La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 29 giugno 2012

Ho scelto te fra tutte le stelle

Ho scelto te fra tutte le stelle
E sono sveglia - un fiore in ascolto
nel fogliame che mormora.
Le nostre labbra preparano miele
le nostre notti lucenti son fiorite
Sull'amato splendore del tuo petto
il mio cuore incendia il suo paradiso.
Tutti i miei sogni son sospesi al tuo oro.
Ho scelto te, fra tutte le stelle.

Lasker-Schüler


so che tu mi porti nella luce e che in te dimorano la vita e il giorno

Ah, quando sei lontano e nessuno
più nomina il tuo nome
quando ovunque mi rechi sento
cupo e gelido un vuoto
comincio a credere che tu sia solo un sogno
nato dalle brame della mia mente,
e a questo sogno ho dato vita e nome
e in ultimo il tuo aspetto
ma quando poi ti vedo e posso
sentire ancora le tue forti parole,
e posarti ancora il capo sulla spalla
ascoltare ancora il suono della tua voce
allora so che il resto è solo notte,
malvagi sogni che presto scorderò,
so che tu mi porti nella luce
e che in te dimorano la vita e il giorno.

Karen Blixen


Ho paura di vederti

Ho paura di vederti
necessità di vederti
speranza di vederti
sgomento di vederti
...ho voglia di trovarti
preoccupazione di trovarti
certezza di trovarti
poveri dubbi di trovarti
ho urgenza di udirti
allegria di udirti
augurio di udirti e timore di udirti
cioè riassumendo
sono fottuto
e raggiante
forse più il primo
che il secondo
ed anche
viceversa.

*****

Tengo miedo de verte
necesidad de verte
esperanza de verte
desazones de verte
tengo ganas de hallarte
preocupación de hallarte
certidumbre de hallarte
pobres dudas de hallarte
tengo urgencia de oírte
alegría de oírte
buena suerte de oírte
y temores de oirte
o sea
resumiendo
estoy jodido
y radiante
quizá más lo primero
que lo segundo
y también
viceversa.


Mario Benedetti


perché questa è l’ora e il momento migliore perché non sei sola, perché ti amo

Non ti arrendere, c’è ancora tempo
per arrivare e ricominciare
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberarti del fardello
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché questo è la vita
continuare il viaggio
perseguire i sogni
sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
e taccia il vento
c’è ancora fuoco nella tua anima
c’è ancora vita nei tuoi sogni
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perché l’hai amato e perché ti amo
perché esiste il vino e l’amore, è certo
perché non vi sono ferite che non curi il tempo
Aprire le porte
togliere i catenacci
abbandonare le muraglie che ti protessero
vivere la vita e accettare la sfida
recuperare il sorriso
provare un canto
abbassare la guardia e stendere le mani
aprire le ali
e tentare di nuovo
celebrare la vita e riprendere i cieli
Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda e taccia il vento
c’è ancora fuoco nella tua anima
c’è ancora vita nei tuoi sogni
perché ogni giorno è un nuovo inizio
perché questa è l’ora e il momento migliore
perché non sei sola, perché ti amo.

Mario Benedetti


Perché, se funzionano, i muri sono tutti del pianto

C’era un uomo lí dentro che tutti i giorni, all’ora d’aria, usciva con gli altri in cortile, lo attraversava interamente e arrivava, camminando a passi lenti, fin sotto il muro di cinta, ma talmente sotto che riusciva a toccarlo col naso. Per guardarlo cosí da vicino da non vederlo piú. Una volta l’avevo fatto anch’io. Ero arrivato talmente sotto il muro da perdere la visione laterale degli occhi. Talmente sotto il muro da vederne solo il colore. Compresi allora la seguente cosa: il muro è il piú spaventoso strumento di violenza esistente. Non si è mai evoluto, perché è nato già perfetto. E ti accorgi di tutta la sua potenza soltanto quando vedi un muro in funzione. Perché non tutti i muri funzionano; quelli che incontriamo nella vita di tutti i giorni, ad esempio, non sono veri muri. Sono interrotti, oppure hanno delle porte, insomma si possono in qualche modo aggirare o attraversare. È come se fossero degli ordigni disinnescati. Dei muri a salve. Quelli che stanno lí dentro no. Funzionano. E bene. Non c’è niente che ti uccide come un muro. Il muro fa il paio con delle ossessioni interne, cose umane, antiche quanto la paura. Nonostante le apparenze, il muro non è fatto per agire sul tuo corpo; se non lo tocchi tu, lui non ti tocca. È concepito per agire sulla coscienza. Perché il muro non è una cosa che fa male; è un’idea che fa male. Ti distrugge senza nemmeno sfiorarti.
Lí dentro ho visto anche gente piangere davanti ai muri, davanti alla caparbia ostilità della materia. Perché, se funzionano, i muri sono tutti del pianto. Stanno lí. Mille volte li guardi e mille volte li vedi fermi. Non hanno incertezze. Non hanno volto. Non hanno sentire. Non serve una mano malvagia che li muova. Fanno male da soli. Ed è inutile farci amicizia; se li tocchi, le tue dita non lasciano segni su quella materia. Il muro di recinzione è certo una cosa ostile all’umanità. E costruire un muro è fare una cosa contro. Perché ormai è chiaro che i muri non possono essere a favore. E purtroppo non esistono muri fatti contro qualcosa, perché i muri sono sempre fatti contro qualcuno, contro gli esseri viventi. Quando costruite un muro dovete saperlo che sarà certamente contro qualcuno, anche se non sapete contro chi. Bisognerebbe rifiutarsi di costruire muri di cinta. Anche se ci pagassero. 

