La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 2 marzo 2012

I miei amori cominciano nei tempi futuri

I miei amori cominciano nei tempi futuri.
I miei amori non sono mai esistiti,
perché loro non ne sapevano niente.
Oppure non sapevo niente io, e ci siamo amati in silenzio
e in tempi diversi.

Alda Merini


Essa appenderà stelle alla volta del cielo perché io possa camminare nelle tenebre senza inciampare

Nella società, così come noi l’abbiamo costruita, non v’è posto per me, nè vi potrà mai essere; ma la Natura, le cui dolci piogge bagnano indistintamente il giusto come il peccatore, avrà anfratti nelle rocce entro cui potrò nascondermi, e valli segrete nel cui silenzio potrò piangere indisturbato. Essa appenderà stelle alla volta del cielo perché io possa camminare nelle tenebre senza inciampare; e farà soffiare il vento perché cancelli le mie impronte e io non venga inseguito e braccato a morte. Essa mi laverà con i suoi grandi fiumi, e le sue erbe amare mi guariranno.

Oscar Wilde - De Profundis


Il mio corpo stellare

Mi segui con un pensiero, sei un pensiero
che non devo nemmeno pensare, come un brivido
mi strini piano la pelle, muovi gli occhi
verso un punto chiaro di luce. Sei un ricordo
perduto e luminoso, sei il mio sogno
senza sogno e senza ricordi, la porta che chiude
e apre sulla corrente di un fiume impetuoso. Sei una cosa
che nessuna parola può dire e che in ogni parola
risuona come l’eco di un lento respiro, sei il mio vento
di foglie e primavere, la voce che chiama
da un posto che non so e riconosco che è mio.
Sei l’ululato di un lupo, la voce del cervo
vivo e ferito a morte. Il mio corpo stellare.

Fabio Pusterla


Finché non siate in grado di udire l’applauso di una sola mano…

Fosse ciascun amante assorto solo nel proprio amore, dolcemente incurante dei sentimenti dell’altro e insieme, proprio per questo, dimentico di sé, immerso come un pesce gioioso nella realtà dell’altro. Nessun amore avrebbe fine mai. «Che io non voglia mai chiederti amore» dovrebb’essere il voto reciproco degli amanti, la formula sacramentale delle nozze.

È un equilibrio impossibile, ma di che altro l’amore vorrà vivere? «Finché non siate in grado di udire l’applauso di una sola mano…».

Cristina Campo - Gli imperdonabili


e sto come le rose disordinando l'aria

Lo seguo,
lo precedo nella voce
perché ho,
come il fumo spopolato,
vocazione di acquerello.
Raccontami
come sono lì le cose di consumo:
libri,
rose,
tintinnii di rondini.
A parte tutto questo
gli domando
dei manghi geologici
che lo bordeggiano di polpa,
e di un nuovo fiume,
senza guardarlo,
con popoli di suono
e longitudine di Arcangelo.
Dimmi anche qualcosa del piccolo litorale
dove recentemente il giorno,
come un celeste animale bifronte,
si accampò in due acquari
e si colmò di pesci.
O se lo ricevettero unanimi gli alberi
come quando elessero la prima allodola dell'anno
e il giorno della fioritura.
Riassumimi ora che tremo
benignamente
dietro una rondine,
ora che mi propongono pubblicamente
per nudo di farfalla
e sto come le rose
disordinando l'aria.

Eunice Odio


Mentre in un luogo cade una stella E la terra la prende piano, di amore naturale… Come noi ci prendiamo… per entrare nel sonno

Parlami piano: il sole calante
Oltre la vista. Ora vienimi accanto.
Caro morente crollo d’ali quando
Gli uccelli piangono contro il buio…
Esagera il verde sangue dell’erba;
La musica delle foglie che gratta lo spazio;
Moltiplica la pace con un suono;
Con una sillaba del tuo nome…
E il piccolo è presto gigante,
Il raro cresce in belle comune
Riposare la mia bocca sulla tua
Mentre in un luogo cade una stella
E la terra la prende piano, di amore naturale…
Come noi ci prendiamo… per entrare nel sonno.

Kenneth Patchen


qualunque cosa accada

Grazie, qualunque cosa accada. Si girò
e, come il raggio di sole sui fiori pendenti
scompare appena il vento li ha sollevati,
se ne andò via da me. Infatti,
qualunque cosa accada, ci fu un'ora di sole,
e neanche gli dei supremi
possono vantare qualcosa di meglio
d'aver atteso che quell'ora passi.

