La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 30 novembre 2012

Ma tu, allora, che farai?


Tutti tornano, sai? Chi per ribadirti semplicemente che se n’è andato dalla tua vita. Chi tornerà da te per riconsumarti ancora un po’ il cuore e poi riandarsene. Chi tornerà per rubarti un ultimo sorriso o un’ultima lacrima. Chi tornerà per dirti che senza di te sta meglio, per il troppo orgoglio. Chi per dirti che ti ha amato, ma che ora non ti ama più. Chi tornerà da te per un ultimo abbraccio, perchè ha capito che quel calore che emani lo emani solo tu. Chi tornerà per insultarti, e tu con l’indifferenza di sempre incasserai senza problemi. Chi tornerà da te per chiedere perdono, per chiederti di riaprirgli di nuovo le porte del tuo cuore, che senza di te la vita è nuvolosa. 
Ma tu, allora, che farai?

Antonio Andrea Pinna


E in guerra con il Tempo per tuo amore, quel che ti va togliendo, io pianto ancora


Quando penso che tutto ciò che cresce
rimane in perfezione appena un’ora,
che questo gran teatro inscena drammi
per il plauso segreto delle stelle;
che l’uomo si sviluppa come pianta
mossa e impedita da uno stesso cielo,
giovane ha linfa, al culmine decresce
ed esce decaduto di memoria.
Ecco se penso a questo stato incerto
ti vedo più che mai ricco di vita,
ma già il Tempo al Declino fa mutare
in notte guasta il tuo giovane giorno.
E in guerra con il Tempo per tuo amore,
quel che ti va togliendo, io pianto ancora.


William Shakespeare


Vivo, lo so


Vivo, lo so,
di ciò che non ho
a volte persino
di ciò che non è.

Alberto Vigevani


temiamo che la tempesta soffiando ci svuoti


La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

Tomas Transtromer


Che quest'ora di chiara freschezza, l'ora di svegliarsi in amore


Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
che i ricchi han maggiordomi e non amici,
E noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.
L'aurora entra a passettini
come una dorata Pavlova,
E io son presso al mio desiderio.
Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
Che quest'ora di chiara freschezza,
l'ora di svegliarsi in amore.
Ezra Pound


martedì 27 novembre 2012

One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old And think of all the stories that we could have told

No more tears, my heart is dry
I don’t laugh and I don’t cry
I don’t think about you all the time
But when I do – I wonder why

You have to go out of my door
And leave just like you did before
I know I said that I was sure
But rich men can’t imagine poor.
One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old
And think about the stories that we could have told
Little me and little you
Kept doing all the things they do
They never really think it through
Like I can never think you’re true
Here I go again – the blame
The guilt, the pain, the hurt, the shame
The founding fathers of our plane
That’s stuck in heavy clouds of rain.
One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old
And think of all the stories that we could have told.

*****

Non ci sono più lacrime, il mio cuore è arido
Non rido e non piango
Non penso a te tutto il tempo
Ma quando lo faccio – Mi chiedo perché
Devi andare fuori dalla mia porta
E lasciare proprio come hai fatto prima
So che ho detto che ero sicuro
Ma gli uomini ricchi non possono immaginare la povertà.
Un giorno tesoro, saremo vecchi
Oh tesoro, saremo vecchi
E penseremo alle storie che avremmo potuto raccontare
Piccolo me e piccola te
Abbiamo continuato a fare tutte le cose che fanno
Non hanno mai creduto fosse possibile
Come io non potrò mai credere che tu sia vera
Torno ancora qui – la colpa
Il senso di colpa, il dolore, la vergogna
I padri fondatori del nostro piano
Questo è bloccato in nuvole piene di pioggia.
Un giorno tesoro, saremo vecchi
Oh tesoro, saremo vecchi
E penseremo alle storie che avremmo potuto raccontare





Sono tornata bella e forse è questo l’ultimo mio autunno


Sono tornata bella
e forse è questo l’ultimo mio autunno.
Bella più di quando gli piacqui nel sole,
bella, e vana ai suoi assenti occhi,
come una foglia d’ombra…

Ma certe notti,
nel silenzio che più non turba il pianto,
invocata mi sento
con disperata sete
dalla sua bocca lontana…

Sibilla Aleramo


lunedì 26 novembre 2012

Faceva freddo

Faceva freddo. Il vento
mi tagliava le dita.
Ero senza fiato. Non ero
stato mai più contento.