Sandro Bonvissuto - Dentro


e non avrei mai saputo come è bello quando scivoli dentro me come un pesce che inventa il mare...

Se non avessimo mangiato quel frutto non avrei mai assaggiato un fico o un'ostrica,
non avrei visto l'Araba Fenice risorgere dalle sue ceneri,
non avrei conosciuto la notte,
né avrei saputo cosa significa sentirmi sola quando tu non ci sei;
non avrei sentito il mio corpo,
gelato anche in mezzo alle fiamme,
che si scaldava appena pronunciavi il mio nome
e avrei continuato a vederti nudo senza sussultare
e non avrei mai saputo come è bello quando scivoli dentro me come un pesce che inventa il mare...
Tu provi tutte queste sensazioni perchè sei viva,
ma è proprio quello che volevi, no?
Volevi la conoscenza e questa è la conoscenza:
il Bene e il Male, il piacere e il dolore....
loro non erano il principio,
ma il finale perfetto cui
Lui aveva voluto assistere prima di decidersi a lasciarli liberi...
un giorno i loro discendenti avrebbero intrapreso il ritorno al Paradiso.

Gioconda Belli


Diversa da ogni altra, insostituibile, sola e di me stessa signora

Non so se sono stata donna, non so se sono stata spirito. Son stata amore. Il poco che una donna riesce a realizzare nel campo della poesia è il risultato di una tensione infinitamente più tremenda della tensione virile. La società non mi perdona proprio questo, non mi perdona che io vada sola ed indifesa, io donna, e che così condanni implicitamente, anche in silenzio il suo modo d’essere, le sue corazze, i suoi pugnali, i suoi veleni. Non mi perdona, e si vendica, ed è logico. II canto si è sprigionato da me tardi, tanto tardi, quando mi son trovata per la prima volta lontana da ogni soggezione spirituale, lontana da tutti, sola, con tanto amore in petto, ma libera, nessuno vicino che potesse udire la mia voce, nessuno più che mi tenesse, timida, muta. E gli uomini han creduto che io perseguissi l’arte, la libertà, la voluttà… Ma nello stesso tempo vedevano su di me il segno ineffabile di qualcosa che trascendeva tutto ciò.
Ali intorno alla fronte…
Aliante mondo inespresso…
Parole che furon visioni e ancor non dissi…
Sono tutti motivi che ritornano nei miei poemi a grandi distanze.
Diversa da ogni altra, insostituibile, sola e di me stessa signora.
Perché io son nata poeta, non santa.

Sibilla Aleramo - lettera dell’11 luglio 1927


Sex and philosophy

... Il mio corpo appartiene a colui che riesce ad impossessarsi della mia anima...




giovedì 28 giugno 2012

La Poesia

Neanche a me piace: vi sono cose più importanti di tutte
queste inezie.
A leggerla, però, con totale disprezzo, vi si scopre,
dopo tutto, uno spazio per l’autentico.
Mani capaci di afferrere, occhi
che sanno dilatarsi, capelli che possono drizzarsi
all’occorrenza, queste cose sono importanti

non già perché si possa sovrapporvi un’interpretazione
altisonante, ma perché
sono utili. Quando diventano così elaborate da divenire
inintellegibili,
di tutti noi si può dire la stessa cosa,
che noi non ammiriamo
quello che non potremo mai comprendere: la nottola
appesa a testa in giù o in cerca di qualche cosa da
mangiare,elefanti al lavoro, un cavallo selvaggio che si rotola, un lupo
instancabile in agguato
sotto un albero, il critico impassibile che arriccia la pelle
come un cavallo che sente una pulce, il tifoso di base-
ball, L’esperto di statistica -
e non è giusto
fare preclusioni contro “documenti d’affari

e libri di scuola”; sono tutti fenomeni importanti. Ma c’è da
fare
una distizione: se vengono gonfiati da mezzi poeti,
il risultato non è poesia;
né mai potremo avere poesia
e i poeti tra noi non diventano
“letteralisti dell’immaginazione” - superiori
all’insolenza e alla volgarità, disposti a sottoporre

a ispezione “giardini immaginari con rospi veri dentro”.
Frattanto, se pretendi da una parte
la materia grezza della poesia
allo stato più grezzo che ci sia,
dall’altra parte ciò che è genuino,
allora ti interessi alla poesia.

