La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 15 maggio 2012

Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio

Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa (fiocco a collo e barra sottovento) che lo fa andare alla deriva e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. Ed in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. 

Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.

Per noi, la causa prima dell'angoscia è l'impossibilità di realizzare l'azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch'esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all'angoscia.

L'uomo è un' essere di desiderio. Il lavoro può solo soddisfare i suoi bisogni. Sono rari i privilegiati che riescono a soddisfare i bisogni dando retta al desiderio. Costoro non lavorano mai.

...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente. 

...

si nasce con uno strumento, il sistema nervoso, che permette di entrare in contatto con l’ambiente umano circostante, e tale strumento è in origine molto simile a quello del vicino. A questo punto sembra utile conoscere le regole che stabiliscono le strutture sociali nelle quali l’insieme dei sistemi nervosi degli uomini di un’epoca, temporanei eredi degli automatismi culturali di coloro che li hanno preceduti, imprigionano il bambino fin dalla nascita, lasciando a sua disposizione solo un armadio pieno zeppo di giudizi di valore. Acquisita tale conoscenza, sia pure imperfetta, ogni uomo saprà esprimere un’unica motivazione, quella di rimanere normale. Normale non rispetto alla maggioranza che, sottomessa inconsciamente a giudizi di valore con finalità sociologica, è costituita da individui perfettamente anormali rispetto a se stessi. Rimanere normali è, prima di tutto, rimanere normali rispetto a se stessi. Per questo occorre mantenere la possibilità di agire secondo le pulsioni, trasformate dall’esperienza socio culturale, rimessa costantemente in causa dall’immaginazione e dalla creatività. Ora lo spazio in cui si compie questa azione è occupato anche dagli altri. Bisognerà evitare lo scontro perché da esso scaturirà per forza una scala gerarchica di dominanza che ha poche probabilità di soddisfare, in quanto aliena il proprio desiderio al desiderio altrui. D’altra parte, sottomettersi vuol dire accettare, con la sottomissione, la patologia psicosomatica che deriva necessariamente dall’impossibilità di agire secondo le pulsioni. Ribellarsi significa rovinarsi con le proprie mani, perché la ribellione, se attuata da un gruppo, ricostituisce subito una scala gerarchica di sottomissione all’interno del gruppo, e la ribellione solitaria porta rapidamente alla soppressione del ribelle da parte della generalità anormale che si crede detentrice della normalità. Non rimane che la fuga. 

Ci sono diversi modi di fuggire. Alcuni si servono di droghe psicogene. Altri della psicosi. Altri del suicidio. Altri della navigazione solitaria. Forse c’è un altro modo ancora: fuggire in un mondo che non è di questo mondo, il mondo dell’immaginazione. Qui il rischio di essere inseguiti è minimo. Ci si può ritagliare un vasto territorio gratificante, che taluni chiameranno narcisistico. 

… 

La sperimentazione dimostra che lo stato di allarme dell’ipofisi e della corteccia surrenale, che se perdura a lungo dà luogo alla patologia viscerale delle malattie dette psicosomatiche, è propria dei dominati o di coloro che cercano senza successo di affermare la propria dominanza o anche dei dominanti che cercano di mantenere una dominanza contestata.

Henri Laborit - Elogio della fuga


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