La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 21 marzo 2012

Ora la primavera non ci basta

Oggi ventuno marzo entra l’Ariete
nell’equinozio e picchia la sua
testa maschia contro alberi e rocce,
e tu amore stacchi
ai suoi colpi il vento d’inverno
dal tuo orecchio inclinato
sull’ultima mia parola. Galleggia
la prima schiuma sulle piante, pallida
quasi verde e non rifiuta
l’avvertimento. E la notizia corre
ai gabbiani che s’incontrano
fra gli arcobaleni: spuntano
scrosciando il loro linguaggio
di spruzzi che rintoccano
nelle grotte. Tu copri il loro grido
al mio fianco, apri il ponte
fra noi e le raffiche
che la natura prepara sottoterra
in un lampo privo di saggezza,
oltrepassi la spinta dei germogli.
Ora la primavera non ci basta.

Salvatore Quasimodo


quando il terreno del mio giovane corpo ti beve

Ah se in questo silenzio
con questa purezza
tu diventassi terra tra le mie braccia,
in questo silenzio, con questa purezza
tra le mie braccia
sotto l’ombrello dei miei capelli
quando il terreno del mio giovane corpo
ti beve
come una pioggia delicata
o una carezza di luna.

Forugh Farrokhzad


ma aspetto domani col sorriso

Piove nella mia anima. Domani i prati saranno ancora più verdi, l’aria frizzante e il sole caldo.

Diluvia nella mia anima. Domani i fiumi rientreranno dopo aver travolto tutto, lasciando pulito un terreno impervio ed impuro.

Oggi la mia anima piange, ma aspetto domani col sorriso.

Judicael Ouango Kiswendsida


eravamo felici

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

Alda Merini


tornare è un verbo che non so svolgere che in passato

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
il vuoto che in me è senza misura.
Potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
Per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
Potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. Che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
Benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
Se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
A dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
” il mio cuore era troppo piccolo ” mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
” ti amavo tanto ” in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. Intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo.

Anileda Xeka


Lui chiede ancora com'era quell'amore

Lui chiede ancora com'era quell'amore, com'era vissuto.

Lei dice: "Come un amore che ha un inizio e una fine,
indimenticabile anche quando lo si è dimenticato..."

Marguerite Duras - Occhi blu capelli neri


L'assenza non è un telefono muto, quella è la morte. L'assenza è un telefono che squilla una volta soltanto, e smette prima che tu dica:' Pronto...'.

L'assenza non conforta, l'assenza non è neppure un dolore con cui avvolgersi, come fosse una coperta necessaria, per quanto non voluta. L'assenza non è la curva della strada. L'assenza è un miraggio rovesciato. Viviamo di apparizioni divine e terrene. E non sappiamo capire cosa sia quell'assenza che è un fruscio, il cigolare sommesso di una porta, la linea d'ombra che va a spegnere il bianco di un muro, il grigio di certi pomeriggi, appena prima che arrivi un tramonto, quando il sole si è deciso a sfumare sotto l'orizzonte, ma non ha deciso di farlo nel modo solito, quello che piace a tutti. L'assenza non è un telefono muto, quella è la morte. L'assenza è un telefono che squilla una volta soltanto, e smette prima che tu dica:' Pronto...'.

Roberto Cotroneo - Questo amore




Anche se

Anche se
non m’importa più niente
e spreco la maggior parte del mio tempo fuori casa,
anche se
è da giorni che
non cambio l’acqua dei fiori,
e che i miei libri
le tazze
e le cicche
si accontentano di essere impolverati,
nonostante tutto questo
trovo il tempo
di nutrire i lupi della tua assenza
prima di dormire.

Hussein Bin Hamza


Durano sì certe amorose intese quanto una vita e più

Senz'addii m'hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perché avevi tanti,
tanti baci da darmi.
Durano sì certe amorose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese,
e vero amore fu.

Umberto Saba


Non sono buona ad aspettare

Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita. Nell’attesa ho avuto lo spazio per costruire enormi impalcature di significato, e dieci minuti dopo farle crollare, per mia stessa mano. Poi riprendere da un punto qualunque, correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginata più solida. Vederla crollare di nuovo. […] Io non so aspettare e non voglio farlo, nell’attesa i mostri prendono forma e si ingigantiscono, mangiano le ore per crescere e mangiarmi.

Valeria Parrella - Lo spazio bianco


L'assurda, ebete, insensata, idiota, perfetta semplicità dell'incastro

Le sue cosce. La corrente che gli risale la spina dorsale. La carta sottile delle palpebre. L'odore di capelli dei capelli. L'assurda, ebete, insensata, idiota, perfetta semplicità dell'incastro. 