Marianne Moore


Nessuna solitudine è piccola

In un angolo del giardino, tra schiuma di sapone,
alcune rose si sono piegate sotto il peso del loro profumo.
Nessuno ha sentito l’odore di queste rose.
Nessuna solitudine è piccola.

Jannis Ritsos


Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto

Quando la pagina di un libro gli ricordava il suo amor perduto, l'una o l'altra delle tre donne della sua vita o tutte e tre insieme, il libraio, non sapendo dove spedire la pagina, non la strappava. La imparava a memoria pensando che un giorno forse avrebbe avuto la possibilità, nel mondo visibile o invisibile, di recitargliela, trasmettergliela, fargliela pervenire in qualche modo. Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto, pagine una più bella dell'altra, la cui bellezza, man mano che le raccoglieva, abbelliva senza che se ne rendesse conto persino lui.

Régis de Sá Moreira


Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno

Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno.

José Saramago - Di questo mondo e degli altri


Avrai soltanto diritto a “ti sta bene”, e non più al “sei bello” tanto atteso e che promette piacere e lenzuola sgualcite

Siamo belli soltanto attraverso lo sguardo dell’altro. Di chi ti ama. Poi un giorno succede che non puoi più dire all’altro che è bello, perché l’amore ha tagliato la corda e non sei più desiderabile. A quel punto puoi infilarti la camicia più bella, tagliarti i capelli, farti crescere i baffi, non cambierà nulla. Avrai soltanto diritto a “ti sta bene”, e non più al “sei bello” tanto atteso e che promette piacere e lenzuola sgualcite.

Jean-CLaude Izzo - Solea


Se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento

Mille cuori le battevano in petto. Non sapeva dare un nome a ciò che vedeva, alle sensazioni nuove che provava, le parole che conosceva esplodevano una dopo l’altra. Se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento.

David Grossman


Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle, rivoluzione cocente, esplosione.

Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te, sii di brace
diventa una vena appassionata,
che grida e s’infuria.
Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire
non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.
Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.
Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
il fuoco è il mio patto, non l’inerzia o la tregua con il tempo
non riesco più ad accettare la serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante
non amo la dolcezza
ti amo pulsante e vivo come un bambino
come una tempesta, come il destino
assetato di gloria suprema, nessun profumo
può alterare le tue visioni, nessuna rosa…
La pazienza? È la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l’egida dei versi
si sono addormentati e abbiamo dato calore alla vita
un calore esaltato, passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta
il cui inno esprime ansia
tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola sanguina
e se la tua vena brucia.
Ti amo boato dell’uragano nel vasto orizzonte
bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili
aggrotta le sopracciglia, mi annoi quando ridi
le colline sono fredde o calde,
la primavera non è eterna
il genio, mio caro amico, è cupo
e i ridenti sono escrescenze della vita
amo in te la sete eruttiva del vulcano
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri
ti voglio fiume di fuoco, la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta
non sopporto più i morti.
Nazik al-Mala’ika


tutta la tristezza si scioglierà in un sorriso

Sentiremo il sapore delle isole del mare

So che una certa notte
in qualche camera da letto
presto
passerò
le dita
tra
capelli
soffici e puliti

canzoni che nessuna radio
trasmette

tutta la tristezza si scioglierà
in un sorriso.

Charles Bukowski


Le Solitudini

Piano ottavo, grande studio, mobili elettronici, l’uomo è seduto alla scrivania, la penna in mano per correggere la relazione manoscritta, ma la penna non si muove. Ha 45 anni, baffetti e occhiali, ricco, abituato a comandare. La sedia della segretaria è deserta, se ne sono andati i commissionari i fiduciari dei consorzi i consiglieri delegati i rappresentanti delle Americhe i banchieri i plenipotenziari è venuta la sera. Passato l’orario, nessuno infatti ha più bisogno di lui, tacciono stanchi i cinque teefoni neri, l’uomo li guarda ansioso, indefinibile sete interna, non bastandogli le gradi potenti solide invidiate cose che ha.Bisogno di libertà? di follia? di giovinezza? di amore? Scende la sera è discesa la sera, ad uno ad uno, l’importante l’autorevole il temutissimo vedo che prende i cinque telefoni neri, se li mette sulle ginocchia e li accareza come gatti sornioni ed egoisti. Trillate suonate chiamate rompetemi le scatole fedeli amici di tante battaglie, non parlatemi solo di ordinativi di cifre di tratte almeno una volta parlatemi di altre stupide cose. Nessuno però dei cinque gattoni si muove, duri ermetici muti nessuno risponde ai tocchi delle impervie mani. Di fuori, nel vasto regno,di là delle quattro pareti tutti certo lo conoscono sanno il suo nome, ma ora che la terribile notte verrà nessuno lo cerca e lo chiama, nè donna nè pezzente nè cane, non hanno più bisogno di lui.

