La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

mercoledì 28 marzo 2012

l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che erano c’era qualcosa, per così dire… di bello

Perché c’era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com’erano. 

Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L’unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse sempre, l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che erano c’era qualcosa, per così dire… di bello.

Alessandro Baricco - Castelli di rabbia


Sillabe di seta

Tra tutte le lettere che saprei scrivere
Nessuna ha il fascino di questa -
Sillabe di Velluto -
Frasi di Seta,
Profondità marine di Rubino
Mai prosciugate, e Labbra celate,
Per Te - Tu immaginala come un Colibrì - 
Che a piccoli sorsi, ha centellinato - me -

Emily Dickinson




Era un abbraccio che non assomigliava a nessun altro abbraccio

Era un abbraccio che non assomigliava a nessun altro abbraccio della mia vita, anche se avessi potuto sforzarmi di ricordare: come uno sbadiglio di tutta l’aria respirabile del mondo, un terremoto maremoto che ci toglieva l’appoggio da sotto e ci sommergeva e ci portava molto in alto e molto in basso e ci lasciava dove eravamo.

Andrea De Carlo


abbiamo imbiancato la pagina della notte e lasciato i papaveri del dubbio su pendii mai calcati prima

Questi sono i nostri giorni
abbiamo imbiancato la pagina della notte
e lasciato i papaveri del dubbio
su pendii mai calcati prima
a grandi passi abbiamo traversato gli alberi
per impedire il risveglio dell'alba
ai tempi dell'alitare tropicale della veglia
e della risalita verso le trincee intrise di iodio.
Il mare ci ha decorato con le medaglie della sua furia
e i fucili evocato ricordi abbandonati nei giacigli
ai tempi della passione e del valore
della febbre e delle promesse.
Addormentati tra i respiri delle contadine
abbiamo lasciato ai nemici le strade alle nostre spalle
le loro idee
hanno illuminato
la posizione
delle nostre dita
sui
fori
del flauto.

Amjad Nasser


Bella

Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l’acqua
apre un ampio lampo di spuma,
cosí è il sorriso del tuo volto,
bella.
Bella,
dalle fini mani e dagli esili piedi
come un cavallino d’argento,
che cammina, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.
Bella,
con un nido di rame intricato
sulla testa, un nido
color di miele cupo
dove il mio cuore arde e riposa,
bella.
Bella,
gli occhi non ti stanno nel volto,
non ti stanno nella terra.
Vi son paesi, vi son fiumi
nei tuoi occhi,
la mia patria sta nei tuoi occhi,
io cammino in mezzo ad essi,
essi danno luce al mondo dove io cammino,
bella.
Bella,
i tuoi seni sono come due pani fatti
di terra cereale e luna d’oro,
bella.
Bella,
la tua cintura il mio braccio l’ha fatta
come un fiume quando
è passato mill’anni per il tuo dolce corpo,
bella.
Bella,
non v’è nulla come i tuoi fianchi;
forse la terra possiede
in qualche luogo occulto
la curva e l’aroma del tuo corpo,
forse in qualche luogo,
bella.
Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
il tuo essere, la tua luce, la tua ombra,
bella, tutto è mio, bella,
tutto è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre.

Pablo Neruda


Che farei

Che farei senza questo mondo senza faccia né domande
dove essere non dura che un attimo dove ogni istante
si versa nel vuoto nell'oblio di essere stato
senza quest'onda dove alla fine
corpo e ombra sprofondano insieme
che farei senza questo silenzio abisso dei bisbigli
ansimante furioso verso il soccorso verso l'amore
senza questo cielo che si innalza
sulla polvere delle sue zavorre.
Che farei farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a errare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio burattino
senza voce tra le voci
rinchiuse con me.

Samuel Beckett


c’è stato un momento in cui il lupo, il lupo mercante che sta fuori dal sé si è sdraiato sereno, e si è messo a dormire

E dopo, la ricomposizione.
I corpi riprendono i loro confini.
Queste gambe, ad esempio, sono le mie.
Le tue braccia ti riportano in te.
I cucchiai delle nostre dita, le labbra
riconoscono il loro possessore.
Le lenzuola sbadigliano, una porta
insensatamente sbatte
e nel cielo, cantilenando
un aereo scende.
Niente è cambiato, se non che
c’è stato un momento in cui
il lupo, il lupo mercante
che sta fuori dal sé
si è sdraiato sereno, e si è messo a dormire.

Maxine Kumin


Voglia di stare nel folto sonno, fedele, amore, alla tua mano

E queste foglie
e questo amore,
questa sera che viene.
Dove io trascorro
fa orma il silenzio,
già sento nella notte
diffusi papaveri.
Voglia di stare
nel folto sonno,
fedele, amore,
alla tua mano.

Libero De Libero


Resta forse il conforto di andare solo, di vuotare l’anima di tenerezza e riempirla di noia e indifferenza, in questo tempo ostile, propizio all’odio.

