La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 26 marzo 2012

La teiera di Russell

Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente.

Bertrand Russell



Tra le tue braccia

Scuserai
questo inverno di foglie
e i pensieri che
vanno scalzi per lontane vie
via da te…via da me…

è un privilegio stare con te,
dolce persona vicino a me

Sentirai tra le dita
il respiro e la voce mia
che ti invita al mare,
o quel che sia…
sentirai, sentirai…

è un privilegio stare con te,
tutto è distante
niente lo è…

è un sortilegio
vivere in te
dolce persona vicina a me…


Perchè l’amore è come un albero

Perchè l’amore è come un albero: cresce da solo,
spinge profondamente le sue radici in tutto il nostro essere,
e spesso continua a verdeggiare sopra un cuore in rovina.
E l’inesplicabile è questo:
che più questa passione è cieca, più è tenace.
Non è mai tanto solida
come quando non ha in sé nessuna ragione.

Victor Hugo


Mi tengo il viso fra le mani

Mi tengo il viso fra le mani;
no, non sto piangendo.
Mi tengo il viso tra le mani
per tenere calda la mia solitudine:
mani che proteggono,
mani che nutrono,
mani che impediscono
alla mia anima di vivere
nella rabbia.

Tich Nhat Hanh


Il mio gran male

Il mio gran male è stato sempre e sarà sempre uno:
quello di desiderare e sognare,
invece di volere e fare.

Carlo Emilio Gadda


sono uscito come tante altre volte con tutto il cuore allo scoperto

Mi sono vestito lentamente, una
camicia scura, un paio di jeans;
fa molto freddo e mi metto una giacca
di panno nero con le scarpe grosse;
portafoglio, occhiali, orologio,
e giù in strada, un giorno come gli altri.
Di fronte alla prima vetrina
la vertigine mi assale e capisco
che il freddo da evitare è un altro freddo,
che sono quasi nudo:
sono uscito come tante altre volte
con tutto il cuore allo scoperto.

Enrique Gracia Trinidad



È uguale che poi tu taccia e che io non risponda

È una pazzia amare, a meno che non si ami da impazzire
Jean Ythier

Quando qualcuno pronuncia quelle parole
tutto si paralizza.
Le faccende più gravi perdono peso, le notizie dormono
nei computer,
le solenni statue
scendono dal piedistallo, giocano a carte
e perdono compostezza.
Qualcosa rimane in sospeso,
forse la vita o qualunque cosa di maggiore importanza.
Quando qualcuno le pronuncia,
tutto comincia a essere uguale.
E fa lo stesso
che la Luna dimentichi di guardarci, che la cena sia fredda,
che Dio non sia al suo posto e che questo
vada a finire male.
È uguale, per capirci, che la pioggia d'aprile
faccia smorfie da ottobre,
che abbiano più di un occhio l'uragano,
il ciclope,
la pernice dei tessuti o il pirata della favola.
È uguale che poi tu taccia
e che io non risponda.

Enrique Gracia Trinidad


è granello di polvere e polline nel falò del sole

È nato nel mio giardino un cespuglio
che fa fiori gialli.
Ogni mattina vado lì per sentire il ronzio
dell'insetteria in festa.
Ci sono ronzii di ogni tipo:
di grossi, di sottili, di apprendisti e di maestri.
È zampa, è ala, è bocca, è becco,
è granello di polvere e polline nel falò del sole.
Sembra che l'alberello chiacchieri.

Adelia Prado


perdonami se coltivo regolarmente la nostalgia del mio stesso corpo

Ormai non necessito di te
ho la compagnia notturna degli animali e la peste
ho il seme malato delle città erette al principio
di altre galassie, e il rimorso...
un giorno presentii la musica stellare delle pietre
mi abbandonai al silenzio
è lentissimo quest'amore che progredisce con il battere del cuore
no, non ho bisogno di me
possiedo la malattia degli spazi incommensurabili
e i segreti pozzi dei nomadi
ascendo alla conoscenza piena del mio deserto
ho smesso d'essere disponibile, perdonami
se coltivo regolarmente la nostalgia del mio stesso corpo.

*****

Já não necessito de ti
tenho a companhia nocturna dos animais e a peste
tenho o grão doente das cidades erguidas no princípio
de outras galáxias, e o remorso...

um dia pressenti a música estelar das pedras
abandonei-me ao silêncio
é lentíssimo este amor progredindo com o bater do coração
não, não preciso mais de mim
posso a doença dos espaços incomensuráveis
e os secretos poços dos nómadas

ascendo ao conhecimento pleno do meu deserto
deixei de estar disponível, perdoa-me
se cultivo regularmente a saudade do meu próprio corpo.


