La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 23 febbraio 2012

E sebbene tu palpiti in ciò che è più vicino, io devo credere -solo perchè il tuo corpo non si vede- nella vaga finzione di essere solo

Sono così convinto
della tua traspresenza in ciò che vivo
che la luce, la pioggia e il cielo sono
le forme in cui ti schivi,
vaga interposizione fra te e te,
che non sono mai solo
se la luce del giorno mi sembra la tua anima,
o quando illuminandosi le stelle
mi raccontano cose che tu pensi.
Quella goccia di pioggia
che cade sulla carta
non è una macchia livida, fiorita dall’azzardo,
quanto una vaga e diffusa violetta
che tu mi invii dall’aprile che vivi.
E poi, quando i contatti della notte,
massa di oscurità, solida massa,
vento, rumori, giungono e mi toccano
rimango immensamente
stupito di vedere
che il braccio che tendo non ti stringe,
e che ancora ti ostini
a non mostrarti tutta
vicina come sei , dietro a ogni cosa.
E sebbene tu palpiti
in ciò che è più vicino, io devo credere
-solo perchè il tuo corpo non si vede-
nella vaga finzione di essere solo

Pedro Salinas


E non c'è in lei memoria, paura né speranza, oltre l'erba e le ombre distese ai suoi piedi.

La mela sul suo ramo è il desiderio
di lei, — sospensione lucente e mimica del sole.
Il ramo le ha tolto il respiro, e la sua voce,
nell'inclinarsi e levarsi su di lei di ramo in ramo,
articolata sordamente ecco le annebbia gli occhi.
Lei prigioniera dell'albero, delle sue dita verdi.
Giunge così a sognare d'essere divenuta albero, col vento
che la possiede e intreccia le sue vene giovani,
la stringe al cielo e al suo rapido azzurro, annegando
la febbre delle mani nella luce
del sole. E non c'è in lei memoria, paura né speranza,
oltre l'erba e le ombre distese ai suoi piedi.

Hart Crane


ti chiamerà per nome ridendo; mentre tu che ancora le rispondi con lievi arrivederci

La morte dell'amante, com'è regolare
coi primi accenni della primavera, e con
le vestigia più rigide del sole, che filtra
a stento fino a noi prima che ci svegliamo.
E non è ancora quella calda e sobria
vivisezione dell'aria più insistente
a cui mani intrecciate replicheranno al buio
dopo i circuiti quotidiani di tutto il suo fulgore.
È venuto il momento della separazione...
Sotto la verde trapunta di seta
la sua forma rigonfia di vita non compiuta
si posa fresca su lei — non ancora dolore.
E lei si sveglierà prima che tu oltrepassi
la porta, appena udibile,
e ad ogni terzo gradino della scala, finché
tu non avrai raggiunto il piano
dove i passi si perdono attutiti —
ti chiamerà per nome ridendo; mentre tu
che ancora le rispondi con lievi arrivederci
ritroverai la strada, voltandoti soltanto per guardare
con occhi affranti le porte e la pietra.
Ora cammina, ed osserva la morte dell'amante.
D'ora in avanti la sua memoria è più
della tua, in pianti e in èstasi che
non potrai giungere mai a condividere.

Hart Crane


Ma qualsiasi cosa serve di nutrimento all'Odio

L'Amore si nutre di immaginazione, per mezzo della quale diventiamo più saggi di quanto sappiamo, migliori di quanto sentiamo, più nobili di ciò che siamo; per mezzo della quale vediamo la vita come un tutto unico; per mezzo della quale soltanto possiamo comprendere gli altri nei rapporti reali non meno che in quelli ideali. Soltanto ciò che è nobile, e nobilmente concepito, può servire di nutrimento all'Amore. Ma qualsiasi cosa serve di nutrimento all'Odio.

Oscar Wilde


Occorro - a qualcuno: accorro, rispondo al prima richiamo

E finalmente ho trovato
chi mi è necessario:
qualcuno ha bisogno di me
- come aria.
Quanto più nero e mortale -
Più necessario è il bisogno
dell’altro - di te. Di chi
non può fare a meno
di me - suo pane e respiro.
Occorro - a qualcuno:
accorro, rispondo
al prima richiamo.
Più alto, più certo e sicuro
delle montagne: a qualcuno
serve una mano: la mia!
sulle piaghe!
E tutto il braccio - nel fuoco!
Più della luce degli occhi
mi serve l’umano bisogno
di me - come fiato.

Marina Cvetaeva


Mi occupi come l'aria occupa le stanze e vuote

A te sussurro, Piccola, dovunque tu sia, dovunque tu vada.

Caldo fiume tremulo, la tenerezza inumidisce la mia voce, la mia voce che ti nomina. Per te, più lontano dei rossi cieli lontani, e delle montagne lontane, e delle stelle lontane, per te, più lontano guardo, più lontano.

Un vuoto qui fra le mie braccia, un suono trepidante che manca nella mia voce, la macchia del tuo corpo assente dal paesaggio; questo sei, Piccola, e senz'altro sei di più.

Fiore del mio cuore, anima d'acqua che traversa la mia terra, fiore mio. Piena dei miei dolori e dei miei silenzi, bimba dagli occhi assorti come tutta la mia infanzia, voglio che ti faccia crocifiggere nei miei sogni e che mi sopravviva in tutte le cose della terra.