Giorgio Caproni



Quello che amiamo violentemente o prima o poi ci uccide

Amo appassionatamente la notte. L’amo come s’ama la patria o la donna del cuore, l’amo di una passione istintiva, profonda, invincibile. L’amo con tutti i sensi: gli occhi che la vedono, l’olfatto che la respira, le orecchie chene ascoltano il silenzio, l’amo con tutta la mia carne che le tenebre accarezzano. Le allodole cantano nel sole, nel cielo limpido, nell’aria tepida o fresca dei chiari mattini. Il gufo fugge nel buio, macchia nera che passa attraverso lo spazio nero e , rallegrato, inebriato dalla nera immensità, lancia il suo acuto vibrante e sinistro. Il giorno mi stanca, mi annoia. E’ volgare e rumoroso. Mi alzo a fatica, mi vesto svogliatamente, esco di malumore e a ogni passo, a ogni movimento, a ogni gesto, a ogni parola, a ogni pensiero mi sento stanco come se avessi sollevato chissà quale peso. Ma quando tramonta il sole sono invaso da una gioia indicibile, una gioia di tutto il corpo. Mi risveglio, mi animo. Man mano che l’ombra si fa più fitta mi sento un altro, più giovane, più forte, più intelligente, più felice. La guardo diventare violacea, questa grande ombra dolce caduta dal cielo: sommerge la città come un’onda impalpabile e impenetrabile, attenua, nasconde, cancella colori e forme, abbraccia case e persone con la sua carezza impercettibile. Mi viene voglia, allora, di gridare dal piacere come le civette, di correre sui tetti come i gatti; e un impetuoso, invincibile desiderio di amare s’accende nelle mie vene. Vado, cammino, ora nei sobborghi oscuri, ora nelle foreste vicine a Parigi, dove sento aggirarsi le mie sorelle bestie e i miei fratelli bracconieri. Quello che amiamo violentemente o prima o poi ci uccide.

Guy de Maupassant – La notte


sangue vitale, finché ardori d’amore emuli corsero, fuoco entro fuoco, desiderio in deità


Quale consunzione di sensi nel triste indugio di morte
o quale assalto di maligna vicissitudine
deruberà questo corpo dell’onore,
o spoglierà quest’anima della veste nuziale oggi indossata?
Perché, sì — le labbra di lei composero or ora
con le mie un tal concorde interludio quale Orfeo,
coronato di lauro, agognò, inseguendo quel volto
intenso — a lui sottratto — con l’estremo canto.
Io, un fanciullo sotto il tocco di lei; un uomo
quando petto a petto ci stringevamo, io e lei;
uno spirito quando lo spirito di lei mi scrutò dentro;
un dio quando il nostro respiro vitale si unì, alitando
sul nostro sangue vitale, finché ardori d’amore emuli
corsero, fuoco entro fuoco, desiderio in deità.


