La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 19 giugno 2012

mi porterei via l'oppio della tua pelle fino all'eburneo di un'altra purezza, sentirei cantare le sfere esplodenti come Pitagora

Ti bacerei sulla punta delle ciglia e sui capezzoli,
ti bacerei turbolentemente, timidona mia,
in quei muscoli di individua candida,
toccherei quei piedi per un altro volo e più aria
che quest'aria felina della tua fragranza,
ti chiamerei spagnola mia, francese mia, inglese, ragazza, nordica boreale,
spuma della diaspora della Genesi.
Cos'altro ti direi da dentro?
Greca, mia egiziana, romana per il marmo?
Fenicia, cartaginese, o pazza,
pazzamente andalusa nell'arco di morire
con tutti i petali aperti
tesa la cetra di Dio,
nella danza della fornicazione?
Ti sentirei guaìre, ti andrei mordendo fino agli ultimi papaveri,
mia posseduta, ancora ti farei impazzire là,
nella freschezza cieca,
ti nuoterei nell'immensità insaziabile della lussuria
riderei frenetico la frenesia coi tuoi denti,
mi porterei via l'oppio della tua pelle fino all'eburneo di un'altra purezza,
sentirei cantare le sfere esplodenti come Pitagora,
ti leccherei,
ti annuserei come il leone la sua leonessa,
per il sole, fallicamente mia, ti amerei!

*****

Te besaré en la punta de las pestañas y en los pezones,
te turbulentamente besara,
mi vergonzosa, en esos muslos
de individua blanca, tacara esos pies
para otro vuelo más aire que ese aire
felino de tu fragancia, te dijera española
mía, francesa mía, inglesa, ragazza,
nórdica boreal, espuma
de la diáspora del Génesis... ¿Qué más
te dijera por dentro?
                                 ¿griega,
mi egipcia, romana
por el mármol?
                       ¿fenicia,
cartaginesa, o loca, locamente andaluza
en el arco de morir
con todos los pétalos abiertos,
                                               tensa
la cítara de Dios, en la danza
del fornicio?

Te oyera aullar,
te fuera mordiendo hasta las últimas
amapolas, mi posesa, te todavía
enloqueciera allí, en el frescor
ciego, te nadara
en la inmensidad
insaciable de la lascivia,
                                      riera
frenético el frenesí con tus dientes, me
arrebatara el opio de tu piel hasta lo ebúrneo
de otra pureza, oyera cantar las esferas
estallantes como Pitágoras,
                                          te lamiera,
te olfateara como el león
a su leona,
                para el sol,
fálicamente mía,
                          ¡te amara!


Gonzalo Rojas


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...