Ezra Pound


Noi non ci apparteniamo

L’hanno portato via l’hanno portato
chi l’aveva una volta mai l’amata
se non a mo’ di tazza sul comò
tepida oscena dura a mo’ di smalto
busto tronco sensuato ‘me di bambola
educato ‘n androide sì così
si sta in così ecce femina ch’è no
Voce mia tua chissà chiamare questo
Mia tua chissà la voce che chiamare
ventilato è suonar che ne discorre
in che pensar diciamo e siamo detti
vani smarriti soffi rauchi versi
prescritti da un voler che non si sa
disvoluto e alla mano intima incisi
segni qui divertiti disattesi
sensi descritti testi
d’altri che morti fiati
dimentichi ‘n mia tua chissà la voce
Noi non ci apparteniamo E’ il mal de’ fiori
Tutto sfiorisce in questo andar ch’è star
inavvenir
Nel sogno che non sai che ti sognare
tutto è passato senza incominciare
‘me in quest’andar ch’è stato.

Carmelo Bene


scivolava sotto le lenzuola deliziosamente fresche

Avvertiva ogni cosa con tale intensità che era come se il cielo molle le si fosse insinuato nelle ossa, insegnandole a vedere la vita da vicino, da più vicino di chiunque altro. Quando il sole tramontava e l’aria si faceva violacea, i bulbul emettevano un canto ancor più vibrante, come se la pioggia avesse purificato le loro corde vocali. Al cader della notte, scivolava sotto le lenzuola deliziosamente fresche e umide, odorose di pioggia, e pensava: Dio è qui. Dio è nei dettagli. 

Uzma Aslam Khan - Trasgressione


Parole

Allora s'accorse che le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi...

Alessandro Mazoni


l’odore del desiderio

Non i fiori che gli uomini danno alle donne –
fresie dal profumo delicato,
impettite rose rosse, garofani
dalle tinte di gonne di damigelle,
fiori quasi senza linfa,
che si seccano e sbiadiscono – ma fiori
che, tagliato lo stelo,
appassiscono, con foglie annerite
come se bruciate dagli enzimi
del nostro fiato, una melma marcia
da strofinare via dagli orli
dei vasi, fiori che erompono
da gemme strette, esplosive, raggiate
come il sole, che illuminavano il sentiero
sulla montagna di Tracia, che intrecciavamo
nei capelli, calpestandoli
nell’estasi della danza, che ci ricordano
che siamo assassine, capaci di strappare la testa
dalle spalle degli uomini;
fiori che portiamo ancora
di nascosto e con vergogna
in casa, strofinandoci
braccia e seni e gambe
con le loro calde frange arancioni
l’odore del desiderio.

Vicki Feaver


una scatola piena di oscurità

Qualcuno che amavo una volta mi regalò
una scatola piena di oscurità.
Ci vollero degli anni per capire
che questo, anche, era un dono

Mary Oliver


amore disteso come orizzonte, tu–io, noi due

Senza confronto sei rimasta,
non spogliata, ma vergognosamente nuda,
confronto solo con te stessa,
non solo bella, ma… bellezza,
non più luminosa, ma luce,
non più seducente, ma seduzione,
non più viva, ma tutta vita,
grido che assorda se stesso
ed è silenzio, che gli presta ascolto
sguardo, che un altro sguardo acceca
e accecato apre gli occhi,
fuoco, che s’infiamma per spegnersi,
pace destata dalle tempeste,
tempesta che cerca la pace,
amore,
bianco sul letto,
verde nell’erba,
azzurro nel cielo sopra di sé,
rosso al tramonto,
buio per l’intera notte,
amore,
solo a se stesso unico confronto,
non più come un albero, ma soltanto:
eretto dall’amore,
non come la morte, ma solo:
amore disteso come orizzonte,
tu–io, noi due.

Ciril Zlobec


Raramente ho incontrato la felicità

Raramente ho incontrato la felicità tranne
negli istanti molto brevi nei quali non sapevo
di aver incontrato la felicità: un quaderno sul
tavolo, un libro che ho amato, il rumore del mare.
In questo sono più felice che nell’amore. Più in questo
incontro i miei giorni che nei giorni miei,
onorando il dovere e la famiglia e Dio o il futuro
stesso e le stagioni dell’anno o il tuo nome.
Avere figli, dimenticare la voce più profonda,
l’avventura, spargere per il cielo i segnali di tutta la vita,
gli uccelli, le navi, un giardino, una voce antica.

Francisco José Viegas


Se qualche volta ti cerco o sei tu a cercare me, e ci incontriamo

Sei stata tu, forse il nostro disordine,
forse le dita libere,
il loro movimento ansioso che interroga,
che chiede alle mani
e percorre le linee
dell’ultimo desiderio quando ti svegli,
o forse sono stato io,
con la lingua sull’orlo della notte.
Cammini di piacere quando albeggi
e due corpi si parlano
e raccontano la loro fortuna
e incrociano la passione come uno solo.
Il resto della carne si incatena
alle abili gambe e alle braccia,
per affondare nel mondo e possedere
come un’oscura bocca
che lo ingoia tutto, e ci trascina.
Se qualche volta ti cerco o sei tu
a cercare me, e ci incontriamo.

Juan Carlos Abril


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