Al Berto (Alberto Raposo Pidwell Tavares)


voglio morire con una overdose di bellezza

Quando non sei qui
ciò che fu intorno a noi comincia a morire
la finestra che dà sul mare
continua chiusa solo nei sogni
mi alzo
la apro
lascio la frescura e la forza del mattino
scorrere attraverso le dita prigioniere
della tristezza
mi sveglio
per l'accecante chiarore delle onde
un viso si delinea nitido
oltre
rasentando il sale dell'immensa assenza
una voce
voglio morire
con una overdose di bellezza
e in un sussurro il corpo pacificato
perscruta questo cuore
questo
solitario cacciatore

*****

Quando aqui não estás
o que nos rodeou põe-se a morrer
a janela que abre para o mar
continua fechada só nos sonhos
me ergo
abro-a
deixo a frescura e a força da manhã
escorrerer pelos dedos prisioneiros
da tristezza
acordo
para a cegante claridade das ondas
um rosto desenvolve-se nítido
além
rasando o sal da imensa ausência
uma voz
quero morrer
com uma overdose de beleza
e num sussurro o corpo apaziguado
perscruta esse coração
esse
solitário caçador

Al Berto (Alberto Raposo Pidwell Tavares)


Solo in seguito ho capito: non tutte le brutte avventure rientrano nelle regole del mondo e se anche lo volessero, non possono accadere.

Ricordo bene quella paura infantile.
Scansavo le pozzanghere,
specie quelle recenti, dopo la pioggia.
Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,
benchè sembrasse come le altre.
Farò un passo e d'improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso,
e ancora più in giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.
Poi la pozzangherà si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre - dove -
con un grido non arrivato in superficie.
Solo in seguito ho capito:
non tutte le brutte avventure
rientrano nelle regole del mondo
e se anche lo volessero,
non possono accadere.

Wislawa Szymborska


Domani il cuore si aprirà alla vita

Vivere insieme
in una notte che si perde
senza il ghiaccio dei tormenti notturni,
mano nella mano,
sicuri che l’alba sia ancora lontana,
e sentire lo scroscio dell’acqua
che cela nel lavandino
le mille arcane parole
di un vivere quotidiano.
Domani il cuore si aprirà alla vita
ed entreranno miriadi di giorni
come una selva di pellegrini
ad adorare quell’unico mito
che è il tuo amore di donna.

Alda Merini


E sei passata tu, Ragazza sconosciuta, Seminuda presenza Sotto un velo che danza.

La città s'addormiva,
Il nome non lo so.
Nel cielo sopra il fiume
Un angolo di fuoco.
La città s'addormiva,
Il nome non lo so.

E la notte a tentoni
E lo stallo del tempo
E il cavallo infangato
E il mio corpo sfinito
E la notte che abbruna,
L'acqua di una fontana,
Qualche eco deforme,
Qualche forma lontana,
Qualche vecchio che grida
A un più vecchio che dorme.

La città s'addormiva,
Il nome non lo so.
Nel cielo sopra il fiume
Un angolo di fuoco.
La città s'addormiva,
Il nome non lo so.

Il cavallo che beve,
Io seguo la sorsata,
La mia sete che preme
Per essere appagata
E la fontana canta,
La fatica mi pianta
Un ferro nella schiena
E m'invento un ritorno
Come fossi un sovrano
Lungamente aspettato
Che torni da lontano,
Ma nessuno m'aspetta.
E poi so già da tempo
Che puoi morire a caso
Con l'affrettare il passo.

La città s'addormiva,
Il nome non lo so.
Nel cielo sopra il fiume
Un angolo di fuoco.
La città s'addormiva,
Il nome non lo so.

E' vero che talvolta
Gli uccelli nella sera
Sembrano delle onde,
Delle onde volanti,
E i vivi dei sorrisi,
E le risa dei pianti.
E' vero che talvolta
Il mare si discanta,
Voglio dire con questo:
Canta canti marini,
Ben diversi da quelli
Dei libri per bambini.

Ma le donne da sempre
Somigliano a se stesse
E fra loro le stronze
Sono soltanto stronze.
Non è proprio vangelo,
Come racconta quello,
Che siano l'altra metà del cielo.