Dante Gabriel Rossetti


venerdì 23 novembre 2012

And all of it is yours and mine

I am the passenger and I ride and I ride 
I ride through the city's backsides 
I see the stars come out of the sky 
Yeah, the bright and hollow sky 
You know it looks so good tonight 

I am the passenger 
I stay under glass 
I look through my window so bright 
I see the stars come out tonight 
I see the bright and hollow sky 
Over the city's ripped backsides 
And everything looks good tonight 
Singing la la la la la.. lala la la, la la la la.. lala la la etc 

Get into the car 
We'll be the passenger 
We'll ride through the city tonight 
We'll see the city's ripped backsides 
We'll see the bright and hollow sky 
We'll see the stars that shine so bright 
Stars made for us tonight 

Oh, the passenger 
How, how he rides 
Oh, the passenger 
He rides and he rides 
He looks through his window 
What does he see? 
He sees the sign and hollow sky 
He sees the stars come out tonight 
He sees the city's ripped backsides 
He sees the winding ocean drive 
And everything was made for you and me 
All of it was made for you and me 
'Cause it just belongs to you and me 
So let's take a ride and see what's mine 
Singing la la la la.. lala la la [x3] 

Oh the passenger 
He rides and he rides 
He sees things from under glass 
He looks through his window side 
He sees the things that he knows are his 
He sees the bright and hollow sky 
He sees the city sleep at night 
He sees the stars are out tonight 
And all of it is yours and mine 
And all of it is yours and mine 
So let's ride and ride and ride and ride 
Oh, oh, Singing la la la la lalalala


*****

Io sono il viaggiatore e viaggio e viaggio, 
viaggio attraverso i bassifondi delle città, 
vedo le stelle venir fuori dal cielo, 
yeah il cielo splendente e vuoto, 
sai, sembra così bello stanotte, 

io sono il viaggiatore, 
io stò sotto il vetro, 
guardo attraverso la mia finestra così lucente, 
vedo le stelle venir fuori stanotte 
vedo il cielo splendente e vuoto 
sui bassifondi squarciati della città, 
e tutto è così bello stanotte 
cantando la la la... 

entra nell'auto, 
noi saremo il viaggiatore, 
viaggeremo attraverso la città stanotte, 
vedremo i bassifondi squarciati della città, 
vedremo il cielo splendente e vuoto, 
vedremo le stelle che brillano così splendenti, 
stelle fatte per noi stanotte. 

oh il viaggiatore, 
come viaggia? 
oh il viaggiatore 
e lui viaggia e viaggia. 
guarda attraverso le sue finestre, 
che cosa vede? 
vede il cielo segnato e vuoto, 
vede le stelle venir fuori dal cielo, 
vede l'oceano un viaggio sinuoso, 
e tutto è stato fatto per te e me stanotte, 
tutto questo è stato fatto per te e me, 
perchè questo appartiene solo a te e me 
allora facciamo un viaggio e vediamo cosa è mio,
cantando la la la... 

oh il viaggiatore, 
viaggia e viaggia, 
vede cose da sotto il vetro, 
vede cose dalla sua parte di finestra, 
vede le cose che sa che sono sue, 
vede il cielo splendente e vuoto, 
vede la città dormire di notte, 
vede le stelle che sono fuori stanotte 
e tutto questo è tuo e mio 
e tutto questo è tuo e mio 
allora facciamo un viaggio e un altro e un altro 
cantando la la la... 


