La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 31 luglio 2012

Lo spazio e il tempo


Secondo te la fisica quantistica ha la risposta? Scusa, ma a che cosa mi può servire che tempo e spazio siano esattamente la stessa cosa? Cioè, chiedo a uno che ora è e lui mi risponde "6 Chilometri". Ma che roba è?


E cos'è che volevi?


E hai avuto quello che 
volevi da questa vita, anche così? 
L'ho avuto. 
E cos'è che volevi? 
Dirmi amato, sentirmi 
amato sulla terra.

Raymond Carver


la tua ruga fra gli occhi come nubi raccolte


Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano ‒
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano ‒
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte ‒
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

Cesare Pavese


lunedì 30 luglio 2012

il vetro si sbirèngola nel sole in croccherucci verdi


Non siamo tutti simili a bottiglie
ripiene di ricordi e cronicaglie?
Bistròccoli, fruschelli, filaccetti
ricolmano le pance trasparine,
fanfàggini, birìdilli, nulletti
s’asserpano in ghirlande cilestrine…
Se scuoti la bottiglia sgrenoluta
risorgono megoni e gastrifèmi,
rispuntano tra mèmmola grognuta
nascosti vercigogni e schifilemi.
Talvolta vedi invece lumigenti
mirìagoli, trigèridi, fernuschi,
e piangi su gavati struggimenti
finiti coi patassi tra i rifiuschi.
Non tornano a riviverle le facce
d’amici e d’amorilli luscherosi?
Risplodono le voci, le morcacce
d’incontri cuspidali e trucidiosi!
Poi un giorno la bottiglia si tracassa,
il vetro si sbirèngola nel sole
in croccherucci verdi, in patafrassa,
tra l’erbe cucche e cionche di pagliòle.
Ahi dove sono allora i gaviretti,
i nobili tracordi, i rimembrilli,
i càccheri, gli smèrmidi, i frulletti,
i mòrfani, gli sghèfani gentili?
Sdrafànico mistero di bottiglia
bottiglia di sdrafànico mistero.

Fosco Maraini




E mandarmi via ormai non potrai. Il tuo sonno lo proteggerò io


Ascolta la quiete, - diceva Margherita al Maestro, e la sabbia frusciava sotto i suoi piedi nudi, - ascolta e godi ciò che non ti hanno mai concesso in vita: il silenzio. Guarda, ecco là davanti la tua casa eterna, che ti è stata data per ricompensa. Già vedo la trifora e la vite che s’attorce e s’alza fino al tetto. Ecco la tua casa, la tua casa eterna. So che alla sera ti verranno a trovare coloro che tu ami, che ti interessano e che non ti inquieteranno. Suoneranno per te, canteranno per te, vedrai che luce ci sarà nella camera quando saranno accese le candele. Ti addormenterai, col tuo berretto consunto ed eterno, ti addormenterai col sorriso sulle labbra. Il sonno ti rinforzerà e i saggi saranno i tuoi pensieri. E mandarmi via ormai non potrai. Il tuo sonno lo proteggerò io. 

Michail Bulgakov - Il maestro e Margherita



venerdì 27 luglio 2012

Che le luci si spengano, e nella notte del cinema una breve menzogna ci renda più vivi


Che altre vite più profonde soffochino la mia
nostalgia
e che il dono del coraggio mi sia concesso.
Che l’amore s’ingrandisca e sia fedele e duri
e che estranei paesaggi impediscano la tristezza.
Che l’oblio e la morte, che il tempo e il dolore
si schierino per questa volta nella fazione dei vinti.
Che le luci si spengano, e nella notte del cinema
una breve menzogna ci renda più vivi.

Carlos Marzal


Quando sollevo gli occhi verso voi si direbbe che il mondo stia tremando, e i fuochi dell’amore assomigliano alle carezze del vostro sposo.


Questo triangolo d’acqua che ha sete
questa rotta senza scrittura
Signora, è il segno delle vostre alberature
su questo mare in cui annego.

