La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 30 luglio 2012

il vetro si sbirèngola nel sole in croccherucci verdi


Non siamo tutti simili a bottiglie
ripiene di ricordi e cronicaglie?
Bistròccoli, fruschelli, filaccetti
ricolmano le pance trasparine,
fanfàggini, birìdilli, nulletti
s’asserpano in ghirlande cilestrine…
Se scuoti la bottiglia sgrenoluta
risorgono megoni e gastrifèmi,
rispuntano tra mèmmola grognuta
nascosti vercigogni e schifilemi.
Talvolta vedi invece lumigenti
mirìagoli, trigèridi, fernuschi,
e piangi su gavati struggimenti
finiti coi patassi tra i rifiuschi.
Non tornano a riviverle le facce
d’amici e d’amorilli luscherosi?
Risplodono le voci, le morcacce
d’incontri cuspidali e trucidiosi!
Poi un giorno la bottiglia si tracassa,
il vetro si sbirèngola nel sole
in croccherucci verdi, in patafrassa,
tra l’erbe cucche e cionche di pagliòle.
Ahi dove sono allora i gaviretti,
i nobili tracordi, i rimembrilli,
i càccheri, gli smèrmidi, i frulletti,
i mòrfani, gli sghèfani gentili?
Sdrafànico mistero di bottiglia
bottiglia di sdrafànico mistero.

Fosco Maraini




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