La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 1 agosto 2012

In onore di questo nostro paziente, splendido morire


Tu lo sai qual è la vera tragedia? Che la forza invecchia nella complessità. E la leggerezza nella pazzia. La forza costruisce e costruisce e, alla fine non c’è più spiraglio, non trovi più una porta aperta. Niente. E la leggerezza sempre svapora, diventa una cosa inutile. Come un volo senza uccelli. Beethoven, che era la forza, diventò incomprensibile. E Rossini, che era la leggerezza, impazzì. Piccolo riassunto della lezione, Martha. Nella Nona sinfonia c’è intelligenza, genio, libertà. Ma c’è così poca bellezza. Proprio perché non gli riusciva più di… doveva farsi strada tra tutta quella complessità. I gesti dei vecchi, sempre così complicati. Difficili. Ritrovare per un attimo un po’ di bellezza. Ci riuscì forse ancora un paio di volte ancora, prima di morire. Ma non nella Nona. Tempo dopo. Musica piccola. Niente a che vedere con cori oppure … Musica piccola. Io ogni tanto me lo immagino sai, lì, nel deserto ghiacciato della sua vecchiaia, d’improvviso ritrovare i passi lievi della bellezza per riuscire a sfiorarla, stringerla con un unico preciso gesto. Un miracolo. Tutti ci meriteremmo un miracolo così. Ce lo dovrebbero concedere nell’ultimo istante, in cambio del morire. In onore di questo nostro paziente, splendido morire.

Alessandro Baricco


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