La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 4 gennaio 2012

Ma se una buia armonia penetra l’anima appari tu bianca ai paesi autunnali del cuore

La sera, se andiamo per oscure vie,
smorte ci incontrano le nostre ombre.
Ora chi ha sete
beva le bianche acque dello stagno,
dolci i lamenti della nostra infanzia.
Morti in riposo sotto il folto sambuco
guardiamo grigi gabbiani.
Nubi primaverili coprono la città buia
che tace i tempi di monaci eletti.
Quando io presi la tua mano esile
battesti piano gli occhi rotondi:
ora è perduto.
Ma se una buia armonia penetra l’anima
appari tu bianca ai paesi autunnali del cuore.

Georg Trakl


quella ch’è sempre sola, quella che è sempre la rosa delle rose

La rosa,
l’immarcescebile rosa che non canto,
quella che è peso e fragranza,
quella del buio giardino a notte alta,
quella d’ogni giardino e d’ogni sera,
la rosa che per arte d’alchimia
nasce di nuovo dalla tenue cenere,
la rosa dei persiani e dell’Ariosto,
quella ch’è sempre sola,
quella che è sempre la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l’ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.

Jorge Luis Borges


Futuro, Silenzio, Niente

Quando pronuncio la parola Futuro,
la prima sillaba gia’ va nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

Wislawa Szymborska


Con faticosa leggerezza, con paziente agilità, con calcolata ispirazione

Da trapezio
a trapezio, nel silenzio dopo
un rullo di tamburo d’un tratto muto,
attraverso l’aria stupefatta, più veloce
del peso del suo corpo che
di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.
Solo. O anche meno che solo,
meno, perché imperfetto, perché gli mancano
le ali, gli mancano molto,
una mancanza che lo costringe
a voli vergognosi su una attenzione
senza piume ormai soltanto nuda.
Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi
con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia nuovamente generate?
Belle più di ogni cosa proprio in questo
proprio in questo momento, del resto già passato.

Wislawa Szymborska


per una speranza prolungata si è ammalato il mio cuore

Quel che non è e non può essere ho cercato,
per una speranza prolungata si è ammalato il mio cuore:
ma occorrono anni per abbandonare
una speranza di gioventù.
Aspettavo vigile e risoluta:
l’oggetto anelato sembrava fuggire,
pure di giorno in giorno,
vigile aspettavo.
A volte dicevo: tutto questo non sarà mai,
la speranza vacilla e finirà.
Ora rinuncio e troverò pace:
e non ho rinunciato mai.
A volte dicevo: quello che desidero
è un vuoto nome, perchè dare via per un nome
la pace dei miei giorni?
Pure io la davo.
Sciocca! Incapace di sana gioia
e di salutare dolore:
è una traccia vana
e ancora l’insegui.

Christina Rossetti


I ricordi arrivano a passo di carica come gli alfieri dello schierament

"Il caffè giunge nello stomaco e tutto mette in movimento: le idee avanzano come battaglioni di un grande esercito sul campo di battaglia; questa ha inizio.

I ricordi arrivano a passo di carica come gli alfieri dello schieramento, la cavalleria leggera dei paragoni si fa avanti impetuosa con splendido galoppo.

Ecco l'artiglieria della logica con carriaggi e cartucce.

I pensieri geniali e subitanei si precipitano nella mischia come tiratori scelti..."

Honoré de Balzac


esistenzialismo in una tazzina di caffè

Forse un oggetto è un legame che ci permette di passare da un soggetto all’altro, di vivere in società di strare insieme. Ma poichè i rapporti sociali sono sempre ambigui e il pensiero divide così come unisce, e le parole uniscono per quello che esprimono… e separano per quello che omettono, un grande abisso che separa la mia certezza soggettiva dalla verità oggettiva degli altri. Poichè so di essere colpevole anche se mi sento innocente, perchè ogni evento trasforma la mia vita quotidiana, poichè sbaglio a comunicare, a capire. Ad amare o esser amato. Poichè ogni fallimento mi confina nella solitudine, poichè non posso sottrarmi all’obbiettività che mi schiaccia… nè alla soggettività che mi esilia. Poichè non posso innalzarmi fino all’essere, nè cadere nel nulla… devo ascoltare, devo guardare intorno a me più che mai… il mondo, il mio simile, mio fratello. Guardo il mondo, oggi che le rivoluzioni sono impossibili, minacciato da guerre sanguinose, dove il capitalismo perde la certezza dei suoi diritti, e la classe operaia rinuncia ai suoi, dove le conquise folgoranti della scienza fanno del futuro una presenza ossessiva. Il futuro è più presente del presente… E le lontane galassie sono alla mia porta. Guardo i miei simili, i miei fratelli. Dov’è l’inizio? L’inizio di cosa? Dio creò il cielo e la terra. Certo. E' comodo e facile. Cosa posso dire di più? Dire che i limiti della lingua sono quelli del mondo, che i limiti della mia lingua sono quelli del mio mondo, e che parlando limito il mondo, lo finisco. E quando la morte, logica e misteriosa, romperà questi limiti… Non ci saranno nè domande nè risposte, tutto sarà confusione. Ma se le cose avranno contorni netti, non sarà grazie alla rinascita della coscienza. Tutto deriva da questo. 

da Due o tre cose che so di lei, di Jean Luc Godard, 1966


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