La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 19 marzo 2012

fidarsi del suo addio

Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quest’abbraccio e non chiedere altro perché la sua vita è solo sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. Fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante altre volte e poi una volta sarà l’ultima, ma tu dici, stasera, adesso, non è già l’ultima volta? Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quando ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua perché se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa questi sono problemi solo tuoi; fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l’amore è niente di più, sei tu che confondi l’amore con la vita.

Pier Vittorio Tondelli


Saper che hai tremato al dubbio di perdermi, di non ritrovarmi…

“…avere la prova che non sono stata solo per te, come chiedevi, pura idea, puro spirito, ma che mi hai anche sentita, qualche volta almeno, come spina acuta, nel cuore, e nella carne. Saper che hai tremato al dubbio di perdermi, di non ritrovarmi…”

Sibilla Aleramo


E in me una verità nasce, dolce a ridirsi, chi darà gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. lo siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però chel in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.
La luna non è nata, nascerà
sul tardi. Sono aperte oggi le molte
finestre delle grandi case folte:
d’umile gente. E in me una verità
nasce, dolce a ridirsi, chi darà
gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa.
Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era, la cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo dagli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna,
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagn.
Che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema,
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch’è poco
quanto all’immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c’è che per te valga
quanto valso sarebbe un dl quel poco
La luna è nata che le stelle in cielo
declinano. Là un giallo
lume si è spento, fumido. Suonò
il tocco. Un gallo
cantò, altri risposero qua e là.

Umberto Saba


Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza.

E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza.

Elsa Morante - Aracoeli


Tutto scomparve intorno ed ebbero coscienza solo delle labbra unite che prendevano e ricevevano

Francisco l'attrasse a sé e le cercò le labbra. Fu un bacio casto, tiepido, lieve tuttavia ebbe l'effetto di una scossa tellurica nei loro sensi. Entrambi percepirono la pelle dell'altro prima mai così precisa e vicina, la pressione delle loro mani, l'intimità di un contatto anelato fin dagli inizi del tempo. Li invase un calore palpitante nelle ossa nelle vene nell'anima, qualcosa che non conoscevano o che avevano del tutto scordato, perché la memoria della carne è fragile. Tutto scomparve intorno ed ebbero coscienza solo delle labbra unite che prendevano e ricevevano. […] L'ardore di quel bacio non li abbandonò per molti giorni e riempì di fantasmi delicati le loro notti, lasciando il ricordo sulla pelle, come una bruciatura. La gioia di quell'incontro li rapiva, facendoli levitare per strada, li spingeva a ridere senza motivo apparente, li risvegliava concitati nel mezzo di un sonno. Si toccavano le labbra con la punta delle dita ed evocavano esattamente la forma della bocca dell'altro.

Isabel Allende - D’amore e ombra


Se il tempo scivolasse senza ferire

Se il tempo scivolasse senza ferire,
se non ferisse, ma solo scivolasse,
se potessi stare sempre così, come adesso, in giardino
a scrivere, con gli alberi che mi crescono accanto
- anche l'erba è cresciuta, e dovrò tagliarla -,
se non fossimo posti davanti a delle scelte,
o delle preoccupazioni, per noi e per i nostri cari...
ma non è così... il tempo scorre e taglia come un'accetta
e dopo ritorna uguale, si asciuga il sangue veloce
e ti ritrovi nello stesso giardino, con le stesse piante,
in un tempo tardo, dopo che è successo tutto
eppure è tutto così fresco, e non vorresti pensare a niente,
vorresti abbandonarti al cinguettio degli uccelli,
vorresti abbandonarti nell'ombra.

Claudio Damiani


ma le persone non sono di nessuno, nel bene o nel male

E dice guarda, io mi sento che tutti mi leggono dentro come fossi di vetro che non ho più nemmeno un angolo in cui tenerci il cuore e il mio territorio di libertà, no, mi fanno male gli occhi della gente, è un momento così tante volte è passato ora sono qui tutto terremotato di dentro e sento questo sisma che mi traballa le budella e se sto seduto anche la sedia che l’altra sera al cinema ho gridato terremoto, terremoto e la gente ha urlato, però ero solo io e Paulette s’è messa a ridere, però non mi passa non mi passa santiddio, e piango una lacrima sull’altra che non so da dove vengano fuori, però escono e sembrano mare, salate e blu. E io gli dico te agli altri non devi manco pensare che sono tutti stronzi idioti e non sanno nemmeno cosa voglia dire essere liberi o felici, mentre tu lo sei perché hai la tua vita con gente bella che ti vuol bene e allora che ti frega, pensa a te che vali, pensa a noi che siamo la razza più bella che c’è, me lo ha insegnato Dilo questo, ridi, ridici pure su, noi sì che siamo una gran bella tribù. E allora mi sembra che piano piano tutto passi, ma si sa bene che non basta dire due parole o inventare uno scherzetto o fare una rima sciocca, e che quando uno ci ha i cazzi suoi, be’, sono veramente suoi, non c’è da fare un cazzo, manco gli stoici gli epicurei o i filosofi, niente. Non si può impedire a qualcuno di farsi o disfarsi la propria vita, si tenta, si soffre, si lotta ma le persone non sono di nessuno, nel bene o nel male.