La città s'addormiva,
Il nome non lo so.
Nel cielo sopra il fiume
Un angolo di fuoco.
La città s'addormiva,
Il nome non lo so.

E sei passata tu,
Ragazza sconosciuta,
Seminuda presenza
Sotto un velo che danza.

Jacques Brel


io sono una pietra che parla

... io sono una pietra che parla, un sasso che sta sulla riva di un torrente, che sta lì buono buono e guarda l’acqua e dice, vai vai pure sorella acqua, scorri, scorri, chissà cosa ti credi, io me ne sto qui sulla riva, fermo come un sasso, perchè sono un sasso, fratello sasso… 

Antonio Tabucchi - Tristano muore


Lasciamo che le cose arrivino senza farcene un cruccio. Verranno.

Il discepolo confida al maestro : “Mi sento oppresso. Non smetto di oscillare tra questi due stati: un momento mi sembra di affogare e il momento dopo ritorno a galla. Quando potrò liberarmi di questo mondo di sofferenza? Quando sarò finalmente libero?”. Il maestro non risponde nulla. Dopo qualche minuto il discepolo, sorpreso, gli dice ancora: “Maestro! Non sono forse qui, seduto di fronte a te, a farti una domanda?” …

“Dove sei ora?” chiede il maestro. “A galla o sott’acqua?”.


Per il maestro non ci sono dubbi che qui e ora, nel presente, siamo realizzati. La realizzazione è qui. Se torna al presente con il maestro, il discepolo è realizzato. Siccome lui è tutto impegnato a chiedersi se rimane a galla o se affoga, non vive l’istante. In fin dei conti, si fa delle illusioni. In realtà, non rimane a galla e non affoga. E’ un diamante accanto a un’altro diamante, un buddha accanto a un’altro buddha, una perfezione accanto a un’altra perfezione. La differenza tra i due uomini è che il maestro ha dato realtà alla sua perfezione. Il monaco no. Egli la va cercando e gli sembra di affogare per poi ritornare a galla. Si crea un’angoscia immensa perchè non entra nel presente. E’ per questo motivo che il maestro non gli risponde. Se il suo discepolo gli confida che a volte si sente a galla e a volte sott’acqua, vuol dire che non è quì, nell’istante, e nell’istante non c’è nulla che permetta di affogare o di rimanere a galla. Non esiste nè oceano nè acqua nè angoscia. Solo pace. Il maestro non risponde a un discepolo assente. Allora questi insiste : “Maestro, ti sto parlando!” .E il maestro gli chiede: “Se mi stai parlando, dove sei?”. Lasciamo che le cose arrivino senza farcene un cruccio. Verranno. Noi saremo in mezzo a loro, ma rimarremo completamente centrati nel presente. Non affogheremo in mezzo alle nuvole o al suono dell’acqua. Saremo qui …
semplicemente…

Alejandro Jodorowsky – Il dito e la luna


Non ci sono orologi nella Sofferenza, solo un ticchettio incessante

La Sofferenza è il vuoto. Uno spazio senza aria, un soffocante luogo di morte, la dimora del sofferente. La Sofferenza è un palazzo - alveare, stanze come gabbie d’allevamento, ci si siede sui propri escrementi, ci si sdraia sulla propria sporcizia. La Sofferenza è una strada dove non è possibile invertire il senso di marcia, dove non ci si può fermare. La si percorre spinti da quelli che stanno dietro, intralciati da quelli che stanno avanti. La si percorre a una velocità folle anche se i giorni sono mummificati, di piombo. Succede tutto così rapidamente, una volta che si è preso il via, non esiste alcuna àncora del mondo reale che ci faccia rallentare, niente a cui aggrapparsi. La Sofferenza strappa i freni della vita, d’improvviso si è abbandonati in caduta libera. Quale che sia il nostro interno personale, ne troveremo altri mille uguali a quello, nella Sofferenza. E’ la città dove gli incubi di tutti diventano realtà. […] Non ci sono orologi nella Sofferenza, solo un ticchettio incessante.

Jeanette Winterson - Scritto sul corpo


cerchi di frequentare il futuro

Lei ha bisogno di elaborare un lutto, ha bisogno di dire addio alla sua vita passata, ha bisogno di vivere nel presente, un uomo non può vivere come lei, dottor Pereira, pensando solo al passato.
La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro...

Antonio Tabucchi


continuo schianto

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto.

Giuseppe Ungaretti



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