A mezzanotte, gemma fatta albero nel mio petto, come da una pietra spezzata, come un albero ti elevi nel cielo profondo e ti costellano le stelle altissime.

Mi occupi come l'aria occupa le stanze e vuote, come la presenza dell'ombra occupa le stanze chiuse, come il profumo satura le corolle dell'estate.

Se per caso mi allontano da te, non rattristarti. Passa appena, davanti alla finestra, il volo di un uccello errante e silenzioso.

L'assente, sei l'assente. Ti chiamo e la mia voce cade e si trascina, ma la senti.

La senti, Piccola, quando ti addormenti, come il rumore di un fiume distante. La notte, è la notte. Emergi fioreggiata di luce azzurra e sei l'astro che ama il mio desiderio.

Non ci sei.

L'assente, quella che chiude le palpebre, all'altro lato dell'ombra. Ti parlo e la ma voce ti chiama, Piccola.

Non te ne andare,

non te ne andare mai.

Pablo Neruda


E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti

“Incontrarsi e riconoscersi… una certezza che si ha solo una volta…

…ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo [...]

Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall’orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te

… non conosco le parole per spiegarvi questo legame.

Lui ci riuscì, quando disse che avevamo smesso di essere due persone distinte, per diventarne una terza creata dal nostro amore…

…E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.

Ti amo, di un amore profondo e totale. E così sarà sempre.

Non siamo più due esseri distinti, ma un tutt’uno legato a doppio filo per il resto della nostra vita…

…Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti…

E, in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…”

Tratto da I Ponti di Madison County


Saperti amante e non poterti avere

Saperti amante e non poterti avere,
star lontano da te quando in cor m’ardi,
aver la lingua e non poter parlare,
udir quest’acqua e non chinarsi a bere,
correre in riga quando a lenti e tardi
passi vorrei penosamente andare.

Umberto Saba


Per qualche motivo che ignoro

Per qualche motivo che ignoro, mi piaci moltissimo.
Molto, niente di irragionevole,
direi quel poco che basta a far si che di notte,
da solo, mi svegli e, non riuscendo a riaddormentarmi,
inizi a sognarti.

Franz Kafka

Per_qualche_motivo_che_ignoro

ti starò accanto per sempre anche se vendo parole quelle che tengo da parte sono vere, sono sincere, e sono scritte per te.

Acquisto all’ingrosso i miei sogni
dai grassi commercianti di pensieri
e li rivendo al mercato dell’usato
in mezzo a trafficanti e rigattieri.
Io sono un mercante di parole
alcune sono immaginate
e tante altre sono storie vere
arrivo con la mia bella valigia da piazzista
e sulla bancarella della vita,
le espongo in bella vista.
Le vendo per quattro soldi
ed un pezzo di pane
per quattro soldi e un sorriso
a volte poi per chi non li ha
mi accontento solo del suo sorriso
che si accende sul viso.
Sono abituato a raccogliere rose
ma mi fanno ancora male le spine
e non mi passano mai, queste pene
sono rose bianche le parole
ma fanno più male le spine
e sono spine le lingue
e fanno più male delle spine
e non mi passano mai queste pene.
Io la notte non dormo, soltanto riposo
ed al mattino sono più stanco di prima
ma devo alzare la valigia
tirare dritto e andare avanti
non pensare a tutti quanti
continuare a fare il mio mestiere
sopravvivere e tirare avanti.
Ma prima o poi finirò le parole
e allora che farò,di che vivrò
come potrò continuare a pensare
e a mercanteggiare parole.
Ma io che stupido sono
il mare non si asciugherà mai
e allora in me troverai
chi non ti lascerà mai
ti starò accanto per sempre
anche se vendo parole
quelle che tengo da parte
sono vere, sono sincere,
e sono scritte per te.

Artur Brand


Ti amo bambina, di una febbre sensuale che mi rugge nel sangue

Ti amo bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.
O quando lontano da te
dinanzi al tuo ritratto
mi struggo a contemplare
dove di tra lo scialle
il tuo corpo è nascosto,
ma s'indovina nitido
e in basso tra le frange,
appaiono accavallate
le belle gambe nervose,
ma molli come i seni,
e le lunghe fila nere s'indugiano
in perfide ambagi
sulle ginocchia
sulle cosce strette
che mai amerò.
E questo è pure quell'amore triste
- ma oh come lontano
in questa sera trepidante di speranza -
che si perdeva in sogno a contemplare
i tuoi capelli lievi,
il tuo viso distrutto
dal segreto soffrire,
i tuoi grandi occhi spalancati
vigili sul dolore
- ma come tutto questo è stanco e pallido! -
Mi tenta questa sera
una gioia più forte,
una speranza più ardente,
che mi freme nel cuore
al pensiero sensuale di te.
Eppure tu eri bella
in quel sogno lontano,
in quell'ardore triste,
e ancora mi riafferri,
tentatrice, così.
Oh potere divino
di confondere in te
le due gioie diverse
e lambirti d'amore
in un'oscurità piena di luce,
che mi lasci negli occhi
il tuo sogno e il tuo pianto,
ma mi bruci e mi scuota le membra
sussultanti,
strette contro le tue membra
frementi,
in un delirio d'anima e di sangue.
Questo, bambina,
Non ti fa paura?

Cesare Pavese


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