La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 3 febbraio 2012

O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis

O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem.

Sors immanis et inanis rota tu volubilis status malus vana salus semper dissolubilis, obumbrata et velata mihi quoque niteris; nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.

Sors salutis et virtutis mihi nunc contraria est affectus et defectus semper in angaria.

Hac in hora sine mora cordum pulsum tangite; quod per sortem sternit fortem mecum omnes plangite!

*****

O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l’odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza.

Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda.

Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano.

In quest’ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!


e io, senza aspettarla, sapevo che arrivava

Lei è venuta da lontano,
e io, senza aspettarla,
sapevo che arrivava.
Che fare se posso appena
vederla al passo del vento,
se la sua voce è profumo
che mi perseguita e fugge,
se il suo corpo è un sogno
da cui mi desto in pianto
se le sue mani son petali,
che solo posso sfiorare,
e il suo riso, arcobaleno
lontano nel silenzio
umido della sera?

Nicolás Cristóbal Guillén Batista


perché la felicità è desiderio di ripetizione

Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.

Milan Kundera


e questo lungo blues per dire il tuo nome come un trofeo

È bello tornare
Togliersi le scarpe
Lavare via con l’acqua la polvere del lungo giorno
Toccare nuda le pareti nude della casa
Camminare come cieca tra i mobili, i libri, le lampade
come una cieca che possiede solo queste povere cose
Dovrei sistemare le porte, ridipingere il soffitto
smerigliare gli specchi dove mi smarrisco
dove guardo una che non può scappare da nessuna parte
perché la casa è una torre che nessuno conosce
Meglio così
Mi basta quello che ho
Mie sono le formiche assorte
il percorso brillante delle lumache
la rana appena nata nel bagno di mia figlia
e questo lungo blues per dire il tuo nome
come un trofeo.

Soledad Álvarez



Qui nulla si fa senza ritmo

Se mi si vuole uccidere
che si tolgano le stringhe dell’amore.
Non siamo la prima sete
ma la sua cara famiglia.
Colei che pranza la domenica
e rovescia la miseria.
L’incendio ci assedia
e non mangia alla nostra mensa.
A meno che la sua ansia
non sia un altro alimento.
Se mi si vuole uccidere
d’amore, che si danzi ciò che è aspro.
Qui nulla si fa senza ritmo.

Edimilson de Almeida Pereira



innamorarsi!

Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore. Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

Gabriel Garcìa Marquez


cicatrici

Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro.

Frida Kahlo


mia vita, mio avaro amore amaro

Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,

che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,

i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,

con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo,

se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti respiro

con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita

che ti amano, che ti arano, con l mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora,

mia vita, mio avaro amore amaro:

io sono qui così, la zampa del mio uccello, di quello

che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra

e ti brilla, che ti tintinna e titilla; sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che

ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io,

passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l’osso, che ti scrivo: io, che ti vivo

Edoardo Sanguineti



Piango disperati sorrisi di nostalgia

Piango disperati sorrisi
di nostalgia.
Inalo l’atomo della vita
e lo accolgo in me
dove al sicuro dai forti venti
può germogliare
e crescere le sue radici
respirando il mio cuore.
Lega i tuoi occhi ai miei
così che io possa specchiarmi
sempre nella vita,
esistere,
ancora.
Volare attraverso i miei sogni,
raggiungerli ...
Kalindi Achala


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