La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 8 febbraio 2012

intorno a te non si bruciano le ali, ma l'anima.

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.

Luciano Folgore


... l'ordine da disordinare

la tendenza di riordinare .... un vuoto da colmare ... il buio da illuminare ... il silenzio da rumoreggiare .. il grigio da colorare ... l'ignoranza da istruire ...la lacrima da asciugare ... la terra da bagnare ... il cielo da riempire .. un sacco da svuotare ... le labbra da baciare ... l'occhio da appagare ... un cuore da riempire ... un senso da dare ... una spina da togliere ... una moneta da donare ... un viaggio da fare ... un treno da fermare ... l'ordine da disordinare


Pino Suaves


Nulla è precario come vivere.

Nulla è precario come vivere.
Nulla è effimero come esistere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
Come per il vento essere leggero.
Io arrivo dove sono straniero.
Un giorno tu passi la frontiera.
Ma da dove vieni, o dove vai dunque.
Domani che importa e che importa ieri.
Il cuore cambia con il cardo.
Tutto è senza rima né perdono.
Passa il dito sulla tua tempia.
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi.
E’ meglio lasciare basse le lampade.
La notte ci piace assai più.
E’ il lungo giorno che diventa vecchio.
Gli alberi sono belli in autunno.
Ma il bambino che cosa è diventato.
Io mi riguardo e mi stupisco.
Di questo viaggiatore sconosciuto.
Del suo viso e dei suoi piedi nudi.
Poco a poco tu ti fai silenzio.
Ma non così in fretta tuttavia.
Per non sentire la tua dissonanza.
E per non sentire cadere sul te stesso di una volta il colpo del tempo.
E’ duro invecchiare al termine del conto.
La sabbia ci scappa tra le dita.
E’ come un’acqua fredda che sale.
E’ come una vergogna che cresce.
Una pelle che grida? Mi sbatti?
E’ duro essere un uomo una cosa.
E’ duro rinunciare a tutto.
Le senti le metamorfosi.
Che accadono dentro di noi.
Come piegano lentamente le nostre ginocchia.
O mare amaro o mare profondo.
Qual è l’ora delle tue maree.
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate.
Nulla è precario come vivere.
Niente è effimero come essere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
E per il vento esser leggero Giungo dove sono straniero.

Luis Aragon




La rosa è una rosa

La rosa è una rosa,
Ed è sempre stata una rosa.
Però la teoria adesso è un’altra
Una mela può essere una rosa,
Anche una pera, e così
Una prugna suppongo.
Non si sa
Cosa sarà la prossima rosa;
Tu, sicuramente, sei una rosa-
Ma lo sei sempre stata.

Robert Frost


La poesia

La poesia è un petalo
che cade nel vuoto
in bocca ad un leone
che ruggisce.

Alda Merini


fuori del limbo non v'è eliso

Quello che tu credevi un piccolo punto sulla terra,
fu tutto.
E non sarà mai rubato quest'unico tesoro
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.
Virginea s'è rinchiusa nella notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna: non la tocca nessuna insidia.
Giovinetti amici, più belli d'Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli; difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta celeste.
E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:
fuori del limbo non v'è eliso.

Elsa Morante


Ho una indigestione nell’anima

Chi volesse fare un catalogo di mostri, non dovrebbe far altro che fotografare con le parole quelle cose che la notte reca alle anime sonnolente che non riescono a dormire. Tali cose possiedono tutta l’incoerenza del sogno senza la scusa inconsapevole di stare a dormire. Aleggiano come pipistrelli sulla passività dell’anima, o come vampiri che succhiano il sangue della sottomissione. Sono larve del declivio e della dispersione, ombre che riempiono la valle, vestigia del destino che restano. Talora sono vermi, nauseanti per la stessa anima che li nutre e li alleva; a volte sono spettri e girano sinistri intorno a niente; altre volte ancora, emergono serpenti dagli antri assurdi delle emozioni perdute. Zavorra del falso, servono solo a fare in modo che noi non serviamo. Sono dubbi dell’abisso gettati nell’anima, che trascinano pieghe sonnolente e fredde. Permangono fumo, passano scie, e non c’è niente altro che l’essere state nella sostanza sterile dell’averne avuto coscienza. L’uno o l’altro sono come un frammento intimo di fuoco d’artificio: scintilla per un po’ tra i sogni, e il resto è l’incoscienza della coscienza con cui lo abbiamo visto. Nastro sciolto, l’anima non esiste in se stessa. I grandi paesaggi sono per domani e noi abbiamo già vissuto. La conversazione interrotta è fallita. Mi perdo se mi trovo, dubito se giudico, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. La vita è una grande insonnia e c’è un soprassalto lucido in ciò che pensiamo e facciamo. La notte è un peso immenso dietro alla soffocazione con la coperta muta. Ho una indigestione nell’anima. Sempre, solo molto dopo, il giorno verrà, ma sarà tardi.

Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine


qualcuno che fosse tuo come se facessi parte di lui


Sono colui che hai sempre cercato e che mai potrai trovare. Non hai mai sentito accanto a te, in sogno, qualcuno che ti accarezzasse come nessuno ti accarezza, qualcuno che fosse tuo come se facessi parte di lui. Ero io, sempre io.

Fernando Pessoa - L’ora del Diavolo


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qualcuno che fosse tuo come se facessi parte di lui

Sono colui che hai sempre cercato e che mai potrai trovare. Non hai mai sentito accanto a te, in sogno, qualcuno che ti accarezzasse come nessuno ti accarezza, qualcuno che fosse tuo come se facessi parte di lui. Ero io, sempre io.

Fernando Pessoa - L’ora del Diavolo


Spiegami, Amore

Leggero il tuo cappello lievita, saluta
s’agita al vento, il tuo capo scoperto
ha incantato le nuvole, il tuo cuore
è occupato altrove, la tua bocca
s‘inride di nuovi linguaggi;
la campagna di erba tremolina si ricopre,
l’estate accende il tarassaco e lo spegne,
accecata dai fiocchi tu sollevi il viso,
ridi e piangi e te stessa distruggi,
che più può mai succederti -
Spiegami, Amore

Ingeborg Bachmann


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