lasciatemi con la libertà che si perde sulle labbra di una donna


Aspettare vicino questo mare (nel quale nacquero le idee)
senza nessuna idea. (e così averle tutte)
essere soltanto la brezza nella chioma del pino grande,
l’aroma del fiore d’arancio, la notte delle orchidee
nelle cale dimenticate.
Soltanto rimanere vedendo l’uccello che passa
e non ritorna; restare
aspettando che il cielo giallo
arda e si pulica con i lampi
che arriveranno saltando da un’isola a un’altra.
o contemplare la nube bianca
che, non essendo nulla, sembra essere felice.
restare ondeggiando e trascorrendo di qui per lì,
sulle onde che passano
come un remo perso.
O seguire, come delfini,
la direzione di un tempo sentenziato.
Essere come l’ora della barca nelle notti di gennaio,
che si addormentano tra narcisi e fari.
Lasciatemi, non con la luce della conoscenza
(che nacque e si levò da questo mare),
o con le sue tante luci:
quelle d’oro acceso o quelle di freddo verde.
O con la luce di tutti i blu.
Ma, soprattutto, lasciatemi con la luce bianca,
che è quella che brucia e sconfigge gli uomini feriti,
i giorni tesi, le idee come coltelli.
Essere come olivo o stagno.
Che qualcuno mi tenga nella sua mano come pugno di sale.
O di luce.
Chiudere gli occhi nel silenzio dell’aroma
affinché il cuore - alla fine - possa vedere.
Chiudere gli occhi affinché l’amore cresca in me.
Lasciatemi condividendo il silenzio
e la solitudine dei portici,
l’ospitalità delle porte aperte; lasciatemi
con il plenilunio degli usignoli di giugno,
che custodiscono il tremolio dell’acqua nelle ultime fonti.
lasciatemi con la libertà che si perde
sulle labbra di una donna.
*****
Esperar junto a este mar en el que nacieron las ideas
sin ninguna idea. (Y así tenerlas todas.)
Ser sólo la brisa en la copa del pino grande,
el aroma del azahar, la noche de las orquídeas
en las calas olvidadas.
Sólo permanecer viendo el ave que pasa
y no regresa; quedar
esperando a que el cielo amarillo
arda y se limpie con los relámpagos
que llegarán saltando de una isla a otra isla.
O contemplar la nube blanca
que, no siendo nada, parece ser feliz.
Quedar flotando y transcurriendo de aquí para allá,
sobre las olas que pasan,
como remo perdido.
O seguir, como los delfines,
la dirección de un tiempo sentenciado.
Ser como la hora de las barcas en las noches de enero,
que se adormecen entre narcisos y faros.
Dejadme, no con la luz del conocimiento
(que nació y se alzó de este mar),
sino simplemente con la luz de este mar.
O con su muchas luces:
las de oro encendido y las de frío verdor.
O con la luz de todos los azules.
Pero, sobre todo, dejadme con la luz blanca,
que es la que abrasa y derrota a los hombres heridos,
a los días tensos, a las ideas como cuchillos.
Ser como olivo o estanque.
Que alguien me tenga en su mano
como a puñado de sal.
O de luz.
Cerrar los ojos en el silencio del aroma
para que el corazón –¡al fin!– pueda ver.
Cerrar los ojos para que el amor crezca en mí.
Dejadme compartiendo el silencio
y la soledad de los porches,
la hospitalidad de las puertas abiertas; dejadme
con el plenilunio de los ruiseñores de junio,
que guardan el temblor del agua en las últimas fuentes.
Dejadme con la libertad que se pierde
en los labios de una mujer.
Antonio Colinas


Cara, ti muovi appena e rinascono le mie angosce


Le rose erano tutte rosse
e l'edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l'aria
troppo dolce. Io sempre temo

- e me lo debbo aspettare!
Qualche vostra fuga atroce.

Dell'agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!
Fuorché di voi.


Paul Verlaine


giovedì 22 novembre 2012

datemi qualcuno che mi ascolti, ché di parole straripo


O datemi qualcuno che mi ascolti,
ché di parole straripo... qualcuno
che mi prenda per mano e dei sepolti
dei fatti polvere e niente al raduno
mi porti... di occhi ho paura... di volti...
Non mi restava ormai niente e nessuno,
e come sanguinando intorno intorno
pesantemente in me cadeva il giorno.

Patrizia Valduga


Lentamente e fino in fondo


Come vorrei essere stretta tra le sue braccia, - pensò Aomame. Essere sfiorata da quelle grandi mani. Sentire il suo calore in ogni parte di me. Essere accarezzata in tutto il corpo.
Vorrei che mi scaldasse. Che sciogliesse questo gelo che sento dentro. E poi che mi penetrasse, rimescolandomi con forza. Come si mescola la cioccolata calda con il cucchiaino. 
Lentamente e fino in fondo.
Se lo facesse, 
potrei anche morire all’istante.
Davvero.