I messaggi dei vostri capelli
la fucilata delle vostre labbra
questa burrasca che mi porta via
dalla scia dei vostri occhi

Quest’ombra, infine, sulla riva
dove la vita ha tregua, e il vento,
e l’orribile calpestìo
della folla sulla mia strada.

Quando sollevo gli occhi verso voi
si direbbe che il mondo stia tremando,
e i fuochi dell’amore assomigliano
alle carezze del vostro sposo.

Antonin Artaud


giovedì 26 luglio 2012

distanti...


.. due astanti .. due istanti distanti.

Pino Suaves


Posa un momento, un solo momento su me, non solo lo sguardo, ma anche il pensiero.


Posa un momento,
un solo momento su me,
non solo lo sguardo, ma anche il pensiero.
Che la vita abbia fine
in questo momento!
Nello sguardo che anche l'anima
mi guarda, e io che vedo
tutto quanto di te il tuo sguardo ha
che vedo fino a scordare
che anche tu sei tu.
Solo la tua anima, mai tu
solo il tuo pensiero
e io niente, anima senza me. Tutto quel che sono
restò con il momento
e il momento finì.

Fernando Pessoa


Ieri sera era amore, io e te nella vita fuggitivi e fuggiaschi con un bacio e una bocca


Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto;
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.

Alda Merini


Io amo amare. Tutta la mia vita brillò di stelle a sfida d’ogni buio


Io amo amare. Tutta la mia vita
brillò di stelle a sfida d’ogni buio.
Furono pianetini, soli ardenti,
meteoriti, lune, astri, comete.
Di sei uomini il nome mi accompagna,
soavi nomi esotici o di casa.
Astronomi famosi: quale gloria
poter dare dei nomi alle stelle.

Maria Luisa Spaziani


L’aquilone nuovo a cui dai aria stringendo il filo che non vedo nel pugnetto?


Sulla mia spalla t’alleggerisce il sonno.
E io che credevo che un bimbo in braccio
addormentato pesasse più che sveglio.
Vedi? Tu sembri ribadirmi che
alla leggerezza si confanno gli occhi chiusi.
E sai che un tempo all’anima si dava un peso?
Che sia la tua, allora?
L’aquilone nuovo a cui dai aria
stringendo il filo che non vedo nel pugnetto?

Laura Liberale



Anche così ci si alza e si vive come svuotando e riempiendo la casa non di sé ma dell’arrivo di qualcuno...


Da quando ti ho incontrato ho ancora voglia
di appendere qualcosa ai muri,
di risentirmi in pace coi miei muri...
Ma lungo il gesto breve, nell’esatto
modo di sistemare le candele
c’è già tutta l’attesa del tuo sguardo
e la vertigine veloce di stagioni
che passeranno prima che tu veda.
Anche così ci si alza e si vive
come svuotando e riempiendo la casa
non di sé ma dell’arrivo di qualcuno...

Isabella Leardini


La riva delle mie labbra fiorí e riempí di papaveri le sue rive


Dalle sue braccia addormentate
fiumi di sogno
presero d’assalto la mia bocca.
La riva delle mie labbra
fiorí
e riempí di papaveri
le sue rive,
una terra cosí quieta
e amorevole
da cancellare
le sue due ali d’ombra.

*****

Desde sus brazos dormidos
ríos de sueño
asaltaron mi boca.
La orilla de mis labios
floreció
y llenó de amapolas
sus orillas,
una tierra tan mansa
y amorosa
que borraba
sus dos alas de sombra.


