La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 28 giugno 2012

Le Solitudini

Piano ottavo, grande studio, mobili elettronici, l’uomo è seduto alla scrivania, la penna in mano per correggere la relazione manoscritta, ma la penna non si muove. Ha 45 anni, baffetti e occhiali, ricco, abituato a comandare. La sedia della segretaria è deserta, se ne sono andati i commissionari i fiduciari dei consorzi i consiglieri delegati i rappresentanti delle Americhe i banchieri i plenipotenziari è venuta la sera. Passato l’orario, nessuno infatti ha più bisogno di lui, tacciono stanchi i cinque teefoni neri, l’uomo li guarda ansioso, indefinibile sete interna, non bastandogli le gradi potenti solide invidiate cose che ha.Bisogno di libertà? di follia? di giovinezza? di amore? Scende la sera è discesa la sera, ad uno ad uno, l’importante l’autorevole il temutissimo vedo che prende i cinque telefoni neri, se li mette sulle ginocchia e li accareza come gatti sornioni ed egoisti. Trillate suonate chiamate rompetemi le scatole fedeli amici di tante battaglie, non parlatemi solo di ordinativi di cifre di tratte almeno una volta parlatemi di altre stupide cose. Nessuno però dei cinque gattoni si muove, duri ermetici muti nessuno risponde ai tocchi delle impervie mani. Di fuori, nel vasto regno,di là delle quattro pareti tutti certo lo conoscono sanno il suo nome, ma ora che la terribile notte verrà nessuno lo cerca e lo chiama, nè donna nè pezzente nè cane, non hanno più bisogno di lui.

Dino Buzzati


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