Dino Buzzati


mercoledì 27 giugno 2012

Io ti seguirò. Ovunque

Vieni
inseguimi fra i cunicoli della mia mente
tastando al buio
gli spigoli acuti delle mie paure.
Trovami nell'angolo più nero
osservami.
Raccoglimi dolcemente
scrollando la polvere dai miei vestiti.
Io ti seguirò.
Ovunque.

Saffo


il mio desiderio ha il volo del gabbiano e neve tra le sue ali

Parto con ogni nave di questo porto,
con ogni goccia azzurra di ossigeno
tra rauchi fischi.

Vado a Rotterdam, dove ora cade spessa
la neve,
e i gabbiani olandesi
frugando tra le merci
si posano sugli alberi delle navi.

Una cabina mi attende in ogni nave,
un libro di Li Po per la mia traversata;
– cercatemi a Rotterdam, scrivetemi
anche se non partissi.

Se non parto a quest’ora lo farò in un’altra;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
il mio desiderio è a Rotterdam:
da qui lo intravedo assieme alla neve
tra le sue case.

Non c’è una sola via sul mare
che non abbia il suo contrario,
non ci sono modi di stare e di non stare
dove si viaggia.
Se scegliessi un’altra via piú semplice,
piú umana,
partirei senza assentarmi,
toccandola la neve mi parrebbe calda.

In ogni nave di questo porto
ho noleggiato il mio bagaglio;
se anche mi vedessero domani qui nei moli,
sono a bordo;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
– cercatemi a Rotterdam, scrivetemi,
il mio desiderio ha il volo del gabbiano
e neve tra le sue ali.

Eugenio Montejo


ma constato, alla fine di ogni giorno, che non c'è nient'altro, solo un capolavoro di silenzio

Ho sempre invidiato
il tuo odore di libri ordinati
ripiegati con grazia sopra la scrivania.
solo, lucido e calmo
riflesso negli specchi
tra una pagina e l'altra.
i libri rimangono al loro posto
e gli specchi fingono la loro verità.
smonto la pila dei libri
esamino la fila degli specchi
per svelare qualche tradimento
ma constato, alla fine di ogni giorno,
che non c'è nient'altro,
solo un capolavoro di silenzio.

Mary Barbara Tolusso


Per questo sono nata, per scendere da una macchina dopo una corsa in una strada qualunque

Per questo sono nata, per scendere
da una macchina dopo una corsa
in una strada qualunque e trafficata
e guidata dagli angeli piegarmi
attraverso il finestrino
sopra quei capelli e in silenzio
sentire l'odore di quel viso
dove poco prima avevo visto
come la bocca e gli occhi
si passavano un sorriso che non si apriva mai
e correndo veloce scompariva
in un attimo e tornava.

Patrizia Cavalli


I nostri cuori pendono uniti dallo stesso melograno

Zenit
Tutti quei rimpianti
Quei giardini sconfinati
Dove modula il rospo un tenero grido d'azzurro
La cerva del silenzio sperduto rapida passa
Un usignolo straziato dall'amore canta sul
Tuo corpo giardino di rose che ho colto
I nostri cuori pendono uniti dallo stesso melograno
E i fiori di granato nei nostri sguardi schiusi
Cadendo poco a poco hanno coperto il sentiero.

Guillaume Apollinaire


E ora che sei nel tempo assoluto, disperdi il mio orologio e nevica forte anche sulle lunghe ore d'estate

E ora che sei nel tempo assoluto,
disperdi il mio orologio
e nevica forte
anche sulle lunghe ore d'estate.

Fatti acqua per la mia sete
e accarezzami i capelli
prima di dormire.

Ora che puoi,
respira senza lottare
in questo bilancio
troppo peso per le mie mani.

Ora che sei, ora che sai,
che vedi senza guardare,
imparami di nuovo
nei lunghi silenzi di figlia
e fermati dove ho smarrito la virgola,
dove nulla mente e tutto torna.

Tutto.
Prima o poi, torna
come verità, dolore, bugia
nella schiuma bianca
che nulla disperde

della neve o del mare.

Beatrice Niccolai


Durano sì certe armoniose intese quanto una vita e più

Senz'addii m'hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perché avevi tanti,
tanti baci da darmi.

Durano sì certe armoniose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese,
e vero amore fu.

Umberto Saba


martedì 26 giugno 2012

Ma per amare dobbiamo imbarcarci su tutti i progetti che passano

I giorni e i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell'errore
di ieri, di oggi, di domani
che non può mancare.

Pedro Salinas


Io sono il tuo ciglio di strada.