Clara Janés


mercoledì 25 luglio 2012

Stanotte rimango con te

Amore mio”. Meu amor. Ripetere queste due parole per dieci pagine, scriverle ininterrottamente, senza sosta, senza spazi bianchi, prima lentamente, lettera dopo lettera, disegnando le tre colline della M manoscritta, l’anello tenue della E simile a braccia che riposano, il letto profondo di un fiume che si scava nella U, e poi lo sgomento o il grido della A sulle onde del mare, eccole, dell’altra M, e la O che non può essere se non quest’unico nostro sole, e infine la R divenuta casa, o tetto, o baldacchino.
E subito dopo trasformare questo lento disegno in un unico filo tremolante, la traccia di un sismografo, perché le membra rabbrividiscono e si turbano, il mare bianco della pagina, una distesa di luce o un lenzuolo levigato.
“Meu amor, “amore mio” hai detto, e l’ho detto anch’io, spalancandoti la mia porta, e tu sei entrata. Tenevi gli occhi bene aperti venendomi incontro, per vedermi meglio o più di me, e hai posato la borsa per terra. E, prima che ti baciassi, per poterlo dire serenamente, hai detto: “Stanotte rimango con te”.

José Saramago - Manuale di Pittura e calligrafia


e pose il nudo metallo tra i due


Egli prese la sua spada, Gram, e pose il nudo metallo tra i due.

Völsunga Saga



Amor ti vieta di non amar


Amor ti vieta di non amar...
La man tua lieve, che mi respinge,
cerca la stretta della mia mano;
la tua pupilla risponde: «T'amo!»
e il labbro dice: «Non t'amerò!»


D’improvviso è alto sulle macerie il limpido stupore dell’immensità


D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità

E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra
Cullata e
piano
franta.

Giuseppe Ungaretti


Solo un barlume


Ancora parole. In fuga. Estruse. Si danno e ritornano. Intrudono.

«E il lume?», chiese.

«Solo un barlume», rispose sorridendo.

Enzo Campi


Subirai eternamente l’influsso del mio bacio


La Luna, che è il capriccio stesso, guardò dalla finestra mentre tu dormivi nella tua culla e pensò: "Questa bambina mi piace".

E scese morbidamente la sua scala di nuvole, e passò senza rumore attraverso i vetri. Poi si stese su di te con la tenerezza flessuosa di una madre e depose i suoi colori sulla tua faccia. Le tue pupille ne rimasero verdi, e le tue guance straordinariamente pallide. Appunto contemplando quella visitatrice i tuoi occhi s’amplificarono in modo tanto bizzarro; ed ella ti serrò tanto affettuosamente alla gole, che te ne restò per sempre la voglia di piangere.

Frattanto, nell’espansione della sua gioia, la Luna empiva tutta la camera come un’atmosfera fosforica, come un veleno luminoso; e tutta quella luce viva pensava e diceva: "Subirai eternamente l’influsso del mio bacio. Sarai bella a modo mio. Amerai ciò che amo io e ciò che mi ama: l’acqua, le nubi, il silenzio e la notte; il mare immenso e verde; l’acqua informe e multiforme; il luogo ove non sarai; l’amante che non conoscerai; i fiori mostruosi; i profumi che fanno delirare; i gatti che rabbrividiscono di voluttà sui pianoforti e che gemono come le donne con una voce roca e dolce".

"E sarai amata dai miei amanti,corteggiata dai miei cortigiani. Sarai la regina degli uomini dagli occhi verdi, ai quali pure serrai la gola nelle mie carezze notturne; di quelli che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l’acqua informe e mutliforme, il luogo ove non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri che sembrano gl’incensieri di una religione ignota, i profumi che turbano la volontà, e gli animali selvatici e voluttuosi che sono emblemi della loro follia".

Ed è per questo, o maledetta ma cara bimba viziata, che io sono ora ai tuoi piedi, e cerco in tutta la tua persona il riflesso della formidabile Divinità, della fatidica madrina, della nutrice avvelenatrice di tutti i lunatici.

Charles Baudelaire


Eros di nuovo, sotto le azzurre palpebre


Eros di nuovo, sotto le azzurre
palpebre,  con languidi  occhi fissandomi 
e con inganni di ogni tipo 
nelle reti senza fine di Cipride mi sbalza; 
e adesso tremo mentre lui avanza, 
come un cavallo aggiogato, già vincitore,  
per la vecchiaia 
riluttante va in gara con carri veloci.

Ibico di Reggio


come il vento del nord rosso di fulmini


A primavera, quando
l'acqua dei fiumi deriva nelle gore
e lungo l'orto sacro delle vergini
ai meli cidonii apre il fiore,
a altro fiore assale i tralci della vite
nel buio delle foglie;
in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

Ibico di Reggio


Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà


Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.  