Aimee Bender


per tanto tempo ancora

Pensarti
e pensare a te
e pensare soltanto a te
e pensare a berti
e pensare ad amarti
e pensare a sperare
e sperare e sperare
e sperare sempre più
di rivederti sempre
Non vederti
e nei pensieri
non soltanto pensarti
ma già berti
e già amarti
E soltanto allora aprire gli occhi
e nei pensieri
soltanto allora vederti
e poi pensarti
e poi di nuovo amarti
e poi di nuovo berti
e poi
vederti sempre più bella
e poi vederti pensare
e pensare
che ti vedo
E vedere che posso pensarti
e sentirti
anche se
per tanto tempo ancora non potrò vederti.

Erich Fried


Nulla

Se Nulla è venuto
a consolarmi
forse anche il mio prossimo visitatore
si chiamerà di nuovo Nulla
Allora dovrò domandare:
«Scusi, Lei si chiama Di nuovo Nulla
o Contro il Nulla
che naturalmente sarebbe l'opposto
perché in tal caso
Lei sarebbe
un avversario
del Nulla?»
Ma temo
che a questo
non risponderebbe
nulla
E allora sarei
rimasto sveglio
per nulla,
proprio per nulla

Erich Fried


Se ti vorrò bene, puoi entrare da me

Se ti vorrò bene, puoi entrare da me
senza bussare
ma rifletti a fondo,
ti farò stendere sul mio pagliericcio
paglia frusciante si respira con la polvere.
Ti porterò acqua fresca nella brocca
e prima che tu te ne vada pulirò le tue scarpe
qui nessuno ci disturba,
in pace puoi rattoppare curva le nostre cose.
Il silenzio è un gran silenzio, parlo anche a te se parlo
e se sei stanca ti puoi accomodare sulla mia unica sedia,
se fa caldo puoi toglierti sciarpa e colletto
se hai fame ti do della carta pulita per piatto
e se c'è dell'altro
lasciane allora anche a me, pur io
sono sempre affamato.
Se ti vorrò bene, puoi entrare da me
senza bussare
ma rifletti a fondo,
mi dispiacerebbe se poi tu mi evitassi a lungo.

Attila József


Una donna s'alza e canta La segue il vento e l'incanta

Una donna s'alza e canta
La segue il vento e l'incanta
E sulla terra la stende
E il sogno vero la prende.

Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.

Giuseppe Ungaretti


Ma ecco il pensiero della vita le si stanca

Ma ecco il pensiero della vita le si stanca, l'idea
di sé le si disfa dentro,
nube sottomarina
sfioccata in movimento
verso un'altra nebulosa malferma - chi sa
se ancora lei - lei in un tempo diverso? - no,
nessuno può saperlo, e lei meno che meno che fluttua
sbattuta dalle correnti del fondo
e si perde a brano a brano, tutta, strada facendo.
Ma, prima, ancora un guizzo
di riluttanza - a che cosa, si domanda,
dov'è l'indelebile corallo, il passato, a quello voglio afferrarmi.
Ma niente. Il folto, il troppo ramoso
la confonde, la disunisce. E
"finiscimi" sussurra
allo squalo invisibile tant'è
silenzioso e trasparente che adesso la smembra,
"rinascimi" grida a una madre eterna onnipresente sott'acqua
e in quella alza uno sguardo annegato
allo scoglio di mutismo
dell'uomo fermo di fronte
che da quando - da secoli? - la osserva.
La osserva - ahi, ahi, - o l'aspetta al guado?
Non sa, del resto ancora un poco, ne è certa,
e poi le parrà strano, provato quasi da un'altra
- da un'altra o da nessuno? - pensa, quel dubbio, quello sgomento.
Tutto questo che forse nemmeno lei ricorda,
l'oscuro, il momentaneo,
l'obliterato della sua esistenza -
questo mi perdo a pensare, questi grumi
di vita dissipati dal mondo
eppure impressi a fuoco in una sua memoria latente
da cui non mi distinguo in nulla io scriba
altro da quello non essendo, da quella e dalla sua sofferenza.

Mario Luzi


Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Alda Merini


Il tempo si è allungato pian piano, come le ombre al tramonto

Ormai non riesco nemmeno a ricordare facilmente il viso di Naoko (…) Naturalmente con un po’ di tempo riesco a richiamare alla mente il suo viso. Ma prima appaiono le sue piccole mani fredde, quei bei capelli lisci così leggeri al tocco, i lobi delle orecchie morbidi e rotondi con sotto un piccolo neo, l’elegante cappotto di cammello che portava spesso d’inverno, quel suo modo di fare una domanda guardando sempre l’altro dritto negli occhi, la voce che a volte tremava per qualche ragione e solo se metto insieme queste immagini, ad una ad una, allora il suo viso mi appare naturalmente, in un soffio. (..) però per ritrovare in questo modo il viso di Naoko, ci vuole un po’ di tempo. E col passare degli anni, il tempo si allunga sempre di più. È triste ma è così. Mentre prima per ricordarla mi bastavano cinque secondi, i cinque secondi sono diventati dieci, poi trenta, poi un minuto. Il tempo si è allungato pian piano, come le ombre al tramonto. E mi chiedo se di questo passo alla fine il suo viso non sarà inghiottito dall’oscurità. 

Haruki Murakami - Norvegian Wood


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