Io mi prendo nelle notti
le rose della tua bocca
che nessun’altra ci beva.
Quella che ti abbraccia
mi deruba dei miei brividi
che intorno al tuo corpo io dipinsi.
Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora precipita.
Senti il mio vivere
dovunque
come orlo lontano?

Else Lasker-Schüler


Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio, ho rotto vincoli inviolabili e ho osato godere del corpo sano e sinuoso di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata

Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre avrebbe voluto.
Non so perchè tutta la vita
ho trascorso a ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce sul mio corpo
la colpa che le loro vite impeccabili,
per strano maleficio mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere "la brava bambina", essere la "donna decente",
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli
e di parole giocose
Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita
e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

Gioconda Belli


le grida d’aiuto flebili degli astri dalla loro prigione di distanza e d’infinito

La sera lancia la sua prima edizione di rondini
annunciando la nuova politica del tempo,
la penuria di spighe della luce,
le navi che affiorano nel cantiere del cielo,
il magazzino d’ombre del ponente,
le rivolte e i disordini del vento,
il cambio di domicilio degli uccelli,
l’orario d’apertura delle stelle del mattino.
La morte improvvisa delle cose
annegate nella marea della notte,
le grida d’aiuto flebili degli astri
dalla loro prigione di distanza e d’infinito,
la marcia incessante degli eserciti del sogno
contro l’insurrezione dei fantasmi
e, a filo delle baionette della luce, il nuovo ordine
istituito nel mondo dall’alba.

Jorge Carrera Andrade




Mi rassegno al silenzio ma comprendo il grido degli uccelli

Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il fresco messaggio dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
all’improvviso spente in vaghe profezie.
Fu un paese fertile ieri la coscienza..
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio
ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d’angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.

Jorge Carrera Andrade


L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà

Sono così sgargianti i giorni, così chiari,
che la polvere bianca della disattenzione
copre persino le rare esili palme.
Le serpi scivolano silenziose nelle vigne,
ma alla sera il mare si fa cupo e i gabbiani
sospesi nell’aria si muovono appena,
punteggiatura di un più alto scritto.
Sulle tue labbra una goccia di vino.
Le montagne calcaree all’orizzonte si dissolvono
lente mentre una stella appare.
La notte, in piazza, un’orchestra di marinai
in uniformi bianche immacolate
suona un valzer di Šostakovic; piangono
i bimbi, come se intuissero
di cosa parla quella musica allegra.
Siamo stati rinchiusi nella scatola del mondo.
L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà.

Adam Zagajewski


Curiosamente, una pastiglia può svanire il cosmo e costruire il caos

La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l'universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell'abisso senza fondo, il tempo.
La notte vuole che stanotte oblii
il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,
ogni parola umana ed ogni lacrima,
ciò che potè insegnarti la tua veglia,
l'illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino, la freschezza
del lenzuolo nuovo...
Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
e, ancora più difficile, ciò che ami.
Curiosamente, una pastiglia può
svanire il cosmo e costruire il caos.

Jorge Luis Borges


Nel suo limbo la mia anima forse ricorderà qualcosa, e allora dentro di te i miei sogni e desideri troveranno infine una ragione, e io avrò vissuto

Non conosco gli uomini. Sono anni
che li cerco e li fuggo senza soluzione.
Non li comprendo? O forse è che li comprendo
troppo? Più che in queste forme
evidenti, di brusca carne ed osso,
così facilmente spezzate da una molla debole
se qualcuno appassionato le avvicina,
morti nella leggenda meglio
li comprendo. E da loro faccio ritorno ai vivi,
mio forte amico solitario,
come colui che dalla fonte latente
giunge al fiume che lentamente sfocia.

Non comprendo i fiumi. Con fretta errante vanno
dalla fonte al mare, in ozio affaccendato.
Pieni della loro importanza, sia industriale o agricola;
la fonte, che è promessa, soltanto il mare la esaudisce,
il mare multiforme, incerto e sempiterno.
Come in quella fonte lontana, nel futuro
dormono le forme possibili della vita
in un sonno senza sogni, nulle ed incoscienti,
pronte a riflettere l'idea degli dei.
E tra quegli esseri che un giorno saranno,
tu dormi il tuo sonno, mio impossibile amico.

Non comprendo gli uomini. Ma qualcosa in me risponde
che comprenderei te, così come comprendo
gli animali, le foglie e le pietre,
compagni di sempre silenziosi e fedeli.
Tutto è questione di tempo in questa vita,
un tempo il cui ritmo non si accorda,
troppo lungo e vasto, con l'altro povero ritmo
del nostro tempo umano breve e debole.
Se il tempo degli uomini e il tempo degli dei
si equivalessero, questa nota che in me inaugura il ritmo
unita alla tua si accorderebbe in cadenza,
invece di spegnersi senza eco nel mondo uditorio.