Wislawa Szymborska


martedì 24 luglio 2012

Annotando nell’aria le incredibili cifre, senza peso, della tua felicità


Ti ho cercato nel dubbio:
non ti trovavo mai.
Sono andato in cerca di te
nel dolore.
Tu non venivi di lì.
Mi sono immerso nel profondo
per vedere se, infine, tu c’eri.
Attraverso l’angoscia,
dilaniatrice, ferendomi.
Tu non sorgevi mai dalla ferita.
E nessuno mi ha fatto cenno
- un giardino o le tue labbra,
con alberi, con baci -;
nessuno mi ha detto
-per questo t’ho perduta -
che tu eri sugli ultimi
terrazzi della gioia,
del riso, della certezza.
Che ti si trovava
sulle cime del bacio
senza dubbi e senza domani.
Nel vertice puro
dell’allegria alta,
moltiplicando giubili
per giubili, per risa,
per incanti.
Annotando nell’aria
le incredibili cifre, senza peso,
della tua felicità.

Pedro Salinas


sto cercando di andarmi d’accordo

Sono diverso da una volta, sai? Sono sicuro che se potessi conoscermi adesso ti piacerei di più, ma non sarei ancora il tipo che fa per te. Non potrò mai esserlo, l’ho capito. Mi va bene. Ti piacevo quando ancora io non riuscivo a piacermi. Ti ho sempre rinfacciato di non provare niente per me. Ti rinfacciavo quello che avrei dovuto rinfacciare a me stesso. Ho ancora qualcosa da rinfacciarmi ma sto cercando di andarmi d’accordo.

Charles Bukowski


sento che è guarito il cuor dall'estasi d'amor


Guardo gli asini
che volano nel ciel
ma le papere sulle nuvole
si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro
vanno i treni
sopra il mare tutto blu
e le gondole bianche
sbocciano nel crepuscolo
sulle canne dei bambù
Du du du du du
Queste strane cose
vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche
ticchete ticche
ticchete sento che è
guarito il cuor
dall'estasi d'amor.

Stan Laurel & Oliver Hardy


Uno sciame d’effimere s’imbatté volando in una fortezza


Uno sciame d’effimere s’imbatté volando in una fortezza, si posò sui bastioni, prese d’assalto il mastio, invase il cammino di ronda ed i torrioni. Le nervature delle ali trasparenti si libravano tra le muraglie di pietra. 
“Invano v’affannate a tendere le vostre membra filiformi”, disse la fortezza. “Solo chi è fatto per durare può pretendere d’essere. Io duro, dunque sono; voi no”. 
“Noi abitiamo lo spazio dell’aria, scandiamo il tempo con il vibrare delle ali. Cos’altro vuol dire: essere?”, risposero quelle fragili creature. “Tu piuttosto, sei soltanto una forma messa lì a segnare i limiti dello spazio e del tempo in cui noi siamo”. 
“Il tempo su di me scorre: io resto”, insisteva la fortezza. “Voi sfiorate soltanto la superficie del divenire come il pelo dell’acqua dei ruscelli”.
E le effimere: “Noi guizziamo nel vuoto così come la scrittura sul foglio bianco e le note del flauto nel silenzio. Senza di noi, non resta che il vuoto onnipotente e onnipresente, così pesante che schiaccia il mondo, il vuoto il cui potere annientatore si riveste di fortezze compatte, il vuoto-pieno che può essere dissolto solo da ciò che è leggero e rapido e sottile”. 

Italo Calvino



Senza affrettarmi mi adatto all'immanenza della notte


Mi scaglio contro l'orizzonte
che dilegua
Mi approprio del tempo
che mi sfugge

Ho sposato i miei volti
dell'infanzia
Adotto i miei corpi
d'oggidì

Mi imprimo
nelle mie turbolenze,
Entro nelle mie schiarite

Sono multipla
non sono nessuna
Sono altrove
e sono qui

Senza affrettarmi
mi adatto
all'immanenza
della notte.

