La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 27 gennaio 2012

Attraverso campi attraverso boschi Verso la città miracolosa dove il mio cuore batte

Mai più avrei voluto rivedere il tuo triste volto
Le tue guance incavate e i tuoi capelli al vento
Me ne sono andato attraverso la campagna
Tra l’umidore dei boschi
Giorno e flotte
Sotto il sole e sotto la pioggia
Le foglie morte crepitavano sotto
Talvolta la luna brillava
Ci siamo ritrovati faccia a faccia
Ci siamo guardati senza dirci una parola
E non avevo più spazio sufficiente per ripartire
A lungo son rimasto inchiodato contro
Con il tuo amore terribile davanti a me
Più angosciato che in un incubo
Qualcuno più grande di te m’ha alfine liberato
Tutti gli sguardi piangenti m’inseguivano
E questa fiacchezza contro la quale è impossibile lottare
Corro velocemente verso le iniquità
Verso la forza che i suoi pugni erge come un’arma
Sul mostro che coi suoi artigli m’ha sottratto alla
dolcezza
Lontano dalla stretta molle e dolce delle tue braccia
Me ne vado respirando a pieni polmoni
Attraverso campi attraverso boschi
Verso la città miracolosa dove il mio cuore batte

Pierre Reverdy


e persone che si odiano a vicenda sono costrette a dormire insieme in un letto unico: è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi

La solitudine è come la pioggia.
Si alza dal mare verso sera;
dalle pianure lontane, distanti,
sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.
E proprio dal cielo ricade sulla città.
Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,
allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino
e i corpi, che nulla hanno trovato,
delusi e affranti si lasciano l’un l’altro;
e persone che si odiano a vicenda sono costrette
a dormire insieme in un letto unico:
è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.
Rainer Maria Rilke


Lo senti, amore?

Lo senti amore?... Le mani sollevo
ed è nell'aria (lo senti?) un fruscìo.
Entro la solitudine, perviene
come un suono ogni gesto
alle cose che origliano mute.
Lo senti, amore?... Le palpebre inclino
e ti raggiunge un novello fruscìo.
Lo senti, amore?... Ridesto, le schiudo...
Dimmi, perché non ti veggo, amor mio?
D'ogni più lieve mio gesto, rimane
come un'impronta tenace, che appare
nel serico silenzio.
Ogni più labile moto s'incide
entro il velario disteso dell'etere,
imperituro.
Co'l mio respiro, in un ritmo, le stelle,
via per il cielo salendo scendendo,
muovono in danza.
Alle mie labbra l'olezzo dei fiori
giunge qual filtro che immemore bevo,
e riconosco tralucer, per l'ombra,
d'angeli ignoti un lontano accennare.
Questo, e non altro, sognando ripenso ...
Più non mi avveggo, Diletta, di te.

Rainer Maria Rilke


La notte taceva. Sentì che era solo

Perché aveva rifiutato la vita? Perché l’aveva condannata a morire? Sentiva tutta la sua natura morale andare in frantumi. Nell’ombra del muro del parco scorse delle figure sdraiate. Quegli amori venali e furtivi lo riempivano di disperazione. Imprecò alla rettitudine della propria esistenza: sentiva di essere stato escluso dal banchetto della vita. Una sola creatura umana gli aveva dimostrato amore ed egli le aveva negato vita e felicità. La notte taceva. Sentì che era solo.

James Joyce - Un increscioso incidente (Dubliners)


Stanotte rimango con te

“Amore mio”. Meu amor. Ripetere queste due parole per dieci pagine, scriverle ininterrottamente, senza sosta, senza spazi bianchi, prima lentamente, lettera dopo lettera, disegnando le tre colline della M manoscritta, l’anello tenue della E simile a braccia che riposano, il letto profondo di un fiume che si scava nella U, e poi lo sgomento o il grido della A sulle onde del mare, eccole, dell’altra M, e la O che non può essere se non quest’unico nostro sole, e infine la R divenuta casa, o tetto, o baldacchino.

E subito dopo trasformare questo lento disegno in un unico filo tremolante, la traccia di un sismografo, perché le membra rabbrividiscono e si turbano, il mare bianco della pagina, una distesa di luce o un lenzuolo levigato.

“Meu amor, “amore mio”hai detto, e l’ho detto anch’io, spalancandoti la mia porta, e tu sei entrata. Tenevi gli occhi bene aperti venendomi incontro, per vedermi meglio o più di me, e hai posato la borsa per terra. E, prima che ti baciassi, per poterlo dire serenamente, hai detto: “Stanotte rimango con te”.

José Saramago - Manuale di Pittura e calligrafia


Amare ciò che si è perduto lascia confuso questo cuore

Amare ciò che si è perduto
lascia confuso questo cuore.
Nulla può l’oblio
contro l’insensato
appello del No.
Le cose tangibili
divengono insensibili
al palmo della mano.
Ma le cose finite,
molto più che belle,
quelle resteranno.

Carlos Drummond de Andrade


Amore è cugino della morte

Io ti amo perché ti amo.
Non serve che tu sia amante,
e non sempre sai esserlo.
Io ti amo perché ti amo.
Amore è stato di grazia
e non si paga con amore.
Amore si dà gratis
si semina nel vento,
nella cascata, nell’eclissi.
Amore sfugge ai dizionari
e ai regolamenti vari.
Io ti amo perché non amo abbastanza me.
Perché amore non si scambia,
non si coniuga, né si ama.
Perché amore è amore di niente,
felice e forte in se stesso.
Amore è cugino della morte
e della morte vittorioso, per quanto lo uccidano (e uccidono)
ad ogni istante d’amore.

Carlos Drummond de Andrade


Che si ama quando si ama

Che si ama quando si ama, mio Dio: la luce terribile della vita
o la luce della morte? Cosa si cerca, cosa si trova,
che cosa è questo: amore? La donna con la sua voragine, le sue rose, i suoi vulcani
o questo sole infiammato che è il mio sangue furioso
quando entro in lei fino alle ultime radici?
O è tutto un immenso gioco, Dio mio, e non c'è donna
e non c'è uomo ma un solo corpo: il tuo,
diramato in stelle di splendore, in fugaci particole
d'eternità visibile?
Muoio in questo, o Dio, in questa battaglia
d'andare e venire tra loro per le strade, di non poterne amare
trecento alla volta, perché sono condannato per sempre a una sola
a quella, a quell'unica che m'hai dato nel vecchio paradiso.

Gonzalo Rojas


E all’improvviso tu vedi chi sei veramente

Il cielo della pioggia estiva come una radiografia
dove luci e vaghe ombre s’intravedono.
Il bosco silenzioso e neanche un uccello.
Il tuo occhio come una goccia versata sotto le nuvole
ha il riflesso del mondo: luci e ombre vaghe.
E all’improvviso tu vedi chi sei veramente:
estraneo confuso tra l’anima e le nuvole.
Dalla sola sottile membrana di un’immagine
il profondo universo e la tenebra dell’occhio sono scissi.

Lars Gustafsson


La sola cosa che voglio dire brilla fuori dalla mia portata

La primavera giace deserta.
Scuro come il velluto il fossato
si snoda al mio fianco
senza immagini riflesse.
Soli a splendere
sono dei fiori gialli.
Mi porta la mia ombra,
come la sua nera custodia
un violino.
La sola cosa che voglio dire
brilla fuori dalla mia portata
come l’argento
sul banco dei pegni.

Tomas Tranströmer


E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo

E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: NOI RICORDIAMO. 
Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra. 

Ray Bradbury - Fahrenheit 451


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