Ma non mi importa di restare sconosciuto
in mezzo a questi corpi quasi contemporanei,
vivi in maniera differente dal mio corpo
di terra folle che lotta per farsi ala
e raggiungere il muro di quello spazio
che separa i miei anni dagli anni tuoi futuri.
Soltanto voglio che il mio braccio poggi sopra un altro braccio amico,
che altri occhi vedano quel che guardano i miei.
Anche se tu non saprai con quanto amore oggi cerco
in questo abisso bianco del tempo venturo
l'ombra della tua anima, per imparare da essa
ad ordinare la mia passione secondo una nuova misura.

Oggi, quando gli uomini mi catalogano
sotto le loro classificazioni e i loro scomparti,
disgusto alcuni perché sono troppo freddo, e altri perché sono strano,
e nel mio tremare d'uomo trovano reminescenze
morte. Non capiranno mai che se la mia lingua
un giorno cantò il mondo, fu solo amore ad ispirarla.
Io non potrò dirti quanto tempo ho trascorso
lottando perchè la mia parola non muoia
in silenzio al mio fianco, e perché come un'eco
giunga a te, simile a una tormenta passata
mentre un suono vago la ricorda nell'aria ormai tranquilla.

Tu non saprai mai come domo la mia paura
per trasformare in coraggio la mia voce,
offrendo all'oblio inutili sciagure
che intorno a noi impazzano e calpestano
la nostra vita con sciocco godimento,
la vita che tu sarai e che io sono quasi stato.
Perché in questo allontanamento umano presagisco
che miei potrò chiamare gli uomini futuri,
che questa solitudine sarà un giorno popolata.
Se pure non da me, da compagni limpidi fatti a tua immagine.
Se rinuncio alla vita è per ritrovarla poi
conforme al mio desiderio, nella tua memoria.

Quando a tarda ora, mentre ancora sto leggendo
al chiarore della lampada, mi interrompo
per ascoltar la pioggia, noiosa quanto un ubriaco
che urina nella tenebra gelata della strada,
qualcosa in me sussurra debolmente:
Gli elementi liberi che il tuo corpo imprigiona
furono convocati sulla terra per questo
solamente? C'è altro? E se sì, dove
cercarlo? Non conosco altro mondo se non questo,
e senza di te a volte è triste. Amami con nostalgia,
come ameresti un'ombra, come io stesso ho amato
la verità del poeta sotto nomi già fuggiti.

Quando nei giorni a venire, libero l'uomo
dal mondo primitivo a cui abbiamo fatto ritorno
di tenebre ed orrore, il destino porterà
la tua mano verso il volume dove giacciono
dimenticati i miei versi, e lo aprirai,
so che sentirai la mia voce raggiungerti,
non da quei vecchi caratteri, ma dalle profondità
più vive delle tue viscere, con un affanno senza nome
che saprai dominare. Ascoltami e comprendi.
Nel suo limbo la mia anima forse ricorderà qualcosa,
e allora dentro di te i miei sogni e desideri
troveranno infine una ragione, e io avrò vissuto.

Luis Cernuda


i versi e la vita che sentiamo frustrati sapranno compiersi un giorno negli occhi di un altro

Questa sera rileggo le mie parole
per rifinire il loro tono e offrirle
a un oscuro editore. E rivedendo
le loro sillabe esatte e traditrici
mi tentano lo sconforto e l’accidia.
Dove nascondono la vita che serbavo
nel loro solaio di ombre, dove celano
la passione che mi obbligò a tracciarle?
Non trovo risposta, e nel loro specchio
scopro soltanto il volto di uno sconosciuto.
Non c’è luce nelle mie parole, ai miei occhi
mancano di bellezza. Perché allora
persistere nella loro illusione, e perché
offrirle ora agli altri?
Forse nella speranza
del lettore futuro che immaginò Cernuda?
È bello il suo sogno, e la poesia
è molto bella, ma io mi domando,
disilluso, se può la mia lettura,
con il suo fervore odierno,
dare a quell’uomo la felicità
che scrisse di non provare; se meriterò
questo incerto lettore; e in che strana maniera
i versi e la vita che sentiamo frustrati
sapranno compiersi un giorno negli occhi di un altro.

Vicente Gallego



lunedì 25 giugno 2012

Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita

Da troppo tempo esiste un'immensa setta di imbecilli che oppongono sensualità e intelligenza. E' un circolo vizioso: si privano delle voluttà per esaltare le proprie capacità intellettuali, ottenendo come unico risultato quello di esserne impoveriti. Diventano sempre più stupidi, il che li conferma nella convinzione di essere brillanti - e sì, perché non c'è niente di meglio della stupidità per credersi intelligenti. 

Il diletto rende umili e colmi di ammirazione nei confronti di ciò che l'ha reso possibile; il piacere sveglia lo spirito spingendolo alla virtuosità e alla profondità. È una magia talmente potente che, in mancanza di voluttà vera e propria, la sola idea è già sufficiente. Dal momento che esiste questa nozione, l'essere può ritenersi salvo. E la trionfante frigidità, invece, è condannata alla celebrazione del suo proprio niente. 