Piervittorio Tondelli


essersi, per un breve attimo, amati per sempre

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.
D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

Wislawa Szymborska


Gaudio l’amarti

Gaudio l’amarti,
illimitato gaudio
credere al riso dei tuoi occhi,
è vertigine ancora
la certezza d’esser da te cantata,
oh più tardi, negli anni non più miei,
or che tremare la vita sento
sul ciglio estremo…

Sibilla Aleramo


la vita è uno stato mentale

Ho ritrovato
il libretto di istruzioni
per l’uso della vita
tra le nuvole più soffici
del mio cassetto …
mille pensieri
e un numero crescente di fate,
oltre il giardino.
Ero nato
su un letto di emozioni
con quel dono
d’infinita pace in mano
ma non so come
e per colpa di chi l’avevo perso …
In ogni pagina dorata
nulla di diverso,
le stesse, identiche parole:
“Non allentar mai la corda,
non c’è nulla che pesa e vale
ricorda …
la vita è uno stato mentale.

Carlo Bramanti


e giunto al culmine, sull’orlo della soglia, dimenticare tutto

Dice una leggenda che un angelo cancella al neonato il ricordo di quello che ha saputo in grembo. C’è da svuotare il sacco prima di nascere. I bambini dentro la placenta sanno tutto il passato, le lingue, le avventure, pericoli e mestieri. Il loro scheletro è diventato pesce, rettile, uccello prima di fermarsi all’ultima stazione. Lo sforzo di espulsione dal corpo della madre serve a dimenticare. La rottura delle acque apre il varco che subito dietro si richiude, dopo il tuffo nel vuoto. Così è il mondo per chi viene da un grembo. Il salto nell’asciutto produce azzeramento di tutta la sapienza accumulata nel sacco di placenta. Si attecchisce meglio dimenticando da dove si proviene.

A lui spiaceva dolorosamente non ricordare com’era stato al centro del corpo di una madre, tra le ossa del bacino, le vertebre, sotto il dondolo del respiro e i passi sulle scale del battito del cuore. Che perdita passare da sputo a carne umana, risalire le epoche del corpo e giunto al culmine, sull’orlo della soglia, dimenticare tutto.

Erri De Luca


Con fili di silenzio ti ho disegnato

Ho parole straniere in punta di lingua.
Un nodo stretto allo stomaco.
Se non ti parlo è perché ti ho detto più di quanto saprei dirti….
Con fili di silenzio ti ho disegnato: il lungo travaglio della mente che ti partorisce ogni quando mi manchi.
Ti fai sospiro e tormento.
Per troppe braccia allungate invano.
Troppi occhi lanciati all’orizzonte del tuo divenir sostanza ad ogni costo.

Anileda Xeka


Sono nato a un punto impreciso tra il cervello e la melagrana assaporando consistenze deliziose

Sono nato con la bocca aperta
Facendo il mio ingresso in questo mondo succoso
Di pesche e limoni e sole maturo
E nella rosea e segreta carne di donna,
questo mondo in cui la cena è
nel respiro del deserto sottile
nelle spezie del mare distante
che galleggiano nel sonno a notte fonda.
Sono nato a un punto impreciso tra
il cervello e la melagrana
assaporando consistenze deliziose
di capelli e mani e occhi,
sono nato dallo stufato del cuore
dal talamo infinito, per camminare
su questa terra infinita.
Voglio nutrirmi dei fiori di ghiaccio
su questa finestra d’inverno,
gli aromi di molte zuppe,
il profumo di candele sacre
che in questa casa di cedro mi insegue
Voglio nutrirti della lavanda
che si sprigiona da certe poesie,
e della cannella delle mele che cuociono,
e della gioia semplice che vediamo
nel cielo quando ci innamoriamo.
Voglio nutrirti della terra acre
dove ho mietuto l’ aglio,
voglio nutrirmi di ricordi
che si levano dai ciocchi dei pioppi
quanto li spacco
e del fumo di pigne
che circondano la casa in una notte quieta,
e i crisantemi posati sulla soglia della cucina.

James Tipton


Può aver bisogno di ore di notti stellate, quando le stelle sono come cipria sparsa su un pavimento di marmo nero

…e poi ci sono quegli appetiti. Una donna può desiderare follemente essere vicino all’acqua, o a pancia in giù con la faccia nella terra a odorare quel profumo selvaggio.

Può aver voglia di correre nel vento o di piantare qualcosa, di togliere qualcosa dalla terra o mettere qualcosa nella terra.

Può aver voglia di impastare e mettere in forno, immersa nella farina fino ai gomiti. Può aver voglia di salire su una montagna saltando di roccia in roccia e facendo risuonare la sua voce.

Può aver bisogno di ore di notti stellate, quando le stelle sono come cipria sparsa su un pavimento di marmo nero.

Può sentire che morirà se non potrà danzare nuda nella tempesta, sedere in perfetto silenzio, tornare a casa sporca di inchiostro, di pittura, di lacrime, di luna.

Ringrazio, infine, l’odore dello sporco buono, il suono dell’acqua libera, gli spiriti della natura che accorrono sulla strada per vedere chi passa.

Tutte le donne che sono vissute prima di me e hanno reso il sentiero un po’ più aperto e un po’ più facile.

Clarissa Pinkola Estés


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