Sono pochi.
La primavera è molto prestigiosa, però
è meglio l’estate.
E anche quelle spaccature che l’autunno
crea nell’intercedere delle domeniche
in alcune città
già di per sé gialle come banane.
L’inverno cancella molti posti:
cardini di porte orientate a nord,
argini di fiumi,
panchine pubbliche.
I contrafforti esterni
delle vecchie chiese
lasciano a volte nicchie
utilizzabili anche se nevica.
Ma non inganniamoci: le basse
temperature e i venti umidi
ostacolano ogni cosa.
Le ordinanze, poi, vietano
il contatto (con eccezioni
per determinate zone epidermiche
- senza alcun interesse -
di bambini, cani e altri animali)
e il «non toccarmi, mi vergogno»
può essere letto da mille occhi.
Dove scappare, allora?
Dappertutto occhi strabici,
cornee torturate,
implacabili pupille,
retine reticenti,
vigilano, diffidano, minacciano.
Resta forse il conforto di andare solo,
di vuotare l’anima di tenerezza
e riempirla di noia e indifferenza,
in questo tempo ostile, propizio all’odio.

Ángel González


Io resterò solo come i velieri nei porti silenziosi e ti possiederò più di chiunque perché potrò partire.

Io lascerò che muoia in me il desiderio
di amare i tuoi occhi che sono dolci
perché nulla potrei dare tranne la
pena di vedermi eternamente esausto.
Eppure la tua presenza e’ una cosa
qualunque come la luce e vita….
eppure io sento che nel mio gesto
esiste il tuo gesto
e nella mia voce
la tua voce …
... io ti lascerò … tu andrai e
accosterai il viso ad un altro viso.
Le tue dita allacceranno altre dita
e tu sboccerai verso l’aurora…
ma non saprai che a coglierti sono stato io
perché io sono il grande intimo della notte.
Perché ho accostato il mio viso al viso
della notte ed ho sentito il bisbiglio amoroso
...ed ho portato fino a me la misteriosa
essenza del tuo abbandono disordinato.
Io resterò solo
come i velieri nei porti silenziosi
e ti possiederò più di chiunque
perché potrò partire.
E tutti i lamenti del mare, del vento,
del cielo e degli uccelli
saranno la tua voce presente
la tua voce assente
la tua voce rasserenata.

Vinicius de Moraes


Dimmi l'addio che non riesco a dire

Dimmi l'addio che non riesco a dire.
Finire è nulla: perderti è più grave.
Insieme abbiamo ormai troppi ricordi
finiti tutti quanti in nostalgia.
Penso commosso e sento nella gola
il pianto che aprirebbe la mia bocca.
Allora apro le labbra, fingo e rido!

Anonimo arabo, XI secolo d.C.


devo imparare di nuovo a vivere

Oggi ho da fare molte cose:
devo uccidere fino in fondo la memoria
devo impietrire l’anima
devo imparare di nuovo a vivere.

Anna Achmatova


la tua testa nella mia spalla del tuo silenzio nel mio

Con una lentezza
di luci e di venti che mai conobbi,
sono cresciuti i platani
e le vecchie case di queste vie.
Dietro i loro balconi si sono vissute
feste che non erano mie,
guerre che non soffrì,
ambizioni che non mi dominarono,
morti che non ho provato.
Attraversa la gente e parla
in una bella lingua che mi costa
fatica capire.
E tuttavia
questa città è mia,
appartiene alla mia vita come un porto alle sue barche.
Senza dubbio è la memoria
di qualche romanziere e un poeta.
E senza dubbio, è anche l’importanza
di passeggiare con te,
della tua mano nella mia mano, di nuovo adolescente,
la tua testa nella mia spalla
del tuo silenzio nel mio.

Luis García Montero


La gioia è forse potere sempre partire...

Ma io sono quella
che va via, sempre.
La prima volta fu la più,
fu la più silenziosa...
Talvolta mi chiedono se
sto cercando un posto
in cui l'anima smetterà
di vagare
un posto in cui fermarmi
senza più il desiderio di partire.
Chi sa.
La gioia è forse
potere sempre partire...

Sujata Bhatt


una donna è la storia del suo sangue

Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori. Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre, dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea. Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto. Una donna è sempre la storia di molti uomini. Una donna è la storia del suo paese, della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue.

Marcela Serrano - Antigua, vita mia


Uomini con futuro invece di volti

Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.
E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.
Uomini con futuro
invece di volti.

Tomas Tranströmer


vivere separato da lei mi pareva peggiore della morte

Se ora le dicevo ‘addio per sempre’ era perché volevo assolutamente che tornasse entro una settimana; se le dicevo ‘sarebbe pericoloso vederti’, era perché volevo rivederla; se le scrivevo: ‘hai avuto ragione, saremmo infelici insieme’, era perché vivere separato da lei mi pareva peggiore della morte.

Marcel Proust


la mancanza

Al tempio c’è una poesia intitolata “la mancanza”, incisa nella pietra.
Ci sono 3 parole, ma il poeta le ha cancellate.
Non si può leggere la mancanza, solo avvertirla.
Memorie di una Geisha


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