Nei salotti si incontrano persone che si vantano, a voce alta e convinta, di essersi private per venticinque anni di questa o quella delizia. Si incontrano anche grandissimi idioti che si gloriano di non ascoltare mai musica, di non aprire mai un libro o di non andare mai al cinema. Ci sono anche quelli che sperano di suscitare ammirazione per la loro assoluta castità. Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita.

Amélie Nothomb - Metafisica dei tubi




esiste un piacere primordiale nel silenzio, che giustifica tutti i silenzi

Non c’è parola più certa di un’altra.
S’impara a tacere con gli anni,
anche se sembra che parliamo.

Si nasce senza parole
e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo.
E tuttavia,
nonostante vivere significhi ammutolire,
esiste un piacere primordiale nel silenzio,
che giustifica tutti i silenzi.

Roberto Juarroz


Mi servo di mille voci ma poche sono mie, appartengono a esseri che non conosco

Mi servo di mille voci ma poche sono mie,
appartengono a esseri che non conosco,
le ho forse ereditate già da secoli
e giacciono nascoste in fondo al sangue.
Hanno suoni silvani di venti e pascoli,
fischi di uccelli, acque nel denso fogliame,
rumori di frutti che cadono, tuoni erranti,
pioggia sui tetti e galoppi lontani di cavalli.
Viaggiano con me, ma poche sono mie,
o almeno di chi sono in questo istante,
forse di un uomo che sono stato e non ricordo
o di un altro che dovrò essere domani...
Mi servo dei loro toni proteiformi, dei loro echi,
che nel contempo dicono e contraddicono,
senza che io sappia mai come arrivano, e da dove,
né perché mi accompagna il loro coro solitario.

Eugenio Montejo


Con il mio vestito seduco cavalli d'acqua

Quanto è forte il mio compimento
quanto è profonda la mia passione
di cristallo prezioso.
Con il mio vestito

seduco
cavalli d'acqua.

Qual è il segreto che può dissetarmi?
Basta che l'universo mi incoroni
e mi affidi
al fiore dell'oblio.

Amel Moussa


Sul ponte il pensiero si riduce a passo sconosciuto di controllo

Il mare alza rovina.
Passione sono i suoi nove giorni
sfrenati dal maestrale
le candele
accese in piena luce, la sabbia
sull’orlo delle dita
il freddo petrolio del tappeto
inutilmente steso.

Noi andiamo senza stringere scrigni
con pochi nomi a croce
spinti sotto il granito
e visi senza segni, fogli
scollati dai cerchi delle foto.

Un faro
un solo raggio lontano
guida il traghetto che accoglie la bufera.
A fatica calano i ferri
battono le scialuppe dentro i teli.

Sul ponte il pensiero si riduce
a passo sconosciuto di controllo.

Antonella Anedda


Tutto quel che significò il giorno terreno Rovina come una menzogna

L'oscurità nasce dalla terra
Nel pallore dell'occidente si immergono le rondini;
Dal fieno arriva l'allegro clamore dei bambini;
Svanisce il vecchio palinsesto.

Stilla profumo la violacciocca
E in giro svolazza azzurro-luna una falena:
Tutto quel che significò il giorno terreno
Rovina come una menzogna.

I bambini hanno abbandonato il loro gioco.
Brilla un'unica stella in un velo di luce:
Il disordine del giorno
È sparito alla vista.

David Herbert Lawrence


Coprimi, amore, il cielo della bocca

Coprimi, amore, il cielo della bocca
con codesta rapita spuma estrema,
che è gelsomino sapido ed ardente,
germogliato in corallo della roccia.

Amore rendi folle il suo sapore,
il lancinante tuo supremo fiore,
in diadema piegando il suo furore
slabbrato dal garofano mordente.

Oh misurato fluire, amore, oh bel
gorgogliar temperato della neve
in tanto angusta grotta in carne viva,

per rimirar come il tuo fine collo
fa scivolare, amore, grande pioggia
di gelsomini e stelle di saliva!

Rafael Alberti


venerdì 22 giugno 2012

Dovevamo saperlo che l'amore brucia la vita e fa volare il tempo

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.

E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.

Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

Vincenzo Cardarelli



E i nostri corpi restano il confine che di continuo cambia

Sul tamburo teso del cielo
lo scalpiccío del tempo non si ferma.
Una luna bianchissima tramonta.
E i nostri corpi
restano il confine che di continuo cambia
tra le cose andate
e quelle che vengono.

Titos Patrikios


Assenzio, stramonio e giusquiamo, aconito, elleboro e cicuta

Assenzio, stramonio e giusquiamo,
aconito, elleboro e cicuta –
tutte le piante amare e velenose –
dar le foglie e i loro fiori orrendi
perché siano composti i grandi mazzi
da porre sull’altare rilucente –
ah, sullo splendido altare in Malachite –
dell’orrenda e magnifica Passione.