Andrée Chedid



Se mi chiamassi


Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi. 
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l'azzurro dell'oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi! 
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi e gallerie
ed anni bisestili può venire. 
Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
- se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi -
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo. 
Mai dalle labbra che ti bacio,
mai dalla voce che dice: 
"Non te ne andare". 

Pedro Salinas


lunedì 23 luglio 2012

e sono ormai convinto da molte lune dell'inutilità irreversibile del tempo


Tu / forse non essenzialmente tu
un'altra / ma è meglio fossi tu
hai scavato dentro me / e l'amicizia c'è
Io che ho bisogno di raccontare
la necessità di vivere / rimane in me
e sono ormai convinto da molte lune
dell'inutilità irreversibile del tempo
mi scegli alle nove e sei decisamente tu
non si ha il tempo di vedere la mamma e si è gia nati
e i minuti rincorrersi senza convivenza
mi svegli e sei decisamente . . .
Tu / forse non essenzialmente tu
un'altra / ma è meglio fossi tu
e vado dal Barone ma non gioco a dama
bevo birra chiara in lattina
me ne frego e non penso a te
avrei bisogno sempre di un passaggio
ma conosco le coincidenze del 60 notturno
lo prendo sempre per venire da te
Tu / forse non essenzialmente tu
e la notte / confidenzialmente blu
cercare l'anima


Io... fo buchi nella sabbia


Se ne vedono nel mondo
che son osti... cavadenti
boja, eccetera... (o, secondo
le fortune grand'Orienti).
C'è chi taglia e cuce brache,
chi leoni addestra in gabbia,
chi va in cerca di lumache...
Io... fo buchi nella sabbia.
I poeti anime elette,
riman laudi e piagnistei
per l'amore di Giuliette
di cui mai sono i Romei!
I fedeli questurini
metton argini alla rabbia
dei colpevoli assassini...
Io... fo buchi nella sabbia.
Sento intorno sussurrarmi
che ci sono altri mestieri...
Bravi... A voi! Scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia,
fabbricate parapioggia
Io... fo buchi nella sabbia.
O cogliate la cicoria
e gli allori. A voi! Dio v'abbia
tutti quanti, in pace, e gloria!
Io... fo buchi nella sabbia.

Ernesto Ragazzoni


C'era un 'io' e un 'tu'


C'era il vuoto e la brezza
il buio e  la stella
C'era l'essere e il sussurro
il labbro e la lode
C'era un 'io' e un 'tu':
la preghiera e la nicchia

Sohrab Sepehri


L'oggi fugace è tenue ed eterno


Dove saranno i secoli, dove il sogno 
di spade che i tartari sognarono, 
dove i forti muri che appianarono, 
dove l'Albero di Adamo e l'altro Tronco? 
Il presente è solo. La memoria 
erige il tempo. Successione ed inganno 
è la routine dell'orologio. L'anno 
non è meno vano della vana storia. 
Tra l'alba e la notte c'è un abisso 
di agonie, di luci, di attenzioni; 
il viso che si guarda nei consumati 
specchi della notte non è lo stesso. 
L'oggi fugace è tenue ed eterno
non aspetta un altro Cielo né un altro Inferno.

Jorge Luis Borges


venerdì 20 luglio 2012

Quando il senso cammina, la parola attende


Questa lingua non è mia,
ognuno lo comprende.
Quando il senso cammina,
la parola attende.
Forse dico appena bugie,
magari solo mento verità.
Così mi parlo, io, minima,
chissà, mi spiace, non si sa.
Questa non è la mia lingua.
La lingua che parlo accenna
una canzone antica,
la voce, oltre, senza parola.
Il dialetto che si usa
al margine sinistro della frase,
ecco la parlata che mi "lusa",
io, mezzo, io dentro, io quasi.

Ho già detto di noi.
Ho già detto di me.
Ho già detto del mondo,
Ho già detto ora,
io che ho già detto mai.
Tutti lo sanno,
ho già detto molto.

