


Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…

… sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…

Oriana Fallaci - Se il sole muore


giovedì 26 aprile 2012

In me si fa sera

Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

Un oboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;

In me si fa sera:
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.

Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,

e i giorni una maceria.


Salvatore Quasimodo


Wild is the wind

Love me love me love me
Say you do
Let me fly away
With you
For my love is like
The wind
And wild is the wind

Give me more
Than one caress
Satisfy this
Hungriness
Let the wind
Blow through your heart
For wild is the wind

You...
Touch me...
I hear the sound
Of mandolins
You...
Kiss me...
With your kiss
My life begins
You’re spring to me
All things
To me

Don’t you know you’re
Life itself
Like a leaf clings
To a tree
Oh my darling,
Cling to me
For we’re creatures
Of the wind
And wild is the wind
So wild is the wind

Wild is the wind
Wild is the wind




l’azzurro dell’assenza

Mi sono svegliato sotto l’azzurro dell’assenza
Nel mezzogiorno immenso della malinconia

Oskar Wladyslaw Milosz


siamo uniti solo dalla Rete

I primi cristiani
si riconoscevano nelle catacombe
con il segno segreto
del Pesce
e come pesci moribondi noi
siamo uniti solo dalla Rete.

Michele Mari



Che non finisse mai quel dondolio

Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un’altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l’unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo.

Michele Mari


Sempre ritorni tu

Sempre ritorni tu, malinconia.
Dolcezza del cuore solitario.
Muore avvampando una giornata d’oro
Georg Trakl


rimuginare è un’attività da psicopatici

Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l’amore. 

Soprattutto quando non lo faccio. Che poi, se uno ci pensa, rimuginare è un’attività da psicopatici. Perchè si rimugina sull’accaduto, e l’accaduto - come dice la parola stessa - è già accaduto. 

Per cui è chiaro che affliggersi su faccende insuscettibili di modifica è un piacere morboso, una necrofilia intellettuale, una pratica masochista.

Diego De Silva


nel cuore, disperse

All’improvviso apriremo le finestre
al respiro, noi che siamo state nel cuore,
disperse.

Sarah Tardino


ritengo più importanti la serenità e l’armonia

Mi lascia indifferente il concetto di felicità, ritengo più importanti la serenità e l’armonia. Il concetto di felicità presuppone che uno sia contentissimo, che se ne vada in giro ridendo, abbracciando tutti, dicendo sono felice, che meraviglia. È chiaro che anche un mal di denti gli toglierà la gioia e, quindi, la felicità. Penso che la serenità sia una cosa diversa. La serenità ha molto dell’accettazione, ma include anche un certo autoriconoscimento dei propri limiti. Vivere in armonia non significa non avere conflitti, ma poter convivere con gli stessi serenamente.

Josè Saramago


Si appartengono, ma non si possiedono

Nonostante questa precarietà, o forse proprio per questo, i loro incontri sono sempre molto forti, molto emotivi, molto ricchi. In un certo senso, si appartengono, ma in un modo speciale. 
Si appartengono, ma non si possiedono.

Pier Vittorio Tondelli


E la sua casa è la polvere della strada com'è anche casa mia

Ero stesa nella polvere sul ciglio della strada.
Non vidi il suo volto.
Né lui vide il mio.

Impallidirono le stelle e l'aria si fece blu.
Non vidi le sue mani
Né lui vide le mie.

L'oriente mutò in un limone verde.
Ho aperto gli occhi per un uccellino.

Allora seppi chi amai
per la vita intera.
Allora lui seppe di chi le povere mani
abbracciava.

E l'uomo il suo fardello prese, e partì
in lacrime verso la sua casa.
E la sua casa è la polvere della strada
com'è anche casa mia.

Vesna Parun


dove la sinistra è sempre la destra

La Luna nello specchio del comò
guarda milioni di miglia lontano
(e forse con orgoglio, a se stessa,
ma non sorride, non sorride mai)
via lontano lontano oltre il sonno,
o forse è una che dorme di giorno.
Se l'Universo volesse abbandonarla,
lei gli direbbe di andare all'inferno,
e troverebbe una distesa d'acqua
o uno specchio, sul quale indugiare.
Tu dunque metti gli affanni in un sacco
di ragnatele e gettalo nel pozzo
nel mondo alla rovescia dove
la sinistra è sempre la destra,
dove le ombre in realtà sono corpi,
dove restiamo tutta la notte svegli,
dove il cielo ha tanto poco spessore
quanto è profondo il mare e tu mi ami d'amore.

Elizabeth Bishop


L'arte di perdere non è difficile da imparare

L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l'orologio di mia madre.
E guarda! L'ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l'arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elizabeth Bishop


Finchè un nome e tutto quel che implica coincidono

Il tumulto del cuore
insiste a far domande
Poi smette e si accinge a rispondere
nello stesso tono di voce
Nessuno coglierà la differenza
Conversazioni prive d' innocenza
al loro avvio, coinvolgono poi i sensi,
nelle intenzioni almeno
E poi non c' è più scelta
e poi non c' è più senso;
Finchè un nome
e tutto quel che implica coincidono.

Elizabeth Bishop




Qual è il punto?

Qual è il punto?
Fra noi?
Innumerevoli ne vedo
dove non ti immagini.
Tutti sanciscono il patto
invisibile, non scritto,
che dà l’infinito.

Rosita Copioli


La vita più intensa

La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale: quello dell’onda del mare che da quando si forma muta ad ogni istante.

Italo Svevo


Nessuno mi è stato più intimo di te

Non so se sei vivo
o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.

Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l'azzurro incendio degli occhi.

Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata

Anna Achmatova


Perdona

Perdona se vissi in pena,
e se poco ho gioito del sole.
Perdona, perdona quei troppi
scambiati per te.