Costantino Kavafis


E lei passerà. E io la perderò

Ma come farò a riconoscerla,
quella donna,
la mia,
quando la incontrerò.
Anche solo una domanda elementare
che affiora dalle tane sotterranee
in cui la si era sepolta.
Basta quello.
-Come farò a riconoscerla, quando la incontrerò?
Già.
-Ma in tutti questi anni non ve lo siete mai domandato?
-No. Sapevo che l'avrei riconosciuta, tutto qui.
Ma adesso ho paura.
Ho paura che non sarò capace di capire.
E lei passerà.
E io la perderò.

Alessandro Baricco


Potrai mai sapere ciò che le dita pensano

Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato

Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

Louis Aragon



Il mondo intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è esistita e che io l'ho persa!

Non posso abbassare lo sguardo su questo pavimento che i suoi lineamenti sono delineati nella pietra. In ogni nuvola, in ogni albero, nell'aria della notte e nell'aspetto di ogni oggetto durante il giorno, io sono circondato dalla sua immagine! I più comuni visi di donna o uomo, i miei stessi lineamenti, si fanno gioco di me con il loro ricordarla. Il mondo intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è esistita e che io l'ho persa!

Emily Bronte - Cime tempestose


Torna sovente e prendimi, la notte, quando labbra e pelle rammentano...

Torna sovente e prendimi,
torna e prendimi amata sensazione –
quando il ricordo del corpo si ridesta
e trascorre nel sangue il desiderio antico;
quando labbra e pelle rammentano,
e alle mani pare di nuovo di toccare.

Torna sovente e prendimi, la notte,
quando labbra e pelle rammentano...

Costantino Kavafis


come nell’ora dell’amore

Anche le parole
vene sono
dentro di esse
sangue scorre
quando le parole si uniscono
la pelle della carta
s’accende di rosso
come
nell’ora dell’amore
la pelle dell’uomo
e della donna.

Ghiannis Ritsos


io dico ciò che si ama

Chi un esercito di cavalier,
chi una schiera di fanti,
chi una flotta di navi
dirà che sia la cosa più bella
sopra la terra nera, io dico
ciò che si ama.

Saffo


Profumo improvviso d’origano bagnato

Il tuo corpo è infinito.
Indescrivibile il tuo corpo.

Ah, sere voluttuose
la luna nella stanza
la luna sul letto
sul corpo nudo.

Profumo improvviso
d’origano bagnato.
T’indicai la piccola luna
sopra il colle.

Ghiannis Ritsos


Les Yeux d’Elsa

Tes yeux sont si profonds qu’en me penchant pour boire
J’ai vu tous les soleils y venir se mirer
S’y jeter à mourir tous les désespérés
Tes yeux sont si profonds que j’y perds la mémoire

À l’ombre des oiseaux c’est l’océan troublé
Puis le beau temps soudain se lève et tes yeux changent
L’été taille la nue au tablier des anges
Le ciel n’est jamais bleu comme il l’est sur les blés

Les vents chassent en vain les chagrins de l’azur
Tes yeux plus clairs que lui lorsqu’une larme y luit
Tes yeux rendent jaloux le ciel d’après la pluie
Le verre n’est jamais si bleu qu’à sa brisure

Mère des Sept douleurs ô lumière mouillée
Sept glaives ont percé le prisme des couleurs
Le jour est plus poignant qui point entre les pleurs
L’iris troué de noir plus bleu d’être endeuillé

Tes yeux dans le malheur ouvrent la double brèche
Par où se reproduit le miracle des Rois
Lorsque le coeur battant ils virent tous les trois
Le manteau de Marie accroché dans la crèche

Une bouche suffit au mois de Mai des mots
Pour toutes les chansons et pour tous les hélas
Trop peu d’un firmament pour des millions d’astres
Il leur fallait tes yeux et leurs secrets gémeaux

L’enfant accaparé par les belles images
Écarquille les siens moins démesurément
Quand tu fais les grands yeux je ne sais si tu mens
On dirait que l’averse ouvre des fleurs sauvages

Cachent-ils des éclairs dans cette lavande où
Des insectes défont leurs amours violentes
Je suis pris au filet des étoiles filantes
Comme un marin qui meurt en mer en plein mois d’août

J’ai retiré ce radium de la pechblende
Et j’ai brûlé mes doigts à ce feu défendu
Ô paradis cent fois retrouvé reperdu
Tes yeux sont mon Pérou ma Golconde mes Indes

Il advint qu’un beau soir l’univers se brisa
Sur des récifs que les naufrageurs enflammèrent
Moi je voyais briller au-dessus de la mer
Les yeux d’Elsa les yeux d’Elsa les yeux d’Elsa.

Louis Aragon


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