La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 5 gennaio 2012

Poesia dorsale

Vivere ancora
il profumo della neve nel bosco
col corpo capisco
quel che resta del mondo
le piccole cose che cambiano la vita
le promesse della bellezza
nelle mie mani per sempre.

Silvano Belloni e Antonella Ottolina


e la linea iniziale è un principio e la linea finale è un principio

Ogni principio è un’illusione.
Ogni principio è solo un intrecciarsi
d’inizio e fine lungo la catena
del tempo, ed è l’istante
in cui credemmo di veder la nascita
e la nascita è solo un atto
dell’incessante continuo rinascere
- ovvero, queste linee somigliano a un principio
ma il principio risorge ad ogni istante,
come la pioggia che stasera
ho visto cadere sul mare
e stasera è soltanto una sera del tempo che rinasce
in eterno ricominciare
e la pioggia e la sera sprofondate nel tempo
in cui ruotano sempre le nuvole ammassate
sopra i marmi celesti
e la linea iniziale è un principio
e la linea finale è un principio.

Andrés Sánchez Robayna


meglio passare i ponti con le mani piene di te

Se della tua bocca non so che la tua voce
E dei tuoi seni solo il verde o l'arancione delle tue bluse, come posso avere la presunzione di
avere di te più della grazia di un'ombra che passa sull'acqua.
Nella memoria porto gesti, la moina che tanto felice mi faceva,
e questo modo di restartene in te stessa, con il curvo riposo
di un'immagine d’avorio.
Non è gran cosa questo tutto che mi resta.
In più opinioni, collere, teorie,
nomi di fratelli e sorelle,
l'indirizzo postale e il numero del telefono,
cinque fotografie, un profumo di capelli,
una pressione di mani piccole fra le quali nessuno direbbe
che mi si nasconde il mondo.
Questo tutto me lo porto senza sforzo, perdendolo poco a poco.
Non inventerò l'inutile menzogna della perpetuità,
meglio passare i ponti con le mani
piene di te,
tirando via a piccoli pezzi il mio ricordo.
Dandolo alle colombe, ai fedeli passeri,
che ti mangino fra canti, arruffio e svolazzi.

Julio Cortazar


T’ascolto senza gridare perché io devo capire che un nuovo sole ti scalda

Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l’amore grande che presto
venga a domarti
un lunghissimo tempo.
T’ascolto senza gridare
perché io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d’anima.
(Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d’ombra).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l’incauta felicità
la nota che s’alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.

Elio Pecora


ciò che si possiede, non lo si possiede più

Non esiste un amore infelice:
non si possiede se non ciò che non si possiede.
Non esiste un amore felice:
ciò che si possiede, non lo si possiede più.

Marguerite Yourcenar


senza saperlo, senza esserci mai visti

L’amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica. Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti.

Mikhail Bulgakov - Il maestro e Margherita




tu sciogli ancora i groppi interni col tuo canto. Il tuo delirio sale agli astri ormai

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace - uomo che tarda
all’atto, che nessuno, poi, distrugge.
Volli cercare il male
che tarla il mondo, la piccola stortura
d’una leva che arresta
l’ordegno universale; e tutti vidi
gli eventi del minuto
come pronti a disgiungersi in un crollo.
Seguìto il solco d’un sentiero m’ebbi
l’opposto in cuore, col suo invito; e forse
m’occorreva il coltello che recide,
la mente che decide e si determina.
Altri libri occorrevano
a me, non la tua pagina rombante.
Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli
ancora i groppi interni col tuo canto.
Il tuo delirio sale agli astri ormai.

Eugenio Montale


cerco la tua mano, decifro la causa di non credere e volere, infine, intimità

In fondo alla miniera più segreta,
all’interno del frutto più distante,
nel vibrare della nota più discreta,
nella conchiglia più ritorta e risonante,
nello strato più denso di pittura
nella vena che nel corpo più ci sonda,
nella parola che dica più dolcezza,
nella radice che più scende, più nasconde,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
cerco la tua mano, decifro la causa
di non credere e volere, infine, intimità.

José Saramago


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