Haruki Murakami - 1Q84




Dunque al principio fu il Caos


Dunque al principio fu il Caos, e poi Gaia dall'ampio respiro, sede incrollabile di tutti gli immortali che abitano la sommità del nevoso Olimpo, e il Tartaro tenebroso nelle profondità della grande Terra, e poi Amore, il più bello degli immortali, che irrora del suo languore sia gli dei che gli uomini, ammansisce i cuori e trionfa dei più prudenti propositi. Dal Caos nacquero Erebo e la tenebrosa Notte. Dalla Notte Etere e il Giorno nacquero, frutti dell'amore con Erebo. A sua volta Gaia partorirà il suo simile in grandezza, il Cielo stellato che dovrà ricoprirla con la sua volta stellata e servire da dimora eterna per gli dei beati. Dopo essa genera le alte montagne, rifugio delle divine ninfe nascoste nelle loro felici valli. Senza l'aiuto di Amore , essa genera il Mare dal seno sterile, dalle agitate onde furiose.

Esiodo - Teogonia



scintilla il tempo e il sogno è conoscenza


Che puro gioco di lampi sottili
consuma ogni diamante
d'impalpabile schiuma,
e quanta pace che sia nata sembra;
quando sopra l'abisso un sole posa,
opere schiette d'una causa eterna,
scintilla il tempo e il sogno è conoscenza.

Paul Valéry


mercoledì 21 novembre 2012

È così bello Sapere che tu esisti


Facciamo un patto
Compagna
tu
sai
che puoi contar su di me
non fino a due
né fino a dieci
ma contare su di me.
Se a volte
sentirai
che ti guardo negli occhi,
e una vena
d’amore riconosci nei miei,
non impugnare fucili
non pensar che
deliro.
Malgrado la vena
o magari perche’ esiste,
puoi contare su di me.
Se altre volte
mi trovi
oscuro senza motivo,
non pensare che sono giù
puoi contare lo stesso su di me.
Ma facciamo un patto:
Io vorrei contare su di te.
È così bello
Sapere che tu esisti,
Uno si sente vivo.
E quando dico questo
voglio dire contare
anche fino a due
anche sino a cinque.
Non perche’ tu corra
premurosa in mio aiuto,
ma per sapere
con certezza
che sai che puoi
contare su di me.

*****

Hagamos un trato
Compañera,
usted
sabe
que puede contar conmigo,
no hasta dos ni hasta diez
sino contar conmigo.
Si algunas veces
advierte
que la miro a los ojos,
y una veta de amor
reconoce en los míos,
no alerte sus fusiles
ni piense que
deliro;
a pesar de la veta,
o tal vez porque existe,
usted puede contar
conmigo.
Si otras veces
me encuentra
huraño sin motivo,
no piense que es flojera
igual puede contar conmigo.
Pero hagamos un trato:
yo quisiera contar con usted,
es tan lindo
saber que usted existe,
uno se siente vivo;
y cuando digo esto
quiero decir contar
aunque sea hasta dos,
aunque sea hasta cinco.
No ya para que acuda
presurosa en mi auxilio,
sino para saber
a ciencia cierta
que usted sabe que puede
contar conmigo.

Mario Benedetti


da soli, senza sapere se dire di essere per perdersi o perdersi per essere


Dall'alto come lucore
o quanto un fiume in piena 
notte, la nera, consuma 
quel poco di cielo che trema.

E piega per piega dal cielo
davanti, dietro il giorno
nelle foglie di questo acero
posa la sua mano felpata.

Dire sì, tu sei l'acquaio,
la roggia che sgocciola nel nulla
quel che abbiamo detto o fatto 

da soli, senza sapere
se dire di essere per perdersi
o perdersi per essere.


Pierluigi Cappello


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