Anna Achmatova




Le cose

Le cose giacciono senza suono
vestono nomi dimenticati
nella storia di giorni senza inchiostro.

Paolo Tommasi


martedì 24 aprile 2012

Conoscere il respiro, esattamente è l'occupazione degli amanti

Verrebbe da dire: me la sono cavata,
fermo al tavolo della cucina
mentre tutti
dormono e fuori
la pioggia ha battuto la notte
e le dita del mattino animale azzurro
scavano nel buio.
Verrebbe, ma
cos'è ancora questo vino luminoso
e amaro che mi esce tra i denti,
non si dissolvono i fantasmi d'amore seduti,
la luce sale, li sbianca,
sono il viso
di donne, le mani di stracci, carta pesta
nell'acqua degli anni.
Me la sono cavata
nel passaggio da un giorno all'altro
su questo buio braccio di mare -
ma lei è così lontana,
la vita
è così lontana, il mio amore
è inseguimento di chi
è sempre presente.

Forse perché sul molo
di Stone Island, in un mattino splendido
e ghiacciato, nel mezzo della corsa
della mia vita, sentii
tutta l'oscurità del mare,
l'enigma e il suo inesausto parlare
che arriva in questa cucina, in una città
italiana, nel silenzio spogliato -
è il vibrare del frigorifero
a trovare la stessa nota dell'oceano,
o la luce del video
acceso a nessuno
rende a queste stanze un chiarore di fondale.

Verrebbe da dire: me la sono
cavata, ma non è mai detto e non è
nemmeno giusto da dire
se l'infinito un giorno
e molti giorni in una vita
ti è venuto a visitare.

Conoscere il respiro, esattamente
è l'occupazione degli amanti
toccare
l'acqua misteriosa
del volto silenzioso

dire mio
amore come dire niente

la impaziente luce delle dita
quel che trema e non smette
di tremare.

Davide Rondoni

Non c'è un giorno al riparo da notizie di te

Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua

Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.

Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.

Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.


Sylvia Plath


la luce del tuo sguardo

Chi ricorderà le tue dita?
La loro vita alata? Volavano
con la luce del tuo sguardo.

Ted Hughes


ma è ancora così dolce che fa tremare

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

Attlio Bertolucci


Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Cesare Pavese


Pace forse è davvero la tua

All’ultimo tumulto dei binari
hai la tua pace, dove la città
in un volo di ponti e di viali
si getta alla campagna
e chi passa non sa
di te come tu non sai
degli echi delle cacce che ti sfiorano.

Pace forse è davvero la tua
e gli occhi che noi richiudemmo
per sempre ora riaperti
stupiscono
che ancora per noi
tu muoia un poco ogni anno
in questo giorno.

Vittorio Sereni


ti amo, con il ridere e coi pianti

Come ti amo io? Lascia che conti:
ti amo in alto in largo e nel profondo
a cui l’anima arriva di nascosto,
tesa all’Essere e alla Grazia ideale.
Ti amo dentro il più calmo bisogno
di ogni giorno, dal sole alla candela.
Libera come chi cerca giustizia;
E pura come chi fugge gli onori.
Con la passione dei vecchi dolori
ti amo e con la mia infantile fede.
E con l’amore che credevo perso
coi miei perduti santi, col respiro
ti amo, con il ridere e coi pianti
di tutta la mia vita …e se Dio vuole
ancora meglio, dopo, potrò amarti.

Elizabeth Barret Browning


Il silenzio della prima volta che ci siamo visti attraversa la cucina come un fiume profondo

Ci sono mogli che dicono:
Mio marito, se vuole pescare, che peschi
ma i pesci poi se li pulisca.
Io no. A qualsiasi ora della notte mi alzo,
lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare.
È così bello, noi due da soli in cucina,
ogni tanto i gomiti si toccano;
lui dice cose come: “Questo è stato difficile”
“Brillava nell’aria con colpi di coda”
e fa il gesto con la mano.
Il silenzio della prima volta che ci siamo visti
attraversa la cucina come un fiume profondo.
Alla fine, i pesci nella teglia,
andiamo a dormire.
Cose argentee guizzano:
siamo sposo e sposa.

Adélia Prado


Tu non piangevi perché avevi tanti, tanti baci da darmi

Senz’addii m’hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perché avevi tanti,
tanti baci da darmi.

Durano sì certe amorose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese,
e vero amore fu.

Umberto Saba


L’Amore a mano aperta, questo solo, senza diademi, chiaro, inoffensivo

Io non ti do il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
“semper fidelis”, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te”.
Edna St. Vincent Millay


sotto la tua mano, caldo focolare io interamente rannicchiata.

La tua mano, traccia d’avvenire
apre una vena
nel cuore del pomeriggio
sulla guancia, la pelle, il silenzio
il gong della pioggia, dell’orologio
sono eternità palpabili
è la vacanza di un’ora
strappata al tempo – tutta nuova
sotto la tua mano, caldo focolare
io interamente rannicchiata.

Sylvie Fabre G.


La vita esce dal quaderno a righe, stamattina

La vita esce dal quaderno
a righe, stamattina, svolge i pensieri,
supera i ponti, getta le sillabe
in un fiume di acque lunari e di ragazze
disperate per un corpo da niente
un cenno delle labbra,
una tenerezza protesa nel vuoto.

Milo De Angelis


sul finire dell’agosto portavi i jeans

E ti chiamavo Nausicaa
perché incedevi
e dopotutto facevo il professore
perfetta nella veste bianca
e come lei perfetta
ti svestivi

e ripetevo patetico Nausicaa
i miei teneri miti
un po’ senili
sul finire dell’agosto
portavi i jeans.
Umberto Piersanti


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