Ho l'impressione
d'aver già detto tutto.
E tutto così all'improvviso.

Paulo Leminski


e il sempre sia giammai


Qualunque coincidenza
è mera somiglianza
mentre chisciotte pensa
sancho gratta la sancha panza

ogni cosa sia uguale
che il rosso sia verde
l'azzurro sia giallo
e il sempre sia giammai.

Paulo Leminski


Rami di luce sdrucciolavano sulle nostre teste immerse nell'azzurro


Rami di luce sdrucciolavano
sulle nostre teste immerse nell'azzurro.
Coralli erano le sue guance,
nel silenzio delle acque.
Ancorato dentro di me dormiva
attizzando i falò
della selva occulta nel sangue.
Una mano morbida cingeva la mia gola
fino a soffocarmi.
Nere lacrime scivolarono
dai miei occhi:
perle che colmarono
il calice dell'amore.

Clara Janés



Pioviggina...

Che notte piena di astio e di freddo!

Il vento porta uno strano lamento.
La notte sembra un pozzo di ombre;
ed io cammino lentamente tra le ombre.
nel frattempo pioviggina
e sento le sue spine nel mio cuore...
In questa notte tanto fredda e tanto mia,
pensando sempre la stessa cosa, sprofondo
anche se vorrei strapparla,
rifiutarla e dimenticarla,
la ricordo ancor di più....

Pioviggina...
Solo e triste sul marciapiede
va questo cuore affranto,
come una casa abbandonata...
Sentendo il tuo gelo,
perchè quella con il suo oblio
oggi le ha aperto una ferita ...
Perduto
come un folletto che nell'ombra
più la cerca e più la nomina...
Pioviggina....
Tristezza...
Perfino il cielo si è messo a piangere! .

Che notte piena di astio e di freddo!
Non si vede nessuno all'angolo.
sulla strada, la fila di luci
lustra l'asfalto con una luce morente.

E io sono come uno scarto,
sempre solo,
sempre in disparte,
ricordandoti.
Le gocce cadono nella pozzanghera della mia anima;
fino alle ossa inzuppato e gelato.
E umiliando questo tormento
il vento passa ancora
trascinandomi..... .

Enrique Cadicamo


Si cammina lungo il torrente: c'è un gran canto che assorda la malinconia


È bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall'alto del sentiero si vede la valle
e cime lontane ai margini
della pianura, come pallidi scogli
in riva a una rada - si pensa
com'è bella, com'è dolce la terra
quando s'attarda a sognare
il tuo tramonto
con lunghe ombre azzurre di monti
a lato - Si cammina lungo il torrente:
c'è un gran canto che assorda
la malinconia -

Antonia Pozzi


Ascoltami rivivere nei boschi


Ascoltami rivivere nei boschi
sotto il fogliame della memoria
dove verdeggiante trascorro,
sorriso calcinato di antiche piante sulla terra,
stirpe carbonacea del giorno.
Ascoltami rivivere, ti conduco
al giardino di presenza,
abbandonato alla sera e ricoperto d’ombre,
abitabile per te nel nuovo amore.
Ieri deserto regnante, ero una foglia selvatica
e libera di morire,
ma il tempo maturava, nero compianto delle valli,
la ferita dell’acqua nelle pietre del giorno.

*****

Écoute-moi revivre dans ces forêts
Sous les frondaisons de mémoire
Où je passe verte,
Sourire calciné d’anciennes plantes sur la terre,
Race charbonneuse du jour.
Écoute-moi reviver, je te conduis
Au jardin de présence,
L’abandonné au soir et que des ombres couvrent,
L’habitable pour toi dans le nouvel amour.
Hier régnant désert, j’étais feuille sauvage
Et libre de mourir,
Mais le temps mûrissait, plainte noire des combes,
La blessure de l’eau dans les pierres du jour.

Yves Bonnefoy



E così spengono la luce delle stelle col sospiro del loro volto pallido


Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ...
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.
E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.
Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie,
simile a un arazzo,
s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.

Edgar Allan Poe


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